Luigi Venturini.
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L'ARMAJOLO DI MILANO.
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1902. Cogliati Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Catia Righi per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
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Presentazione:
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Opera pubblicata nel 1902, questo romanzo segue la vita quotidiana di Antonio, armajolo milanese, uomo amante della praticit, gran lavoratore nella sua officina e sposato con Paola; i due hanno una figlia di poco pi di un anno.
Antonio si  sposato perch cos conviene fare ad un uomo nella sua posizione, e per lui la felicit domestica consiste nel non modificare mai, per nessun motivo, le sue abitudini: lavoro, cena a casa, partita a briscola dopo cena con i soliti amici. Trova irritante il pianto notturno della piccola, e non ha mai provato istinti romantici a proposito della moglie, cui lascia ampia libert di organizzare la propria vita, a condizione che appunto i suoi desideri siano rispettati, principalmente per quanto riguarda gli orari dei pasti. Oggi diremmo che Antonio  anaffettivo, non prova sentimenti particolari per la moglie o per la bimba, cui non fa mancare nulla, per altro. 
Ma una sera gli amici della solita partita a carte iniziano a spettegolare sulle disgrazie coniugali, sui tradimenti a danno dei mariti, e il tarlo della gelosia inizia a rodere lanima di Antonio: e se Paola avesse un corteggiatore? Antonio si rende conto che di sua moglie non conosce nessun pensiero, nessun moto dellanimo: se si fosse innamoratadi un altro? La sua inquietudine, anzich provocare una spiegazione sincera con Paola, lo fa precipitare nellangoscia pi nera. Ma il destino famigliare arriva al punto di svolta: Paola lascia ad Antonio un frettoloso biglietto in cui comunica che, per la malattia della zia,  costretta ad assentarsi per una notte da Milano, ed Antonio teme che questo sia in realt un convegno amoroso. Il senso di colpa ed il rimorso per non aver compreso n corrisposto lamore, e per aver probabilmente perso per sempre la sua Paola, gli fanno compiere atti assolutamente al di fuori della sua pacifica routine, ma gli fanno infine ritrovare la pace perduta e laffetto della moglie.
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L'AUTORE.
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Luigi Venturini (Milano 1872-1940), insegnante di lettere nelle scuole superiori, e giornalista per La Perseveranza e dal 1923 per Il Popolo dItalia. 
Fu assai noto come storico (in particolare della romanit), ma anche come poeta e romanziere, ispirato dallamore per la sua citt, Milano.
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L'ARMAJOLO DI MILANO.
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Indice.
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A PIETRO CROCI.
CAPITOLO PRIMO. Dove si fa conoscenza coll'armajolo di Milano, un ispettore di pompe funebri e varie partite a briscola.
CAPITOLO SECONDO. Dove si vede come possan ridere le belle donne.
CAPITOLO TERZO. Il Capitano Stampella.
CAPITOLO QUARTO. In cui si vedono due innamorati.
CAPITOLO QUINTO. In cui il signor Claudio Bondanza tien cattedra di morale applicata.
CAPITOLO SESTO. Del canto dell'allodola e di altre cose.
CAPITOLO SETTIMO. Dove si vede come l'armajolo non fosse proprio il marito pi felice di questo mondo.
CAPITOLO OTTAVO. Del modo d'ascoltare una Messa.
CAPITOLO NONO. Dove la signora Paola non  contenta di suo marito.
CAPITOLO DECIMO. Il Sogno.
CAPITOLO DECIMOPRIMO. La Guerra.
CAPITOLO DECIMOSECONDO. che sar causa di meraviglia all'ingenuo lettore
CAPITOLO DECIMOTERZO. Che fa seguito al precedente.
CAPITOLO DECIMOQUARTO. Il suonatore di clarinetto.
CAPITOLO DECIMOQUINTO. in cui l'Armajolo fa una scoperta.
CAPITOLO DECIMOSESTO. Dove il lettore pu godere un saggio di stile epistolare.
CAPITOLO DECIMOSETTIMO. In cui finisce la non mai tanto meravigliosa storia dell'Armajolo di Milano con gran contento dell'autore e fors'anche del lettore.
CONCLUSIONE.	
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Fine Indice.
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A PIETRO CROCI.
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Piero, la nave omai volge a rovina,
Pel desolato mar dello sconforto,
N pi giova alla triste pellegrina,
Opra di vela o di nocchiero accorto...
Quante volte vedemmo alla mattina,
Sull'orizzonte dileguarsi il porto,
Quant'altre volte ai fuochi della sera,
Lo vedemmo svanir nell'ombra nera!
E poi ch' vano ogni impeto di speme,
Ver la piaggia serena ognor sfuggente,
perch non ravvivar quest'ore estreme,
Nella vampa ideal d'un sogno ardente?
E all'abisso che gi c'incalza e preme,
Perch non scenderem, coll'irrompente,
Gioia d'una vision che trasfigura,
In roseo incanto l'ultima paura?
La visione per cui sul mar degli anni,
Drizzammo un d la spensierata prora!
Salian con noi, compagne ai vaghi inganni,
Le belle, onde il ricordo ancor ci accora;
Ricordo d'ombre e d'insidiosi affanni,
Giunti ahi! si presto a contristar quell'ora,
Si che n'andar travolti e sconsolati,
E il riso e gli occhi che ci fean beati!
Riso di fiamma, fonte di quiete,
Ove taceva ogni amorosa sete,
Occhi languenti che pareano dire:
Dolce il viver con te, dolce il morire...
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CAPITOLO PRIMO.
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Dove si fa conoscenza coll'armajolo di Milano, un ispettore di pompe funebri e varie partite a briscola.
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I casi ch'io sto per raccontare intorno al mio armajolo, e che potrebbero dedicarsi tanto a chi sta per prender moglie come a chi  gi stanco d'averla, non hanno punto la pretesa di rinnovare le anime, n di disporre le cose di questo mondo secondo teorie pi o meno accettabili. Li metto gi man mano che mi cascano dalla penna, nella pia, quanto scusabile intenzione ch'abbian a trovar della buona gente che si commuova leggendoli al pari di me che li scrivo. E se per avventura qualche ingegno sottile o qualche spirito superiore, si lamentasse della volgarit del mio racconto e volesse persuadermi che ben altre trattazioni i nostri tempi e le nostre lettere richiedono, io risponder che pur ammettendo la sensatezza delle suesposte obbiezioni, vorrei pregarlo di lasciarmi l'illusione d'esser libero di poter metter gi un romanzo a mio piacimento, visto che al d d'oggi purtroppo, in tutto il resto, bisogna far la volont degli altri. Tutt'al pi, se non sar riuscito a fare un bel libro, ne avr fatto uno cattivo: inconveniente questo non troppo raro ai nostri giorni.
Quanto poi agli uomini di buona fede e di miglior volont che leggeranno le mie pagine col solo scopo di far passare il tempo, dir loro che la storia del mio armajolo  bella e interessante quanto quella dei Paladini di Francia, e che se proprio non riuscisse a piacere, la colpa sarebbe tutta di chi l'ha raccontata, ma non di chi l'ha vissuta.
Devesi dunque aver presente che il mio degno armajolo era un uomo molto noto nella sua bellicosa professione, in Milano e fuori. Godeva una alta stima nel mondo commerciale per la ragione che lo si riteneva molto ben provvisto del suo e che la sua bottega, situata in via Broletto all'insegna del Fucile di Solferino, era forse la pi riputata di tutta la citt. L'esser poi egli proprietario della casa stessa in cui aveva il negozio (un bel casamento a cinque piani, diciotto botteghe, quindici magazzini interni e trentasei casigliani) aggiungeva un qual certo peso al credito sopra accennato. Era insomma un uomo il signor Antonio che poteva dir la sua con tutti e in qualunque stagione dell'anno, piovesse o facesse bel tempo e se a questo s'aggiunge una bella e giovane donna per moglie, un po' sciocca al dire degli amici, ma ad ogni modo pur sempre una bella donna e che gli aveva portato fior di quattrini, come non affermar con sicurezza che l'armajolo era un uomo felice o almeno poteva essere considerato come tale? Gli affari andavan d'incanto, la moglie bella e virtuosa non lo disturbava punto perch era casalinga come una gallina e quieta come un mobile, la salute non poteva essere migliore, quindi...
S'intende, che di fastidiucci e di contrariet ne aveva egli pure, ma da uomo che sapeva di avere una testa ben piantata sulle spalle e null'affatto sviata dietro alle romanticherie dei libri e dei sognatori, non vi badava troppo, scrollava tutto gi dalle spalle e tirava innanzi colla solita calma imperturbabile. Quando si  veramente una persona seria e si possiede il senso pratico della vita, come era persuaso di possederlo l'armajolo, a certe cosucce non si bada. Sapeva benissimo, per esempio, che gl'invidiosi (fra i quali primeggiavano, come  naturale, i suoi colleghi d'arte) pur non mettendo menomamente in dubbio la sua probit, il suo ingegno, la sua avvedutezza, dicevano non volerci gran fatica l'esser ricco e galantuomo, quando s'ha ereditato, casa, bottega, denari dal padre, come un principe qualunque eredita un trono; e che del resto se non fosse stato l'avviamento secolare del suo negozio e la abilit dei suoi operai, il caro signor armajolo, per conto proprio, poteva star fresco anche col sole di luglio, in quanto, dopo tant'anni di negozio, sarebbe stato ancora imbarazzato a smontare una rivoltella e ancor capace di confondere una polvere Acapnia, con una Walsrode o una Martini. Sapeva pure che andavan dicendo essere molto facile avere una bella moglie virtuosa, quando si va a scegliere una donna che all'infuori del libro di cucina non avea mai visto una pagina stampata e stava tutto il giorno rintanata in casa a spolverar mobili e far rammendi, non sapendo proprio far altro. Sapeva, come dico, tutto questo, ma lui lasciava dire, contentandosi di viver bene, di prendersi i suoi comodi e di pigliar il mondo come veniva.
 vero per che negli ultimi tempi, proprio in sul cominciare della nostra meravigliosa storia, l'ampia fronte dell'armajolo s'era turbata da qualche ombra passeggiera. La sua vita di famiglia non scorreva pi coll'antica placidezza e regolarit. Da parecchi mesi, dopo cinque anni di matrimonio, gli era nata una bambina, proprio quando avea messo da parte ogni pensiero di diventar padre, qualit del resto quest'ultima, che a lui non era mai sembrata troppo invidiabile. Avea sopportato dunque l'inconveniente, con una certa rassegnazione, nella fiducia, pi che nella speranza, che se quel bambino era il primo, sarebbe stato anche l'ultimo. Perch s'egli aveva commesso la sciocchezza di prender moglie, non era questa una ragione per mettersi d'attorno una mezza dozzina di figli.
Il peggio per era stato che appena appena la sua bambina fu svezzata, la si tolse dalla balia e la si tir in casa. L'armajolo ebbe un bel protestare in nome del suo quieto vivere, a cui tanto teneva! la moglie questa volta la vinse, ed ora era costretto a sopportar giorno e notte gli strilli del fantolino, ad aver la casa sempre sottosopra, le ore dei pasti rivoluzionate dai continui accidenti, dalle mille miserie della bambina. Quante volte l'aveva pur fatto capire a sua moglie che i bambini non devono esser tolti dalla balia prima dei tre anni e che i figli danno gi gravi e serii disturbi quando son grandi, senza che s'abbia a perdere il tempo e la pazienza a insegnar loro a ingoiar le pappe e a reggersi in piedi! E pensare che sua moglie era perduta dietro a quell'esseruccio il quale non aveva voce che per strillar da mattina alla sera e dalla sera alla mattina e che da un paio di mesi s'era fatto la padrona assoluta della casa.
All'infuori per di queste piccole contrariet, il signor Antonio continuava a viver la sua vita quieta ed abitudinaria che viveva da tant'anni in qua, e una sera dei primi di febbrajo, dopo aver pranzato con molto appetito, ma non con altrettanta soddisfazione finale, il nostro eroe s'alz da tavola molto di malumore, in causa prima di tutto del pranzo protratto quasi una mezz'ora dell'ora solita e poi d'un certo stufatino di vitello in salsa d'oro, assaporato si pu dire in anticipazione durante tutta la giornata e che invece era andato a male, s'era mezzo abbrustolito e gli aveva rovinato il palato.
Lui non era certamente un ghiottone; tutt'altro! ma da uomo che lavorava sacrosantamente dalla mattina alla sera, ci teneva a mangiar bene, quietamente e all'ora fissata, e quella volta di scuse non aveva proprio voluto sentirne. Se la moglie e la domestica avevano dovuto interrompere le loro occupazioni gastronomiche per correre a rimediar non so quali diavolerie commesse dalla bambina, che cominciando appunto allora a muovere i primi e incerti passi esigeva una sorveglianza delle pi accurate (visto le scarse e balzane nozioni ch'ella possedeva in fatto di pulizia, d'ordine e di maniere ammodo), lui non voleva affatto intenderle certe cose. Tanto peggio per loro!... I suoi presagi si avveravano e quel che pi gli coceva era che s'avveravano a sue spese. Quindi si alz, come dicemmo, da tavola di molto cattivo umore e senza quasi nemmeno salutar la moglie, s'avvi in anticamera, infil il soprabito, si mise il cappello e usc, per recarsi, come tutte le sere, al Caprera.
Giunto sul portone di casa sua si ferm sui due piedi, sprofond le mani nelle tasche dei pantaloni, fiss il cielo ch'era leggermente annuvolato come il suo umore, poi quietamente guard a destra e a sinistra del corso, accese uno sigaro, s'accarezz la bella barba nera tagliata a punta e adagio adagio, si diresse al solito desiato convegno. L'aria aperta, quel po' di moto e la consueta filosofia sua gli venivano a poco a poco dissipando ogni malumore. Proseguendo per la via Broletto, s'arrest a una rivendita di tabacco, vi entr, si avvicin al banco dove una bella donnona rossa come un pomodoro e larga come un letto matrimoniale, dopo averlo salutato con un: "Buona sera, signor Antonio!" molto confidenziale e che accennava a una conoscenza di lunga data, gli porse una scatola di sigari. L'armajolo ne scelse un pajo de' migliori (la solita provvista di tutte le sere), li pose nell'astuccio di pelle che teneva nella tasca superiore del soprabito, pag, salut di nuovo la bella donnona, usc dal negozio e continu il cammino. Operazioni queste tutte, che sebbene non molto compromettenti, eran per compite ogni sera da gran tempo con una regolarit quale sarebbe desiderabile riscontrarla negli orologi. Il signor Antonio era uomo di abitudini e ci teneva molto a far ogni cosa secondo un ordine e un tempo prestabilito; una delle sue massime anzi (in quanto amava molto parlar per sentenze), era appunto quella di dire che il valore di un uomo si riconosceva dalla regolarit delle proprie abitudini.
Non bisogna che i miei lettori, pochi o molti essi siano, abbiano a credere che il luogo verso il quale era diretto l'eroe della mia storia fosse un convegno galante o un ritrovo politico o tanto meno una cos detta conversazione, cio una sala dove una mezza dozzina di uomini che si conoscono a malapena, non aventi altro di comune fra loro che un candido sparato di camicia e un abito nero, s'annojano rassegnati in compagnia di un'altra mezza dozzina di signore molto ben vestite e non preoccupate d'altro se non di fare mentalmente un conto approssimativo del costo dell'abito delle amiche, mentre tutti si sforzano a prestar orecchi a una suonata di pianoforte o a un signore quasi sempre calvo e di et un po' avanzata che parla di letteratura. Nulla di tutto questo! L'armajolo, uomo navigato e amante del quieto vivere si dirigeva semplicemente al ristorante Caprera, sito in fondo alla gran via Broletto, ristorante dove si mangiava bene e si beveva meglio, e dove alla sera si poteva giuocare una buona scopa o un'eccellente briscola in compagnia d'amici vecchi e fidati, col conforto di certe mezze bottiglie di un barbera che allargava il cuore e snebbiava le idee. Da quattro o cinque anni, tutte le sere che il buon Dio aveva fatto, l'armajolo si recava al ristorante verso le sette e ne partiva regolarmente alle dieci. Si facevan quattro chiacchere coi soliti amici, un paio di partite che andavano, come si dice, in tanto sangue e poi via presto a dormire quieti e soddisfatti della giornata compiuta, lasciando che il mondo si sbizzarrisse dietro alle sue fisime.
Giunto dinanzi al Caprera, il quale dava contezza di s con una mezza dozzina d'ampie vetrate che lasciavano indovinare dietro alle tende trasparenti una splendida accolta di sale profusamente illuminate, l'armajolo guard le ore al suo orologio. Quella sera, contro l'usato, era in ritardo d'una mezz'ora! Chi sa cosa n'avrebbe pensato la compagnia! Mah! tutta colpa di quella bambina e della testardaggine di sua moglie; meglio non pensarci! Spinse la porta a vetri, entr e subito una vampata d'aria calda e rumorosa per il bruso generale d'una quantit di avventori che empivano le sale lo accolse. Come persona abituata da lunga pezza a quel luogo, appena risposto al cordiale saluto del signor Gaspare, il proprietario del ristorante, il quale dietro al suo lucido banco di noce sorvegliava con occhio di capitano il vario movimento dei suoi affollati locali, si diresse verso l'ultima sala in fondo, la pi vasta di tutte, e altrettanto piena e rumorosa come le altre. I vari buona sera signor armajolo, buona sera signor Antonio che gli giungevano da ogni parte, mentre passando a stento fra le sedie e le tavole, raggiungeva il suo solito posto vicino alla finestra, provavano quante conoscenze avesse il nostro eroe in quel luogo. L'interpellato rispondeva sommariamente e benignamente ai saluti con quella cordialit un po' sostenuta di chi sapeva che in fondo quella gente non faceva che il proprio dovere. Arrivato al suo tavolo, i tre amici di tutte le sere, lo accolsero con un oh! di contento e di espansione gradita, sollevandosi a met sulle sedie e tendendogli contemporaneamente le mani. Qui naturalmente il saluto dell'armajolo fu pi espansivo e pi cordiale; strinse come meglio pot le tre destre che gli si tendevano, si lev il pastrano che un garzone premuroso si affrett ad appendere a un port'abiti, gir intorno, dall'alto della sua bella persona (il nostro eroe, per chi nol sapesse, era in fama di bell'uomo) lo sguardo su tutta la sala, dagli avventori stretti intorno alle tavole ai piccoli chinesi della variopinta tappezzeria, e dopo essersi assicurato che tutto andava come l'altre sere, sedette a sua volta con un sospiro di soddisfazione, mentre i tre amici, ognuno dei quali aveva davanti a s la consueta mezza bottiglia di barbera col relativo calice gi ricolmo, lo fissavano con uno sguardo d'interrogazione muta e curiosa.
- Caro lei, stasera  molto in ritardo, proruppe finalmente il vecchio signor Pasta che gli sedeva di contro, e che stringeva nervosamente fra le mani un mazzo di carte. Si credeva che non venisse pi! Cosa mai le  capitato? le faremo pagar la multa... -
L'armajolo, sorridendo benevolmente all'amico, non rispose nulla, ma rivolgendosi a un garzone dall'immensa testa nera e zazzeruta che gli si era posto silenzioso al fianco, gli disse: - Il solito e presto. - Il garzone s'allontan subito, scotendo la nera zazzera e dondolandosi sulle sue gambe un po' divaricate, e allora il signor Antonio, rivoltosi agli amici, disse lentamente: - Che volete? mi son fermato a pranzo mezz'ora di pi stasera - e disse questo con una smorfia di disgusto e di rincrescimento come se si risovvenisse di qualcosa di spiacevole.
- Davvero?! sclamarono in coro gli amici compresi tutti della gravit di quella spiegazione.
- Possibile che il focolare domestico le abbia offerto tali e tante seduzioni da ritardare la visita degli amici di una mezz'ora? prosegu poi un po' malignamente, il suo vicino di destra, il quale non era altri che il signor Claudio Bondanza, ispettore delle pompe funebri. Gi, quando s'hanno belle mogli e bambini biondi, gran cosa un focolare domestico. Non  vero, signor Pericle? -
L'interpellato, che era il vicino di sinistra dell'armajolo e che pur rispondendo a un nome cos famoso nelle storie, era un modesto farmacista che teneva bottega anche lui in via Broletto come l'armajolo, si torse tutto sulla sua sedia e sgranando attorno un par d'occhi che volevan essere acuti, ma che non erano altro che loschi, rispose:
- Per l'amor di Dio, signor ispettore, non mi parli di certe miserie! Da quel buon farmacista che sono, non mi venga a parlar di focolare domestico! Quasi quasi la crederei un'invenzione dei preti, per tener sottomesso il popolo, come la religione. Caro lei, una mezza bottiglia di barbera all'osteria, in compagnia d'amici fidati e una buona partita a briscola vince tutti i focolari domestici di questo mondo. Non  vero, signor armajolo?
L'armajolo in quel momento era tutto occupato a sorseggiare il vino che gli avevan portato, quindi s'accontent di rispondere al signor Pericle con un cenno della testa che poteva anche esser preso per una affermazione.
- Si direbbe che lei non abbia moglie - mormor a mezza voce il signor Pasta, quel che stringeva sempre il mazzo di carte, e che pure essendo un vecchio celibe impenitente era rispettosissimo di tutti gli stati legali.
- Chi parla della moglie? rimbecc il terribile signor Pericle. Io parlo del focolare domestico, cio di quel delizioso insieme di bimbi che strillano l'uno pi dell'altro, che metton fuori di posto tutte le sedie, si rovesciano addosso tutti i liquidi di questo mondo, fanno apposta ad ammalarsi a vicenda una volta alla settimana e che quando hanno la tosse, guaiscono per quattro giorni e quattro notti consecutive senza mai smettere e respingendo ogni medicina! Io gi a buon conto di figli non ho voluto saperne, caro signor Bondanza.  fin troppo una moglie, e non so davvero capire come mai vi sien di coloro che si dilettano a metterli al mondo a dozzine. E so benissimo che qui il signor Antonio mi approva. -
La botta era diretta in pieno petto all'ispettore il quale aveva saputo tra la prima e la seconda moglie tirarsi intorno undici figli tutti vivi e ormai tutti in et di mangiar pane. Questi per non si scompose punto e accarezzandosi i folti baffi e il lungo pizzo, borbott squadrando la sparuta persona dell'iroso farmacista:
- Da quel degno ispettore di pompe funebri che sono e com' vero che un giorno o l'altro verr a prenderla io coi miei uomini per caricarla sul carro, le dico, caro signor Pericle mio, che una sola moglie pu talvolta dar pi grattacapi e pi crucci di due dozzine di figli non che di una, prendano o non prendano le medicine...
- Questo pu esser vero, - mormor sempre timido il signor Pasta, al quale tutte quelle chiacchere preliminari davano una gran noia e non vedeva il momento di incominciare la sospirata partita.
- Pu esser vero?  verissimo, - sclam l'ispettore alzando la voce sul gran bruso della sala, tutto tronfio di trovar qualcuno che stesse dalla sua. - Eh, eh, conosco io certe donnette che non vorrei regalare nemmeno per due giorni al nostro signor Pericle! Altro che i bambini che tossono per quattro giorni e quattro notti consecutive! Domandi un po' qui al signor Antonio perch ha dovuto fermarsi mezz'ora di pi oggi a pranzo? -
L'armajolo che fin'allora s'era accontentato di sorridere alla disputa, questa volta si volt meravigliato verso l'ispettore, non riuscendo davvero a comprendere qual relazione poteva passare tra il suo pranzo colla cattiva opinione che l'amico aveva di certe donne.
- Cosa c'entra in tutto questo il mio pranzo? replic poi quietamente. Se mi son fermato in casa una mezz'ora pi tardi del solito, posso aver avuto i miei legittimi motivi.
- Non me la dia ad intendere, - proruppe l'ispettore puntando verso l'armajolo l'indice, in atto di minaccia, - non me la dia ad intendere... C' sotto la donna in tutto questo! Ah, crede lei che certe cose non si vedano, non si osservino?
- Ma cosa vuol aver veduto? - sclam l'armajolo questa volta meravigliato per davvero.
- Abbiamo veduto, le dico, abbiam ragionato. Ah! lei, l'uomo superiore, l'uomo navigato d'un tempo, comincia a lasciarsi vincere dalle gonnelle. Prima non si voleva aver figli e i figli si ebbero, poi non si volevano levarli dalla balia appena svezzati e furono invece levati. Ora la moglie non vuole pi ch'ella esca di casa alla sera e si comincia gi a concederle una mezz'ora oggi che diventer un'ora domani e due dopo! Altro che essere il padrone assoluto... Di qui a un po' lo vedremo cucito alle gonnelle della sua signora... E sar un bel vedere allora! Ma badi, signor Antonio, badi a quel che le dice un uomo che vive tutto il giorno coi morti, stia in guardia!...
- In guardia di che? sclam l'armajolo.
- Creda a me, prosegu l'altro, sorseggiando il suo calice, non si fidi delle mogli quando fan le tenere.... Se cominciano a diventar graziose e gentili verso i loro mariti, se fan loro mille moine, se li accarezzano pi dell'usato, vuol dire che gatta ci cova.... Hanno bisogno di tenerseli buoni onde non vedano e non sentano....
- Questo poi, interruppe scandolezzato il signor Pasta, l' un po' grossa davvero....
- Ma sa che lei  una lingua proprio affilata come un rasoio! - sclam tra il sorridente e il seccato l'armajolo - Cosa mi va a pescar fuori adesso? Se mi son fermato mezz'ora di pi  stato perch il pranzo s'era dovuto protrarre in causa di non so quale incidente capitato alla bambina.
- Se lo dico io che ho ragione, - voci allora battendo il pugno sulla tavola, l'ispettore e sollevandosi a mezzo sulla sedia. - Se lei incomincia a sopportar questo con tanta serenit, vuol dire che  gi sulla strada di cui le dicevo poc'anzi. Di due mogli e undici figli ch'io ho avuto, non ho mai inteso di far loro di queste concessioni! La colazione e il pranzo non son pronti per l'ora fissata? Prendo il mio cappello e me ne vado al ristorante! Questo deve fare un uomo che si rispetta e che sa di esser uomo! - E tacque sdegnoso e serio come se avesse pronunciata chi sa quale sentenza. - E stia in guardia, le dico, sclam ancora dopo una pausa come se una molla fosse scattata nel suo interno, stia in guardia....
- Oh, senta, la finisce o no stasera? - salt su a dire il signor Pericle; -  mezz'ora che si chiacchiera e la partita non si incomincia mai!
- Ma  quello che vo dicendo io, - os dire a voce un po' pi alta del solito il timido signor Pasta, vedendosi inaspettatamente aiutato dall'amico.
- Dico bene, aggiunse l'armajolo a sua volta, un po' infastidito delle ciarle di quella mala lingua dell'ispettore, perch non si giuoca? -
Si fece il mazzo e tocc all'ispettore pel primo la distribuzione delle carte. Si scelsero i compagni; il signor Pasta si trov ad essere insieme all'ispettore, poi la partita incominci silenziosa e serrata quale si conveniva a giocatori provetti che ponevano in quell'operazione e una lunga pratica e la convinzione di essere quello l'unico momento degno d'una preoccupazione di tutta la giornata.
- Raccomando, signor Pasta, non mi rovini, -aveva detto l'ispettore al compagno prima d'incominciare il giuoco, altrimenti se mi fa perdere vengo su domattina, coi miei becchini a portarlo via.
- Pensi piuttosto a giocar bene lei! rispose un po' vivamente il vecchietto che si sentiva rivivere con quelle carte in mano ed era diventato tutto arzillo. - Non ne azzecca mai una... -
La partita giocata era una briscola e le carte passavano e ripassavano fra le mani dei quattro amici, che distribuiti a due a due, si facevano a vicenda dei segni cabalistici colle mani. Ormai che la voce chioccia del signor Bondanza s'era taciuta, la sala era dominata da quel mormoro confuso e ininterrotto proprio d'una folla divisa a gruppi facenti parte a s. Un odor di fumo di tabacco misto a un acuto profumo di vino e di cucina saliva da quelle tavole ad addormentar dolcemente i piccoli chinesini della tappezzeria e ad appannare le lampadine elettriche che si staccavano dalle pareti. Ormai tutta la sala giuocava e le carte d'ogni foggia e d'ogni colore passavano tra quelle tante mani. Passavano i gravi re di picche e di cuori dallo sguardo pensoso che diceva tutto il peso della corona che cingeva loro la testa chiomata, passavano le melanconiche regine di fiori dalla fronte ingemmata, stringenti un debole scettro che terminava in calice di giglio; passavano i baldi fanti chiusi nell'armi e brandenti le azze, inseguendo collo sguardo profondo e appassionato le lor regine che non si lasciavan mai raggiungere. Una pioggia di fiori, di cuori, di quadri, di picche, interrompevano nel loro passaggio quei dodici personaggi obbligatori che s'accompagnavano da secoli in ogni mazzo di carte, portando entro di loro chi sa quali ineffabili e dolorose storie dei misteriosi paesi dond'eran venuti.
Tratto tratto qualche voce pi alta delle altre s'elevava da quel bruso, s'udiva l'urtar dei bicchieri sui vassoi, lo schioppetto delle bottiglie sturate. I nostri quattro amici giuocavano serii e pensosi come al solito, calcolando ogni mossa, cercando di scoprir sul viso degli avversari un fugace lampo di soddisfazione o un'ombra di contrariet, interpreti sicuri delle carte che avevano in mano. Ma gi la partita si delineava tutta in favore dell'armajolo e del farmacista e al signor Pasta si schiantava il cuore al pensiero della catastrofe vicina. Finalmente la partita fin; l'ispettore e il compagno avevano perduto.
- Quando si hanno per compagni certi giuocatori inesperti! - proruppe irosamente il signor Bondanza, gettando dispettoso le sue carte sul tappeto verde e lanciando uno sguardo corrucciato al signor Pasta.
Costui, gi addolorato per la partita perduta, davanti a quell'accusa non pot proprio pi tenersi e vincendo la propria timidit, sclam irritato: - E a me che si dicon coteste cose? La ci vuol tutta, signor Bondanza!...
- Basta, basta, disse il farmacista che la vincita avea messo di buon umore, vinceranno dopo. Pensiamo a bere, ora. -
I calici furon riempiti, toccati e vuotati.
Ora toccava all'armajolo far le carte. Prese il mazzo di mano dell'ispettore e cominci a mischiare.
- Mi raccomando neh! - disse il signor Bondanza, - facciamo il mazzo da galantuomini; si mescoli bene.
- Ecco, rimbecc il farmacista, lei quando perde, dubita sempre degli amici...
- Dubito di nessuno, io, ribatt l'altro, ma siccome so che qui il signor Antonio fa molto bene i suoi affari tanto in bottega quanto al giuoco...
- Cosa c'entran qui gli affari di bottega? - interruppe l'armajolo che badava a mischiar le carte secondo le regole dell'arte. - Io faccio sempre il galantuomo dovunque.
- Ma non mi vorr negare, seguitava il linguacciuto ispettore, che il suo galantomismo non lo porti a fare eccellenti affari... Eh, eh, le cose si sanno...
- Naturale! - replic con una certa compiacenza l'armajolo a cui non era mai dispiaciuto l'essere in fama di negoziante avveduto e fortunato, naturale che non ci perdo, ch altrimenti chiuderei subito bottega, ma non creda per, caro signor Bondanza, che si facciano affaroni! Non son pi i tempi d'una volta e c' da ringraziar mille volte il Signore se oggi come oggi c' d'andar gi col sole. Non  vero, signor Pericle? lo dica lei, che  pure esercente. -
L'interpellato stralun gli occhi, alz le due braccia al soffitto come se volesse invocar l'aiuto dei quattro puttini circondati di rose color terracotta che v'eran dipinti e sospir, crollando la testa a varie riprese:
- Sentano, per fortuna che da quarant'anni che ho moglie non ho avuto nemmeno un figlio, ma ne avessi avuto uno, due, dieci, venti, com' vero ch'io sono io, avrei torto il collo a tutti, se un solo avesse manifestato l'idea di darsi al commercio - e gir attorno lo sguardo torbido su tutta la sala come se cercasse fra i tanti avventori qualcuno che avesse potuto dubitare della sua splendida dichiarazione d'amor paterno.
- Oh, per me, salt su allora a dire il signor Pasta, quasi giubilante in quel suo portamento di vecchietto lindo e magrolino, capisco benissimo queste cose. La carriera degli impieghi e poi pi! Non  vero, signor Bondanza? E sopratutto degli impieghi municipali. Dalle dieci del mattino fino alle tre del pomeriggio, domeniche escluse s'intende, un bel mesetto o anche pi di vacanza, locali ben riscaldati d'inverno e meglio aereati d'estate, un pajo di fogli da scribacchiare ogni tanto, ogni mezz'ora una chiaccherata coi colleghi e una fumatina su e gi pei corridoi, tutti i giornali del mattino e della sera da leggersi comodamente in ufficio, ogni tre o quattro anni la sua promozione, dopo trent'anni la pensione, che volete di pi? Pensare che  da ventidue anni ch'io mi godo la mia pensione intera! - e cos dicendo si diede un'energica fregatina di mano, ridendo d'un riso silenzioso e fissando l'ispettore con certi occhietti lacrimosi di lattante precocemente invecchiato.
L'armajolo che sebbene uomo pratico e colla testa molto ben posata sulle spalle, non era per uno sciocco del tutto e non voleva lasciarsi sopraffare da uno scribacchino il quale aveva passato tutta la sua vita a emarginar dei moduli e a riempir delle circolari, interruppe il sig. Pasta.
- Piano, piano, non bisogna poi credere che loro impiegati sieno i re del mondo. Se l'aver bottega coi tempi che corrono non  la migliore delle occupazioni, non bisogna poi ritenere che la vita dell'impiegato sia proprio un papato. Il mio mestiere per esempio (e disse il mio mestiere coll'enfasi colla quale Cesare avrebbe detto: le mie legioni) a conoscerlo bene e saperlo trattar come si deve, non  poi da disprezzare. Naturalmente s'hanno i suoi inconvenienti, ma insomma a saperla navigare...
- Colla clientela sopratutto, aggiunse gravemente il signor Pericle.
- No, riprese l'armajolo, quanto a me non posso dir nulla della mia clientela. Tutte persone serie, agiate, che ricorrono all'arte mia o per professione o per elezione. Cacciatori, agricoltori, ufficiali...
- Ufficiali? interruppe il signor Bondanza. Altro che gente seria! Sopratutto quando frequenteranno le botteghe per far gli occhi dolci alla bella moglie dell'armajolo...
L'armajolo si sent salire un certo bruciore alle guancie prima ancora che potesse quasi capir ci che il linguacciuto signor Bondanza diceva; poi sclam un po' amaramente: - Ma signor ispettore cosa ne sa lei? Mia moglie per sua regola non  mai stata in negozio...
- Dicevo cos per dire, continu imperterrito l'ispettore a cui la lingua troppo sciolta stava per giuocare uno di quei cattivi tiri per cui andava tristamente famoso. Certe cose si sanno e non si sanno! I mariti gi non possono aver gli occhi dovunque e ad ogni momento. Ad ogni modo stia in guardia! Oggi a te, domani a me!  quel che dico sempre quando vado a portar via un morto. -
L'armajolo per tutta risposta scroll le spalle e sorseggi un po' di vino.
- Ma la facciamo o no l'altra partita? - gemette il signor Pasta? - Stasera non si fa che perdere il tempo in chiacchiere.
- S, s, un'altra partita, - insistette il farmacista.
La nuova briscola incominci. Si cambiarono i compagni e questa volta fu il signor Pericle che si trov insieme all'ispettore. Passarono ancora i pensosi re, le malinconiche regine, i baldi fanti col solito corteo di picche, di fiori, di cuori e di quadri; passarono fra le dita convulse e sotto gli attenti sguardi dei giuocatori. A partita finita l'armajuolo e il compagno era ancor vincitori.
- Adesso dica ancora che la colpa  del compagno, disse tutto giubilante il signor Pasta all'ispettore che indispettito pi che mai, stava per prorompere in qualche altra accusa contro il nuovo compagno.
- Andiamo, facciamo la bella e la sia finita, conchiuse l'armajolo...
- La bella, la bella, strillavano il farmacista e il signor Pasta.
Incominci una terza partita, la decisiva e questa volta i quattro giuocatori esperimentati ci si misero proprio d'impegno, cogli sguardi corrugati, le mani che si movevano prudentemente e un incrocio di segni convenzionali e d'occhiate misteriose lanciate al rispettivo compagno.
Finita la partita l'ispettore aveva perduto ancora.
- Poi venga ancora a dire che ho giuocato male proruppe il farmacista, ancor compagno del signor Bondanza, gettando stizzosamente le sue carte in mezzo alla tavola. Caro signor ispettore, aver i carichi che aveva in mano lei e perdere! La ci vuol tutta!... -
Il vinto tutto contrito, s'accontent di vuotar la bottiglia nel calice e sospir, rivolto all'armajolo:
- Lei signor Antonio le ha tutte le fortune... Basta! badi per che fortunato nel giuoco, con quel che segue... -
L'armajolo torn a scrollare le sue robuste spalle, quantunque la sciocchezza detta dall'avversario lo pungesse anzi che no, senza che nemmeno potesse darsi una ragione.
Intanto il rumoro della sala cresceva sempre. Avventori che entravano, avventori che se ne partivano, pi di questi che di quelli; bottiglie di vino che si sturavano sempre pi numerose, giuocatori perdenti che litigavano coi vincitori, voci disputanti di politica o di casi della giornata, risate allegre e sonore, un insieme insomma di gaja e onesta spensieratezza, proprio di buoni e abitudinari borghesi che in quel pajo d'ore trascorse l tutte le sere, dimenticavano la infinita noia d'una giornata laboriosa e monotona. A un certo momento il signor Pasta guard l'orologio appeso alla parete di contro a lui. - Gi le dieci meno un quarto, esclam e s'alz per andarsene. I tre amici l'imitarono, che per tutto l'oro del mondo, da quegli uomini di abitudini che erano non volevano rincasare dopo le dieci ed erano sempre i primi a venire e i primi ad andarsene. Per un momento fu un infilar di soprabiti, un snocciolar spiccioli sul vassoio, mentre il garzone dalla zazzera ricciuta e dalle gambe divaricate faceva del suo meglio per aiutar le varie braccia ad entrar nell'altrettante varie maniche ed a ritirar i denari del vino bevuto. Una volta accomodato tutto, i quattro amici, l'uno dietro all'altro traversarono la sala, salutati da varie parti, l'armajolo pi degli altri in quanto lo si sapeva il pi ricco e il pi dignitoso della compagnia. Giunti nella sala d'entrata, il signor Gaspero s'alz a mezzo per salutarli, levandosi un suo berrettuccio di seta nera e la signora Gigia, sua degna e formosa compagna, li accompagn sino alla porta col pi cordiale e pi lustro dei suoi sorrisi.
Quando i quattro furono sulla soglia del ristorante, si fermarono per scambiarsi i saluti di tutte le sere. - A domani dunque, disse il signor Pasta pel primo.
Il signor Pericle, gran dilettante di metereologia, scrutava il cielo che s'era tutto coperto di stelle.
- Vuol far brutto tempo domani, disse poi scrollando la testa.
- Oh davvero?! sclam il signor Pasta, che si meravigliava di tutto.
- Questo mi secca molto, aggiunse allora l'ispettore. Domattina devo essere in istrada alle otto. Ho nientemeno che cinque bambini un dopo l'altro da condurre al cimitero.
- Cinque bambini? disse tanto per dire l'armajolo.
- Sicuro! In questi tempi i bambini van gi come le mosche d'agosto.  un lavoro inutile e che fa perder tempo... Sopratutto come quelli di domattina! Tutti poveri del sobborgo.
- E che fa a lei? aggiunse un po' stupito il farmacista. Bambini o adulti quando son morti non son lo stesso?
- Che fa a me? che fa a me? - sclam risentito l'ispettore, tocco nella sua dignit professionale. - Dice poco, dover guidare un corteo d'un cavalluccio e d'una carrozzina bianca, con dietro una mezza dozzina di persone, quasi tutti bambini alla lor volta che non tengon le file e schiamazzano per tutto il percorso? Chi va dietro a un funerale d'un bambino? I figli dei casigliani e nulla pi!... Il bello d'un funerale  quando capita a qualche persona d'importanza! Come quello del senatore Anfibio, l'altro giorno; pi di tre mila persone e cinque carri di corone, dieci discorsi al cimitero e sopratutto due reggimenti colle rispettive musiche, comandati da un colonnello a cavallo! Quelli son funerali che posson davvero far contento l'ispettore delle pompe funebri! Mi capisce, non per nulla vestiamo l'uniforme.
- Lei ha sempre certi discorsi!... os dire il signor Pasta.
Poi tutti e quattro si strinsero la mano come ogni sera e ognuno and per le sue strade. Per il signor Pasta s'accompagn coll'armajolo per una decina di passi fino all'angolo d'una certa viuzza nelle cui ombre scomparve. L'armajolo allora rest solo e s'avvi lentamente verso casa.
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CAPITOLO SECONDO.
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Dove si vede come possan ridere le belle donne.
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I giorni e le notti seguenti passarono pel nostro armajolo colla monotonia e quiete di tutti gli altri giorni e le altre notti, fra il solito e uniforme camminar degli affari, la partita al Caprera alla sera, le chiacchiere d'uso coi clienti del suo negozio, le colazioni e i pranzi in famiglia; e il signor Antonio trovava che tutto questo era giusto e conforme al suo modo di vedere. Non essendo di coloro che perdono il tempo e il buon senso dietro a fantasticherie irrealizzabili, prendeva il mondo come glie lo avevan dato e vi si era fabbricato un cantuccio tutto suo ove si trovava bene e dove poteva ridersene di tutti gli sciocchi e i presuntuosi, che per pretender troppo si trovano alla resa dei conti colle mani piene di vento, quando non accade di peggio. Pur credendo nella virt, nell'onest, nella grandezza, nel sagrificio e in tant'altre cose di simil genere, avea sempre cercato di badare molto a s, al proprio interesse e al suo quieto vivere. Faceva insomma quel tanto di passi necessari per camminar spedito sulla strada della vita, senza per affannarsi per raggiungere le prime file e nemmeno indugiarsi lungo la via dietro i mille incidenti del viaggio, per non correre il pericolo di restar fra gli ultimi o anche solo del tutto. La sua testa ben salda sulle spalle e la sua borsa ben fornita gli facevan vedere che il mondo dei fatti concreti e subitamente attuabili era ancora il mondo pi sicuro e meno arrischiato e che se non v'era in esso tutto di buono e di accettabile tanto peggio per chi non voleva o non poteva abituarsi. Lui ci si trovava bene, perch avea sempre cercato, pur non recando danno a nessuno, il proprio tornaconto, procurando di vivere in pace con tutti e badando il meno che fosse possibile ai casi altrui. Il mondo che gli stava dattorno, mostrava a sua volta di tener la filosofia del nostro armajolo come la migliore di tutte o almeno cercava di farglielo credere, in quanto ch'egli era uomo molto fornito a quattrini, fortunato nelle sue imprese e del quale si poteva sempre aver bisogno un momento o l'altro.
 vero per, e l'abbiamo gi detto altrove, che ultimamente il viso florido e giovanile del nostro eroe s'era un po' rattristato per un incidente che minacciava di non cessar troppo presto e davanti al quale le sue massime di vita s'arrabattavano invano per trovargli una via d'uscita. Dal giorno in cui s'era tirata in casa la bambina ancor tanto piccina, la quiete e l'ordine di casa sua se n'erano ite e per chi sa cosa vuol dire a un uomo d'abitudini la precisione dell'ora dei pasti, l'ordine e la pulizia delle sedie e dei mobili delle varie stanze d'un appartamento, le ore del sonno non turbate da nessun strillo sia d'uomo che di bestia, potr immaginarsi di leggieri il persistente malumore del nostro armajolo, vittima dichiarata di due donne, la moglie e la domestica, che perdevano tutta la giornata dietro a un fantolino che strillava giorno e notte come se fosse pagato apposta per la bisogna e che esigeva un'infinit di cure quali non l'avrebbero richiesto dieci infermi. Non ch'egli non arrivasse a pensare di sua testa che i bimbi di quattordici o quindici mesi di vita non possono possedere tutte quelle nozioni sul modo di comportarsi onde non recar fastidio agli amanti del quieto vivere, ma egli s'accaniva contro la moglie che l'aveva avuta vinta su di lui nel fatto di levar da balia la bambina anzi il tempo stabilito e sopratutto se la prendeva con se stesso per aver ceduto alla volont della moglie. Quel che pi lo crucciava poi, era il veder come la moglie trovasse fuor di posto il suo malcontento e desse quasi ragione alla bambina d'aver portato in casa quelle belle novit che avea portato.
Dunque una sera d'una delle settimane ch'eran trascorse dopo ci che narrammo nel primo capitolo di questa interessantissima nostra storia, l'armajolo usciva come al solito di casa per recarsi al Caprera. Ma se in quel momento il mondo avesse potuto osservare il suo interno, si sarebbe stupito di vedere come quella tal filosofia cos decantata, valida e robusta per tante altre occasioni, in quel momento doveva ritirarsi sconfitta dinanzi alla tempesta che imperversava nell'animo del nostro eroe. Era stata quella una giornata delle pi cattive che mai avesse passate; prima di tutto l'annuncio del fallimento d'un suo cliente di provincia che gli faceva almeno perdere a dir poco una mezza dozzina di migliaja di lire e due o tre avventori mai contenti di nulla e coi quali avea dovuto litigare parecchio (cosa che usciva affatto dalle sue abitudini). Poi s'era recato alla tornata del Consiglio della Societ del Tiro al Piccione di cui era vice-presidente, e con suo stupore avea udito dai colleghi consiglieri certi discorsi cos a mezz'aria, circa a delle pretese avanzate da una trentina di soci nuovamente inscritti; pretese che si risolvevano insomma a non voler nel Consiglio nessuno che potesse esser sospettato anche lontanamente di trar dei vantaggi professionali dalla carica occupata. L'armajolo aveva a sua volta presentate le dimissioni da vice-presidente e da consigliere, dimissioni che a sua sorpresa eran state subito accettate seduta stante. Naturalmente per quanto egli sapesse benissimo ch'eran piccolezze da non farci caso, pure quell'affronto ricevuto proprio inaspettatamente l sul viso non gli aveva fatto piacere, sopratutto poi perch sapeva benissimo che la trentina di nuovi soci che avevan sollevato le famose pretese d'incompatibilit, era guidata dall'armajolo Corazza, quello che teneva bottega sul ponte di Porta Romana e che nella Societ avea sempre sollevato le opposizioni contro di lui. Incompatibilit? Naturale che l'esser egli vice-presidente ed armajolo per giunta, i soci preferivano di pi la sua bottega a quella d'un altro perch sapevan d'esser serviti meglio e di spender meno. Ma e che per questo? Che non si possa fare il proprio interesse ed esser galantuomo? L'avrebbe voluto vedere il Corazza al suo posto.
Come si vede le peripezie della giornata eran state tali da perturbare anche uno spirito molto pi sereno ed equilibrato del nostro armajolo, ma quel che gli era accaduto a pranzo poi era stato cos impensato da far perdere la pazienza anche al beato Giobbe in persona. Come dicemmo s'era assentato un pajo d'ore per andare a quella bella seduta che sappiamo e aveva pregato la moglie di scender un momento in bottega, che dei suoi lavoranti, per massima non si fidava affatto. Quando era ritornato dopo due ore non avea pi trovato la moglie in negozio e avea saputo dal fattorino ch'era proprio uscita allora allora colla bambina e colla domestica. Non facendo gran caso a ci era rimasto al banco fino alle sei, poi dopo chiuso tutto, era salito nelle sue stanze col legittimo quanto consueto desiderio di pranzare. Invece avea trovata la moglie che rientrava proprio allora allora colla bambina e la domestica; di pranzo non se ne parlava nemmeno e dinnanzi alla sua ammissibile meraviglia per tutto quanto avveniva, la moglie gli aveva quietamente risposto che per quel giorno si poteva farsi portare il pranzo dal ristorante, in quanto aveva dovuto portar la bambina da un medico specialista per le malattie infantili, perch come lui sapeva o avrebbe dovuto sapere, la bambina da alquanto tempo non stava proprio bene. Dal medico aveva dovuto fare un po' d'anticamera ed ecco perch s'era fatto tardi. Del resto, aveva soggiunto ancora la bella donna, mentre si toglieva l'elegante cappellino, leggermente posato sulle morbide chiome corvine, ora era tutta contenta perch si trattava d'un lieve disturbo gastrico e il medico le aveva detto che rare volte avea veduto un bambino pi sano e pi prosperoso. Quanto al pranzo a momenti l'avrebbero portato di sopra, che l'aveva gi ordinato essa stessa al ristorante vicino.
Se il signor Antonio non scoppi in quel momento fu perch l per l la sua abituale filosofia gli sugger che alzar la voce fuori di tempo colle donne, e colle mogli in ispecie,  la maggior sciocchezza che si possa fare, ma dall'insieme dei suoi modi e dal suo volto la moglie e la domestica dovettero arguire che qualcosa di non troppo quieto doveva passare in lui. A tavola non apr bocca, respinse un paio di portate con un gesto di sdegno e d'ira repressa. - Roba da dare ai cani! rispose poi a un certo momento con uno sguardo di minaccia a una barzelletta che la giovane domestica si permise di rivolgergli a proposito della spaventosa magrezza d'un certo pollo allo spiedo. A pranzo finito si alz cupo pi di quando s'era seduto, dicendo alla moglie come conclusione di tutto: - Non ho mai mangiato tanto male come stasera. La ci vuol tutta, lavorar come si lavora e pranzare a questo modo!... -
La signora Paola per tutta risposta s'era accontentata d'alzar i bellissimi e profondi suoi occhi neri in atto di meraviglia e d'interrogazione.
- S, s - aveva insistito lui, - accada questo un'altra volta e poi prendo il cappello e a pranzo non mi vedete pi!
- Dopo tutto, per una volta tanto, potresti sopportare. Il pranzo non era cos cattivo come dici... E poi sai, se mi premeva la bambina! Temevo fosse ammalata...
- Che storie mi racconti? - interruppe acre l'armajolo che sfogava in quell'impeto subitaneo tutta l'amarezza accumulatasi a poco a poco in lui dai vari casi della giornata. - Ormai  cosa stabilita; quella bambina l  la padrona della casa e tutto deve cedere innanzi a lei! Non si pu aver pace n giorno n notte e s'io non fossi stato tanto sciocco da piegarmi a un tuo capriccio... -
Qui s'interruppe, perch s'avvide che il viso di sua moglie non annunciava nulla di buono. La bella fronte da regina s'era corrugata a un'ombra di dolore e di sdegno e le labbra si piegavano a una curva amara e desolata. L'armajolo cap d'essersi lasciato trascinare un po' pi oltre di quanto l'avesse desiderato lui stesso. Stava gi per tentar di rimediar al mal fatto, quando la signora s'alz di scatto, lo squadr d'alto in basso con uno sguardo di commiserazione e d'ira repressa e usc per la porta che metteva in cucina, sbattacchiandosi dietro le portine a vetri.
Il marito si trov pi colpito di quel contegno, che s'ella lo avesse rimbeccato con parole altrettanto aspre quanto le sue e si trov colpito in quella qualit a cui egli teneva di pi e l'idea della quale avea cercato d'imporre in tutti i modi alla moglie, come del resto a tutti quanti dipendevano da lui, cio la sua superiorit. Si guard attorno nella sala rimasta vuota con un acerbo rincrescimento nell'animo, cio il rincrescimento di non aver saputo dir bene le proprie ragioni e d'esser stato quasi vinto dalla moglie che aveva fatto sembianza d'esser lei dalla parte del diritto, mentre invece...
Dopo qualche istante visto che la signora non tornava pi, pass in anticamera, infil il soprabito e usc per andarsene al Caprera, ch'eran gi le sette e mezzo. Veramente quella sera non avea proprio voglia di trovarsi coi soliti amici (e questo era forse la prima volta che gli accadeva) ma posto che le ore bisognava pur farle passare, meglio quel luogo d'un altro. Avviandosi adagio adagio verso l'usato sito, sentiva l'amarezza e l'ira crescere dentro di s con un ribollimento cruccioso e irato. Tutte le traverse della giornata s'erano rimpicciolite davanti al contegno provocante (lui almeno lo giudicava cos) di sua moglie e si stupiva grandemente come quella donna avesse potuto mettersi di fronte a lui in tal maniera. Capiva bene che da qualche tempo sua moglie non era pi la donna mite, quieta, sottomessa di prima. Una nuova personalit pareva fosse entrata in lei, sopratutto da quando la bambina era entrata in casa; una personalit d'indipendenza e di risolutezza che gi qualche altra volta l'aveva colpito. E questo seccava molto a lui, uomo avvezzo a vedersi intorno gente ubbidiente, persuaso d'aver sempre ragione in tutto e per tutto, per quel principio d'autorit che sentiva essere in lui e che non voleva affatto fosse discusso. Da quell'uomo pratico ch'egli era, uomo di fatti e non di chiacchere, s'era fatto da tempo una teoria tutta speciale in fatto di mogli e di matrimoni, una teoria in cui la donna v'entrava solo per esser la compagna dell'uomo nel circondarlo di tutti quegli agi, quelle facilitazioni della vita d'ogni giorno e d'ogni ora, senza le quali un uomo si trova imbarazzato a vivere ordinato d'anima e di corpo e non pu badare seriamente ai propri interessi. Quindi per lui la moglie voleva dire una bella casa, pulita, elegante, con tutti i mobili al loro posto come tante cartelle in uno schedario; i pasti regolari, ben cucinati, abbondanti, la biancheria sempre stirata, gli abiti sempre pronti, le spese interne di famiglia fatte con giudizio e con quella larga economia che le sue agiatezze gli concedevano. S'era appunto scelto una donna quieta, lontana d'ogni mondanit, tutta casa e tutto ordine, perch sapeva o credeva di sapere che la felicit nel matrimonio consiste appunto nel vivere insieme marito e moglie colle minori contrariet possibili e per lui che abborriva le donne intellettuali che leggono i libri, che sollevan discussioni, che si credono eguali all'uomo, avea trovato in sua moglie ci che desiderava. Siccome delle donne in generale avea un concetto molto limitato e fra le sue teorie vi stava pur quella che un marito deve esser sempre in tutto e per tutto superiore alla moglie e non deve mai far dimenticare tale superiorit, cos pure sapendo che dalla sua Paola in fatto di spirito e d'intelligenza non v'era troppo d'aspettarsi (prima di tutto perch donna, poi perch donna onesta), era riuscito ad aver una moglie secondo la sua teoria. E quantunque qualche maligno gli venisse dicendo che alla fin fine per lui l'ideale di moglie era quello d'avere un bel mobile di casa sottomesso alla sua volont, serva affezionata e disinteressata, lasciava dire perch lui si trovava bene in quel modo. Aveva ben visto qualche amico perdere la testa dietro a delle donne cos dette spirituali! Bei risultati s'erano ottenuti! Posto che per viver quieti e far bene i propri affari l'aver famiglia era il minor dei mali, l'armajolo era persuaso d'aver fatto il miglior dei matrimoni.
 facile dunque immaginare come si trovasse male in questo momento, dinanzi all'improvviso inalberarsi di sua moglie. Alla fin fine non avea usato che d'un suo diritto, cio quello di protestare contro uno stato di cose che non poteva durare. Lui era il padrone e la legge la faceva lui. Ma, nonostante che il suo naturale buon senso e l'alta stima ch'egli aveva di s medesimo tentassero mostrargli l'incidente della serata come uno dei tanti che avvengono ogni giorno e ogni ora in tutte le famiglie, pure quell'atteggiamento nuovo della moglie lo disturbava.
Con questi bei pensieri in compagnia entr nel ristorante. Tutto era secondo l'altre sere; le solite sale, i soliti avventori. Giunto all'usata tavola trov i tre amici ch'erano appunto arrivati allora, allora. Si scambiarono i consueti saluti, fu portato il vino, il mazzo di carte.
- A proposito, salt su a dire l'ispettore, appena tutti si furono accomodati, ho letto stasera sul giornale, delle sue dimissioni da vice-presidente della Societ del Tiro al Piccione... -
Un'ombra di dispetto pass sul volto dell'armajolo. Possibile che quella mala lingua dovesse saper sempre tutto prima degli altri?
- Infatti, rispose poi, non andavo pi d'accordo coi membri del Consiglio e poi mi portava via troppo tempo...
- L'ho detto io, - sclam trionfante il signor Bondanza, girando lo sguardo sugli amici, come per trovare un'approvazione anticipata a quanto stava per dire. - Mi portava via troppo tempo! Ma di qui a un po' non lo vedremo nemmeno pi tra noi alla sera. Ah le mogli, le mogli!... Sembran quiete fino a un certo tempo, poi viene il momento che si fanno sentire e allora cominciano a gettar la briglia al collo dei mariti. Dica, non  stata la sua signora che le ha imposto di non gettar pi il tempo la domenica all'Arena per le gare di tiro? Ormai deve star con lei, accompagnarla fuori, star cucito alla sua gonna...
- Ma sa che lei ne inventa una per sera! proruppe l'armajolo, non curandosi punto questa volta di nascondere il suo dispetto. - Che c'entra la moglie, qui?
- Ecco, vede, vede che s'indispettisce? Ho colpito giusto allora...
- A proposito, entr a dire interrompendo il signor Pericle, ridendo d'un riso sciocco che rendeva ancor pi segaligno quel suo viso giallognolo come avorio vecchio. Dov'era lei oggi verso le due mezzo? Non era in bottega certo?!
- No, rispose l'armajolo soprappensiero, ero appunto alla Societ.... perch?!
- Perch son passato dalla sua bottega, e ho veduta al banco sua moglie....
- Difatti, l'ho pregata di fermarsi un momento durante la mia assenza.
- Gi e l'ho vista mentre discorreva con un ufficiale d'artiglieria, un giovanotto alto, biondo, un po' grasso, con due baffi rivolti all'ins...
- Un ufficiale d'artiglieria? disse pensoso l'armajolo.
- S! E ridevano insieme come due matti! Si vede che il bel soldato la teneva molto allegra, perch lei, colle gomita appoggiate al banco, seguitava a far segno di no, pur ridendo sempre.
- Ah so chi , interruppe contrariato il signor Antonio.  il capitano Stampella, un mio intimo amico. Doveva infatti capitar oggi da me....
- In guardia, amico, in guardia, mormor stralunando gli occhi e stendendo la mano nel vuoto come se minacciasse una persona invisibile l'ispettore.... - Vedo le cose molto brutte! Non lasci sola la moglie cogli ufficiali... Sopratutto se questi la fanno ridere... -
L'atto e le parole eran talmente comiche nella loro espressione che gli altri tre non poterono a meno di dar in una risata. All'armajolo per il riso non pass la gola; del che si stup lui stesso.
- Ma con queste chiacchiere la facciamo o non la facciamo la partita? gemette il signor Pasta che teneva stretto fra le mani il mazzo di carte.
- Facciamola, facciamola, risposero gli altri all'unisono.
La partita incominci e fin, ne incominci un'altra, poi una terza e una quarta. Alla fine del giuoco, intramezzato sempre dalle proteste di chi perdeva, l'armajolo era vincitore. Si finirono le mezze bottiglie, si pag e s'and via. Gli amici si salutarono sulla soglia del ristorante, il signor Pericle come al solito strolog sul tempo che avrebbe fatto l'indomani, il signor Pasta accompagn pei soliti dieci passi l'armajolo e quando questi si trov solo, s'avvide d'essere ancor pi di malumore di poche ore prima. Decisamente gli amici e la partita non gli avevano giovato a nulla. Anzi, se avesse dovuto dir la verit, mai come in quella sera e gli amici e le carte e il vino gli eran sembrati tanto nojosi, tanto pesanti. Camminava adagio adagio, le mani dietro la schiena e il sigaro in bocca, assorbito in quell'amarezza nuova che gli si era rovesciata nell'anima e si stupiva lui stesso del come si fosse lasciato tanto trasportare dalle vicende della giornata d'averne l'intimo suo cos guastato. Tante altre volte gli era capitato di peggio, eppure mai come in quella sera s'era trovato d'un umor cos nero. Doveva proprio esser stato quel maledetto pranzo! Giunto alla soglia di casa sua, alz gli occhi al cielo e alla vista di quel bel sereno tutto stellato, si sent preso, contro le proprie abitudini, di fare ancora quattro passi per godere quella tiepida sera, cara annunciatrice della primavera vicina. Un passo dopo l'altro, tirando di gran boccate di fumo dal suo sigaro, prese lungo il corso, verso la Piazza del Duomo. Il suo cervello, ormai in azione, mulinava sempre un'infinit di cose pi brutte che belle e in fondo a tutte vi stava un certo cruccio pi amaro degli altri che non riusciva a definir bene, ma che l'angustiava pi che mai. Avea un bel ricorrere ai cattivi affari della giornata, alle dimissioni, alle parole fatte colla moglie; sentiva che non eran proprio queste cose che l'avevan tanto peggiorato d'umore. A un certo momento sbocc sull'immenso piazzale e s'arrest sui due piedi soprappensieri a mirar quel gran bagliore delle lampade ad arco e il vario muoversi della folla e proprio in quell'istante si rivide dinanzi nell'immaginazione lo stridulo riso di quella faccia segaligna del signor Pericle e sent fischiarsi alle orecchie le frasi precise circa quanto il farmacista avea riferito di sua moglie. Ah era quello il cruccio indefinito che lo pungeva, che gli avea annerito ancor pi l'anima! - Cosa mai vado a pensare ora? -mormor fra s stupito anche lui dell'importanza che dava a quelle chiacchiere; come se il capitano non fosse mio intimo amico, come se non mi venisse sempre in casa! - Scosse la testa e ritorn sui suoi passi, malcontento ora d'essersi trascinato fin l. Per la visione di sua moglie che colle gomita appoggiate al banco rideva giocondamente alle facezie del capitano Stampella, gli pass rapida dinanzi con una tale intensit di cosa reale che quasi ne fu abbacinato. Non era lui certo uomo da perdersi in fantasie e sopratutto in fantasie di quel genere, ma ad ogni modo gli rincrebbe acerbamente la cosa e sopratutto che l'avesser vista gli altri. E il perch di questo? Il perch non l'avrebbe certamente saputo dire nemmeno a pensarvi su cent'anni, ma il fatto si era che tutto questo lo disgustava molto, molto di pi di quel che avrebbe creduto e voluto. Giunto di nuovo al portone di casa sua ch'era gi chiuso, gir la chiave nello sportello, accese un cerino e sal le scale fino al suo appartamento al primo piano. Rinchiuso l'uscio dietro a s, pass varie stanze al bujo, ch il cerino s'era gi spento, con quella pratica e quella sicurezza che ognuno ha di casa sua, non senza aver prima deposto, cos all'oscuro, cappello e soprabito nell'anticamera. Nel passar d'una stanza nell'altra per arrivar in camera e camminando in punta di piedi per non urtar nei mobili, desider che la moglie fosse gi a letto e addormentata, temendo la noja d'altre chiacchiere e forse l'obbligo di qualche spiegazione.
Entrato in camera, appena rischiarata da una lampada da notte posta sul marmo d'un cassettone, scorse sua moglie che, ancora alzata sebbene gi in accappatojo, era chinata sulla culla, ai piedi del letto matrimoniale, vegliando il sonno della bambina certamente appena addormentata. Cap che bisognava non far rumore e quantunque s'indispettisse anzi che no nel trovar la moglie ancora ritta, s'avvi sempre in punta di piedi dalla sua parte del letto, dove, tirata a s una poltroncina, cominci a svestirsi affrettatamente, e con una voglia matta indosso di litigare e di prendersela con qualcuno, si cacci sotto le coperte. Poi sollevatosi a met sull'origliere, accese la candela che gli era accanto sul tavolino da notte, tir a s il Corriere della Sera e si dispose a leggerlo; operazione alla quale adempiva coscienziosamente tutte le notti prima d'addormentarsi, s che soleva dire non poter egli chiudere in pace gli occhi se prima non aveva assorbite tutte o quasi le quattro pagine del suo giornale quotidiano. Per questa volta non vi trovava la solita soddisfazione, sia che le palpebre gli fossero pesanti oltre l'usato, sia che i casi della giornata non lo disponessero a una lettura quieta e serena.
Percorse distrattamente qualche articolo politico senza capirvi nulla, poi si ferm sopra un disastro ferroviario avvenuto Dio sa dove con un interminabile numero di vittime, ma anche questo lo lasci molto indifferente. Le notizie cittadine non lo attrassero che pel furto d'una cassa forte operato dai soliti audaci, eufemismo ormai adoperato da tutti i nostri fogli quotidiani per riconoscere i meriti di chi s'affatica per la riforma della propriet altrui. La storia d'un povero signore in pelliccia e molto pingue ch'era stato travolto da una vettura pubblica lo lasci indifferente, ma non cos un piccolo annuncio in fondo alla Cronaca, dove tra le notizie varie si dava a conoscere al pubblico come la Societ del Tiro al Piccione avesse accettate le dimissioni del suo vice-presidente. Scroll le spalle in atto di noncuranza eroica. Scorse ancora cogli occhi, senza per leggerle, due o tre colonne di telegrammi d'ogni parte del mondo, poi s'arrest sugli annunci funebri e vi lesse come una interminabile schiera di parenti d'ogni grado, dessero coll'animo profondamente angosciato, a chi voleva leggerlo l'annuncio della morte del loro rispettivo marito, padre, nonno, cugino, cognato, suocero, genero, ecc., ecc., comm. Stanislao Pirotta, aggiungendo che il funerale avrebbe avuto luogo il domani giorno tale, partendo da una casa da una certa via alle quattro precise. Non conoscendo nemmeno di vista il commendatore, il signor Antonio non si commosse null'affatto all'annuncio della sua morte e volt il foglio passando alla quarta pagina ch'egli leggeva sempre come suol fare un uomo di giudizio. Ma anche qui non vi cav il gusto dell'altre volte e le sue abitudini d'uomo pratico e che sapeva, come si dice, coglier gli affari al volo, non vi trovarono nulla d'interessante nelle varie lozioni per ridonare alla capigliatura l'antico color naturale. Fra queste ve n'era una che presentava da una parte un signore tondo e rasato come una palla da bigliardo, con una gran spilla di brillanti alla cravatta e dall'altra una specie di mostro dalla criniera leonina e dalla barba d'eremita della Tebaide che voleva essere lo stesso signore di prima dopo l'uso fatto della summentovata lozione e pareva quasi che si fosse anche ingrandita la spilla della cravatta, forse per qualche goccia di quel liquido cadutavi. V'eran anche le solite ville da vendere, i soliti cercator d'impieghi e un signore adorno di tutte le qualit fisiche e morali, il disinteresse compreso, che cercava in moglie una signorina o vedova altrettanto fornita di vantaggi con di pi un'ottantina di migliaja di lire. Stanco e annojato come non era mai stato, l'armajolo gett il giornale, soffi sulla candela e si cacci sotto, chiudendo subito gli occhi. Ma s'accorse tosto che per quella sera il sonno non obbediva al suo invito colla facilit delle altre volte; quindi sollevate le ciglia, col viso mezzo nascosto sotto le coperte, stette a mirar sua moglie come se fosse la prima volta che la vedesse.
La bella donna, assicuratasi che la bambina ormai dormiva profondamente, s'era staccata dalla culla e avvicinatasi alla specchiera, si preparava alla sua toeletta notturna, procurando di fare il minimo rumore possibile, sfiorando appena delle sue candide mani gli oggetti. Sciolti sulle spalle il fiume delle sue nerissime chiome le avea raccolte in due grosse treccie puntate sulla nuca e quindi spogliatasi dell'accappatojo si mostr nell'opulenza delle sue spalle alabastrine e delle sue ben tornite braccia. Terminato di spogliarsi s'inginocchi accanto al letto a dir le preghiere della sera, ch'era donna molto devota, cosa questa che non dispiaceva affatto al marito, il quale, pur avendo le sue idee in fatto di religione, trovava che fin che le donne vanno in Chiesa e pregano il Signore alla mattina e alla sera, si pu esser sicuri o quasi sul conto loro. Finito di pregare, spense la lampada da notte e si coric, persuasa che il marito dormisse altrettanto profondamente quanto la bambina.
Quando tutto fu quieto nella camera, l'armajolo spalanc gli occhi in quel gran bujo, contento finalmente dopo una giornata cos avventurosa d'esser solo, proprio solo con se stesso. L'annuncio del fallimento, le brighe coi clienti, la societ del Tiro al Piccione, le chiacchiere colla moglie, le malignit del farmacista gli passarono dinnanzi turbinosamente come travolte da una fiumana grigia di stanchezza e di noia. Era pur uno scioccone a prendersela tanto a cuore come se l'era presa. Domattina allo spuntar del giorno, ogni cosa si sarebbe ridotta alle sue giuste proporzioni e tutto sarebbe tornato come prima. Per il contegno della moglie non lo poteva mandar gi; quella donna non avrebbe dovuto far come aveva fatto con lui che era dalla parte della ragione. Se in quel momento fosse stata sveglia, avrebbe volentieri continuato il dibattito e avrebbe mostrato chi era lui e come non gli si perdeva impunemente di rispetto. E cercava con un certo accanimento tutti gli argomenti che avessero potuto persuader sua moglie del torto in cui s'era posta. A un certo istante croll le spalle in atto di commiserazione! Lo sapeva da tempo che sua moglie non era una testa fina, una donna dall'intelligenza aperta. Una buona massaia e una moglie fedele, ecco tutto. E in questo ultimo pensiero s'addorment pi presto che non se l'aspettasse.
Ma fu un dormire arruffato, turbato da visioni torbide e incerte, cosa molto strana per lui che filava solitamente le sue dieci ore di sonno, quieto come un bambino. Quando si svegli s'accorse che una gran luce bianca lo circondava e dopo un istante di raccapezzamento, si trov ancora nella sua camera e comprese che la gran luce non era altro che la luna, ch'entrava silenziosa dalle due ampie finestre. Quanto tempo aveva dormito? Quant'erano le ore? La notte non doveva essere molto inoltrata, tanto era il profondo silenzio che regnava dattorno. Di riprendere il sonno non c'era verso, sopratutto perch senza rendersene una precisa ragione, capiva d'aver dormito malissimo; quindi si pose a considerar stupito, cogli occhi sbarrati, come se fosse la prima volta che la vedesse, la sua camera tutta inondata dalla luce lunare. Come gli pareva pi grande del solito in quell'ora e come i mobili assumevano aspetti gravi, imponenti, quasi paurosi! V'eran degli angoli bui che sembrava si continuassero nell'infinito tenebroso e vedeva il soffitto a riquadri dorati, pi alto di quanto non lo fosse di giorno. L'occhio suo abituandosi a quell'alternarsi d'ombre nerissime e di spazi illuminati dalla luna, distingueva a poco a poco tutti i mobili, che non gli sembravano per i soliti. Come faceva il suo grande armadio di mogano a tre specchiere a portare sopra il cornicione quell'intaglio cos mostruoso dai fiorami cos strani? E la specchiera perch rifletteva una luce tanto livida come se al di l della lastra vi fosse qualche crepuscolo melanconico e stanco? Poi un mobile scricchiol, un altro gli rispose e l'armajolo col respiro sospeso stette aspettando altri rumori, ma la cornice dorata d'un gran quadro ch'era appeso di fianco a lui si trov tutt'a un tratto illuminata dal raggio lunare che s'avanzava quietamente lungo le pareti. - Strano, pensava l'armajolo, come anche la luna cammina regolarmente. - E fissava estatico quella gran luce calma, che veniva sempre pi a diffondersi nella camera, che lambiva ormai tutti i mobili, che inargentava la tappezzeria della parete. La luna a poco a poco era venuta ai piedi del suo letto, saliva lungo le coltri e gi gli batteva sul viso. Quale aspetto soave e misterioso assumeva la camera in quel momento e come ci si trovava bene in quel silenzio claustrale! Si volt dall'altra parte e scorse pure sua moglie addormentata nel limpido diffondersi di quella gran luce. Com'era bella sua moglie in quel momento! e l'armajolo spinto da un sentimento inspiegabile, si sollev a sedere sul letto per meglio contemplare quella lucida fronte cinta dall'onda delle chiome nere che l'incoronavano come un serto di fiori misteriosi. La bella donna dormiva quieta, con un respiro calmo e regolare, un braccio nudo, steso lungo la persona, fuori delle coltri, in un abbandono di pieno riposo. E il trovarla cos bella in quel momento non era per lui tanto un sentimento di compiacenza quanto di meraviglia. Sapeva d'aver sposato una bella donna e lo sapevano pure gli altri. Quando s'era messo in mente d'accasarsi avea voluto che questo fosse uno dei requisiti necessari per quella che doveva essere la compagna della sua vita, come s'usa a dire, ma in fondo, per lui, uomo di buon senso e sopratutto pratico, l'esser bella non era che l'ultima qualit per far accettar con maggior garbo le altre di maggior importanza. A guisa proprio d'una merce di molto valore ch' sempre venduta con un involto o un imballaggio che attestano il pregio del contenuto. E in fondo, quella d'esser bella era stata forse la qualit alla quale aveva dato minor peso e che aveva perduta prima delle altre la sua influenza dopo il matrimonio. Come mai trovava ora che la bellezza di sua moglie avea un aspetto, un significato quasi ideale e profondo che fin'allora non avea mai avvertito? Era il diafano incanto dei raggi della luna, era il sonno riparatore che avvivava d'una virt sconosciuta le superbe linee di quel viso? E gli sembrava che se sua moglie gli fosse apparsa, in quei cinque anni ch'erano insieme, sotto il velo di belt che l'adornava in quel momento, forse ci avrebbe posto una maggior attenzione e non avrebbe avuto di lei quel concetto cos modesto in cui l'aveva sempre tenuta.
Ma proprio allora, a sua insaputa, la visione di lei che rideva appoggiata al banco, insieme al capitano, gli attravers di nuovo la mente e lo fece trasalire. Guard ancor pi fisso sua moglie e una dolorosa curiosit lo prese di sapere in qual modo le piccole labbra semiaperte dalle quali s'intravedevano gli avori dei denti, avessero riso col capitano ch'ei sapeva uomo di molte parole e alquanto intraprendente in fatto di donne, almeno a chiacchiere. Ma l'armajolo scosse subito la testa; come mai un'altra volta si lasciava prender da questa miseria? Come se non conoscesse sua moglie da tanto tempo e sopratutto come se non sapesse quant'ella fosse seria e contegnosa!
Rimase pensoso un istante in quel bel viso immobile, poi rivolse di nuovo gli sguardi estatici alla sua camera inondata d'un vero oceano di luce azzurra, promettitrice d'intime e intense dolcezze. Torn a cacciarsi sotto, sempre immerso in quella ammirazione. Una campana lontana lo scosse con un intenerimento quasi infantile. - Gi l'Avemaria? - mormor. E la campana continuava i suoi fievoli rintocchi come se l'invitasse a qualche festa lontana, intanto che a poco a poco gli si appesantivano gli occhi e s'addormentava quietamente in quella gran luce, cullato dall'incanto della squilla mattutina.
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CAPITOLO TERZO.
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Il Capitano Stampella.
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I giorni continuavano il loro cammino e l'animo dell'armajolo riprendeva a poco a poco l'antica serenit. Le partite a carte al Caprera s'alternavano ora vittoriose ora vinte per lui e per gli amici e gli affari non volevano andargli male nemmeno a farlo apposta.
Un pajo di settimane dopo quanto abbiamo narrato, in un certo sabato piovoso e melanconico, il nostro eroe era tutt'intento al suo banco, su un voluminoso libro di conti e metteva a partita ai vari suoi clienti un'infinit di commissioni eseguite, quando ad un certo momento, l'imposta a vetri del negozio s'apr rumorosamente e alzando la testa l'armajolo si vide dinnanzi il capitano Stampella, che scuotendo la pioggia dal suo impermeabile, gli venne incontro colle due mani tese, urlando un buon giorno caro, che fece trasalire tutti gli operai che si trovavano nel gran laboratorio del retrobottega.
L'armajolo un po' seccato da quell'improvvisa interruzione, rispose al saluto colle solite frasi d'obbligo, quasi a mezza voce. Il capitano sempre imperterrito nel suo vociare, continu con una quantit di domande, di spiegazioni non richieste, d'informazioni su questo e su quello; tutte cose che in quel momento importavano ben poco all'eroe della nostra storia il quale tutto assorbito nei suoi conti, non desiderava proprio quella visita. L'altro a un certo momento, tir a s una seggiola che stava in un canto del negozio e avvicinandola al banco, sedette e appoggiando tutte e due i gomiti sul banco stesso, fiss l'armajolo e disse lentamente: - E la tua signora? Perch la nascondi sempre? Non si pu vederla?  in casa? Tanto tempo che non sento la sua voce!... -
 d'uopo che il lettore sappia come il capitano Stampella, se in quanto a genio militare non meritava davvero d'essere annoverato fra gli Eccellenti Capitani del buon Cornelio Nipote (non avendo fatto altro in sua vita che comandare manovre in piazza d'armi e passare in rivista i cameroni delle caserme) vantava per il merito di credersi un bell'uomo e di atteggiarsi a un terribile e invidiato conquistatore di donne. Tiratore espertissimo, spadaccino di prima forza, a sentirlo lui non v'era libera rondine del cielo che non palpitasse di paura al suo passaggio e malgrado le tante dispute avute, aveva sempre usato la prudenza di non battersi mai con nessuno standogli troppo a cuore la vita dell'avversario. Bell'uomo nel senso volgare della parola, con due grandi baffi biondi rivolti all'ins e un po' di pinguedine incipiente, si dava anima e corpo, come se si trattasse d'un dovere professionale, a corteggiar le donne degli altri; ma a confessione dei suoi nemici e ancor pi dei suoi amici, in tanti anni di questa lodevole ed esemplare occupazione non era andato pi in l, o non aveva potuto pi andare, delle strette di mano appassionate e di qualche sciocchezza sussurrata a mezza voce, stralunando gli occhi e mettendosi una mano sul cuore. Presso a poco cio, il bagaglio comune dei cosidetti conquistatori di questo mondo. In fondo per se il capitano non era proprio un uomo di guerra, n una mente illuminata, era per un buon uomo, incapace di far del male a una mosca, col difetto di parlar troppo e di spacciarne di grosse sul conto proprio e sul conto degli altri; uno di quegli uomini insomma, come se ne trovano tanti in questo nostro bel mondo, che pur d'emergere nella cosidetta societ, si vanterebbero anche di una cattiva azione. Di molte chiacchiere e di pochissimi fatti, volevasi che la sua attivit fosse ancor pi limitata dal sacro terrore che gl'inspirava sua moglie, una Polacca vecchia e brutta come una ciabatta smessa, la quale sembrava (stando alle malignit degli amici) che inculcasse al marito in modi molto pratici e persuadenti le raccomandazioni pi elementari circa la fedelt coniugale. E se poi alcuno domandava (che i curiosi vi son sempre) come mai un s bell'uomo, intraprendente come Don Giovanni, sopportasse serenamente quelle esortazioni tanto espressive da parte della legittima compagna della sua vita, i sempre pronti maligni rispondevano che la vistosa dote della consorte c'entrava pur per qualcosa e che dal canto suo il bel capitano si vendicava tenendola sempre serrata in casa, come fosse un'arma proibita, forse per la sua bruttezza. La poverina sopportava poi la sua forzata reclusione meditando sulle sventure della derelitta Polonia, sognando la sua indipendenza in un probabile prossimo futuro e stampando a questo proposito, di tanto in tanto degli opuscoletti in varie lingue.
Ma ci che dava una vera e incontestata fama al nostro capitano e che faceva di lui forse il pi grande capitano d'Italia, erano i suoi inarrivabili talenti gastronomici, davanti ai quali tutti dovevano confessarsi vinti. Per lui i maccheroni al sughillo, le braciole di majale in salsa verde e le polpette alla certosina con contorno di verdura variata secondo le stagioni, ricevevano delle interpretazioni di esecuzione cos raffinata da far impallidire anche il cuoco del re. In un suo libriccino di memorie ch'ei portava sempre seco avea notato un centinajo di ricette di cucina tutte originali ed inedite delle quali si dicevano mirabilia e ch'eran largite un po' per volta nelle grandi occasioni come perle preziose. Per quanto sempre buon parlatore, quando parlava di ravioli al brodo di quaglie, di gnocchi al sugo d'ortica e di trote in salsa d'oro, la sua eloquenza raggiungeva tali vertiginose altezze, che tutti i trattati di rettorica di questo mondo non avrebbero saputo a qual genere classificarla. E se gli veniva domandato perch invece di fare il cuoco s'era dato al mestier dell'armi rispondeva invariabilmente che se non fosse stato per l'effetto che sulle donne esercita sempre un'uniforme, avrebbe volontieri cambiato la piazza d'armi e le esercitazioni di tiro colle batterie di cucina. Amico da molto tempo dell'armajolo per essersi sempre trovato con lui in tutte le gare cinegetiche di qualche importanza, era entrato nelle grazie della signora Paola per le sue ricette gastronomiche che venivano di tanto in tanto ad avvantaggiare i cos detti piaceri della tavola del signor Antonio.
Quando il nostro capitano dunque, seduto dinanzi al banco, rivolse all'amico l'ultima sua domanda, costui colla testa tutta rivolta ai suoi conti e contento di liberarsi da quell'importuno (che in quel momento era tale) stava gi per rispondere, un: accomodati pure che  di sopra; ma un pensiero cattivo che gli attravers la mente in quel momento e che non sapeva davvero per qual ragione intima gli fosse venuto, gli fece rattener sulle labbra quella risposta cos fatta, e disse invece: - Mia moglie? Aspetta che te la faccio chiamar gi, perch non son sicuro se sia in casa e non vorrei che tu facessi inutilmente le scale... - e le sue parole avevano un'imperiosit strana e nuova in lui. Rivoltosi poi verso la porta del laboratorio tuon: - Achille!- S'intese un rumor di passi precipitati e un giovanetto quindicenne, gobbo d'una spalla ed esile come una candela, comparve sulla porta e si present al padrone, mantenendosi ad una certa distanza da lui come se temesse avvicinarsi pi.
- Va su dalla signora, gli disse rudemente l'armajolo, e se c' dille che scenda un momento.
- Dille che c' qui il capitano Stampella che desidera riverirla - aggiunse l'altro.
Il fattorino, lesto come uno scojattolo, infil una porticina vicino al banco, dalla quale per una scaletta interna si poteva salir nelle stanze del signor Antonio. Ricomparve un minuto dopo, tutto affannato per la corsa, dicendo: - Ha detto cos che scende subito! - e torn di nuovo, sempre di corsa, nel laboratorio.
- Stai lavorando? soggiunse, dopo qualche pausa, il capitano all'amico.
- S, siamo alla fine del mese e c' un monte d'affari da sbrigare. -
L'altro non rispose nulla e s'accontent di passare in rivista le immense vetrine disposte lungo le pareti, dietro ai vetri delle quali erano allineate tutte le armi da fuoco e da taglio che la fantasia d'un cacciatore e di uno schermitore potesse desiderare.
Ad un tratto l'imposta dell'usciolo vicino al banco stridette di nuovo e la signora Paola in un elegantissimo abito di passeggio comparve nel vano. Il capitano balz in piedi come spinto da una molla e le mosse incontro con un buon giorno, mia bella signora! dei pi melliflui. La signora dal canto suo si diffuse in saluti e in chiacchiere vane, il tutto per con un certo imbarazzo per la presenza (si sarebbe detto) del marito, il quale a un certo momento, proprio come s'accorgesse allora allora, chiese alla moglie: - Come mai in abito da passeggio?
- Stavo per uscire a far delle spese, quando l'Achille venne a chiamarmi di sopra. -
Qui allora il capitano, con un tono che voleva essere molto insidioso, ma che invece era semplicemente fatuo (tale almeno parve all'armajolo) si diffuse colla bella signora in una descrizione di un ritrovo d'amici nel quale aveva avuto campo di conoscere la moglie d'un suo collega, sulla bellezza della quale s'eran dette mirabilie e che invece vista alla luce degli occhi suoi era n pi n meno che una donna come tante altre e che se quelle eran le bellezze... e via via con una serie di sciocchezze tra la volgarit e la maldicenza, quelle sciocchezze che formano il corredo di tutte le conversazioni del bel mondo e che acquistano a chi meglio sa spacciarle, fama di bel parlatore e d'uomo di spirito. La signora che dal viso del marito tornato ai suoi registri, capiva come quel fiume di chiacchiere non gli fosse proprio d'aggradimento (forse perch lo disturbava ne' suoi conti) tentava di tagliar corto al dialogo e di rispondere con frasi brevi ed evasive, s che a un certo punto stese al capitano la bella mano inguantata, dicendogli: -Basta, capitano, parleremo di questo un altro momento. Oggi ho fretta, che ho ancora da preparare il pranzo e devo uscir per molte spese... Arrivederci presto - e si mosse per uscire dal negozio. Giunta sulla soglia si volt di nuovo a salutar il marito e l'amico e usc nella via, vaga ed elegante nell'alta e snella sua persona. Camminava tutta raccolta in s, coll'ombrello aperto, diretta ad uno dei grandi magazzini centrali e i passanti si volgevano ad ammirarla seguendola cogli occhi, e talora mormorando: - Beato il marito di cos bella donna! - Un giovinetto anzi, dopo averla fissata lungamente, rest pensoso e melanconico per qualche tempo colla soave visione di quegli occhi neri e profondi fissa in cuore e gli parve che al fianco di tanta belt, non si dovesse desiderar altro per tutta la vita.
L'armajolo e il capitano rimasti di nuovo soli, stettero l un po' imbarazzati, l'uno desideroso di tornare ai suoi conti, l'altro contrariato della inaspettata partenza di lei. Dopo aver di nuovo passato in rapida rivista le vetrine, il capitano tese la mano all'armajolo, dicendogli: - Vedo che sei occupato... Me ne vado subito. Scusami. - L'altro s'alz a sua volta, lo salut e lo lasci andare frettoloso con un gran tintinno di sproni e di spada sbattacchiata sul pavimento. Ma l'amico non aveva ancora oltrepassata la soglia del negozio e lui non s'era ancor accomodato al suo posto, che un pensiero, rapido come il baleno, gli attravers la mente, un crudo ed amaro pensiero. Si port rapidamente sulla soglia della bottega, guard dalla parte dove s'era avviato l'amico e lo scorse camminar affrettato, colle larghe maniche dell'impermeabile svolazzanti a guisa d'ali di pipistrello al vento di quella fresca giornata di marzo, proprio dalla parte ove s'era incamminata sua moglie. Un sudor freddo improvviso copr la sua fronte, intanto che mormorava, quasi senza pensarvi: - Di quel passo l, la raggiunge sicuramente. -
Rientr lento e grave con un gran chiodo nella testa che pareva volesse penetrargli nel cervello. Riprese i suoi conti, sforzandosi d'interessarsi accanitamente a quella sequela di cifre, di riporti, di totali, ecc., ecc. Terminato ch'egli ebbe, gett lontano la penna con un gesto iroso e stanco come se avesse fatto un lavoro inutile, poi guard le ore. Solamente le tre e mezzo! Quanto tempo ancora prima d'arrivare alle sei, ora in cui si chiudeva bottega! e l'invase un sentimento di noja e d'angoscia al pensiero di essere ancor solo per tante ore. - Gi, quando s'ha niente da fare ed  cattivo tempo, l' pur nojosa! mormor tra s per trovare una scusa a quel disagio nuovamente sorto in lui; ma il chiodo che gli s'era fitto nel cervello continuava ad angustiarlo, malgrado i suoi sforzi per non porvi attenzione. In quel mentre entr il portalettere colla corrispondenza del pomeriggio. Il signor Antonio tutto contento d'aver un pretesto per far passare il tempo si pose a legger attentamente tutte le lettere, tutte le circolari, anche quelle che ordinariamente si gettano nel cestino senza nemmeno guardarne l'intestazione. Poi chiam il capo officina, un giovanotto alto e ben messo, gli mostr due o tre lettere in cui si davano delle commissioni, s'intese per bene circa il modo di eseguirle, ponendo in tutto ci un'attenzione e una lentezza nuova in lui. Sbrigato tutto questo, guard di nuovo l'orologio. Erano appena le quattro. Due ore ancora! Quanto tempo da far passare! Come mai in quel giorno, anzi in quel dopopranzo, per dirla giusta, s'annoiava tanto? Pens che avrebbe potuto rispondere a qualche lettera in giacenza da pi giorni, passar nell'officina a sorvegliar gli operai, ma rigett tutto questo con un gesto di supremo disgusto. Il pensiero solo d'occuparsi in qualcosa lo nauseava. S'alz dal suo posto, si port davanti alla porta del negozio e colla fronte appoggiata al cristallo e le mani in tasca, fiss curiosamente la via e i rari passanti che procedevano frettolosi sotto l'acquerugiola, chi coll'ombrello aperto, chi senza; ma anche questa occupazione lo distrasse per poco, tanto pi che quell'assorbirsi in una sola attenzione, gli faceva sentire ancor pi acuto quel maledetto chiodo che gli si era fitto in testa e al quale non voleva badare assolutamente. Per fortuna in quel mentre entr un cliente, poi un altro, poi un altro ancora e l'armajolo si diede un gran da fare a soddisfarli tutti, a chiacchierar con loro del pi e del meno, contento d'aver un pretesto per far passare il tempo, per non pensare a certe cose. Quando tutti se ne furono andati torn a guardar le ore. Finalmente! eran le cinque e mezzo.
Allora s'affrett ad aprire, con gran stridor di serrami, la cassaforte e ne trasse pacchi di biglietti di banca di piccolo taglio, rotoli di monete d'argento e di rame e li depose sul banco. Rinchiuse la cassaforte, torn a sedersi e si dispose a far le paghe degli operai, perch quello era giorno di sabato. Per una mezz'ora fu quindi un distribuir biglietti in tanti mucchietti, un dividere e un ammontar in pile monete d'argento e di rame. Poi spunt ad una ad una le paghe con una matita azzurra sopra un foglio di carta sul quale erano elencati i nomi dei suoi operai. Quest'operazione gli port via giusto una mezz'ora e quando il pendolo della sua bottega suon lento e grave le sei, un'onda acuta e stridente di suoneria elettrica in azione si ripercosse per tutto il locale e scosse di piacere l'armajolo. Anche quella giornata era finita! Dal laboratorio attiguo gli arriv un frastuono di voci e d'arnesi riposti, un rompere in esclamazioni, un chiamarsi a vicenda e di l a pochi minuti gli operai ancora affannati dal lavoro, si presentarono sull'uscio del laboratorio e ad uno ad uno vennero a lui per riscuotere la paga settimanale.
L'armajolo era seduto al banco, gli occhi sull'elenco che gli stava dinnanzi. Chiamava un dopo l'altro gli operai secondo l'ordine ch'eran disposti sul foglio di carta e poi pagava. Gli uomini ricevevano la mercede, s'accomiatavano con un buona sera, mormorato a labbra strette, si portavano sulla soglia del negozio, contavano il denaro prima d'uscire e se ne andavano seri e sostenuti. Fra quella folla ve n'eran di vecchi e di giovani; fronti aggrinzite e teste canute incurvate e cadenti dal lungo lavorar di lima e di martello, da decine d'anni in quella officina e che avevan cooperato incoscienti e misconosciuti alla fortuna del padre del signor Antonio; giovani baldi, con quel portamento pulito e altezzoso proprio dell'operaio che sa d'esercitare un'arte che dipende tutta dall'abilit delle proprie mani e del proprio cervello e non ancor ridotto dalle macchine ad un'automa. Nessuna simpatia correva fra loro ed il padrone pur trovandosi da tant'anni e per tutti i giorni sotto il medesimo tetto, occupati a un lavoro che doveva procedere di comune accordo e d'interesse comune. L'armajolo sapeva benissimo che ognuno di loro, se all'indomani avesse trovato una mercede superiore a quella ch'ei dava l'avrebbe piantato in asso senza un rincrescimento al mondo, come dal canto loro gli operai eran persuasi che se il signor Antonio li teneva e li pagava, gli era perch questo conveniva al suo interesse e null'altro. Che ne sapeva il padrone delle loro famiglie, dei loro figli? Nulla, e dal canto loro non si curavan punto di sapere se il signor Antonio fosse felice piuttosto che no, se i suoi interessi prosperassero e via dicendo. Ognuna delle due parti avrebbe trovato ridicolo l'occuparsi di tali cose e reciprocamente si consideravano come due attivit di lavoro che si completavano a vicenda, l'una trovandosi sempre pagata al di sotto del proprio merito, l'altra invece trovando che spendeva troppo relativamente all'utile che ne ricavava. Era cos del resto, di loro come di centinaja e di migliaja d'altri padroni e d'altri operai.
Andatisene i lavoranti, l'armajolo rest solo con Achille, il fattorino esile e gobbo che tutto affaccendato a chiudere il negozio aveva gi calato fuori sulla strada i grandi teloni metallici che chiudevan le vetrine, poi aveva serrata l'imposta della porta, avea girato tutte le chiavi girabili, chiuse tutte le aperture, s che il poverino si trov solo col padrone nella bottega omai malamente illuminata in quel crepuscolo piovoso di marzo, dalle due lunette in alto sopra le vetrine. Se ne stava l, davanti al padrone, un po' lontano da lui, nell'attitudine rassegnata del cane che aspetta il boccone, dondolandosi sulle sue gambe stecchite e nodose. Il padrone, sempre seduto al banco, dopo aver verificato se i conti delle paghe tornavano, alz la testa e s'accorse del fattorino. Non si scomod per questo, che si diede per alcuni minuti a ripor libri e registri e a chiuder tiretti con gran strepito di chiavi. Poi alzatosi in piedi cav di tasca una manata di spiccioli, cont fino a lire tre e sessanta e pag il settimanale (che tanto ammontava) al ragazzo. Questi, intascati i denari, salut umilmente il padrone che non gli rispose nemmeno e se ne and per un uscio che dava sul cortile della casa e di l pel portone di strada. Allora l'armajolo chiuse a chiave anche questa porta, infil a sua volta la porticina che metteva alla scala interna, la rinchiuse dietro s e sal alla sua stanza colla testa pesante e l'animo colmo di noia e di stanchezza.
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CAPITOLO QUARTO.
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In cui si vedono due innamorati.
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Il giorno dopo, per l'inevitabile logica del calendario era domenica, giorno in cui l'armajolo e chi sa quant'altri, si prendevano un po' di libert e di svago. Durante la stagione di caccia, s'alzava per tempo, quando ancora le stelle impallidivano sul cielo e col fucile e il carniere, batteva, come si dice, i dintorni della citt, non tanto pel gusto della poca vistosa preda che ne poteva ricavare quanto per il piacere, comprensibile solo per un vero cacciatore, di sparare dei colpi all'aria e di colpire sempre giusto. Cacciatore nato (almeno tale si credeva), tiratore espertissimo, si divertiva un mezzo mondo, a quell'eroico passatempo e non vi era giornata di pioggia o di neve che lo facesse rinunciare al suo divertimento favorito. Qualche volta s'accordava cogli amici per qualche caccia d'importanza, un po' lontano dalla citt e allora partiva il sabato dopo pranzo e non era di ritorno che il luned inoltrato, cogli abiti a brandelli, con un paio di cattive colazioni e d'altrettanti pranzi sullo stomaco, con delle liste di conti d'alberghi e di osteria stupefacenti, ma contento come una pasqua e soddisfatto come un vincitore.
Quando la stagione di caccia era chiusa, naturalmente le domeniche si presentavano meno eroiche e vagabonde, ma in ogni modo trovava sempre il modo di passarle meglio degli altri giorni della settimana e di far venire l'ora del pranzo senza troppo annojarsi. S'alzava un po' tardi, verso le nove, si vestiva adagio adagio adagio con una certa ricercatezza, poi senza uscir di camera si sedeva davanti a una delle finestre che davano sul gran giardino di una casa signorile finitima e sfogliava il supplemento illustrato settimanale del giornale a cui era abbonato. Poi verso le dieci, usciva quietamente a far colazione al ristorante, in quanto che lui, almeno la domenica, voleva godersi un po' di libert e quel mangiar fuori di casa, lontano dai soliti oggetti e dalle solite cure d'ogni giorno, segnava una variazione gradita e confortante, un alcunch di spensierato e di giovanile. Non aveva luogo fisso per andare a far colazione, sapendo per esperienza che in un pubblico esercizio i peggio serviti sono sempre gli avventori abituali, ma ora andava al Caprera dove sapeva di trovare una compagnia allegra e diversa da quella di tutte le sere, ora in qualche altro ristorante noto fra i buongustai e quando la stagione era buona e il tempo lo permetteva, si spingeva anche fino fuori di Porta, in qualche pulita osteriuccia di fama antica, perduta fra il verde e la solitudine. Tornava a casa verso le due e si buttava su un divano a schiacciarvi un sonnellino, dopo di che o andava alla Societ del Tiro al Piccione o accompagnava la moglie a far quattro passi sotto i Portici e sul Corso, impiego di tempo quest'ultimo che gli era gravoso quanto mai e al quale adempiva il meno delle volte possibile. Dopo di che ritornava a casa dove un pranzo pi abbondante del solito l'attendeva e alla sera, s'intende da s, la solita partita al Caprera.
Quella domenica per di cui stiamo parlando, surse pel nostro armajolo torbida come mai lo eran state le precedenti. S'era coricato la sera prima di pessimo umore non essendogli stato fatto di dissipare l'amarezza della giornata; poi non aveva si pu dire, chiuso occhio per tutta la notte, pel continuo strillar della bambina, s che sua moglie aveva dovuto alzarsi almeno una diecina di volte per farla quietare. Si sa che un uomo che ha mal dormito durante la notte non pu esser troppo di buon umore il giorno dopo, sopratutto se la causa del non dormire sono gli strilli dei bimbi. A un certo punto anzi s'era quasi mezzo levato anche lui e avea detto chiaro e netto alla moglie ch'era ora di finirla e che se lei non pensava a provvedere altrimenti con quella bambina, sarebbe stato costretto a dormire altrove, perch lui aveva il diritto al sonno dovendo lavorare tutto il santo giorno come un facchino e via via con quel tono aspro di lamentela che gli uomini assumono sempre in famiglia quando si credon lesi in ci che chiamano i loro diritti e che il pi delle volte sono i diritti della pigrizia e dell'egoismo. La signora Paola naturalmente, s'era accontentata come sempre di risponder niente e a un certo momento, sotto l'inveire delle sciocchezze del marito, s'era messa a piangere insieme alla bambina, la quale per ragioni a noi ignote pareva avesse scelto proprio quella notte per dare un saggio della potenza dei suoi organi vocali. Verso il mattino poi s'eran tutti e tre addormentati quietamente, ma non per questo l'armajolo s'era destato meno di malumore ed aveva persino evitato di parlare alla moglie, non si sa, si dice, se nel timore di rinnovare le scenate della notte o per un segreto fondo di buon senso che lo rimproverava delle tante sciocchezze che gli erano uscite di bocca contro la bella donna.
Usc di casa verso le nove e mezzo e s'avvi lentamente alla Piazza del Duomo sotto un cielo un po' turbato da quelle belle nuvolette della primavera nascente che danno un senso di ringiovanimento e fanno sperare nel bel tempo e nella dolce stagione. Quando arriv sull'immenso piazzale, stette un po' incerto sul dove andare a far colazione, pur sempre portando in cuore e sul viso l'amarezza e l'ira che gli arrovellavano l'animo. D'andare al Caprera non c'era da parlarne; v'eran troppe persone, troppi amici; sarebbe stato costretto a chiacchierare, a discutere, a fingersi allegro, condizioni tutte che per quel giorno non sentiva proprio la volont di assumersi. Negli altri ristoranti centrali nemmeno, in quanto li prevedeva affollati e in quel momento sentiva il desiderio, anzi il bisogno della solitudine. Dove s'aveva ad andare? Si ferm proprio sui due piedi, accanto alla gradinata del Duomo, alz gli occhi a scrutare il cielo e alla vista di quelle leggere nuvolette che lo scorrevano tutto e lasciavano solo qua e l trasparire un po' d'azzurro, lo prese un desiderio di campagna solitaria e silente, di isolamento quieto in mezzo al verde nascente, di una passeggiata lenta e meditabonda. Se andassi alla Montagnetta? pens. Il vino  buono e la cucina eccellente; un luogo dove a quell'ora c'era nessuno. Consult l'orologio e decise di prendere il tram che l'avrebbe condotto fino a Porta Ticinese e di l a piedi proseguir il viaggio fino alla Montagnetta. Per le undici vi sarebbe arrivato di certo tanto pi che la strada era ombrosa e senza polvere, e la voglia d'andare sin laggi gli fu acuita dal ricordo d'avervi mangiato proprio in quel luogo forse un anno prima, una certa frittura di pesce in salsa bianca veramente squisita. Chi sa non la ritrovasse ancora?
Sal sul tram, s'allog in un cantuccio del carrozzone fra una folla che lo pigiava da ogni parte e dieci minuti dopo si trov alla barriera. Di l prosegu a piedi il cammino sotto un cielo sempre incerto, su una strada solitaria, colla carezza d'un venticello che pareva commuovere tutta l'ampia campagna e faceva tremolare le nuove fogliuzze degli alberi. L'armajolo cominci allora a respirare pi liberamente; come si stava bene in quell'aperta solitudine, lontano da quel mondo che da qualche tempo incominciava a turbare la sua proverbiale serenit!
Arrivato all'osteria, ch'era una casina pulita circondata d'ogni parte da macchie d'ontani e di salici, con due bei pioppi proprio davanti all'entrata, la trov vuota affatto d'avventori e ne fu contento. Dal salone d'ingresso pass in un'altra stanza pi piccola che dava sopra un giardino e nella quale v'erano alcune tavole gi apparecchiate. Si sedette ad una di esse, proprio quella vicino alla finestra e ordin la colazione, sentendo con inesprimibile piacere che di quel tal piatto di pesce se ne poteva avere ancora. Incominci a mangiare quietamente, assaporando lentamente il cibo inaffiato da un vinetto leggero e frizzante, tutto lieto di trovarsi solo in quella bella stanza cos pulita nella sua imbiancatura a calce, lontano da ogni angustia di mogli e di amici. Gran bella cosa a questo mondo l'esser soli! Gli amici, pazienza! ma la moglie, i figli? Basta, non voleva certamente esser lui a parlarne male; capiva benissimo che il mondo bisognava pur che camminasse, ma quel legarsi per tutta la vita intiera, con una conseguenza certa di noie, di seccature e peggio... Comand ancora un po' di quel pesce cosifatto e tir avanti nelle sue meditazioni, pur mangiando e bevendo come se fosse tre giorni che non toccasse cibo. Gli rincresceva davvero ora che nessuno lo sentiva, delle male parole dette alla moglie durante la notte, in quanto che poverina anche lei non aveva chiuso occhio, ma perch ostinarsi a tirarsi in casa quella bambina cos ancor tenera? Perch non ubbidire a lui che l'avrebbe voluta a balia almeno fino ai due anni? E poi, perch tenerla a dormire proprio in camera sua quando si poteva mandarla insieme alla domestica? Aveva o non aveva ragione? Lo sciocco era stato lui, che su quel punto avea ceduto a sua moglie e non se ne pentiva mai abbastanza.
Dopo il pesce, l'armajolo si fece portare un po' di stracchino e rinnov il fiaschetto del vino, ma a un certo punto, tra un boccone e l'altro, le sue meditazioni sui casi della notte, furono interrotte da una scena che si svolgeva nel piccolo giardino dietro la casa e che lui poteva vedere senza essere veduto, posta com'era la sua tavola di sbieco accanto alla finestra. Una coppia di giovani s'era seduta l'uno di fronte all'altro a un tavolino tondo di ferro e avean ordinato non so qual bibita. Lui poteva avere un vent'anni e dall'insieme si capiva essere uno studente, lei press'a poco della stessa et, bellissima e molto ben messa, con quell'insieme di distinto e di corretto che rivela subito anche nella semplicit dell'abito, l'individuo appartenente alla buona societ. Che facevan l soli quei due? pens incuriosito l'armajolo, tanto pi che non avevan nemmeno toccato le bibite che avean davanti e che si guardavano in faccia senza profferir parola. Sposi no certamente, dunque due innamorati. Ma una signorina cos per bene, sola in quel luogo con quel giovane? Intanto il giovanetto aveva cominciato a parlare e quantunque l'armajolo non potesse udir sillaba, pure capiva dai gesti concitati e dalla commozione del volto che il discorso doveva essere molto appassionato e tutt'altro che allegro. La fanciulla fissava negli occhi il compagno, non rispondendo nulla, col volto sbattuto come un panno lavato e il seno palpitante. Ad un tratto essa lev il fazzoletto, se lo port agli occhi e scoppi in singhiozzi. Il giovanetto allora le si fece vicino, continuando a parlare, le prese una mano ch'essa ritir subito scotendo la testa, come se non si persuadesse alle sue parole. Ad un certo momento ristettero tutt'e due e si guardarono negli occhi con una tal fiamma di passione, d'angoscia e di disperazione, che perfino l'armajolo il quale si metteva in bocca tranquillamente un pezzo di Gorgonzola, ne fu scosso. Poi lei si alz risoluta, tese le due mani al giovane che se le strinse al cuore, e raccogliendo un libro da messa ch'era l sul tavolo, usc frettolosa dalla porta del giardino. L'altro fece per tenerle dietro, ma essa l'arrest con un cenno energico e sulla soglia del cancello si volt a mandare un soavissimo saluto d'amore al compagno.
Rimasto solo costui passeggi meditabondo su e gi pel giardino, poi chiam il garzone, pag le due bibite che non erano ancor state toccate e s'allontan a sua volta lentamente.
L'armajolo rimase l un po' sconcertato. Quella scena in apparenza cos volgare e della quale non aveva colto che i gesti, stava quasi per commuoverlo, tant'era la fiamma di passione e di dolore ch'era passata nei due giovani. La storia era presto ricostruita; lui e lei due persone molto per bene che o non potevan vedersi che raramente nelle loro famiglie o n'eran separati del tutto. Lei aveva colto il pretesto della Messa ed era venuta a quell'appuntamento che abbiam visto. - Ad ogni modo, pensava l'armajolo, si vede che i loro affari non vanno nel miglior modo desiderabile. -
Una folla di pensieri passava nella testa del nostro eroe, che finita la gustosa colazione, s'era fatto portare il caff e aveva acceso lo sigaro; una folla di pensieri turbinosi che in altri tempi e in altri momenti avrebbe cacciati lungi da s come oziosaggini indegne d'un uomo pratico quale era lui, ma che in quell'istante invece, vuoi per la buona colazione, vuoi per la scena avuta sotto gli occhi poco tempo prima, si divertiva quasi a inseguire nel loro confuso succedersi. - Ecco, pensava l'armajolo, il signor mondo naturalmente, farebbe la voce grossa dinanzi a quei due giovani e griderebbe allo scandalo sopratutto riguardo a quella fanciulla... Eppure che male hanno fatto? Anzi a quanto pare sono gli altri che hanno fatto del male a loro, perch altrimenti non cercherebbero questo luogo tanto solitario per piangere e disperarsi. Dopo tutto son due giovani liberi come gli uccelli dell'aria, a cui s'impedisce di volersi bene, perch vi sar della gente vicino a loro la quale vorr che tanto l'uno come l'altro voglia bene secondo il modo di vedere di questa gente... Bello davvero questo mondo! Per fortuna, e qui scosse un po' di cenere dal suo sigaro, che son mali di giovent e passano presto: sciocchezze che si dimenticano! Chi sa quante altre volte e per quanti altri, piangeranno ancora! Storie solite! - e scroll la testa da uomo approfondito nelle debolezze umane. Per una certa voce in fondo in fondo a quel suo buon senso ch'egli vantava tanto, gli diceva che quel caso l che aveva veduto era proprio pietoso e che quei due giovani dovevano volersi un bene da morire e che se avessero potuto essere soli non foss'altro per un quarto d'ora non avrebbero dato la loro felicit per tutti i denari dell'armajolo, n di tutti gli armajoli d'Europa. - Naturalmente, si disse ancora l'amico nostro dominato da questa voce, il fare all'amore per chi ha del tempo da gettar via dev'esser una gran bella cosa, anche a costo di piangere come quei due l; quantunque non ho mai capito come un uomo possa disperarsi tanto per una donna, come se ci fosse quella sola a questo mondo. Quanto a me, e disse quest'ultime parole quasi ad alta voce, s che se ne stup lui stesso e si guard attorno per vedere se alle volte qualcuno l'avesse interrogato. Quanto a lui, proseguiva, certe cose non le aveva mai capite e ne aveva benissimo fatto senza. Era stato giovane anche lui, s'era divertito un po' come gli altri e poi s'era accasato presto con molta ponderatezza e molta seriet, badando al sodo e non lasciandosi fuorviare dalle frascherie che si leggono sui libri. E credeva di aver fatto bene e cos tanti altri avesser fatto come lui, che almeno vi sarebbe a questo mondo maggior seriet!
La silenziosa divagazione s'interruppe per la venuta del tavoleggiante che gli portava il conto e il cognac che l'armajolo avea chiesto tanto per avere il pretesto di fermarsi, un po' di pi in quel luogo cos piacevole. Centellin il liquore e pag. La colazione era stata eccellente e i prezzi molto bassi.
Il primo sigaro era finito e ne accese un secondo. Arrovesciato sulla spalliera della seggiola seguiva le leggere volate di fumo che si sollevavano fin quasi al soffitto e fissava il cielo annuvolato dalla finestra che allora allora il garzone aveva schiusa e trovava che tutto era bello e degno da osservarsi come se fosse la prima volta che vedesse certe cose. Belle le vaghe nuvolette che viaggiavano tranquille in cielo verso chi sa quale paese di pace e di serenit, bello quel piccolo giardino dagli alberi e dai cespugli appena appena verdeggianti, dai rami giovani ed esili che tremolavano a un venticello dolce e profumato. - La primavera sta per venire, pens l'armajolo, beato chi potr goderla, che per me, sia primavera o autunno la vita  sempre eguale. Non faccio dei sentimentalismi, io!... -
Ma il suo pensiero correva sempre ai due giovani di poc'anzi; la scena l'aveva impressionato per davvero e per quanto la natura e l'abitudine lo portassero a considerar tutto dal lato pratico e immediatamente profittevole, non poteva far a meno di commuoversi a quell'amore cos doloroso e possente. In fondo capiva che per quei due il mondo doveva esser considerato sotto un punto di vista ben diverso da quello che lo considerava lui e che credeva fermamente essere il giusto, ma comprendeva pure che quelli almeno in certi momenti dovevano goder certe intensit di vita a lui affatto sconosciute e che l'anime loro dovevano elevarsi a cieli cos alti da non averne nemmeno l'idea. Bisognava se lo confessasse; per quanto poco s'intendesse d'amore e lo considerasse come una malattia di giovent, della quale era meglio farne senza, pure questa fiamma cos possente e indomabile di cui parlano i libri esisteva di fatto. Ma era poi vero quel che dicevano gli sciocchi e gli scienziati che fosse la pi bella cosa di questo mondo? E per un momento, dietro questo pensiero, fiss le nuvolette bianche che correvano il cielo in un passaggio pensoso e indefinito. In che modo egli aveva amato? Ecco una domanda che non s'era mai fatta e che allora, chi sa per quale stranezza, gli si presentava al pensiero con una insistenza nuova per lui uomo di fatti e non di fantasia.
Scosse nuovamente la cenere del suo sigaro torn a guardare il cielo e il ricordo della sua giovent, che era appena appena passata, gli si affacci vivo e lucido alla memoria. In che modo avea amato? Veramente non lo sapeva nemmeno lui; qualche fuggevole immagine di fanciulla sulla quale s'era fissato per poco gli apparve fra le spire di fumo sollevate dal suo sigaro, un pajo d'avventure cos dette galanti e che ora trovava semplicemente noiose e poi... null'altro. A venticinque anni, dopo un anno che era stato obbligato per la morte del padre, a porsi alla testa degli affari avea preso moglie, perch l'accasarsi e condurre una vita regolare e quieta era stato per lui una condizione necessaria onde aver tutto il tempo per darsi ai proprii interessi e farli prosperare come prosperavano ora. Ma in che modo s'era ammogliato? Avea gettato gli occhi su una sua lontanissima parente, la figlia d'un cugino d'un suo zio materno, bella fanciulla, che sapeva quieta e casalinga. Per un po' di tempo aveva ben ponderato il passo che stava per fare, considerata la dote, le convenienze e poi era andato da una certa zia della fanciulla, (l'unica parente che l'era rimasta) e l'avea chiesta in moglie, non senza prima per concertarsi per bene sui denari, ch'eran molti e tutti in contanti. La zia, contentissima di stringere parentela con un uomo della seriet e del valore del signor Antonio, ne avea fatto parola alla fanciulla, la quale avea risposto di s (l'armajolo si sarebbe molto meravigliato se fosse avvenuto il contrario) e la cosa d'allora in poi era andata, come si dice, coi proprii piedi.
Dopo l'anno di fidanzamento regolamentare, se l'era sposata e se n'era trovato sempre bene. Donna buona, quieta, tutta casa, d'istruzione media (che egli non voleva mogli che leggono romanzi e che suonano il pianoforte) pratica di affari e con una stima illimitata nella superiorit intellettuale, morale e fisica del marito. Ma in fondo aveva egli amato sua moglie per davvero? Tra loro prima di sposarsi era corso alcunch che assomigliasse a quanto aveva veduto poc'anzi? Gett il mozzicone di sigaro, si alz, si port davanti alla finestra e rimase meravigliato dell'ampiezza d'orizzonte che aveva dinanzi e dell'immensa distesa dei campi gi tutti verdi. Ma la sua mente che in quel momento certamente gli giuocava un brutto tiro, continuava a mulinar pensieri, sempre attorno a un centro fisso. Aveva mai fatto l'amore con sua moglie? Le aveva fatto la corte, come si dice, per un anno, andava da lei tutte le sere, s'intratteneva un'oretta sempre in presenza della zia, parlava dell'avvenire, delle spese da farsi per metter su casa, degli affari del mondo. Alla domenica conduceva sempre le due donne a passeggio, qualche volta in campagna, aveva fatto i soliti regali d'obbligo e dal canto suo non s'era mai proprio trovato male vicino a quella fanciulla. Quanto alle lettere, sul principio lei aveva tentato di scrivergliene di quelle lunghe quattro facciate fitte, ma lui l'aveva fatta subito smettere, prima di tutto perch non capiva come fra gente che si vedevan tutte le sere, potessero scriversi delle lettere, poi perch non voleva perder il tempo a legger delle chiacchiere e delle romanticherie senza sugo alcuno. Per volersi bene c'era bisogno di tante parole? Talvolta, ora se lo ricordava benissimo, gli era parso che la fanciulla avesse con lui certi abbandoni strani (almeno tali gli eran sembrati), certe amorevolezze profonde, che egli naturalmente respingeva, come uomo da non far lo sdolcinato, ma che per l'avevan lasciato pensoso per parecchi giorni. - Che asino sono stato, disse quasi a voce alta, ad esser cos rude con lei! - Una volta anzi, in una gita che avevan fatto in campagna, un paio di mesi prima di sposarsi e ospiti in villa da un amico, s'eran trovati dopo il pranzo soli loro due sotto un pergolato gi quasi tutto immerso nell'ombra della sera, e la fanciulla allora s'era stretta al suo braccio e abbandonando la bella fronte bianca sulla sua spalla gli aveva domandato: Antonio, Antonio mi vuoi tu bene? - Era stato tanto improvviso l'atto e le parole che lui le aveva domandato proprio se alle volte si sentisse male. Strano che appunto in quel momento gli ritornassero certe cose alla memoria! Poi s'eran sposati e dopo i due o tre primi mesi, spesi tutti in viaggi e in scialacqui che poi trov pazzi ed inutili, la vita per lui era corsa nello stessa monotonia di prima, salvo qualche angustia o qualche disturbo di pi. Non ch'egli non volesse bene a sua moglie; non le era mancato un'ora sola di rispetto verso di lei e non era venuto meno ai suoi doveri di marito nemmeno col pensiero, ma ora dopo pi di cinque anni, trovava anche lui, come tanti e tanti, che se fosse nato un'altra volta la moglie non l'avrebbe presa pi, in quanto trovava a sua volta, come per i moltissimi che sentiva dattorno, il matrimonio non era stato che una diminuzione di libert, un aumento di fastidi, di noie e di preoccupazioni. Non che sua moglie fosse una cattiva, o una testolina sventata; tutt'altro! Anzi per quanto non avesse troppa stima delle donne in generale e le considerasse cordialmente come un gradino pi in gi degli uomini, non esitava a dichiarare che mogli come la sua ve n'eran poche sotto ogni riguardo, sopratutto poi quanto a obbedienza e sottomissione, ma insomma trovava che tirate le somme i disagi e i fastidi recati dal matrimonio, sorpassavano, di gran lunga i vantaggi.
Il venticello di primavera accarezzava la fronte dell'armajolo e le bianche nuvolette del cielo continuavano il loro andare lento e pensoso ed egli sentiva di star molto bene in quel luogo non avendo da tempo mai goduto una quiete cos perfetta. Se non ci fossero stati quei due innamorati!... Bisognava pure se lo confessasse un'altra volta ancora, ma quei due giovani l'avevano stranamente impressionato non tanto per l'incidente in s, quanto perch s'era trovato dinnanzi come alla rivelazione d'una vita nuova e ignota affatto per lui, una vita di misteriose angoscie e d'ancor pi misteriose beatitudini...
Chiam di nuovo il garzone e si fece portare una mezza bottiglia di Valpolicella che si sentiva in vena di bere, dopo l'eccellente colazione. Mentre sorseggiava il vino e lo trovava secondo il suo cuore, lo prese la curiosit di sapere cosa mai quei due s'eran detto fra loro di tanto doloroso, eppur di tanto caro. Era forse perch non potevano sposarsi? Bella pretesa per quel giovinetto imberbe che pensava gi alla sua et a metter su casa! Eppoi una volta sposati anche lor due si sarebbero trovati come gli altri. Gi non doveva essere stato un gran bel momento quello, pei due poverini, ma si capiva per ch'eran contenti di vedersi e non avrebbero dato quell'incontro per tutto l'oro del mondo e cos in confuso rapidamente, come la visione d'un lampo in notte tempestosa, pass sul cuore dell'armajolo la sensazione d'una dolcezza affannosa e intensa, d'un mormoro di parole d'amore sussurrate fra i singhiozzi, di strette di mano tremebonde e infuocate. Ecco lui l'amore in quel modo non l'aveva mai fatto e del bello, lo capiva ora, ci doveva pur trovarci dentro. Peccato! Ormai avea moglie e l'amore colla moglie non si pu pi fare, anzi quando la moglie  giovane e bella chi le fa lo spasimante, d'ordinario non  il marito. E qui il signor Antonio scoppi in una risatina secca e stridula... Ma un rossore improvviso gli bruci le guancie e corrug la fronte sotto l'improvviso calar d'un'ombra sugli occhi. Da qual angolo mai del suo cuore era sorta repentina la figura del capitano, di quell'uomo che sapeva asino e sciocco quanto mai e che lui aveva sempre avuto la debolezza di prender sul serio? E pi asino e pi sciocco ancor lui che, invece di fare una bella passeggiata per digerire la colazione, s'era dato alla meditazione. Si stacc dalla finestra sdegnato con s stesso, inseguito sempre da un'ombra immaginaria e ritornato di cattivo umore se ne and dall'osteria, rifacendo lento e svogliato la strada fino a raggiungere il tram che l'avrebbe trasportato in citt.
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CAPITOLO QUINTO.
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In cui il signor Claudio Bondanza tien cattedra di morale applicata.
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Il signor Claudio Bondanza, assiduo frequentatore come abbiamo veduto del ristorante Caprera, aveva o pareva avere due professioni ben definite e dalle quali sembrava ricavare quel tanto di soddisfazione morale e di vantaggio materiale che abbisogna ad ogni uomo per tirarla innanzi giorno per giorno in questo mondaccio. Per di pi, nessuno avrebbe potuto dire in quale di queste due professioni facesse maggior mostra del suo ingegno, tanto era lo zelo, la passione quasi che vi metteva e tanto vi si distingueva sopra ogni altro collega. E queste due professioni erano, l'ispettore di pompe funebri e l'interessarsi ad ogni costo dei fatti altrui.
Come ispettore delle pompe funebri, anche stando a quanto riferivano i colleghi, non v'era il migliore non che in Milano, in tutta Italia. Lui solo sapeva gettarsi sulle spalle l'ampio mantello nero in modo di fargli far quelle pieghe che tanto s'ammirano nei paludamenti degli antichi Romani: lui solo sapeva posarsi sulla testa il gran cappello a due punte dalle frangie di seta, lui solo sapeva precedere, serio e duro come la statua del Commendatore, il corteo funebre, fiancheggiato dai becchini, sempre superbi di accompagnare un tant'uomo. Quando a un funerale si sapeva che l'ispettore doveva essere il signor Bondanza, tanto i parenti del defunto come gli invitati al trasporto n'andavan orgogliosi. Non c'era che lui, per entrare decentemente nelle camere del morto, sorvegliar la messa nel feretro (l'imballaggio, come dicono in gergo i necrofori e generi affini) e gettar sul cadavere uno sguardo tra il severo e il corrucciato, come a dire: Ora sei sotto a me! Guai se non righi diritto! - Gi nel cortile, era lui che dava gli ordini, se appena il funerale era un po' decente, ai garzoni fiorai accorsi colle corone, per disporle sul carro in quel modo che gli pareva meglio, in quanto che gli piacevano le cose ben fatte e che per le strade la gente si soffermasse ad ammirare un carro funebre bene addobbato. Squadrava gli invitati, i dolenti, come si usa dire per ridere, per veder chi erano e quanti erano per farsi un'idea della condizione alla quale apparteneva il morto. E se trovava ch'eran tutte persone per bene, in guanti neri e in tuba o in mantiglie di seta e gonne di raso, allora si degnava di mischiarsi a loro, di comunicar la durata del trasporto, di raccomandar che i discorsi (se v'erano) fossero brevi, che i discorsi troppo lunghi nuocciono sempre ai morti. Man mano poi che diminuiva l'importanza del grado sociale degli invitati, si teneva sempre pi alla lontana, finch coi poveri non si dava nemmeno a conoscere quasi.
E quand'era alla testa del corteo? Se il funerale era d'un povero diavolo, senza fiori, n corone, con quattro persone dietro, allora tirava via lesto, a capo basso, quasi vergognoso, come dicesse ai passanti: Vedete cosa son costretto a fare? Non  colpa vostra, lo so;  il Municipio che mi ha voluto qui! - Di volta in volta che il funerale aumentava di grado, rallentava il passo in misure sempre pi brevi, fino ad assumere nei trasporti di prima classe prima categoria, quella maestosa rigidit della persona, quella severit di viso per cui era unico fra tutti gli ispettori della citt. Ma dove proprio l'amor dell'arte riceveva, come si dice, la massima soddisfazione dovutagli, era quando il morto si permetteva d'essere un personaggio ufficiale, ch allora una parte della dignit del defunto ricadeva anche su di lui, s che in fondo non si capiva se le decorazioni poste sul carro e le rappresentanze che stavano ai cordoni o tenevano dietro al feretro, onorassero costui o il nostro ispettore, tanta era la gravit ch'ei poneva nel disimpegnare le proprie onorifiche funzioni.
Naturalmente, data l'altezza a cui era arrivata la fama del signor Bondanza, non gli mancavano gli invidiosi e i maligni, i quali facevan circolare sul conto suo qualche voce un po' compromettente. Dicevan per esempio ch'ei se l'intendesse molto con qualche fioraio della citt e che l'avvisasse un giorno prima dei trasporti funebri di qualche importanza, onde dargli tempo di portarsi subito dai parenti del defunto e poter in questo modo accaparrarsi prima d'ogni altro la fornitura delle corone. Si diceva anche che altrettanto e peggio facesse colle bande musicali quando sapeva, sempre in anticipo s'intende, che il morto era un patriota o un uomo allegro (il che  tutt'uno) che voleva essere accompagnato al cimitero con un po' di musica; e quel che si diceva e sui fiorai e sulle bande, lo si ripeteva poi a proposito dei fornitori di cera per le candele, dei negozianti d'abiti di lutto e via, via... Chiacchiere tutte queste che non molestavano punto il nostro Bondanza il quale lasciava dire senza scomporsi. Tutt'al pi s'accontentava di tanto in tanto, quando qualche amico gli veniva a riferire che il tale o il tal'altro aveva sparlato di lui, d'esclamare in tono solenne e minaccioso: - Dite a colui, quando lo vedrete, che un momento o l'altro mi capiter fra le mani e allora gli far fare la cassa pi angusta che mi sar possibile, lo far portar sulle spalle da due becchini ubbriachi e dir in un orecchio all'affossatore di calarlo gi a rovescio! - Minaccia quest'ultima che a quanto pare dev'esser proprio il massimo disdoro per un povero morto che si rispetta e che ci tiene a non far delle brutte figure.
Ma dove tutti, proprio tutti, riconoscevano apertamente gli alti meriti e le improbe fatiche del nostro Bondanza, era nell'esercizio continuo e instancabile della sua seconda professione, di cui gi dicemmo sopra, cio quella d'interessarsi degli affari altrui. Professione questa, sia detto tra parentesi, molto complessa e che non si limita mai a una sola funzione. Difatti anche l'uomo pi semplice, capisce subito che sarebbe molto dannoso, per non dire inutile, darsi la briga di conoscere per bene i casi altrui, se poi una volta conosciuti non si raccontassero al prossimo, inquantoch a tenerseli in se non c' proprio nessun sugo. Poi, visto che questi benedetti affari si devono raccontare al prossimo, non  poi male nel riferirli, accomodarli un po' secondo le venerabili regole dell'arte del narrare, onde far s che l'ascoltatore ne tragga il massimo diletto possibile. Per di pi  pur giusto che in omaggio alle suddette regole i fatti sieno abbelliti, adattati, trasformati per farne risultare un'insieme che faccia veramente effetto. Si sa che le cose di questo mondo prese di per s stesse, se non sono aiutate dall'immaginazione non riescon mai troppo piacevoli. A tutto questo complesso di cose, il signor Bondanza ubbidiva colla fede e col fervore d'un vero credente e meritamente non solo egli poteva vantarsi di saper tutto su tutti, ma d'inventar di sana pianta gli avvenimenti e i giudiz, ove per un qualsiasi caso venisse a mancargli la cognizione concreta dei fatti. Non v'era vicino di casa, non compagno d'ufficio, non superiore, non inferiore, non amico, non nemico che sfuggisse all'acutezza d'indagine del nostro ispettore! Tutti dovevan passare sotto il suo giudizio oculato e profondo e si pu dire che a un paio di chilometri di raggio della sua abitazione, ogni individuo era da lui scrutato fino in fondo all'anima, anche se lo conosceva appena di vista, anche appena di nome. In proposito di ci, come tutti i veri artisti, egli aveva delle teorie fondamentali, saggie ed infallibili come gli oracoli della Sibilla. Una di queste era quella degli indizi. Datemi un indizio, un solo indizio, anche il pi trascurabile ed io vi dico per filo e per segno la vita di un uomo! Teoria come si vede d'una verit luminosa e che sola poteva star a pari a quell'altra sua, cio, che a pensar male degli altri non si sbaglia mai. S'aggiunga poi una fantasia sfrenata come l'ippogrifo ariostesco e noi avremo tutti i preziosi elementi sui quali era stabilita la seconda professione del signor Bondanza.
La sua vita e le sue abitudini naturalmente risentivano alquanto delle conseguenze di questa sua arte esercitata con tanto fervore. Cambiava di casa una volta all'anno, perch era tale la strage che la sua lingua menava fra i casigliani, tali le liti e le scenate che accadevano in proposito, da costringere i proprietari a mandarlo via nel pi breve termine possibile per non incorrere in guai maggiori. In istrada, ad ogni passo incontrava un amico, un conoscente che fingeva di non vederlo per non essere costretto a fargli un cenno di saluto, in causa di qualche attenzione di cui l'ispettore l'aveva degnato. Matrimon andati a male, famiglie sottosopra, liti fra amici, lettere anonime, processi per diffamazione, dispiaceri infiniti da tutte le parti erano il prodotto e la conseguenza di tant'arte e il nostro eroe se ne gloriava meritamente traendone argomento per perseverare in cos nobile arringo.
Ora una sera degli ultimi di marzo, il signor Bondanza si trovava solo seduto al tavolo del Caprera, in mezzo ai soliti avventori. Avea dinanzi a s la consueta mezza bottiglia e il calice colmo fino all'orlo, ma il suo sguardo era mesto e il suo volto meditabondo. Da varie sere non avea altra compagnia se non quella dell'armajolo, compagnia che da qualche tempo non aveva pi l'antica cordialit, perch degli altri due compagni, l'uno, il signor Pericle, avea dovuto assentarsi dalla citt qualche giorno onde regolar un suo affaruccio in campagna, e l'altro, il signor Pasta, era ammalato da forse una settimana. Trattandosi d'amici che si conoscevan da molto tempo, l'ispettore non aveva punto esitato in cuor suo non solo, ma l'aveva gi sussurrato qua e l, a dar la vera interpretazione circa l'assenza dei due compagni. Lo faceva ridere la campagna del signor Pericle! Come se certe cose non si sapessero... Quell'assentarsi improvviso, quell'andarsene fuori dai suoi parenti, era perch gli affari gli andavan male da qualche tempo e il pover'uomo s'era dato attorno a cercar denaro, perch uno che ha bottega aperta, non parte cos all'improvviso, senza avvisar nessuno, se non ha i suoi buoni motivi. Per quel poi che era del signor Pasta, la sapeva ben lui la storia. Altro che l'infreddatura, la tosse che lo teneva inchiodato in casa! Quell'uomo l, con quel fare di santocchione avvilito, aveva dei vizi ed ora scontava Dio sa con quali malattie tormentose le intemperanze della sua condotta! Quando un uomo di settantaquattro anni (che tanti ne aveva l'amico), nel cuore di marzo e dopo un pajo di giornataccie di vento e di pioggia, cade ammalato di raffreddore, come non dar la causa di tutto alla sregolatezza della condotta?
Ma ci che preoccupava in quella sera il cuore e la mente del nostro Bondanza, non eran tanto i suoi due amici, quanto la padrona del ristorante, la signora Gigia, bella donna, un po' matura, un po' grassa se si vuole, ma sempre piacente. Gli pareva e non gli pareva che la sullodata signora, sempre regalmente assisa dietro al banco, al fianco del suo Gaspare, da qualche sera ascoltasse con un attenzione un po' sospettosa, le chiacchiere che un giovanotto sulla trentina, si permetteva di far con lei, ritto in piedi accanto al banco. Era quello uno degli avventori ordinari e dozzinante per giunta. Gatta ci covava certamente e il signor Bondanza, per quanto di solito se ne stesse sempre nella sala in fondo e non potesse vedere il dialogo che nell'entrare e nell'uscire, s'era proposto di andare fino in fondo alla faccenda, perch se quel buon uomo del signor Gaspare aveva, come si dice, le fette di salame sugli occhi, non le aveva lui!... Gli indiz intanto c'erano e quando s'hanno indiz...
Mentre ch'egli rivolgeva in quella sera, nella sua mente questi progetti, e dirigeva gli occhi preoccupati e meditabondi ai piccoli chinesi della tappezzeria, quasi a chieder loro la spiegazione completa di quel mistero, l'alta e bella persona dell'armajolo entr nella sala e si diresse a lui. I due amici si salutarono coi soliti complimenti di tutte le sere, mentre l'ispettore notava con un certo stupore che il viso del signor Antonio era turbato come un cielo tempestoso. Che mai poteva essergli accaduto? Anche qui c'era sotto qualcosa ch'era suo dovere assoluto di conoscere; da qualche tempo l'armajolo non era pi l'uomo di prima.
Come si pu ben capire, se il signor Antonio in quella sera appariva tanto turbato gli era perch aveva le sue buone ragioni. Gi da tempo, lo abbiamo visto altre volte, non era pi dell'antico umor sereno come di chi  abituato a pigliare il mondo come viene ed  ben piantato sui suoi principi d'uomo pratico e che bada solamente ai fatti. Uscendo dunque, quella sera da casa sua all'ora consueta aveva scorto proprio sull'angolo della via ch'era quasi di fronte alla sua bottega, un militare immantellato che gli pareva proprio il capitano Stampella. Non poteva vederlo bene in viso, stando l'individuo rivolto dall'altra parte verso la via, ma insomma se quel capitano d'artiglieria non era proprio l'amico suo, non sapeva chi mai poteva essere. Che faceva l, in quell'ora e nell'attitudine d'uno che aspetta? Non era certamente per lui, perch non avrebbe capito come non fosse salito... Fece alcuni passi per sorpassarlo e quando lo sopravanz d'una decina di metri, si volt e vide il soldato che abbandonato l'angolo della via, attraversava la strada lentamente, con una certa precauzione ed entrava nel portone di casa sua. L'armajolo sent darsi un tuffo al petto come se l'avessero colpito con un pugno; un orrendo sospetto gli travers la mente, stette un istante come abbacinato, non vedendo nulla di quanto accadeva attorno a lui, non sentendo pi niente. Ritorn sui suoi passi, entr difilato in casa e chiese rudemente alla portinaia da chi era salito l'ufficiale di poco prima. La portinaia un po' spaventata dal tono e dagli sguardi del proprietario, stette un istante senza rispondere e questo bast perch l'armajolo si persuadesse ancor pi che qualcosa d'orrendo accadeva. Sal di corsa le scale, senza nemmeno aspettar la risposta della donna, entr nelle sue stanze e and subito nella sala da pranzo dove trov la moglie colla bambina sulle ginocchia e la domestica che cuciva in un canto, proprio come cinque minuti prima. Respir pi liberamente, disse d'aver dimenticato sul cassettone una lettera da impostare e accesa una candela pass nella stanza da letto, attraversando il salotto, gettando gli occhi in tutti gli angoli, quasi senza sapere quel che si facesse. Naturalmente non trov nessuno. Ritorn sui suoi passi, salut di nuovo la moglie, scese le scale e proprio sulla soglia di strada, s'imbatt in quel capitano che usciva appunto col viso un po' sconcertato di chi andando a far una visita non trova nessuno in casa. Questa volta lo fiss bene in faccia; non era il capitano Stampella. - Che pazzo sono stato! mormor mentre l'altro s'allontanava, e rimase tutto vergognato con se stesso del sospetto concepito. Si diresse lentamente al ristorante, durando fatica a rimettersi dalla scossa ricevuta; e riandando quei pochi minuti di poc'anzi, si sentiva quasi le vertigini pensando com'egli avesse, pure per un solo istante, potuto dubitar fino a quel punto di sua moglie. Possibile ch'io sia gi tanto avanti nel sospettarla? - mormor a mezza voce. Poi pens: Se invece di sbagliare, avesse colto nel segno? - Cacci via subito quella brutta fantasia, sentendosi di nuovo venir meno. Quante cose non si raccontano circa le mogli ingannatrici! E se anche la sua fosse stata del numero?
Entr nel ristorante, questa volta spinto proprio dall'abitudine, perch di veder gente in quel momento non se ne sentiva affatto la volont, tanto pi che sapeva come mancassero due dei consueti amici.
- E cos, cosa abbiamo di nuovo? domand l'ispettore all'armajolo, dopo che costui aveva sorseggiato un po' del solito vino che gli avevan portato.
- Io? Niente del tutto. E lei, signor Bondanza? e disse questo con un fare stanco, quasi seccato, come di chi  costretto a parlare suo malgrado.
- Tutto di vecchio, anch'io. E dei nostri due amici che n'? Ne sa qualcosa lei? Il signor Pericle dovrebbe tornar domenica, se torner, giacch non ci vedo troppo chiaro in quell'uomo! Quanto al signor Pasta dovrebbe star peggio....
- Come, dovrebbe star peggio?!...
- Naturale! A quell'et vuol forse prendere un male senza morire? Se non si muore quando si  vecchi, non so pi allora....
- Come, come, me lo d gi per morto?
- Non dico questo. Dico solamente che non sarebbe affatto naturale se avesse a migliorare, che allora la malattia non  pi una malattia. Ma a proposito! c' di meglio, aggiunse l'ispettore che aveva in testa il suo piano bell'e formato e non vedeva l'ora di sfogarsi con qualcuno. Ha veduto stasera la signora Gigia? e qui abbass un po' la voce.
- La signora Gigia, la padrona? S che l'ho veduta. Non mi ha salutato nell'entrare, dal suo solito posto? Che c'e?
- Non ha visto che stasera s' messa perfino un corpetto di raso giallo e un fiore nei capelli? Da qualche tempo non  pi la donna di prima. Eh, me ne sono accorto io!...
- Cio?... domand l'armajolo questa volta stupito davvero.
- Cio, cioe!... Vuol dire che lei ha la vista troppo corta. Quella donna l, ha un amante.
- Oh diavolo! come fa lei a saperlo?...
- Dagli indiz, caro mio, dagli indiz... Quando lei vede una donna maritata che comincia ad avere una certa preferenza per qualcuno che non sia suo marito, che ascolta volentieri questo tale, che si mette in lusso proprio nell'ora in cui l'altro deve venire.... il resto s'indovina subito. E siccome certe cose non vengono agli occhi e agli orecchi altrui che molto tardi e sotto le forme pi superficiali, quando s'arriva a dubitar di qualcosa, vuol dire che il male e molto inoltrato....
- Basta, potr aver ragione lei, ma la cosa mi sembra semplicemente enorme!... Non posso credere la buona signora Gigia capace di ci; tanto pi che  gi abbastanza avanti cogli anni....
- Le donne? Caro mio, si vede che non le conosce. Tutte ad un modo, giovani e vecchie, belle o brutte....
- Cio, - interruppe l'armajolo che ci prendeva uno strano gusto a tirar in lungo le maldicenze del signor Bondanza, col presentimento d'aspettarsi da un momento all'altro qualche frase che facesse per lui, - non tutte le donne. Vorr ben ammettere che di donne oneste se ne trovan pure....
L'altro scosse un po' la testa in atto dubitoso.
- Non capisco! disse ancora l'armajolo.
- Intanto io credo che vi sieno ben poche donne oneste che alla fine dei conti non si pentano di esserlo state.... Poi, una donna  onesta a una sola condizione, che sia innamorata del marito e che in lui trovi sempre l'amante.... Senza questa condizione, anche la pi pura delle donne rimarr tale finch non trova il tentatore.... Allora, resister una volta, due, tre, ma alla fine dovr cedere e ceder tanto pi volontieri quanto maggiore  stata l'esitazione....
Una nausea amara e dolorosa saliva dal cuore alle labbra dell'armajolo. Capiva tutta l'indecenza, la sciocchezza, la volgarit delle teorie del suo compagno, sapeva anche ch'era uomo che pur di parlar male di qualcuno avrebbe parlato male di se stesso, eppure quella insolenza lanciata contro le donne, sembrava venisse a ferirlo in qualcosa di caro, venisse a distruggere in lui la fede verso qualche persona amata, e di questo soffriva. Eppure lo lasciava continuare sempre col presentimento vago e terribile che quell'uomo avrebbe tenuto in serbo per lui qualcosa d'ancor pi doloroso, d'ancor pi sconfortante. - Sar come dice lei, aggiunse poi, ma mi pare che generalizzi troppo....
-  la pura e sacra verit. Apra un po' gli occhi attorno a s e vedr che il mondo delle donne  un po' diverso da quello che s'immagina. Per le donne anzitutto l'importante non  d'essere ma di parer oneste, in quanto che l'onest, l'onore, il decoro e via, via, son tutte cose che valgono il valore che noi diamo loro; prese in se stesse all'assoluto, non significano nulla. E poi per le donne, la vera necessit della vita  d'amare. Quando non amano il marito, devono pur rivolgersi a qualcun'altro e se lei mi sa di donne che pur non amando il marito, rimangono fedeli ai loro doveri, dica pure che lo devono semplicemente al non aver mai trovata l'occasione propizia.... Ecco perch quand'io vedo una donna, sopratutto se giovane e bella, mettersi sempre in eleganza, far di tutto per attirar su di lei l'attenzione, io dico subito: Tu vuoi piacere a qualcuno e questo qualcuno non pu essere tuo marito, perch per lui certe mostre esterne sono inutili.... E poi e poi, la mi faccia il piacere, chi  quella donna che resiste a uno che le dice che  bella, che  intelligente, che ha un'anima bennata, sopratutto poi se tutte queste qualit non vi sono? E siccome pur troppo i mariti queste cose non le dicon mai alle mogli, ma anzi son propensi a trovar nelle lor donne tutti i difetti possibili,  naturale che gli altri abbiano il vantaggio.
- Ma per tornare alla signora Gigia? interruppe l'armajolo che non poteva pi resistere a quei discorsi, quasi lo interessassero personalmente....
- Per tornar alla signora Gigia, giuoco la testa, ma il sospetto  la pura verit. O l'ha gi fatta al marito o sta per fargliela.... Quando le donne ascoltan certi discorsi melliflui, complimentosi....
- A questo modo, secondo lei, una donna maritata non pu essere onesta che a condizione di non parlar con nessuno, non veder nessuno, star chiusa in casa come in un chiostro.... Come si fa allora?...
- Non dico questo, ma se incomincia ad ascoltar certi discorsi.... Sa il proverbio: Citt che parlamenta e donna che ascolta  prossima alla resa.
E il tono con cui il degno ispettore spacciava i suoi dettami d'alta morale era cos profondo e i suoi gesti larghi e misurati tanto bene appropriati alla gravit delle parole, che pi d'un avventore seduto ai tavoli vicini, s'era rivolto verso lui e l'ascoltava beato, approvandolo con cenni di mano e con dei bene mormorati con soddisfazione. A un certo tale anzi che fumava in una gran pipa di porcellana e avea una barba lunga come quella d'un'eremita, scapp detto: Bravo, signor ispettore! Questo si chiama far la predica....
- Non parlo male di nessuno, s'intende, riprese allora tutto ringalluzzito il signor Bondanza. Rispetto tutte le donne e le stimo tutte, ma chi pu vantarsi per esempio di conoscer bene la propria moglie? Chi pu dire: il cuore di questa donna non ha secreti per me? e sull'anima sua non  passato nemmeno un soffio che non sia d'affetto e di devozione per suo marito? Chi pu dir ancora: nessuno all'infuori di me  venuto a mormorar parole d'amore all'orecchio di mia moglie? Conosciamo noi le donne? Prima di sposarle no, in quanto o ne siamo innamorati e allora non le vediamo che attraverso una nebbia d'illusioni o d'errori o le sposiamo... tanto per metterci a posto, come si dice, e allora badiamo solo a tutte le convenienze materiali e su queste basiamo ogni nostro giudizio in proposito. E dopo sposate? Meno che meno le possiamo conoscere; la vita in comune di tutti i giorni e di tutte le notti fa in modo che si badi solo alle contingenze piccole, minute, ordinarie del vivere che non allo stato d'animo, al modo di pensare.... Non  forse vero che per tutti i mariti di questo mondo, un conto da pagare a fin di mese, un impegno assunto verso il terzo o il quarto, una spesa da farsi in famiglia, un trasloco di casa, la villeggiatura, son cose che li fanno pi meditabondi e pi preoccupati di quello che non sia l'indagar cosa pensa la moglie quando sta delle mezz'ore alla finestra a fissar le nuvole che passano in cielo o quando di notte sta sveglia per delle ore di seguito intanto che il marito le russa al fianco? Ed  appunto in questi momenti che tutto quanto v' di nascosto, di veramente intimo nel cuore d'una donna, viene a galla e si raffronta e lotta colla volgarit e la miseria monotona e noiosa della vita di tutti i giorni.... Chi dunque pu rispondere affermativamente alla domanda: Conosco io mia moglie? Parlo bene o no? -
Dicendo questo, l'ispettore avea volto il suo sguardo acceso e inspirato in giro a tutto l'uditorio, intanto che inumidiva le fauci con un sorso del suo barbera.
Ma pur troppo il signor Bondanza non doveva vedere del tutto soddisfatto il legittimo desiderio di farsi approvare all'unanimit, se non applaudire. Quel po' di pubblico che s'era tirato d'intorno stava gi per confermare col suo assentimento i sani e retti principii di morale privata dettati dalla sua mente illuminata ed esperimentata, quando un vocione sconosciuto surse nel fondo della sala e grid: - Ehi, signor ispettore, la finisce col predicare? Un po' ancora che alzi la voce e non si pu pi giocare.... Se ha delle novit, le vada a dire ai suoi morti.... Vuol che le regaliamo un pulpito? -
Un'omerica e generale risata accolse l'uscita del lontano avventore e l'ispettore ormai provato alla fugacit della gloria, stim prudente riabbassare il tono della voce e rivolgersi esclusivamente all'armajolo. Questi gi lontano col pensiero da quanto avveniva intorno a lui, fissava intontito i piccoli chinesi della tappezzeria, i quali chi su una barchettina colla vela spiegata, chi passando la soglia d'una pagoda coi tetti ornati di sonagliuzzi, chi inchinandosi a una donna accoccolata in un gran spiegamento di gonne, facevano le pi strane smorfie del mondo, come se il mondo veduto da quella carta da parato del valore di ventiquattro centesimi al metro quadrato, recasse loro chi sa quali visioni di misteri ignoti a tutti gli altri.
- Che ne dice dunque, signor Antonio, continuava l'ispettore, non ho forse ragione io? Del resto sa la mia massima: a pensar male non si sbaglia mai.
- Gi, rispose sbadatamente l'altro, sempre assorbito nei piccoli chinesi.
- Cosa mai la disturba stasera? soggiunse ancora l'ispettore dopo una certa pausa, durante la quale s'era occupato di vedere il fondo della sua mezza bottiglia. Niente di male, spero....
- Oh niente, sclam l'altro sussultando come se lo riscotessero dal sonno. Sono preoccupato per qualche affare che mi d delle noje. Sa bene, il commercio non  sempre rose... Facciamo una briscoletta? Siamo solamente in due, ma una partita non ci far male. - E disse questo per liberarsi dalla noja, per non dir del timore, di dover sottostare ad altre prediche.
- Vada per la briscola! Io per avrei preferito la scopa...
- Ebbene, sia pure scopa; per me  tutt'uno! - e il gioco incominci. Ma questa volta e i pensierosi re e le melanconiche regine e i baldi fanti non trovavano fra le mani dell'armajolo l'accoglienza usata. Egli si sentiva stanco, irritato, con un desiderio d'esser solo, di fuggir da quella sala piena di rumori e di gente.
Dopo tre o quattro partite la vittoria finale rimase all'ispettore il quale tutto contento d'essersi guadagnato la mezza bottiglia, offr all'armajolo di ricominciare il giuoco.
- No, basta, disse questi, stasera non posso fermarmi, Ho da far qualcosa prima di coricarmi; un po' di conti da rivedere e qualche lettera da spedir per domattina presto....
- Come, se ne va gi? sclam addolorato l'ispettore.  questa la prima sera che ci lascia appena suonate le nove!
- Che vuole, signor Bondanza? Molte volte gli affari comandan loro, e in cos dire aveva gi infilato il soprabito, pagato il vino e tendeva la mano al compagno.
- A domani dunque! Mi rincresce, mi rincresce davvero che se ne vada tanto presto!... L'altro se ne and.
L'ispettore lo segu collo sguardo, e, rimasto solo, stette per un istante pensieroso, poi sclam a mezza voce: - Basta, quell'uomo l non  sincero! C' sotto qualcosa qui; vedremo di saperlo.... - Quindi s'alz, si port sull'uscio della sala che metteva in quella d'entrata e scorse il giovanotto dell'altra sera, ritto accanto al banco che discorreva sommessamente e animatamente colla signora Gigia, intanto che il signor Gaspare, col mento sul petto e la papalina di sbieco sulla sua fronte calva, sonnecchiava fiducioso. Un lampo d'orgoglio soddisfatto illumin gli occhi del signor Bondanza. Dunque tutto era vero, dunque avea proprio colpito nel segno?! E togliendosi da quella posizione per non dar nell'occhio, s'avvicin ad un tavolo in fondo alla sala, attorno ad un gruppo di persone che sembrava ascoltare attentamente un certo tale che col braccio levato in alto e l'occhio corrucciato teneva cattedra di politica.
L'armajolo intanto, una volta oltrepassata la soglia del ristorante, si ferm sui due piedi per decidere sul da farsi. Andare a casa no, perch era troppo presto e non avea null'affatto voglia di dormire. Scender pel corso, arrivar in piazza del Duomo, nemmeno, in quanto la folla lo avrebbe infastidito; d'altronde sentiva un gran desiderio di camminare, di muoversi, ma nello stesso tempo d'esser solo per riordinare quella gran confusione di pensieri che gli turbinava nella testa.
La sera era tiepida e serena e si potevan far quattro passi all'aperto, l verso il Parco. Ma era tanto lontano il Parco! Il fatto  che, un piede dopo l'altro, l'armajolo tirava avanti adagio per un dedalo di viuzze le une pi solitarie e pi melanconiche dell'altre, senza saper proprio dov'era diretto, indifferente del resto del dove avrebbe potuto riuscire. In lui non era ancor spento il tumulto di sentimenti, suscitatogli dall'incidente del capitano, per quanto ridicolo in se stesso; e in fondo le tristi e amare parole dell'ispettore, malgrado capisse che non eran che parole e ch'uscivan da una bocca tanto sciagurata, eran cadute sul suo animo gi scosso e conturbato, facendolo vibrar tutto di timori e d'angoscie sconosciuti, come un colpo di martello su una lastra di bronzo. Quel caro signor Bondanza era un tipo da non fidarsi, lo sapeva benissimo, ma le sue parole contenevano delle grandi verit, e chi sa che non cogliesse nel segno sospettando della signora Gigia! Donne che tradiscono i mariti ve ne sono pure a questo mondo! basta guardarsi appena dattorno per convincersene, e tra queste donne ve ne sar pure una gran quantit che passeranno presso i mariti non solo, ma anche presso i conoscenti come le donne pi oneste di questo mondo e troveranno pure alla lor volta delle brave persone pronte a metter, come si dice, una mano nel fuoco per provar la rettitudine della lor vita. Dio mio, come il tradimento era sottile, come doveva insinuarsi non veduto in certe pareti domestiche! Quante persone viventi sulla fede dell'onest della propria moglie, quando questa onest non c' pi!... E per tutta questa gente le parole dell'ispettore sarebbero dunque appropriate? Come talvolta il mondo  brutto e come lui non ci aveva mai pensato prima a certe cose!
Si ferm ad un tratto colpito da uno scroscio d'acque cadenti e si trov sul ponte di S. Marco proprio davanti al piazzale della Chiesa. Come mai invece di riuscire al Parco era finito in quel luogo? Sul vasto piazzale deserto non c'era anima viva e il bel tempio nella maest delle sue ogive lombarde e nello slancio dell'acuto e sforato campanile parea vegliar su un popolo d'addormentati e di sognanti.
Solo l'onde del Naviglio scroscianti rumorose e liete attraverso le chiuse delle Conche, portavano un segno di vita in quella notte tiepida e stellata. L'armajolo, sempre camminando adagio e fumando un sigaro dopo l'altro, prese pel fianco della Chiesa desideroso di voltar gi pel Corso di Porta Nuova, il pi solitario dei grandi corsi della citt, e il rumor di quell'onde scroscianti gli accarezzava dolcemente l'orecchio e pareva mettere una certa frescura nel suo animo cos conturbato. A poco a poco quel tumulto di pensieri s'acquietava, si riposava ed egli ora poteva ragionar con se stesso con minor affanno e minor disordine di prima.
Era pur stato molto sciocco quella sera a mettersi nella condizione in cui s'era messo, di dover cio quasi sorprender sua moglie, pel timore, non so.... d'un tradimento! Come mai aveva fatto, lui sempre misurato in ogni suo atto, a lasciarsi trascinar a quell'inconseguenza? Che v'era in lui di tanto cambiato da un po' di tempo in qua da portarlo a far quello che non avrebbe mai immaginato poter fare? C'era un uomo nuovo in lui, lo sentiva, lo poteva dire francamente a se stesso, ora che si trovava solo in quel gran corso solitario, con nessun'altra compagnia che le stelle del cielo e la fuga dei lampioni a gaz che parevano rincorrersi uno dietro all'altro, impicciolendosi man mano che s'allontanavano. Che veniva a fare quell'uomo nuovo? dond'era sbucato? che pretendeva da lui? Perch ormai da un po' di tempo, a qualunque faccenda accudisse, a qualunque occupazione si desse, la sua mente non poteva esser del tutto libera e v'era sempre in fondo a ogni cosa, come un lieve picchiar di martello che pareva gli rammentasse sempre una cosa sola, alla quale doveva esser suo malgrado sempre presente: sua moglie! Perch tutto questo? Era forse pel capitano? Ma il buon senso, in quel momento padrone assoluto del suo spirito, gli diceva ch'era un'enorme sciocchezza, per non dir un'iniquit, formulare alcun sospetto in proposito. Eppure era quel sospetto che lo tormentava da un certo tempo, che s'infiltrava in ogni atto della sua giornata, in ogni suo pensiero, e sentiva inoltre che in lui non era tanto l'impressione di sospettar sua moglie avviluppata in una vergogna senza nome, quanto il dolore ch'essa non fosse pi sua. Capiva benissimo il ridicolo della sua debolezza. Sapeva che cento, che mille persone avrebbero riso di compatimento verso di lui, s'egli avesse loro manifestato questi sentimenti, ma l, in quel luogo solitario, dov'egli si trovava solo colle tenebre, bisognava pur che lo dicesse: Aveva paura che sua moglie gli sfuggisse, sentiva di non esserne pi il padrone! Ma lo era mai stato lui, il padrone di sua moglie? Da tanto tempo ch'erano insieme v'eran forse stati dei momenti in cui s'era trovato in maggior confidenza con lei, in cui avesse sentito di dominar pi l'anima di quella donna che non la dominasse ora? No, per quanto ei pensasse e ripensasse le relazioni tra lui e sua moglie, erano oggi quelle ch'erano due, tre anni or sono. E poi anche il capitano non era da poco che veniva in casa sua! L'aveva sempre frequentata, era stato le centinaia di volte a pranzo da lui, sapeva che molte volte era andato a far visita a sua moglie mentre lui era altrove; un certo anno l'aveva invitato in campagna, a settembre e v'era rimasto tre giorni, e mai non aveva dubitato di nulla.... E i modi del capitano, per quanto ridicoli e sciocchi erano sempre i suoi modi abituali. Era forse la moglie ch'era cangiata? Nemmeno; la sua Paola era sempre quella donna fredda, passiva, sottomessa al marito, tutta casa, tutta famiglia, non d'altro occupata che di preparare il pranzo e la colazione, di curarsi del marito, di tener bene la casa come sempre; la moglie cio ch'era il suo ideale, quale lui l'aveva voluta, quale lui l'avea plasmata. Allora che v'era di cambiato?
Qui il signor Antonio si accorse d'essere arrivato fino alla Porta che terminava il lungo e solitario corso e si stup del tanto cammino fatto senza quasi essersene avveduto. Si volse e vide dinanzi a s l'immensa via, coi suoi palazzi e le sue case tutte chiuse, tutte silenziose, e il lastricato che si allungava a perdita d'occhio, lucido e candido sotto l'incerto chiarore delle fiamme del gaz, senza un passante. Pareva d'essere in una citt morta e l'armajolo che pur non era uomo di fantasia molto fervida, sent l'impressione d'un isolamento misterioso e triste, come se si trovasse in una citt lontana, spenta ad ogni vita, perduta ad ogni amico. Guard le ore; eran gi le dieci e mezzo e bisognava tornare a casa, ch non voleva far tardi, essendo questo contrario alle sue abitudini. Torn sui suoi passi e ripens involontariamente al Caprera, alla folla d'avventori che a quell'ora vi si trovava ancora di certo, all'ispettore che forse predicava ancora. Che asino era stato lui, a lasciarsi impressionare dalle sconclusionate teorie di quel balordo! Quantunque a ripensarci bene, dato che vi son delle mogli che tradiscono i mariti e dei mariti (quasi tutti in questo caso) che no 'l sanno o lo sanno ben tardi, le teorie del signor Bondanza calzavano come un guanto.
E nemmeno pu un marito chiuder per sempre la moglie in casa, toglierla all'aria del mondo. Come si fa dunque a conoscerle queste benedette donne per saper fin dove si possa fidarsi? C'era un elemento di prova sicuro e deciso? Poteva lui dire veramente di conoscere la sua Paola fino all'ultime intimit della coscienza e del pensiero? Sapeva lui quel che passava sull'animo di quella donna durante le sue assenze o quando ne osservava il viso ilare o imbronciato? Chi era sua moglie infine?
Davanti a questa domanda che gli piomb di sorpresa sul cuore come se glie l'avesse fatta un altro, s'arrest sui due piedi e per la prima volta forse nella sua vita, ebbe una fuggitiva percezione d'un mondo che gli stava dattorno, che lo stringeva ogni giorno da ogni parte e che lui ignorava affatto.
Poteva lui dire in verit di conoscer veramente la donna che da cinque anni divideva quotidianamente con lui la casa, la tavola e il letto? Quando mai s'era occupato di sapere che pensasse sua moglie intorno alla morale, alla vita dello spirito se non in quanto tutto questo poteva avere una relazione colle minute faccende d'ogni giorno? Lui sapeva e credeva fermamente che la sua Paola fosse una brava e buona donna pura come l'oro; ma questa scienza e questa fede non provenivano forse dall'averla lui avvezzata ad esser l'ancella fedele delle sue abitudini, molto modeste invero, ma anche molto ostinate? Quando l'aveva chiesta in isposa, s'era occupato d'indagare quell'anima fino nei suoi pi intimi recessi, d'impadronirsi del suo spirito? Sapeva lui se la fanciulla avesse mai amato qualcuno prima d'amar lui? S'era fidato di quel che il mondo gli aveva detto, ma chi pu credere al mondo che non bada che alle apparenze e su quelle generalizza e fabbrica le sue teorie? Che ne avea saputo lui delle segrete angoscie, delle speranze, delle fedi di quell'anima? E qui scosse mestamente la testa in atto di sconforto. Come mai cambiavano le cose! Chi gli avrebbe detto due o tre anni prima ch'egli, l'uomo di fatti e di pratica, si sarebbe poi perduto dietro a queste fantasticherie, intorno a sua moglie sopratutto? Era gi la seconda volta in poco tempo che la materialit, onesta e buona fin che si vuole, ma sempre materialit, del suo fidanzamento gli saltava agli occhi. Si ricordava bene d'un certo giorno, anzi d'una certa sera, che l'aveva trovata con un libro in mano e avendo saputo che era un romanzo dove gli amori volgevan tristi e finivano tragicamente, egli le aveva detto che non capiva come si potesse divertirsi a leggere certe grullerie. La fanciulla allora gli aveva domandato: Non credi che si possa piangere e morire per amore? - Credo! avea risposto lui; ma tanto nei romanzi come nella vita le son cose da sciocchi o da fannulloni. Mandarla a lavorare certa gente! - La fanciulla non aveva risposto, ma sulla sua bella fronte da regina era passata, se lo ricordava ancora, un'ombra di sconforto e di delusione. Era segno dunque che quella donna avea su certe cose, tutt'altro che insignificanti (almeno gli parevan tali in quel momento), delle opinioni ben diverse dalle sue. E dopo sposati? S'era mai occupato di sua moglie all'infuori di lasciarle il governo della casa, di permetterle di vestirsi bene, di concederle tutti gli agi che la sua condizione economica gli permetteva? O invece non s'era egli molto occupato di ridursi una moglie a sua immagine e somiglianza per accrescersi i comodi della vita, quei comodi che dopo tutto gli eran sempre sembrati il supremo ideale al quale un uomo pu aspirare?
Lui non aveva mai dubitato di sua moglie? Mai, fino a..., e qui il signor Antonio arross nell'oscurit. La scena avvenuta nella serata all'uscir di casa gli torn vivida e netta alla memoria e se ne vergogn.
Dunque il sospetto contro la sua Paola era gi tanto inoltrato d'avergli, fosse pur stato per un solo istante, fatto fare un pensiero di quella sorte? Ma quando un uomo arriva a pensare ci che egli per un momento aveva pensato, bisogna pure che la donna abbia gi dato precedentemente seri motivi di sospetti. E poteva sospettare di sua moglie? Ma di che cosa? Che elementi aveva lui in mano? Non era sempre la donna di prima? E allora perch quell'inquietudine cos dolorosa che ora ei provava quando pensava a lei? Da che derivava dunque?
Qui il signor Antonio si ritrov di nuovo sulla piazza di S. Marco e ritorn in s. Fece uno sforzo per cacciarsi via del tutto quelle ideacce e ricordarsi ch'era tardi e che bisognava tornar a casa. Acceler il passo, procurando di pensare a quel che avrebbe avuto da fare l'indomani in bottega, alle commissioni da spedire, a certe riparazioni che voleva sorvegliar lui nel laboratorio, in quanto eran per dei clienti da non trascurare. La luce delle lampade elettriche, la folla delle vie lo avevano fatto tornare in s e pensava alla sua passeggiata sul corso di Porta Nuova come ad un brutto sogno.
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CAPITOLO SESTO.
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Del canto dell'allodola e di altre cose.
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Una mattina di domenica, l'armajolo stava vestendosi quietamente per uscire secondo il solito a far colazione. Era l in maniche di camicia, fumando il resto del sigaro della sera prima davanti alla finestra aperta, estatico nell'ammirazione dell'immensa verzura che gli si stendeva dinnanzi (se non l'ho gi detto, tutte le sue stanze davano su un gran giardino d'una casa patrizia finitima alla sua) quantunque fosse un'ammirazione pensosa e rattristata. In quel mattino non finiva mai di vestirsi, tanto i suoi movimenti erano lenti e svogliati e se ne stava l davanti a quel gran verde, che era quasi una novit per lui, riandando i casi della settimana e trovandoli amari e fastidiosi. Anche gli affari da qualche tempo non correvano coll'antica facilit; non che andassero male, ma ad ogni tanto v'erano intoppi, incertezze e disgusti. Veramente a pensarci bene, dal pi al meno gli affari eran sempre andati in quel modo, ma invece era lui che s'era cangiato, che non vi metteva pi l'ardore e l'alacrit di prima e che per conseguenza risentiva pi che per il passato le ammissibili e varie evenienze del traffico. Poi v'era stato anche l'amico capitano che aveva contribuito non poco a metterlo di malumore. Un giorno rincasando, dopo esser stato assente un paio d'ore per sbrigare certe sue pendenze presso una banca, era salito in casa per cambiarsi d'abito, e aveva trovato in salotto il capitano in istretto colloquio con sua moglie. C'eran di mezzo  vero un paio di ricette di cucina ch'ei sapeva che lo Stampella avea da tempo promesso di portare e, considerata la sua assenza, era naturale che l'amico fosse salito dalla signora; tante volte era accaduto questo e mai non s'era sognato di averne a male. Perch mai ora non poteva pi sopportarlo quel capitano? Perch non gli piaceva affatto ch'egli si trovasse con sua moglie? Era la storia solita che lo tormentava da tanto tempo... Poi in quei giorni gli era anche parso che sua moglie non fosse proprio pi quella di prima, che tenesse un contegno insolito, che avesse sul viso delle preoccupazioni che la facevan pi chiusa e pi silenziosa delle altre volte. Veramente non sapeva nemmeno lui se tutto questo era vero; forse poteva esser il gioco della sua fantasia sospettosa, ma ad ogni modo insomma tra l'una e l'altra cosa la settimana non gli era trascorsa troppo quieta.
Per di pi, in quel mattino di domenica si trovava solo, con un'intiera giornata che non sapeva come far passare. La moglie era partita la mattina per tempo per Binasco (mezz'ora di treno dalla citt) colla bambina e la domestica, per visitarvi una certa zia (l'unica parente che le rimanesse) che da tempo non stava troppo bene e che in quei giorni era venuta aggravandosi. A tutta prima l'armajolo s'era sentito spinto d'accompagnarsi colla moglie e passar quindi insieme la giornata, ma poi aveva deciso di lasciar che le donne andassero sole, che lui voleva godersi tutt'intiera la sua libert.
Se ne stava dunque il nostro armajolo dinanzi al bel giardino, incantato di tanto verde, inebbriato di quella primavera ch'era dovunque e che pareva volesse entrargli in cuore a rinnovarlo d'una vita pi fresca. Pareva quasi che fosse la prima volta che assistesse a quello spettacolo, visto da lui chi sa quante altre volte e di cui solo in quel momento sentiva tutta la commovente serenit.
La citt in quel momento gli pareva lontana e con essa gli affari, le noie quotidiane, e l'occhio suo curioso e beato errava di cespuglio in cespuglio, di macchia in macchia, desideroso di sprofondarsi in quel verde, ansioso quasi di scoprirvi qualche recesso quieto e segreto nel quale poter riposare e lasciare che il tempo passasse, non curandosi nemmeno di finir di vestirsi.
A un certo momento un cinguettar dolce e prolungato lo attir; abbass gli occhi e proprio sotto la sua finestra, scorse un mandorlo fiorito nell'ineffabile pompa dei suoi fioretti rosei. Estatico dinanzi all'inaspettata fioritura, cullato da quel cinguetto che ignorava donde venisse, il suo pensiero err per mille diverse regioni incerte e indefinite, ma tutte dolci e commoventi. Poi s'accorse che il cinguettar proveniva da una allodoletta che posata su un estremo ramo del mandorlo, proprio sull'ultimo suo virgulto allungantesi nel vuoto, cantava cogli occhi rivolti al cielo, colle ali che fremevano l'imminente slancio verso lo spazio. L'armajolo si beava di quel canto e di quei fiori, di quel canto sopratutto cos intenso di pace e di contento nell'esile acutezza delle sue note e si lasciava prendere da una tenerezza interna, da un sentimento infantile di commozione che gli dissipava tutte le noje e i crucci di quella settimana, tutta la grave melanconia di quella mattina. La lodoletta schiuse del tutto le sue ali e slanciandosi rapida come una saetta nell'infinito azzurro, parve col canto gaudioso immergersi in un'onda di inesprimibile gioja. L'armajolo la segu collo sguardo finch gli fu dato vederla e rimase anche lui come perduto, gli occhi abbacinati, nell'ampiezza sfolgorante del cielo. Quanta libert in quello spazio e come l'augellino doveva sentirsi felice di poterlo attraversare in tutta la sua vastit, senza nessun impedimento, senza nessuna cura interiore che gli amareggiasse l'andar suo! Poter anche lui far come la lodoletta! Scorrer da sovrano i cieli e la terra, bearsi nel verde e nell'azzurro di quella gloriosa primavera! Sciocco anch'egli a logorarsi la vita da mane a sera, sempre dietro al suo banco, immerso negli affari, pel solo scopo di accumular denari, quei denari che ora non potevano dargli certamente quella pace interna di cui sentiva tanto bisogno. Perch non era mai andato in campagna, non avea mai voluto godere un po' di libert, un po' d'aria pura?... Qui scosse la testa con un sorriso tra il mesto e l'ironico. La campagna per lui? Voleva dire un paio di mesi di villeggiatura, in una qualunque villa d'affitto della Brianza dove allogava la moglie e dove arrivava ogni sera e ne ripartiva ogni mattina non potendo e non volendo, per quella fisima della campagna, abbandonare gli affari. L'inesprimibile e monotona fatica di quell'andirivieni era di poi aumentata dalla noia indicibile della domenica, costretto a passarla in villa, accanto alla moglie, smarrito e annientato quasi in un mare di polvere e di sole, fra le mosche sempre pi insistenti e i villani gialli e irosi, il tutto in un paesaggio di campi bruciati dal sole e dall'afa, di gelsi nani, streminziti e polverosi. Quelle domeniche, qual terrore! E dire che v'era della gente che faceva dei sagrifici per andarsene dalla citt, che avrebbe stimato disdoro il non recarsi ai monti o al mare, come si usava dire e che gettava i denari a palate per quel bel gusto! In fondo lui non aveva mai capito la campagna con tutto quel corredo di rettorica che gli si  fatto d'attorno e aveva sempre trovato che una bella casa in Milano, con un buon pranzo, la partita al Caprera alla sera e un po' d'affari che andassero discretamente, la citt era sempre preferibile a tutte le villeggiature di questo mondo, le quali in fin dei conti eran sempre fatte d'alberi, di campi, di colline e di vette alpine sfumanti all'orizzonte!
Ora per, fosse l'effetto di quella mattina di aprile, fosse una sua speciale disposizione d'animo, sentiva che se invece d'essere serrato fra quelle quattro pareti, d'aver attorno i muti oggetti di ogni giorno, si fosse trovato nell'ombre misteriose e verdi d'una foresta, o sulla sponda soleggiata di qualche lago solitario, si sarebbe trovato bene, si sarebbe almeno sollevato di tutti quei crucci che gli gravavano il cuore.
E qui, come gi qualche altra volta, ebbe l'impressione d'una vita, la sua, non ben goduta, male interpretata per aver obbedito a dei princip ch'egli credeva giusti e incrollabili, a dei portati d'una sapienza che aveva con s la prova dei fatti, ma che ora, da tempo, sospettava venissero meno al compito loro. Forse una passeggiata solitaria nella quiete d'un vespero estivo, su qualche stradicciola perduta in mezzo ai monti era preferibile alla compagnia degli amici del Caprera? Anche sua moglie (strano che non poteva assorbirsi cinque minuti in un'idea qualsiasi, se non gli venisse sempre accanto l'ombra di sua moglie) amava tanto i fiori e la campagna; si ricordava anzi di certe timide lettere scrittegli nel loro fidanzamento, in cui la fanciulla gli avea parlato di casine perdute fra il verde de' colli e di prode ombrose e fresche, dolci asili di quiete meridiane!... Tutto questo egli l'aveva sempre ritenuto come elemento obbligatorio di tal singolar genere di corrispondenze, ma ora, in quella mattina, trovava che sua moglie, come tant'altri forse, potevano aver ragione. Non sarebbe forse bello, far all'amore sulle piagge fiorite, in un mite mattino di primavera, col fragor lontano dell'onde d'un mare invisibile? E cos in confuso gli tornarono in mente, in un'incertezza di contorni e di suoni, i pochi poeti che aveva letto annojandosi sui banchi della scuola e qualche romanzo leggiucchiato alla meglio in tempi molto lontani, nella prima sua giovinezza. Gi, per far l'amore, meglio la campagna che non la citt con tutte le sue noie e i suoi affari che stringon dovunque, che soffocano tanto! Strani anche certi suoi pensieri! Come mai lo prendeva lui, uomo serio, non pi bambino, questo desiderio d'amore e di campagna?
Stette collo sguardo perduto e colla mente incerta a fissare il gran verde che gli stava dinanzi e l'ultime linee delle immense e folte quercie secolari che limitavano il giardino all'orizzonte, e sotto a quell'indefinito suo smarrimento nel verde e nella luce, sentiva salir su una commozione che lo stringeva al cuore, che lo serrava alla gola. E pens a un bel viale in fiore, inondato dalla luce mattinale, sotto cui egli passeggiava insieme a sua moglie bella e quieta come sempre, ma spirante dallo sguardo una fiamma di tenerezza amorosa, mai veduta prima. Passeggiavano insieme uniti, colle spalle che si toccavano, senza dire una parola, coll'anima piena d'una tenerezza soave e lagrimosa. A un certo punto lui le cingeva la vita, l'attirava a s e le diceva mestamente, fissandola in quei suoi occhi neri e profondi: Paola, Paola, perch non mi consoli?! Non senti quanta tristezza ho in cuore? -
La visione fu tanto evidente, che l'armajolo si scosse come esterrefatto e si domand se per caso non si fosse addormentato in piedi accanto alla finestra. Si volt verso la stanza come a cercar per davvero sua moglie, e non trovandola se ne rammaric. - Potevo accompagnarla almeno a Binasco! mormor a mezza voce. Rientr nella camera, si mise davanti allo specchio e fin di vestirsi. Mentre si accomodava la cravatta, una cravatta ribelle ad ogni nodo, gli veniva fatto d'osservar nella gran luce dello specchio la propria camera e per la prima volta gli fece un'impressione di cattivo gusto. Quei mobili, cos detti di lusso, tutti in istile, parevano dirgli: - Bada, armajolo nostro, che noi siamo troppo boriosi, troppo ingombranti, troppo lucidi. Noi mostriamo a tutti il nostro prezzo di costo molto elevato e facciamo sapere a tutti che apparteniamo a un signore. - Gi, pens l'armajolo ch'era finalmente riuscito ad annodarsi la cravatta, mi accorgo adesso che questa camera  troppo piena di mobili; vi son troppe tende, troppi quadri, troppi panneggiamenti. Molte volte si crede di far del lusso e non si riesce invece che a far dell'ingombro. - E torn a guardar fuori della finestra dove c'era tanto spazio e tanta luce.
S'avvicin a una poltrona ove disposti l'un sull'altro stavano ben ripiegati e stirati il panciotto e la giacca e pens ancora a sua moglie, che pur frettolosa di partire in quella mattina, s'era per ricordata di prontargli i suoi abiti, onde non avesse a spazientirsi nel cercarli; pens a questo e s'intener di nuovo e gli rincrebbe che essa non fosse l. Vestito che fu, s'avvi per uscire, chiudendo l'uscio di casa dietro a s, preoccupato dal come avrebbe potuto far passare quella domenica ch'ei gi sentiva pesante quanto mai.
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CAPITOLO SETTIMO.
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Dove si vede come l'armajolo non fosse proprio il marito pi  felice di questo mondo.
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L'accorto e avveduto lettore che mi ha seguito sin qui, si domander a se stesso come mai l'armajolo, dato l'uomo ch'egli era, poteva lasciarsi metter sossopra da simili giuochi di fantasia, nuvole erranti nell'oziosaggine dei momenti di riposo e si domander ancora, o piuttosto domander a me che ne racconto la storia, come mai poteva un simil uomo pensare nel modo suddetto. Ecco, s'io avessi a dir la verit e se non fossi sicuro di raccontare una storia vera, direi col mio lettore che davvero l'armajolo non lo capisco troppo nemmeno io, e che l'impressionabilit cos subitamente sopravvenuta in lui e cos facile ad eccitarsi per inezie delle quali un galantuomo qualunque, occupato dei suoi affari e senza fastidio alcuno, non s'accorge nemmeno, mi pare assolutamente fuori di luogo. Ma torno a ripetere, la storia ch'io racconto  vera e il mio protagonista ch'io conobbi a lungo e profondamente si trov proprio soggetto, mal suo grado, a siffatte dolorose incertezze. Che se ne deve dunque concludere? Io non sono un filosofo, quindi non potrei qui addurre ragioni pi o meno convincenti del cangiamento d'animo del signor Antonio, a meno di dire che vien per tutti un momento in cui accadono nell'intimit della coscienza certi fatti speciali, certe modificazioni di sentimento che non si possono facilmente spiegare, a meno di ricorrere alle solite teorie delle cause lontane e degli effetti prossimi; ma come dico di queste cose io non me ne intendo e lascio agli altri lo spiegarle. Per me tiro avanti nel mio racconto, nella ammissibile speranza che il non mai tanto sullodato lettore mi segua fino alla fine e attenda a trovar l la spiegazione di quanto pel momento non pu capire.
Ci che v'era di veramente certo, si era che l'armajolo non era pi l'uomo d'un tempo; se ne accorgeva lui, se ne accorgevano gli altri. L'antica serenit dello spirito, quel concetto pratico delle cose che in lui era stato cos forte, quel considerar tutto quanto gli stava d'attorno sotto un punto di vista della minor o maggior convenienza a suo riguardo, quella filosofia cos consolante che lo faceva noncurante di ci che non lo toccava dappresso, se n'era andata, o almeno veniva battuta in breccia da una folla di sensazioni nuove, di percezioni di vita che prima non aveva mai avute, e che lo angustiavano, lo intristivano, lo stancavano. Tutto quanto prima gli era caro, ora gli veniva a noia; una irrequietezza interna lo teneva sempre in ansia su tutto quanto faceva o vedeva fare e in fondo a tutto questo sentiva farsi avanti un pensiero terribile, che non osava confessare nemmeno a se stesso, tanto lo avrebbe atterrito se lo si fosse trovato dinanzi completo e spiegato in tutta la sua consistenza, il pensiero cio d'essersi sbagliato a credere che il mondo fosse proprio come se lo aveva fabbricato il suo cervello, quel mondo nel quale s'era addattato per tanti anni, nella fiducia d'aver proprio raggiunto l'esaudimento completo dei suoi desideri.
Molte volte si sorprendeva in bottega, dietro il suo banco, coi libri dei conti davanti e la penna in mano e pensava a tutt'altro che alle cifre da disporre in colonna, che alle fatture da elencare. Bastava alzasse gli occhi, fissasse oltre i vetri un passante qualunque, perch lo seguisse collo sguardo fin dove poteva scorgerlo e lo seguitasse ancora col pensiero dopo ch'era sparito ai suoi sguardi. E d'uno in un altro pensiero allora, mentre se ne stava colla penna alzata fra le dita, finiva sempre a un termine unico: sua moglie. Ormai questa donna era diventata il fondo d'ogni suo pensiero, l'elemento unico di tutto quanto pensava. Ma perch questa donna che da cinque anni divideva con lui l'intimit della vita coniugale, gli si presentava ora sotto un'apparenza tanto nuova e cos speciale? In quanto ch'egli capiva benissimo, nei suoi momenti di quiete, che il capitano Stampella non era proprio da prendersi sul serio e che sarebbe stato sommamente ridicolo il dargli la bench minima importanza; ma nello stesso tempo l'idea che sua moglie potesse aver confidenza con un altro uomo, anche nei limiti della pura cortesia di prammatica, che potesse sorridere, mostrarsi contenta, affabile cogli altri, mentre con lui era tanto fredda e compassata, lo angustiava. Ma pur troppo vi eran per dei momenti, in cui il buon senso e il sano equilibrio di spirito dell'armajolo dovevano arretrarsi dinanzi ai turbamenti tempestosi che gli salivan su dal cuore a sconvolgerlo tutto. Allora dubitava d'ogni cosa, sentiva un fondaccio di malignit perfida e cattiva sollevarsi come pece bollente al di sopra dei suoi sentimenti e temeva della moglie, temeva del capitano, degli amici, di tutto insomma. Come mai, si domandava pure talvolta, mi son io ridotto a questo? Che  intervenuto di grave, di speciale nella mia vita, per farmi seguire una corrente cos contraria alle mie abitudini, al mio carattere? Cercava allora dentro di s, attorno a s, ma non trovava nulla e si stancava in quella ricerca.
In tal modo scorrevano le ore, i giorni, le settimane, colla monotona e ostinata regolarit del tempo che passa sempre eguale, malgrado la instabilit dei nostri desideri, malgrado la fugacit delle nostre gioie, la persistenza dei nostri dolori. - Ferma, ferma, dicon gli uni al tempo; corri, corri, gli dicon gli altri! E gli uni e gli altri ingannati dai miraggi del loro cuore non s'accorgono punto ch'ei passa sempre eguale per tutti, tutto travolgendo nel suo andare, tutto spegnendo nella fredda e sconsolata nebbia dell'oblio, tutto accomunando in un'uniforme incertezza di memorie vaghe e indefinite. Il gran dolore che oggi ci angoscia, e che ci sembra il pi acuto, il pi disperante di quanti abbiam mai provato, che sar di qui a due, a cinque, a dieci anni? Una fuggevole larva che ci far meravigliare d'averla presa un giorno per una realt tanto cocente. La gran gioia che ci attende, verso cui aneliamo da tanto tempo, che diverr a sua volta di qui a un po'? A mala pena ce ne rammenteremo e rammentandola ci domanderemo com'essa un giorno abbia potuto impadronirsi di tanta parte di noi, foss'ella pure l'ineffabile gran gioia d'amore.
L'armajolo dunque tirava innanzi i suoi giorni e le sue notti nel modo che abbiam narrato, quando un giorno, dopo aver licenziato un cliente che da due ore lo teneva occupato in una serie di commissioni, si ricord subitamente d'una lettera da scrivere ad una casa fornitrice per alcune ordinazioni. Avea bisogno del catalogo di questa casa per assicurarsi di certi prezzi. Cerca di qua, cerca di l, il catalogo non saltava mai fuori. Finalmente si ramment d'averlo portato di sopra la sera prima, per sfogliarlo durante il pranzo. Chiam allora forte: Achille! - Il gobbetto che era appena tornato da una lunga corsa in citt, si present sempre timido, sempre tenendosi a una certa distanza dal padrone.
- Va su dalla signora e dille di darmi quel catalogo che trover o sulla credenza nella sala da pranzo o in camera sul cassettone.
- La signora non  in casa, soggiunse allora ingenuamente il ragazzo.
- Come fai a saperlo? sclam l'armajolo sorpreso.
- L'ho vista io un momento fa passare da piazza S. Carlo: era insieme al signor capitano Stampella...
- Va bene, rispose l'altro spiccando lentamente le parole, va di l... - e s'appoggi colle due mani al banco per non cadere. Prima vide tutto rosso come se una gran vampa incendiasse la bottega, poi un'ombra nera gli cal sugli occhi, s'accasci sulla sedia, e stette l, un minuto, due, cinque, intontito, senza poter raccapezzarsi, coll'impressione d'aver ricevuto una gran mazzata sulla testa. Le orecchie gli fischiavano e un gran freddo di morte gli saliva dal cuore alla fronte. Poi un dolore acuto, straziante che l'avrebbe fatto urlare se si fosse trovato solo, lo fece balzare in piedi e ritornare in s. Dunque a tanto era arrivata quella donna? Farsi veder di quell'ora, in pieno giorno, in uno dei luoghi pi frequentati della citt, col capitano? E il suo pensiero si smarriva in un doloroso tumulto di dubbi, di supposizioni le une pi spaventose dell'altre ed orrende visioni di ritrovi equivoci, di camere d'albergo, d'infamie e di tradimenti senza nome, gli passavano e gli ripassavano vertiginosamente dinanzi, senza ch'egli potesse fermarle, senza ch'egli potesse opporsi al lor trapasso turbinoso e atroce. Un barlume di buon senso gli fece capire che in quello stato non poteva durarla, altrimenti sarebbe morto. Prese il cappello e usc dalla bottega a respirare un po' d'aria, attravers la strada, entr dal tabaccajo di fronte, comper da fumare, bevve una bibita fresca poi usc e s'allontan d'alcuni passi, senza saper punto dove andava. - Bisogna che riordini i miei pensieri, mormor, altrimenti sento che impazzisco. - Ritorn indietro, rientr in bottega e trov un cliente che lo aspettava. Bisogn parlare a lungo, discutere, contrattare, tirar di prezzo, prendere accordi per le spedizioni e via via. Quando dopo una buona mezz'ora l'avventore se ne and, la calma era rientrata nello spirito dell'armajolo, ma era una calma cupa, pesante, come di tomba. - Stasera, le parler senza fallo, succeda quel che vuol succedere. Dopo tutto non voglio sottostare a certe infamie. Voglio sapere ogni cosa. - Ma il viso quieto e sereno di sua moglie gli si present subito alla mente; e pi per presentimento che per una persuasione diretta, si avvide che forse non avrebbe avuto il coraggio di dir del suo sospetto e dell'ira sua a quella donna. E se non fosse vero, se l'esser insieme col capitano fosse stata una pura combinazione? Dopo tutto era talmente sciocco quell'uomo, che incontrandola casualmente in istrada, poteva anche essersi offerto d'accompagnarla per due passi; era un amico di casa infine, in intima confidenza col marito... Si sa, le donne, a meno d'esser proprio scortesi, certe offerte dettate da una galanteria sciocca fin che si vuole, ma pur ammessa e riconosciuta dal mondo, non possono far a meno d'accettarle...
Come mai non aveva subito pensato all'innocenza di quell'avvenimento? Che asino era stato a spaventarsi in quel modo!
Ma qui le parole del signor Bondanza dette in quella memorabile sera intorno alle donne, gli ritornarono nette e decise all'orecchio e il poverino si trov di nuovo ripiombato nell'oscuro abisso delle sue angosce...
- Gi s'incomincia cos! - mormor ancora, intanto che si dava a tutt'uomo ad elencare sopra un registro una serie di pacchi di cartuccie, disposti in vario ordine e in varie altezze sul banco. L'occhio leggeva macchinalmente le cifre dell'etichetta, la mano pur macchinalmente scriveva quei numeri, ma la sua mente errava lontana. Oh se errava lontana quella povera sua mente fin allora non altro che attenta ai fatti netti e visibili, alle circostanze quiete ed egoistiche dell'antica sua vita di comode abitudini e di esaudite soddisfazioni! Un colpo come quello il poverino non se l'aspettava di certo e per quanto volgesse e rivolgesse l'accaduto in tutte le interpretazioni possibili, gli rimaneva sempre l'atrocissimo dubbio e la persuasione che la verit vera forse non l'avrebbe mai saputa. - Perch, si disse un momento a mezza voce, o ci che sospetto  vero e la perfidia di quella donna  allora gi arrivata a tal punto, che le sar facilissimo non solo il mentire, ma anche l'illudermi dandomi a credere chi sa quali inganni: o non  vero e allora io faccio una triste figura presso di lei e mi taglio la strada in seguito di sorvegliar queste attenzioni del capitano, alle volte quest'imbecille si mettesse in testa di molestar mia moglie! - E come tutti gli uomini di molta pratica e di mente fredda, commetteva in questo ragionamento l'imperdonabile errore di stabilire due termini assoluti della questione, senza sospettare che fra l'esser sua moglie in intima e diretta relazione col capitano e il non esserlo affatto correva una tal gradazione di modalit da distruggere affatto le conclusioni ch'egli ricavava da questo suo bel ragionamento. Un filosofo, di quelli che stampan libri e che sono in molta confidenza coi primi princip e le ultime cause, di quelli che hanno in tasca la materia e lo spirito, avrebbe appunto ragionato come in quel momento ragionava l'armajolo e non per questo avrebbe ragionato bene.
In fondo a tutto questo per non era in lui tanto lo sdegno verso sua moglie e il capitano, quanto il dolore acuto e profondo di vedersi sfasciare proprio sotto gli occhi uno dei tanti edifici ch'egli s'era inalzato adagio adagio ed entro cui aveva per tanto tempo albergato ci ch'egli si credeva in diritto di chiamare il proprio diritto, ci che forse qualcun'altro avrebbe chiamato il proprio egoismo. Aveva creduto che una moglie come la sua, da lui plasmata a immagine e somiglianza del concetto di vita che s'era formato, non solo non si trovasse troppo facilmente, ma che si riconoscesse a lui tutto il merito d'averla ridotta tale. Quante volte sentendo i mariti lamentarsi per una ragione o per un'altra delle proprie compagne, non aveva pensato: Asini! Chi v'ha detto di sposarla senza sapere se vi conveniva o no? Perch vi siete lasciati adescare dai vezzi, vi siete lasciati bendar gli occhi dalla passione senza badare al sodo? E una volta sposati perch non l'avete ridotta a uso e consumo delle vostre abitudini, dei vostri desideri, delle vostre idee come ho fatto io? Non vedete la mia? Domani potrei darle ad intendere che un cavallo ha cinque gambe invece di quattro, ch'ella  costretta a credermi e vorrei ben vedere il contrario!  la mia serva umilissima e non si permetterebbe punto la licenza di dissentire un istante da quello che penso io, di discutere le mie abitudini, i miei gusti, le mie pretese... Non avete saputo farle sentir la vostra superiorit, l'avrete trattata da pari a pari, fors'anche le avrete fatto capir prima di sposarla ch'era una grazia ch'ella vi faceva a volervi bene e a consentire a unirsi con voi, le avrete detto ch'era una dea, ch'era la bellezza personificata, vi sarete disperati, avrete pianto, sarete arrivati al punto di mettervi in ginocchio davanti a lei, ed  quindi naturale che avendo in tal guisa spostate le giuste relazioni che devono correre tra un uomo e una donna, ora ve ne troviate pentiti!...
Tutto questo gli tornava ora in mente e doveva confessarsi che con delle massime di vita coniugale cos ben precisate, conclusioni d'un'esperienza e d'un senno ch'ei credeva irrepugnabili, non credeva punto d'arrivare a pensar di sua moglie ci che pensava in quel momento, di soffrire quel che in quel momento soffriva. In quanto che il pover'uomo si sentiva proprio in preda a una di quelle delusioni laceranti davanti alle quali le cose del mondo cangiano l'aspetto loro e cominciano a presentarsi sotto un'apparenza ben diversa.
- Che si ha da fare qui? pens ad un certo momento. Voglio anche sperare che quanto  avvenuto sia un caso fortuito, lo credo anzi; ma ad ogni modo lei deve dirmi tutto e d'ora innanzi proibir al capitano di metter il piede da me. -
Ma non aveva appena formulato questa idea, che s'avvide subito quant'essa fosse di difficile attuazione. L'antico buon senso, ritornato in lui, gli faceva vedere la sproporzione di quella sua esigenza, data la vanit del sospetto. - Come dire al capitano di star lontano da casa mia? Come far capire alla moglie ch'era bene ch'ella non lo ricevesse pi? - Bisognava pur che desse delle spiegazioni, o che almeno facesse capire quanto quell'amicizia lo arrovellasse; avrebbe dovuto, sopratutto dinnanzi alla sua Paola, rivelarsi per tutt'altr'uomo di quel che era, mostrarsi debole, irriflessivo, sospettoso come tutti gli altri, e allora agli occhi di lei, e chi sa di quant'altri, sarebbe disceso da quel piedestallo di seriet, di fermezza e di buon senso sul quale da tanto tempo si mostrava in pubblico. A meno che le cose tra sua moglie e il capitano fossero tanto avanti, da richiedere un vero ed energico atto di..., ma il pover'uomo al pensiero che davvero le cose stessero a quel modo, non resse pi, e sent un tal gelo di morte stringergli il cuore, che non os proseguire.
Seduto al banco, colla testa appoggiata ad una mano, gli occhi al soffitto, sentiva la sua mente smarrirsi dietro una corsa pazza e furente di pensieri accavallartisi gli uni sugli altri come stormi di nubi procellose. Un'idea sola riusciva fra tante a farsi distinguere: parlare a lei, domandarle come mai s'era trovata col capitano in quel giorno e assicurarsi quindi che tutto era un caso fortuito e poi tentare, se si poteva, di farle capire quanto lo seccasse l'amico... Altro in quel momento non avrebbe saputo inventare, ma anche qui sorgevano delle difficolt. Lui sempre cos asciutto con sua moglie, sempre breve e spedito nelle sue parole con lei, come intavolar un discorso simile?.. Capiva ch'era una vilt quella sua timidezza, si spaventava ancor pi nel vedere come sua moglie assumesse ora una personalit tutta propria che gli metteva soggezione e quasi timore. Non avrebbe mai creduto di dover arrivar con lei a questo punto! Eppure non voleva andar a letto quella sera, se non aveva avuto una spiegazione da potergli mettere il cuore in pace; il colpo era stato troppo forte! Si stupiva di questo, si domandava come mai si fosse lasciato tanto impressionare da quell'incidente, perch mai quella donna gli lacerasse il cuore con tanta insistenza e per qual ragione in lui non era tanto lo sdegno e l'ira quanto che la sua Paola non pensasse pi a lui...
Entrarono in quel mentre varie persone a pi riprese e l'armajolo a malincuore dovette occuparsi di ascoltarle, servirle, discutere sui prezzi... Ma intanto le sei eran vicine ed egli aspettava il momento di trovarsi solo colla moglie come una liberazione.
Scoccarono le sei ed egli sent il sangue dargli un tuffo al cuore. Proprio all'istante d'uscir di pena, sentiva mancargli il coraggio, sentiva che si sarebbe smarrito dinnanzi alla donna, che non sarebbe stato capace di trovar le parole. E un'irritazione sorda e amara contro se stesso lo prendeva, contro quel non saper dire il fatto suo alla persona pi vicina a lui, a chi dopo tutto era l'unica sua confidente di tanti anni.
Chiuso il negozio, licenziato il fattorino, l'armajolo sal alle proprie stanze. Il suo passo era grave e lento come di persona stanca e man mano che saliva sentiva il turbamento del suo cuore farsi pi profondo. Come mai, lui, l'uomo forte e sensato, s'era lasciato ridurre in quella condizione?
Nella sala da pranzo, trov come al solito la moglie e la bambina, gi sedute a tavola, non aspettando che lui per mettersi a mangiare. Fiss sua moglie e non trov nulla di cangiato, nulla di straordinario in quel suo bel viso quieto e sereno come sempre e questo lo turb ancor di pi, in quanto gli aumentava la difficolt delle spiegazioni da chiederle. Sedette alla sua volta chiuso e muto come una statua, e mentre mangiava lentamente, col cibo che non voleva andargli gi e pareva gli crescesse in bocca, tentava di coordinar le sue idee, di trovare un pretesto qualunque per entrare nel penoso argomento, e teneva gli occhi sul piatto, non osando guardar sua moglie, temendo gli leggesse in viso la tempesta interna. Se almeno avesse parlato lei, se gli avesse porto un filo per incominciare il discorso!
La signora Paola, bench abituata alla taciturnit del marito e sapendo per esperienza che quando egli era a tavola, non era uomo di molte parole non solo, ma che non amava affatto esser disturbato da chiacchiere, capiva per che in quell'uomo dovevano passare turbamenti insoliti, tanto il suo viso era stravolto e i suoi modi strani.
Chi non capiva affatto questo, sia per mancanza d'esperienza nei travagli di questo bel mondo, sia per esser rivolta a tutt'altri pensamenti, era la bambina, la quale troneggiando su un alto seggiolone asserragliato e circuito di ripari come le mura di una citt assediata, avea davanti a s una scodella di pappa e in una mano un cucchiajo di legno. Era nell'intenzione della mamma e fors'anco del lettore che quel cucchiajo dovesse servir d'intermediario tra il piatto e la bocca; ma chi sa per quali cause a noi affatto ignote, pareva che la bambina avesse idee tutt'affatto speciali circa quello che i fisiologi chiamano i primi due atti dei nove che compongono la digestione, cio la pressione e l'introduzione del cibo, considerato che prima che il cucchiajo s'intingesse nella pappa descriveva nell'aria dei giri misteriosi a guisa d'una bacchetta divinatoria agitata da un negromante, poi una volta intintosi, prima d'entrar nella bocca, compiva un viaggio ideale intorno alle varie parti del viso, come sarebbe a dire, la fronte, gli occhi, il naso, lasciando, s'intende, su ognuna d'esse le traccie semiliquide del suo contenuto. E come se tutto questo non bastasse a dimostrare le attitudini tutte speciali della fantolina a inventar nuovi modi di pranzare, accompagnava ogni suo gesto con strida acutissime, con un agitar di piedi sui regoli del seggiolone, mettendo l'altra mano libera nel piatto di pappa, come per tenerla ferma. La signora Paola che col cuore sospeso per l'atteggiamento del marito, seguiva impaziente il curioso modo di mangiare della sua piccina, a un certo momento s'alz risoluta e avvicinandosi alla bambina, le tolse il cucchiajo di mano e tent, diremo cos, d'insegnarle, secondo la regola della buona societ, come si doveva fare, imboccandola lei stessa. Non l'avesse mai fatto! Gli strilli raddoppiarono in guisa tale, gli sforzi fatti dalla bambina per strappare di mano della mamma il cucchiajo furono cos furiosi, che la signora lev di peso dal seggiolone l'indipendente mangiatrice e la port difilata in cucina, incaricando la domestica di farla in un modo o in un altro terminare quello strano pasto.
Rimasti soli i due coniugi, parve che l'ombre che gravavano la fronte dell'armajolo s'appesantissero ancor pi. Egli sentiva che quello era il momento opportuno di parlare, ma in pari tempo un senso di dispetto, di disagio per la sua debolezza davanti a quella donna, gli toglieva la parola e come succede sempre a chi discute troppo sul da farsi invece di fare, egli si perdeva in mille sottilizzazioni circa l'incontro di sua moglie col capitano in Piazza S. Carlo, tentando di presentarselo sotto un'interpretazione tutt'affatto speciale, per poi poter farne parola a lei. E in queste incertezze egli taceva sempre, pur sentendo che pi il silenzio si prolungava e pi le difficolt di parlare aumentavano.
In quel mentre la signora Paola ruppe il silenzio:
- Ma Antonio, disse con voce un po' tremante, che hai stasera? Non ti senti bene? T' accaduto qualcosa?
L'interrogato al suono di quella voce e a quella domanda, si riscosse tutto, come se fosse stato sorpreso in qualche mala azione. Alz gli occhi sulla moglie e al vedere quel suo viso agitato e trepidante, lo prese un rovello ancor pi acerbo, e sdegnato contro se stesso, impazientito quasi contro la donna perch aveva indovinato il suo turbamento, scroll rudemente le spalle e col tono abituale di voce, rispose secco, senza quasi pensarci: - Io? Niente, niente! Non so perch t'immagini ch'io abbia qualcosa di strano...
- Come, riprese l'altra, stavolta un po' imperiosamente, ti par questo il modo di trattare? Vieni su oscuro in viso, ti siedi, non parli con nessuno, non guardi nemmeno la bambina!... E vuoi ch'io non pensi male?
- Eh non seccarmi, che non ne ho proprio voglia stasera! esclam indispettito l'armajolo, ritrovando tosto l'antica abitudine di non permettere che sua moglie si pigliasse dei modi di superiorit con lui. - Ho quello che ho e non ammetto che tu mi annoi colle tue querimonie.
- Ma Antonio, non sei mai stato come stasera! riprese allora mestamente la bella donna. Non si pu pi nemmeno parlarti insieme - e la sua voce aveva una lontana eco di pianto.
L'altro torn di nuovo a fissarla, e al veder quel viso cruccioso e melanconico, sent dentro di s un rimescolo angoscioso. Possibile che quella donna lo tradisse? Colei che in quel momento gli parlava era stata nella giornata a passeggio col capitano? Accasciato sotto questo dubbio cos atroce, torn a chinar gli occhi e tacque.
La signora Paola allora, un po' per il dispetto di quel contegno, un po' per un insieme di paure e di supposizioni, s'alz repentina da tavola e sclam: - Vedo che vuoi esser solo! - e ripar in camera dove gli strilli della bambina continuavano ad accompagnare le varie fasi di quel famoso pasto, ora diretto pi o meno sapientemente dalla domestica.
L'armajolo rimase male a quell'improvvisa partenza e stette per alcuni istanti a fissare intontito la porta per la quale sua moglie era uscita sperando in un subito ritorno. Capiva d'aver mal risposto, capiva tutta la legittimit delle parole di lei e sopratutto capiva che se v'era stato un momento favorevole per venire a una spiegazione intorno ai suoi sospetti, era appunto quello in cui sua moglie aveva incominciato a parlare. Perch non le aveva risposto nulla? Pel timore di cader nel ridicolo col mostrarsi geloso, s'era appunto tagliata la via per porre in effetto ci che da tante ore volgeva in mente. E quindi? Richiamar sua moglie a intavolar di nuovo quel discorso? Impossibile, non se ne sentiva pi il coraggio, sopratutto ora che si trovava per davvero dalla parte del torto. E la mente di quel pover'uomo, in quel giorno gi tanto percossa, si smarriva in un mare di incertezze, come una barca disalberata. Era l solo, davanti alla tavola, a guardar mesto e attonito il posto lasciato vuoto dalla moglie e dalla bambina. L'avevano abbandonato proprio quando sentiva per davvero il bisogno della loro compagnia! Di chi la colpa? Proprio tutta sua, di lui ch'era stato tanto asino da non aver il coraggio d'aprir bocca prima e che poi s'era lasciato trascinare dal suo fare abitualmente altezzoso!... E fissava sempre cogli occhi imbambolati e senza sguardo il vasellame della tavola, i mobili della stanza, come se li vedesse per la prima volta. C'era sopratutto un certo piatto da frutta, tutto a fiorami, i cui disegni l'incuriosivano per la loro forma capricciosa...
Si riscosse al sopraggiungere della domestica che gli portava il caff. Paola non si faceva proprio vedere... S'era dunque offesa per davvero? E pens allora non senza amarezza, quanto facilmente a questo mondo s'invertono le parti; lui era stato l'offeso, lui s'era tormentato per lei tutto il giorno e poi.... era lei che faceva la perseguitata! Sorb lentamente il caff, poi s'alz, and in camera come il solito a cambiarsi d'abito e quindi si rec al Caprera. Per tutta la serata tent d'esser allegro, di far lo spensierato, avendo gran cura di non dar nulla a divedere di quanto passava in lui, temendo sopratutto le malignit dell'ispettore. Rincas all'ora solita, con un gran sonno e una gran stanchezza nelle gambe, come se in quel giorno avesse camminato chi sa per quante miglia e strada facendo, pensava di non andare a letto, se non aveva ottenuta dalla moglie la famosa spiegazione. Ma arrivato a casa, trov che la signora Paola s'era gi coricata e gi addormentata o tale almeno gli pareva. S'indispett ancor di pi, si svest in fretta e si cacci sotto a sua volta senza nemmeno dare un'occhiata al giornale, tanto si sentiva morire dal sonno. Infatti s'addorment subito di un sonno pesante e affannoso, turbato da confusi e fastidiosi sogni. Quanto tempo dorm? Non lo seppe mai, solo che quando si svegli trov che incominciava ad albeggiare. La stanchezza e il sonno erano scomparsi, ma non s'era ancor ben raccapezzato, che subito la visione di sua moglie passeggiante in Piazza S. Carlo col capitano gli si present con una tal nettezza di contorni e con una intensit cos straziante d'amara verit che balz dal letto dolorando come se fosse stato spinto da una trafitta al cuore. Sua moglie dormiva ancora, dormiva la bambina, tutto era quieto. Che s'avea a fare? Di ritornar sotto, nemmeno a parlarne; il sonno ormai se n'era andato, ne avea proprio voglia di crogiolarsi nel letto con quei bei pensieri per compagnia. Allora si vest rapidamente facendo il minimo rumore possibile, deciso a uscire, a prender una boccata d'aria nella solitudine di quell'alba primaverile. Quando fu in istrada, sent batter le ore a una chiesa vicina. Solamente le quattro? Com'era presto! proprio come quando andava a caccia! E si meravigli d'essersi alzato a quell'ora e di non sentir pi nessun bisogno n di sonno, n di riposo. Adagio, adagio, s'inoltr pel Corso, diretto non sapeva nemmen lui dove, rapito nell'incanto di quella gran via, silenziosa come un chiostro, dalle alte casamenta tutte chiuse, quella via che di giorno e fino a tardissima ora della notte era sempre popolata da una fiumana di gente e di veicoli. E dimentico ad un tratto d'ogni suo cruccio, prese per una via trasversale, deserta e silenziosa anch'essa e di l per altre vie e chiassuoli e piazze, incantato dinanzi alla gran pace bianca dell'alba. Le case s'aggiungevano alle case colle botteghe, i portoni, le finestre tutte chiuse, s che pareva d'essere in una citt addormentata o morta da secoli, e i fiori dei balconi che si coloravano a quel primo bacio del giorno sembrava sognassero alla lor volta chi sa quali spiagge lontane, spiagge di riposo e di beatitudine. Alz gli occhi al cielo e stup dinanzi all'ineffabile spettacolo dell'alba che cedeva il posto all'aurora. Le guglie dei campanili, i comignoli dei tetti, i cornicioni dei palazzi pi alti cominciavano a indorarsi, a vibrar quasi sotto le rose di quell'ora e su nel cielo azzurro e sereno le rondini volavano a stormi. Un alito possente d'aria fresca e rinnovatrice correva libero e trionfante le vie che s'allungavano dinanzi all'armajolo nella candidezza dei loro lastricati, intanto che qualche augellino piombava rapidamente dall'alto, radeva il suolo per un istante poi ritornava ai cieli veloce e trillante. Commosso e rapito a quella festa di luce e di silenzio, l'armajolo procedeva adagio, dilettandosi dell'eco dei suoi passi sul lastrico e si guardava attorno proprio come se si trovasse in un paese sconosciuto; sentiva i suoi crucci allontanarsi, farsi piccini e l'impressione d'una vita nuova e festosa entrava in lui.
Ad un certo momento si domand dove mai errava senza direzione e per tanto tempo di via in via, di chiassolo in chiassolo e si ricord allora di un certo cafferuccio antico, in via Monte Napoleone, dove un tempo quand'era molto giovane, andava a prendere il caff tutte le volte che s'alzava presto. Era un luogo che s'apriva molto per tempo dovendo fare il servizio di cioccolatta e di caff per le prime messe delle parrocchie vicine; luogo molto noto in citt, come l'ultimo rappresentante di quelle antiche fabbriche di cioccolatta che ora son sparite del tutto, dove si lavorava il cacao a mano e non a macchina. Il negozio silenzioso e severo come una chiesa non era frequentato che da preti, pensionati, professori che leggevano indisturbati e taciturni, senza scambiarsi una parola, un dopo l'altro tutti i giornali, per lo pi clericali, sorbendosi gravi la tazza di caff o di cioccolatta, che altro non s'usava vendere. Uno di quei negozi del buon tempo antico sulle cui imposte, ai lati della entrata, stavan dipinti al naturale, in toni oscuri, da una parte un garzone a braccia nude che lavorava col matterello il cacao sulla tavola scanalata e dall'altra un signore in parrucca, marsina azzurra e gran cravattone bianco che seduto a un tavolino, leggeva un giornale con accanto la cioccolattiera fumante. Negozi che d'estate e d'inverno si chiudevano alle otto di sera e alla domenica dalle due alle quattro, ora della dottrinetta.
Come mai gli fosse venuto in mente quel luogo, l'armajolo non l'avrebbe saputo dire: il fatto  che sent vivo il desiderio di rivederlo, come il testimone di giorni pi felici di quelli che viveva presentemente. La via Monte Napoleone era molto lontana dal punto in cui si trovava, ma non gli fu discaro ricominciare un nuovo viaggio attraverso le vie giocondamente illuminate dall'aurora e deserte di popolo. Erano appena le quattro e mezzo e le campane di tutte le Chiese accompagnavano i suoi passi lenti, scendendogli in cuore come una melanconica voce amata che lo compiangesse e lo confortasse. Solo nella gran citt, l'armajolo rinvigorito dall'aura mattutina, sentiva sperdere entro di s quell'affanno uggioso e accasciante, quel tormento ansioso che lo teneva da tant'ore. Pensava a sua moglie, al capitano, ai propri sospetti come di cose lontane che pur essendo tristi e lagrimose non addolorano pi tanto.
Sopratutto poi pensava a se stesso, al tanto tempo da che non era pi l'uomo di prima, al colpo che aveva ricevuto il giorno innanzi, e ne pensava in senso di rassegnazione quasi, come se si fosse veduto svanire un sogno caro e nel quale avea posto tutta la sua fiducia. Era cos insomma! Anche lui era un uomo come gli altri, anche lui aveva i suoi fastidi. E un senso di malinconica compassione lo prese per quella sua giovent ancor s fiorente e che avea finito si pu dire di godere, perch sentiva che d'ora in avanti quel senso di piena soddisfazione di se stesso, di godimento sereno e calmo delle sue ore, se ne sarebbe andato. Prevedeva giorni uggiosi, annoiati, stanchi come li vedeva vivere da tanta gente che stava attorno a lui e alla quale un tempo dava la colpa di non saper prendere il mondo come veniva, di non esser stati capaci di fabbricarsi una nicchia adatta alla loro persona e in quella viverci comodamente. Se l'aveva fabbricata lui la sua nicchia, avea superbamente creduto e l'aveva fatto credere agli altri esser quella un prodigio di perfezione ed ora vedeva pur troppo che anche lui come i tanti, non poteva starci in essa, sentiva che doveva uscirne o rimanervi dentro male accomodato, angustiato da ogni parte!...
Con questi pensieri era arrivato in via Monte Napoleone che non erano ancor suonate le cinque. Tutti i palazzi e le poche botteghe della via erano ermeticamente chiuse, tranne s'intende il cafferuccio gi aperto e sulla soglia del quale il garzone stava dando gli ultimi colpi di scopa. L'armajolo rivide il luogo antico con una specie di tenerezza ed entrandovi trov il signor Carlini, il vecchio proprietario, che in piedi appoggiato al banco, colle braccia conserte, fumava tranquillamente la sua pipa. - Oh, signor Antonio, sclam il buon uomo, riconoscendo ancora l'antico avventore, che miracolo?! E come di quest'ora? Dopo tanto tempo che non ci vediamo pi?!..
- Mi sono alzato un po' per tempo stamane e ho voluto venire a trovarla... Un buon caff bollente! - e l'armajolo sedette a un tavolino di marmo in un angolo della botteguccia.
- Tazza! grid il signor Carlini al garzone ch'era ritornato in cucina, e poi seguit: - Miracolo davvero, signor Antonio, lessersi lasciato vedere... Molte volte penso a lei e mi dico sempre: Chi sa dove mai s' cacciato quel giovanotto per non farsi pi vivo ! Ma quando s'ha moglie, si perdono a poco a poco tutte le antiche abitudini. A proposito, e la sua signora? Sta bene?...
- Benissimo, rispose l'altro sorbendo l'aromatica bevanda che gli era stata posta dinnanzi. Sa che ho una bambina ?
- To', non lo sapevo davvero!... Bravo, me ne congratulo... E gli affari vanno sempre bene alla lor volta?
- Non c' da lamentarsi, dati i tempi che corrono. E i suoi?
- Oh per me, sa bene,  sempre quell'andare. La clientela  la solita e finch vi saranno sacristie nelle chiese, conventi da fornir di cioccolatta e di caff e signori a cui piace leggere un giornale in silenzio, spiccioli non me ne mancheranno mai. S'intende gi che i tempi son cambiati per tutti.
- Pur troppo! quantunque per lei insomma il caff e il cioccolatto sono pur sempre i medesimi di trent'anni fa. Non  un commercio il suo che possa esser modificato n dalle macchine, n dalle trasformazioni delle industrie come il mio...
- Sar vero, non dico di no. Ma se non cambia il caff e il cioccolatto, cambiano per gli uomini che lo comperano e lo bevono. Oggid, per tener aperto un esercizio, fosse pure un situccio come questo, si richiedono esigenze tali, che un tempo non si sognavano neppure. Una volta si andava gi un po' pi alla buona...
- E perch non s'adatta anche lei ai tempi? Dopo tutto non le costerebbe gran che a smettere quest'aria d'antico che ha la sua bottega... a trasportarsi in una localit pi centrale, abbellire il negozio...
- Caro mio, lei ha un bel dire, perch  giovane... Bisognerebbe ch'io avessi trent'anni di meno... Allora forse...
- Oh, ma l'et c'entra per niente! E poi non ha un figlio qui in negozio con lei?
- I figli, i figli, caro signor Antonio! Lo sanno solamente loro quel che mulinano in cervello... Se lei crede in giornata di poter fare assegnamento sui figli, poveretto lei... La mia gran disgrazia  stato d'aver perduto tanto presto la moglie... Se mi stava insieme ancora un po' quella donna, allora le cose sarebbero andate forse diversamente.
- Che c'entrava sua moglie, col fiorire pi o meno dei suoi affari?
- Come, che c'entrava?! Dice poco lei, un uomo che ha al fianco una compagna fidata e sicura, sulla quale riposa ogni cura della sua casa, alla quale sa di potersi fidare in ogni qualunque contingenza, perch ne avr sempre un aiuto illuminato e affettuoso? Allora s che l'uomo sentendosi aiutato, sollevato quasi nei suoi compiti d'ogni giorno, pu darsi di pi agli affari, pu arrischiarsi anche a cambiare, modificare, migliorare...
- Capisco, interruppe l'armajolo tentennando un po' il capo. Forse sua moglie sar stata una donna eccezionale...
- No, no, era una buona e brava donna come ve ne sono tante e come ne vedo a centinaja intorno a me. Ci vuol tanto poco ad esser una moglie saggia! E quando un uomo sa d'aver al fianco una donna sulla quale pu contare, deve dirsi un uomo fortunato in qualunque condizione egli si trovi... Naturale, che  pur d'uopo che il marito faccia il suo dovere, e sia un uomo per davvero.
- Naturale! ripet armajolo, non sapendo cosa rispondere.
- In quanto che, vede, signor Antonio, - continuava l'altro riaccendendo la sua pipetta che nella foga del parlare avea lasciata spegnere, tutto contento d'incominciare una chiacchierata, - vi son degli uomini che sembran faccian di tutto per rovinare la propria moglie. Ne vedo io ogni giorno!... Brave persone, galantuomini a tutta prova, gente anche istruita, ma che coll'altezzosit del carattere, coll'imperiosit dei modi, con un egoismo dei pi crudi circa il fare i proprii comodi e sopratutto col dar nessuna confidenza, a poco a poco allontanano da s la moglie, la isolano quasi nella famiglia, non lasciando a quella povera donna che l'ufficio di preparare il pranzo e la colazione e di tener in assetto la casa, cosa questa che dal pi al meno sanno fare anche le domestiche. E che profitto ricavan da tutto questo? Il marito  malcontento della moglie, la moglie del marito, i figli vengon su come Dio vuole, dinnanzi al poco edificante spettacolo dell'indifferenza, per non dire della discordia tra padre e madre. E si pretende poi che il mondo abbia a camminar pel suo verso! Non le pare?
- Gi, mormor l'altro un po' impensierito dalle parole del buon uomo.
- Gli  perch, continuava il signor Carlini, sempre pi soddisfatto di poter dare la stura alla sua vena chiacchierona, il gran difetto di noi uomini  la superbia, la quale ci fa credere impastati d'un fango diverso da quello delle donne. E parlo dei galantuomini, s'intende! V' della gente che stimerebbe indegno il dir alla moglie: Senti, cara, oggi m' accaduto questo e quest'altro; non so come cavarmela, aiutami tu!... Oppure: Non ti pare che se in questo incidente agissi secondo questa o quest'altra maniera, sarebbe male? Che ne dici? Che mi consigli? Eppoi usar con loro un po' di belle maniere, mostrarle proprio come dicono in chiesa, che  carne della nostra carne, sangue del nostro sangue e ritenere una buona volta che se la moglie la si piglia solamente per averla compagna di letto e di mensa o per avere una buona governante,  meglio non pigliarla del tutto, che non v' nessun guadagno, n materiale, n morale.
- Convenga per, signor Carlini, interruppe l'armajolo, al quale sembrava che anche il buon uomo fosse l per fargli la lezione, che non tutte le mogli sono ad un modo...
- Un momento, sclam l'altro all'entrar d'un vecchietto in lunga zimarra nera e con una calottina in testa, e voltosi verso la cucina, grid di nuovo: Caff e panna diviso, due panini e il cestellino per S. Carlo! - Poi, rivoltosi ancora all'armajolo gli disse, in via di spiegazione:  il sacrestano qui della parrocchia che viene per la prima messa finita or ora. -
Il garzone port fuori dalla cucina il cestellino tondo contenente due bricchi, l'uno pi piccolo dell'altro, una tazza, un piattino collo zucchero, due panini e lo consegn allo scaccino, il quale se ne and con un buon giorno asciutto e iroso. Il signor Carlini torn ad appoggiarsi al banco e ricaricando la pipa continu: - Ammetto anch'io con lei, signor Antonio, che vi sieno donne e donne, per fatta eccezione dei casi singolarissimi, io credo da quel povero ignorante che sono, che una donna valga l'altra e se tutti i mariti facessero per davvero il loro dovere, forse anche tutte le mogli farebbero altrettanto. In quanto che, da quel che mi pare, la maggior parte di noi ha del matrimonio un concetto molto strano e null'affatto conforme alla verit delle cose. Si ammette prima di tutto come base necessaria e assoluta, la fedelt reciproca, poi la concordia, l'ubbidienza dell'uno alla volont dell'altro e via dicendo. Non  vero questo, signor Antonio? Ma noi uomini dimentichiamo sempre che queste qualit non solo devono trovarsi nella moglie, ma anche nel marito, perch dal punto di vista morale non ho mai capito qual differenza possa correre tra l'un coniuge e l'altro. Ora lei vede benissimo, il modo col quale in simili casi, agiscono la maggior parte degli uomini rispetto alle loro donne. Io, naturalmente non ho studiato e non so ci che possono dire i libri, ma stando qui in bottega, vedo passarmi dinanzi tante e tante cose che mi fanno sempre pi persuaso che se molti matrimoni son tutt'altro che felici, la colpa  proprio tutta del marito.
- Proprio tutta del marito? os interrompere l'armajolo.
- Sissignore, proprio tutta del marito! Intanto vi sono di coloro i quali si credono autorizzati verso le mogli, a tutti quegli atti, quelle manifestazioni di volont assoluta, quale non si potrebbero, oggi come oggi, usarli verso un domestico. Loro comandano, loro impongono, loro obbligano le povere donne a piegarsi ad ogni loro capriccio, che il pi delle volte non  che il proprio comodo e il proprio egoismo. Ma benedetto Iddio, non pensate che queste povere creature hanno pure una volont propria che bisogna sacrosantamente rispettare? Il marito ha da passar la sera cogli amici? La moglie deve restare in casa. Ma se fosse la moglie che non volesse restar in casa per accompagnarsi colle amiche e obbligasse il marito a rimanervi, che ne direste allora? Mah! si dice, la casa  della donna... Non  affatto vero, la casa  di tutti e due, perch l'avete messa insieme per voi e pei vostri figli! Il marito ha dei dispiaceri, dei fastidi, gli affari che vanno male,  di malumore?... Si trova cogli amici, cerca di ridere, d'esser lieto, di dimenticare con loro, non fosse che per un momento, i propri crucci. Va a casa? Depone la maschera, fa degli sgarbi alla moglie, sfoga con lei il suo umor nero, le rende la vita trista e uggiosa. Ma se vi siete sforzati d'essere calmi e lieti cogli amici, perch non dovete esserlo colla moglie, che dopo tutto  l pronta e per dovere e per amore a dividere con voi i pesi della vita, a sopportarli insieme? Perch ostentar sempre presso di lei, la vostra sedicente superiorit che in fin dei conti  quasi sempre una mancanza di rispetto e molte volte una mancanza di cuore? Si viene a casa, la colazione o il pranzo non son pronti all'ora fissata, i cibi non son stati ben cucinati?... La si prende colla moglie, la si copre d'improperi talvolta, si fanno delle scenate da spaventare i figli... Ma se provaste un po' ad attender voi alla casa, sareste sicuri d'esser sempre cos puntuali, cos abili come pretendete lo sia la moglie? Ma, si dice ancora, a ognuno il suo dovere; io lavoro tutto il santo giorno, non manco mai al mio ufficio, al mio negozio, al mio studio, quindi ho il diritto di trovar in casa, quella prontezza di servizio, quella soddisfazione di desideri che posso pretendere come capo di famiglia che fa il suo dovere... Piano, piano, signori miei, voi andate al lavoro, all'ufficio, alla bottega, ma potete giurarmi d'attendere alla vostre incombenze professionali sempre con quella precisione, quell'attenzione, quella solerzia che il vostro lavoro richiede? Quante volte vi sar stato dato d'esser sbadati, pigri, impronti... Perch pretender proprio che la moglie sia perfetta, quando non lo siete voi?...
- Si vede proprio che lei ha delle teorie tutte speciali, signor Carlini, interruppe ancora l'armajolo con una certa amarezza. E tra s pensava intanto: Proprio vero che ognuno vuol farmi la lezione. Anche costui come l'ispettore!
- Io non so se le mie teorie valgano o no! Si sa, io sono un povero zoticone, non ho studiato come lei; quindi parlo per quel che vedo coi miei occhi, ma non le sembra ch'io ragioni giusto? Gli  come rispetto all'esser gelosi!... Se appena, appena vostra moglie vi pare che tratti con qualche gentilezza un giovanotto, un uomo, che gli sorrida un po' di frequente, che talvolta, se intimo amico di famiglia, trovandolo in istrada si faccia accompagnare a casa, subito v'imbizzarite, sospettate, sgridate, pensate male e via dicendo, e voi, quando vi torna comodo, fate il galante colle belle signore di vostra conoscenza, non vi peritate d'andar a far loro visita senza la moglie, le state insieme o a teatro o alla conversazione per un'intiera serata, le fate da cavaliere e trovate tutto ci molto naturale non solo, ma stimereste villania il far diversamente... Ma non pensate punto che vostra moglie potrebbe sospettar di voi, come voi sospettate di lei? E se credete che tutto ci non sieno che dei formalismi, degli obblighi di societ, dei convenevoli d'amicizia, perch non ammettete anche questo per la moglie? Ma, dite sempre voi, le donne son deboli, facili a lasciarsi sedurre... Andiamo via! che in quanto a debolezze d'un certo genere, non so ancora, io che son gi vecchio, se le abbiano di pi gli uomini o le donne. Insomma, siamo sempre al medesimo luogo da cui siamo partiti. Se voi, uomini, volete una buona moglie, fate in modo ch'essa s'accorga che voi la considerate come una vostra pari in tutto e per tutto e compatite in lei tutti quei difetti, quelle mancanze di spirito, d'intelligenza, che vorreste fossero compatiti in voi, e sopratutto esigete poco, ma molto poco, perch voi non siete punto in grado d'affermare di valer di pi di lei. Ma, dicono sempre taluni, io mantengo la famiglia, io porto a casa i denari, senza di me in famiglia non si mangerebbe, a me tocca la parte pi gravosa della vita e cento altre sciocchezze. Prima di tutto non so se vi sia maggior merito il guadagnare i denari che lo spenderli con giudizio e con equit; poi mantenendo la famiglia non fate che lo stretto vostro dovere e che vi abbisognava sottostare a questa condizione lo sapevate anche prima di sposarvi. Quanto poi alla parte gravosa della vita, lasciamola stare perch non so se per noie, crucci, angosce ne abbia di pi una povera donna alla quale per natura e per legge tocca allevare i figli, badare all'economia domestica, sopportare il marito, che i cento mila che vanno a dormicchiar negli uffici dalla mattina alle nove fino alle quattro del pomeriggio, o in mille e mille che sono nel commercio e nelle industrie... Non le pare, signor Antonio, ch'io ragioni giusto? -
- Ma, ma, interruppe ancora l'armajolo... Un conto  la casa e un altro gli affari! Dice poco lei, il commercio, l'industria, e i mille suoi crucci, le sue noje? -
- Ma ci crede per davvero lei a certe cose? Io non vi ho mai creduto, e s che tengo bottega da quarant'anni, a tutto quell'insieme di gravezze, di responsabilit, di timori che si crede abbian d'aver sempre d'attorno coloro che son nelle industrie e nei commerci... A sentirli loro, il commerciante, l'industriale, il libero professionista, sono sempre costretti a vivere in una foresta d'insidie, di pericoli, di minacce, sempre pronte, sempre all'agguato... Come se il mondo fosse una tana di belve feroci affamate! Non  forse vero, che vi sono nella vita intima degli individui e delle famiglie, di quelle preoccupazioni, di quelle responsabilit, di quei crucci da far sudar sangue anche a una pietra e in confronto ai quali, tutti i fastidi che posson dare gli affari sono un sollievo?
In quel mentre entrarono un pajo d'avventori. - Buon giorno signor avvocato, buon giorno, signor Davide, grid il nostro parlatore. Subito serviti! Con permesso, signor Antonio, che ora incomincia il lavoro! - e sparito per l'uscio della cucina, ritorn subito con dei vassoi, delle tazze, seguito dal garzone che versava il caff. Altre persone entrarono, sedettero, domandarono i giornali e il signor Carlini, tutto in faccende, con un saluto e una barzelletta per ognuno, incominci in tal modo la sua giornata di lavoro. Gli avventori eran tutti silenziosi e si succedevano a intervalli molto frequenti; sedevano, sorbivano il caff o la cioccolatta, leggevano gravemente i loro giornali, gettavano sul vassoio qualche spicciolo e se ne andavano, affrettati o lenti a seconda dei loro impegni o delle loro idee.
Anche l'armajolo, dopo qualche istante, s'alz, strinse cordialmente la mano al vecchio caffettiere, e con un arrivederci presto, se ne and che gi le strade eran frequenti di popolo. Se ne and pensoso di quanto il signor Carlini gli avea detto e con un certo risentimento contro il buon uomo, parendogli che molte e molte di quelle cose che avea udite fossero dirette contro di lui. - Gi, pensava, dopo tutto m'ha fatto la lezione!  un destino ch'io sia sempre dalla parte del torto. Se mia moglie si fa accompagnar dal capitano, la colpa  tutta mia! Bel merito a parlar in tal modo, quando s' vedovi da molto tempo e della moglie morta, come di tutti i morti, non si ricordano che le virt! E siccome, in fondo sentiva, che il vecchio non avea avuto tutti i torti a parlar come aveva parlato, cos s'arrabbiava tanto pi, non accorgendosi che s'arrabbiava contro se stesso.
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CAPITOLO OTTAVO.
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Del modo d'ascoltare una Messa.
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Il mondo crollava per davvero dinnanzi agli occhi dell'armajolo o per dir meglio quell'apparenza a cui egli per tanto tempo avea dato nome di mondo e che non era altro se non il prodotto delle sue idee, delle sue opinioni, delle sue convinzioni. Cominciava a capire, ci che molti capiscono a quindici anni e ci che molti non capiscono mai (e questi sono i pi felici), che le cose attorno a noi, non sono null'affatto formate secondo le nostre idee, i nostri gusti, le nostre abitudini e che quanto pi si desidera tanto meno s'ottiene. Il poverino si trovava nelle condizioni di un viaggiatore che avendo disegnato di portarsi a trafficare in una citt lontana, una volta giuntovi, la trova del tutto diversa da quella che se l'era immaginata per averne sentito dire, ed  costretto a ricredersi su tutti i progetti fatti in proposito. Non  a dire che la sua condizione fosse felice, tutt'altro! per quanto assorbito dagli affari, per quanto dovesse dare quasi tutta la sua giornata alle faccende grandi e piccine del suo negozio, pure un'immensa e grande tristezza gli era entrata in cuore, la tristezza di chi ormai non sa pi a chi credere, a chi fidarsi, di chi si trova solo al mondo. In fondo a tutto ci stava sempre sua moglie, s'intende, ma essa era come il centro da cui divergevano una moltitudine di raggi che arrivavano a tutte le cose che gli stavano dattorno.
C'eran dei momenti, che attento ai suoi registri, gettava lontano la penna stanco e intristito, dicendo a se stesso: Ma perch tutto questo? A che scopo? Che vantaggio ne ho? - Molte volte, la sua testa, ch'era pur ancor ben forte e ben posata sulle spalle, pensava come mai in tanto poco tempo fosse arrivata a veder le cose s diversamente da un giorno e come mai una volta avesse tanta fiducia in un ordine di cose che ora trovava falso. In fondo non gli era sopravvenuto nulla di serio, non uno di quegli avvenimenti inaspettati i quali, per la loro gravit, danno per un istante la vertigine e pei quali, una volta subiti, un uomo non  pi quello di prima. Anche i sospetti contro sua moglie non eran proprio da prendersi in considerazione e poi e poi... che gl'importava di sua moglie ora? Dubitando ormai che nessun legame intimo esisteva forse tra lui e quella donna, all'infuori dei vincoli della carne e delle imposizioni legali, che aveva da impuntarsi dei corteggiamenti del capitano? Beato lui se si credeva bene accetto!...
Per dal giorno in cui aveva incominciato a giudicarla diversamente dal solito, in cui aveva cominciato a sospettarla, non era pi stato l'uomo di prima. Saranno state ubbie le sue, lo ammetteva; tutti forse gli avrebbero riso sul viso al vedere che una persona come lui cedeva a certe debolezze, ma la verit era una sola e quella non si poteva distruggere, cio che egli si sentiva un gran freddo in cuore e una gran voglia di piangere, di buttarsi nelle braccia di qualcuno per farsi consolare. Sentiva che gli mancava qualcosa, non sapeva che,  vero, ma capiva che era questa mancanza che lo intristiva come un fiorellino a cui manchi l'acqua.
Un bel mattino d'una certa domenica, si lev all'ora solita, dopo una buona dormita, lunga e saporita. S'era ai primi di maggio e il tempo era splendido come mai lo si poteva desiderare e per una analogia tutt'altro che strana, anche i suoi pensieri volgevano al roseo e una certa pace regnava in lui.
Eran circa le otto e dopo esser stato per alquanto tempo davanti alla finestra spalancata ad ammirare quel mattino di maggio, si mise davanti allo specchio e incominci a vestirsi con una certa cura, come faceva sempre ogni domenica, e vestendosi pensava dove mai sarebbe andato in quel giorno a far colazione. Veramente, da un po' di tempo, quelle colazioni, diremo cos, da celibatario non l'entusiasmavano gran che; ma in noi la forza dell'abitudine  tale che ci troveremmo male a rinunciare a ci che pur sentiamo non far pi per noi. Quasi quasi sarebbe rimasto a far colazione a casa, almeno sarebbe stata una novit. In quel mentre entr sua moglie, che s'era alzata molto prima di lui e si mise a sua volta a vestirsi per uscire. Perch usciva tanto presto quella donna? E la mirava nello specchio voltandole le spalle, mentr'essa era in piedi davanti alla toeletta, intesa ad abbigliarsi con una cura che a lui pareva insolita. - Dove vai a quest'ora? le disse dopo un momento d'esitazione. - Vado alla Messa delle otto e mezzo a S. Marco, rispose ella quietamente. - L'armajolo pens ch'essa era solita tutte le domeniche ad andar in questa chiesa appunto alla Messa delle dieci. Un sospetto, il solito, gli pass per la mente. - Come, tanto presto? disse ancora dopo una lunga pausa, sempre voltandole le spalle. - S, rispose ella nella medesima posizione; la bimba stamane ha un po' di tosse e non posso condurla con me. Quindi mi sbrigo presto. - Come parlava pronta quella donna, pens l'armajolo, e come dava delle spiegazioni precise; e poi perch si metteva in tanta eleganza a quell'ora mattutina? -
La signora Paola s'era gi messo il cappellino e infilati i guanti, aveva preso l'ombrellino e il libro da Messa e si disponeva a uscire, quando si rivolse di nuovo al marito: - Fai colazione fuori? disse. - Naturale, rispose l'altro che avea finito anche lui di vestirsi; ma si pent subito d'aver risposto cos prestamente. La signora non rispose nulla e usc.
Il sospetto si acu in lui ancor pi per quella domanda ch'ei non trov naturale e lo prese un desiderio strano e amaro di seguir quella donna, di pedinarla per veder dove andava a finire e... con chi.
Corse in anticamera, prese il cappello e il bastone e gi per le scale, senza nemmeno chiudersi dietro la porta. - Vedremo, vedremo, mormorava fra i denti, se ti lascer ancora incontrar col capitano come in Piazza S. Carlo! - S'accorse subito che diceva una sciocchezza e se ne vergogn, rammaricandosi contro quel mal genio ignoto ch'era entrato in lui e che gli rovinava il carattere. Giunto in istrada, scorse subito la moglie a pochi passi da lui, che lenta e contegnosa, col libro da Messa in mano e l'ombrellino aperto, moveva alla chiesa sotto il bel sole di maggio. Il primo impulso dell'armajolo quando la vide fu di ritornare sui propri passi, poi gli venne un'idea: se la raggiungesse e s'accompagnasse con lei? ma l'insidioso e perfido sospetto gli ritorn di nuovo e lo consigli di seguitarla in quel bel modo che la seguitava. Un passo dopo l'altro, pur vergognandosi dell'indegnit che commetteva, le teneva dietro, ammirandola nel suo elegante abito grigio-chiaro, nel bel cappellino tondo a piume bianche e azzurre leggermente posato su quella sua massa di capelli neri e in tutto l'insieme del suo muoversi, severo e quieto. Dopo qualche minuto, mai perdendola di vista, si trov sul vasto piazzale di S. Marco, ingombro di gente e inondato di sole. Quando fu l, stette ancora un istante a discutere se dovesse tornare indietro o seguir sua moglie in chiesa. Ormai, pens, quel che  fatto  fatto! ed entr risolutamente distanziando di pochi passi la bella donna.
Il vasto tempio, luminoso sotto il sole che suscitava attraverso gli ampi finestroni colorati della cupola un ineffabile gaudio di colori, era affollatissimo, tanto che l'armajolo perdette subito di vista sua moglie in quel mare di cappellini e di veli d'ogni foggia e d'ogni dimensione. Ora s che avrebbe voluto uscire, tanto pi che da quel poco che poteva vedere e di visi e di spalle, non scorgeva punto l'ombra di capitani d'artiglieria, non che d'altre armi. Ma la folla s'era gi formata cos compatta dietro a lui, che non volle scomodar tanta gente e accettata quasi macchinalmente una seggiola che uno scaccino gli porgeva, sedette e si dispose con gran noia in cuore a subirsi la Messa che stava per incominciare.
Da quanto tempo non andava in Chiesa? Non lo sapeva nemmeno lui, perch era mai stato proprio uomo non che divoto, appena appena praticante. In fatto di religione il signor Antonio era poco su poco gi, come un'infinita schiera di bravissima gente, onesta e saggia, che non se ne cura affatto, non per una decisa convinzione d'irreligiosit, ma perch il curarsene implica una certa responsabilit dei propri atti, un certo esame di coscienza fatto di frequente, una certa riflessione circa al bene o al male che si pu fare o non fare. E siccome tutto questo ammette una certa volont e la volont nelle faccende di coscienza  la cosa pi difficile e pi penosa a procurarsi, cos non si pensa a Dio e alla religione per non sottomettersi a sforzi morali che potrebbero compromettere il dolce far niente dell'anima che  lo stato pi adatto a una sedicente felicit d'ogni, giorno e d'ogni ora. Il signor Antonio, come tant'altri, si sarebbe assolutamente stupito, per non dir offeso, se gli fossero venuti a dire ch'egli era un ateo o un miscredente, in quanto aveva sempre tenuto la religione come una cosa rispettabile, e gli sarebbe parso volgarissimo il dirne male o il deriderla. L'ammetteva insomma come una di quelle tante istituzioni sociali delle quali non si pu nemmeno pensare a far senza. All'occasione, a chiunque fosse venuto a domandargli a qual religione appartenesse, avrebbe risposto francamente: cristiana, cattolica, apostolica, romana! colla sicurezza di dir la sacrosanta verit, come se avesse dichiarato d'essere cittadino italiano o d'appartenere al sesso maschile.
Era un indifferente, per la ragione che nessuno lo costringeva ad essere diversamente e tollerava anzi ammetteva logicamente che altri fossero come lui o che fossero tutto il contrario. Dei doveri di religione e dei precetti della Chiesa non si curava affatto perch sapeva che poteva benissimo trascurarli senza risentirne danno n alla borsa, n alla reputazione, n alla coscienza; li riteneva come delle formalit le quali a coloro cui piacevano dovevano sembrare molto belle e molto buone. Dio, pur non avendo mai parlato al suo cuore, non era per lontano da lui perch in fondo era sempre vissuto molto onestamente e d'opere e di pensiero.
L'armajolo sapeva inoltre sua moglie molto religiosa e n'era sempre stato contento, forse perch gli spiacevan sommamente le donne irreligiose, per un certo qual sospetto che l'irreligione servisse in loro ad assolvere, per non dire ad ammettere, dei metodi di vita ch'ei non approvava affatto e che non avrebbe voluto informassero n sua moglie n qualunque altra donna onesta. Per di pi trovava che forse per le donne, dato la lor natura e le loro abitudini, la religione poteva esser pi sentita che non negli uomini.
Stava dunque l, il nostro uomo, pigiato fra la folla, procurando invano di distinguere fra i tanti cappellini muliebri che avea dinnanzi quello di sua moglie, meravigliato che la chiesa fosse cos gremita di persone e sopratutto d'uomini, disposto a sopportarsi una mezz'ora di noia, pentito d'aver fatto la sciocchezza di lasciarsi tirar fin l, per quel bel motivo che sappiamo.
Squill una campanella e la Messa, una messa bassa, incominci sull'altar maggiore. Data la lontananza egli non poteva quasi scorger l'officiante e tanto meno seguirne i movimenti. S'acconci dunque a testa bassa e le mani sulle ginocchia ad aspettare e intanto pensava in qual mai parte di quella folla poteva trovarsi sua moglie e come forse sarebbe stato meglio, dato che si trovava in chiesa, le fosse andate vicino. Che mai gli era venuto in mente quella mattina di porsi a pedinar sua moglie? e per quel bel sugo, poi!
A un certo momento la folla s'agit, tutti coloro ch'erano in piedi si sedettero con un gran rumor di sedie smosse e un gran fruscio di gonne assestate; e ogni viso si volgeva verso l'altare. Guard anche lui e scorse che il celebrante, voltatosi al popolo, s'accingeva a parlare. - Anche il Vangelo adesso devo sopportare, mormor stizzito l'armajolo, come se non bastasse la Messa. Chi sa quando l'andr a finire!...
La voce del sacerdote giungeva sonora e vibrata fino a lui, ma affatto indistinta, tanto egli si trovava lontano e tanto poco si curava di prestar loro attenzione. Colla testa bassa, sentiva quel suono arrivare al suo orecchio come rumore di acqua cadente e gli pareva che le parole venissero nella loro incertezza a infastidirlo ancor di pi. Solo a un certo momento, sia perch vi mettesse maggior attenzione, sia perch il timbro di voce del sacerdote si fosse elevato, lo colp una frase: Voi credete di vivere, di capire la vita, perch siete pratici del mondo, perch vi date tutti agli affari, perch appartenete tutt'intieri alla societ, alla famiglia. Non  vero; quella non  la vostra vita in quanto essa non  in voi; ma fuori di voi. La vita che dovete vivere  quella che  dentro di voi, nelle profondit qualche volta misteriose del vostro cuore, quella dei vostri affetti, dei vostri sentimenti; e oserei dire delle vostre passioni. Solo quando avrete il coraggio di porvi di fronte alla coscienza unica e sola, quando affronterete impavidi il vostro spirito e gli domanderete ragione del vostro operato e gli chiederete il perch del soffrire e del godere, solo allora voi avrete la vera nozione di ci che  bene e di ci che  male, nozione senza la quale non vi pu essere vera vita. Senza la verit non vi  vita e la verit  in noi e non fuori di noi; solo con questa verit, tutte le vanit che sono attorno a noi acquisteranno un assoluto valore e potranno essere godute per quel che valgono; altrimenti ci che voi avrete chiamato vita non sar stata che un'ombra fuggevole e intristita...
L'armajolo che non era certamente un sognatore, n aveva, come comunemente si dice, consumati i pi begli anni di sua vita sui libri, rimase alquanto colpito da quelle parole che risonavano strane e inusitate al suo orecchio. Affrontar con coraggio la propria coscienza, il proprio spirito e domandargli il perch del godere e del soffrire? Saper proprio con certezza di verit che cosa sono i nostri sentimenti, le nostre passioni? Quella era la vera vita e solo da ci si poteva trarre un criterio di verit!... Gi, capiva anche lui che nel mondo degli affetti e delle passioni vi dovevano essere delle regioni cos alte, cos vertiginose per sensazioni, dovevansi trovare delle gioie e dei dolori tanto acuti, davanti ai quali tutto il restante delle cose esterne perdeva ogni valore e diventava una piccineria ridicola. Anche lui, lo sentiva pur bene, da qualche tempo non era pi l'uomo di prima, perch aveva dovuto accorgersi di cose che prima non aveva mai scorto, aveva capito di trovarsi in presenza d'un mondo intimo che prima ignorava affatto...
E mentre la testa dell'armajolo, poco abituata a pensare, si smarriva confusa nei tortuosi meandri di queste sue riflessioni, il Vangelo era gi terminato, era gi passato anche il Sanctus e stava per suonare l'Elevazione. Macchinalmente s'alz allora anche lui come gli altri, sent il lontano tintinnire del campanello, si fece il segno della croce, torn a sedersi e tent di continuare quei suoi ragionamenti. Intanto girava l'occhio meravigliato sulla festa di luce e di colori che scendendo dall'alto della cupola veniva ad avvivare d'un incanto quasi musicale i capitelli gotici dei pilastri ottagonali, le modanature e i cordoni degli archi a sesto acuto, a suscitare nuove fiamme di vita negli angoli pi bui e pi nascosti delle cappelle, rinnovando le cifre e gli stemmi delle vecchie lapidi. Il suo pensiero fatto di vari elementi, fra i quali predominavano e sua moglie e la noia della Messa e il piacere destato da quei giuochi di colori, s'ingarbugliava in una confusione di idee, incerte e oscure, che lo traevan lontano lontano in regioni a lui sconosciute dove quasi aveva paura ad avventurarsi. Un rumore di sedie smosse e di persone che si alzavano, un pigia pigia di folla che cercava l'uscita lo fecero avvertito che la Messa era finita e che tutta quella gente s'apprestava ad uscire all'aperto. Un'ondata di popolo lo trasport, pi che non ci andasse da s medesimo, alla porta del tempio e lo spinse fin quasi nel mezzo della piazza, dove abbagliato e stordito dal gran sole, gir intorno gli occhi vaneggianti per cercarvi sua moglie. Teneva dietro il meglio che poteva alle tre fiumane che uscivano dalle tre porte della chiesa, compatte e semoventi come fiumi di sabbia e cercava tra quel succedersi di cappelli femminili e maschili d'ogni foggia, di fissare quello di sua moglie. La folla era tutta festosa e pareva che portasse in s la gaiezza e la giocondit di quella domenica di sole e ricchi e poveri eran tutti vestiti con quell'accuratezza ch' propria dei giorni festivi. Ognuno sembrava felice e nel rumoro ampio e variato di tutta quella gente e sotto la possente voce delle campane che dall'alto del tempio suonavano a distesa, parve all'armajolo di sentire una felicit intensa e buona che a lui solo mancava, a lui solo poveretto che si trovava come perduto in un gran mondo che non era fatto per lui.
Finalmente distinse sua moglie che staccandosi dal grosso della folla uscente, s'avviava frettolosa verso l'usata direzione per tornarsene a casa. Un impeto subitaneo lo spinse a muoverle incontro e ad accompagnarsi con lei, ma subito dopo la perfida ed insidiosa malignit che conosciamo, gli disse: - No, voglio vedere dove va a finire - e le tenne dietro a breve distanza, pur sapendo che sarebbe andata a finire a casa. Senza perderla di vista, appena distanziandola di pochi passi, durando una certa fatica a non smarrirla fra la folla, la seguiva, pensando con rammarico misto a una certa vergogna, alla falsit e al ridicolo della sua posizione e come sarebbe stato per lui ben pi facile, pi decoroso, e in fondo pi consentaneo al suo desiderio, accompagnarsi insieme a lei sotto quel bel sole, in quella bella giornata di riposo e di libert.
La signora Paola svolt nel portone della casa e il signor Antonio si ferm sui due piedi a dieci passi di distanza. Senza confessarselo in fondo era tutto sollevato per averla veduta andare e ritornar sola ed ora si domandava se non era meglio risalire a sua volta e dire alla moglie che si sarebbe fermato a far colazione con lei. Ma una pigrizia invincibile di prendere una risoluzione tutta contraria alle sue abitudini, un sentimento di miseria e di avvilimento verso se stesso, un residuo di superbia antica lo vinse ancora e lo fece proseguir diritto verso la piazza del Duomo, malgrado che i suoi passi sembravan volessero indietreggiare e ritornarlo verso casa. Giunto sulla piazza guard le ore e visto che erano appena le nove, pens di portarsi un'altra volta alla Montagnetta, che di veder gente anche in quel giorno non ne aveva voglia. Di prendere il tram non ci sarebbe stato proprio la convenienza, tanto era ancor presto e d'altronde la bella giornata invitava da s a una bella e lunga passeggiata, senza per ch'ei sentisse un grande entusiasmo e per il lungo cammino che doveva intraprendere e per la colazione da farsi in quel luogo romito. In fondo era sempre in lui il rincrescimento di non aver saputo rimanere a casa e quanto pi rifletteva a ci che aveva fatto, tanto pi si trovava ridicolo e debole di non avere avuto una volont propria e s'avvedeva benissimo che procedendo in questo modo si metteva sopra una china che l'avrebbe condotto l dove nessun uomo di buon senso avrebbe dovuto arrivare.
Adagio, adagio, col sigaro in bocca e le mani dietro la schiena, prese per via Torino e pel corso di Porta Ticinese, ruminando fra s una infinit confusa di pensieri, fra i quali dominavano le noie e il dispetto d'essersi costretto suo malgrado a far quella passeggiata di cui non se ne sentiva punto voglia. Le parole del Vangelo, udite poco prima, gli tornavano alla mente e si confessava ch'era proprio tempo d'avere il coraggio di mostrarsi dinanzi a se stesso in tutta la verit dei suoi sentimenti, di mettere quasi in tavola, per trovarseli dinnanzi agli occhi e vederli nella loro interezza quell'insieme confuso di dubbi, d'incertezze, di timori, di dolori che da qualche mese lo martoriavano. Sapeva che in fondo a tutto v'era sua moglie, ma sentiva anche ch'essa non era che il pretesto, la causa prima che dava vita alle altre ansie, alle altre angosce. Avere il coraggio di dir la verit a se stesso, di confessarsi i propri sentimenti, costassero quel che costassero! Era l, pronto, sotto quel sole, per niente turbato dai fantasmi del sospetto o dell'errore; e quali erano dunque questi suoi sentimenti, che cosa era il tarlo roditore che lo angustiava da tempo? E la mente dell'armajolo, pochissimo abituata ai dibattiti delle idee, tent d'approfondirsi nelle misteriose profondit dell'anima sua. Eran gli affari? No, perch se proprio essi non gli fiorivano in modo straordinario, eran pur sempre incamminati sulla buona strada antica e, dati i tempi, sarebbe stato un'ingiustizia il movere alcun lamento in proposito. Era la salute? Non era mai stato tanto pieno di robustezza e di vita come allora, con un appetito, anzi una fame, delle pi invidiabili. Gli amici? Non ne aveva affatto, non ne aveva mai avuti e si sarebbe meravigliato per davvero s'egli avesse dovuto preoccuparsi di quel paio di dozzine di persone a cui comunemente dava il nome d'amici, ma che non erano che delle conoscenze create o dall'occasione o dall'abitudine di frequentarle.
Infatti sarebbe stato ben ridicolo che chiamasse suoi amici e quell'imbecille del signor Pasta e quella mala figura dell'ispettore, per la semplice ragione che giuocava con loro tutte le sere una partita a scopa. E allora era pur giuocoforza ritornare all'eterno e monotono ritornello: sua moglie. Ma in che cosa sua moglie l'impressionava tanto da averlo mutato a quel modo? Anche qui, pensandoci e ripensandoci non riusciva punto a trovare il bandolo della matassa arruffata e tumultuosa delle sue idee. Era pel capitano? No, perch ora che camminava liberamente in mezzo ai prati in fiore (senza che se ne accorgesse da tempo aveva gi oltrepassato la barriera) col sigaro in bocca e il bel sole di maggio sulla testa, capiva benissimo (e non era la prima volta) tutta l'inconvenienza, la vanit e l'insulsaggine dei suoi sospetti. Non che non credesse la cosa impossibile per se stesso (conosceva molto bene le pretese conquistatrici del capitano), ma la riteneva assolutamente impossibile, dato prima di tutto il carattere molto serio di sua moglie e poi la vanit degli elementi che aveva in sua mano per formulare anche lontanamente i dati d'una relazione qualsiasi tra lui e lei. E poi e poi, anche ammettendo in quel momento di sana lucidit di mente e di spirito, che esistesse quella relazione (tante volte l'avea ammessa in somma!) in fondo se si esaminava bene non era proprio quello di cui pi si sarebbe crucciato. Che cosa era dunque? Era la condotta di sua moglie verso di lui? Nemmeno, perch essa era pur sempre la donna solita, mite di carattere, di poche parole, passiva in tutto. E allora? L'armajolo ci pensava, ma non riusciva proprio ad andare al di l di quell'allora, quantunque sentisse proprio ch'era in quell'oscuro al di l che risiedeva la causa dei suoi tanti turbamenti. Cammin alquanto tempo sotto il sole scottante, finch in un certo momento proprio senza quasi nemmeno pensarci si disse a mezza voce: Gi per me ci sarebbe voluto un'altra donna! un po' pi affettuosa, un po' pi confidente... Dopo tutto che piacere provo io a star con lei?
S'arrest di botto, stupito da quanto gli era venuto sulle labbra, confuso quasi d'aver confessato a se stesso, che lui, l'armajolo, avea bisogno d'una donna con cui dividere i suoi sentimenti. - Che sciocchezze si pensano talvolta! mormor ancora scrollando la testa e tanto per allontanar quel pensiero che gli tornava molesto, si guard attorno per orizzontarsi dove si trovava, che da tempo camminava senza proprio badare dove metteva i piedi; si guard attorno e rimase in atto d'ammirazione alla vista della bella campagna che gli si stendeva dinnanzi.
Aveva, senza saperlo, abbandonato la strada maestra e preso per chi sa quali viottole, s che si trovava proprio nel mezzo dei prati in fiore, sotto un viale di pioppi e d'ontani che s'allungava dinanzi a lui a perdita d'occhio. Tutto intorno fin dove lo sguardo poteva spaziare era l'ampio verde, fiorito come una fantasiosa costellazione e il sole si rifletteva in quella sconfinata distesa di prati come in un mare di smeraldo, Fiori e verde dovunque e lunghe file intersecantesi l'un l'altre di pioppi e d'ontani folti e fronzuti come quercie e che promettevano un caro riposo d'ombra allo stanco viandante. Non pi indizio di citt, non un cascinale; solo sull'estremo orizzonte una leggera colonna di fumo saliva lentamente ad indicare i viventi. Una gran pace domenicale spaziava in quel silenzio dorato, una pace ingenua e serena propria del giorno del Signore, una pace di cuori contenti e riposati d'ogni angoscia e d'ogni incertezza. Al signor Antonio piacque di trovarsi solo, unico vivente visibile in mezzo a tanta meraviglia di fiori, di luce e di spazio e involontariamente pens alla sua casa, alla sua bottega, alle sale del Caprera che in quel momento gli parevan lontane come perdute in un passato incerto, e trov che tutte quelle cose eran piccole, strette, uggiose, miserande e gli parve impossibile ch'egli avesse vissuto tant'anni fra quei luoghi senza patirne e che sopratutto dovesse trovarvisi ancora prima di sera.
Ma dov'era la Montagnetta, ora? S'orizzont alquanto e col suo istinto di cacciatore e di camminatore provetto, argoment che non doveva essere molto lontano, quantunque affatto invisibile da quella posizione. Non se ne dolse punto, trovando piacevole l'essere costretto ad errare incerto per un po' di tempo fra quei prati fioriti. Prese per varie viottole, tagli fuori per due o tre viali ombrosi e freschi come boschi e finalmente arriv in quella che a lui pareva la strada giusta per arrivare alla meta desiderata. Il cammino fatto lo avea messo tutto in sudore e un appetito che s'avvicinava di molto alla fame gli faceva ancor pi desiderare la nota e quieta osteriuccia, le tovaglie di bucato, la lucentezza e la propriet della modesta e quasi rustica tavola. Camminando sempre, con un passo un po' pi lesto che non avesse usato prima, pensava che avrebbe pur potuto condur seco sua moglie a godersi quella bella giornata e la romita colazione. - Gi forse io la trascuro un po' quella donna! pens mestamente, ma anche lei non s' mai mostrata troppo desiderosa della mia compagnia! Se fosse qui, ecco, ne avrei piacere oggi! - E anche questa volta, l'uomo antico arross quasi sotto il sudore che gli imperlava la fronte e le guance. Come mai giungeva a quella conclusione cos contraria al suo modo di vedere e di vivere per tant'anni? Perch mai giungeva a desiderar tanto sua moglie, proprio in quel momento ch'egli aveva sempre stimato uno dei migliori della settimana, appunto perch gli rappresentava l'illusione di essere completamente libero, di non aver dattorno la noia della famiglia, degli affari?
Pensava a tutto ci, quando un non so che di bianco tra gli alberi lo fece avvertito che l'osteria era vicina. Vi giunse infatti poco dopo non senza un lungo giro intorno al fabbricato, perch vi arrivava per di dietro.
Quando se ne ritorn a casa, stanco, pensieroso, ma non malcontento, erano le due dopo mezzogiorno e rientrando nelle sue stanze, sent rumore di voci in salotto. V'entr anche lui e trov il capitano seduto, quasi sdraiato su una poltrona che discorreva tranquillamente con sua moglie accomodata su un divano di fronte a lui. Il capitano appena lo vide, balz come spinto da una molla, gli corse incontro a braccia aperte, dicendogli festosamente: - Bravo, ora non mi scappi pi!  un'ora che ti aspetto e avrei aspettato anche fino a stasera. Vieni subito con me al nostro Circolo degli ufficiali avendo bisogno di te per definire al momento una perizia d'armi!
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CAPITOLO NONO.
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Dove la signora Paola non  contenta di suo marito.
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La sala da pranzo dell'armajolo dava su una ampia terrazza ch'era il coronamento d'un loggiato avanzantesi nel gran giardino di cui abbiamo gi parlato altrove. La terrazza era piena di fiori, quali in vaso, quali in cassette, disposti con ordine e simmetria lungo vari palchetti di legno foggiati a gradinata. Quei fiori erano la cura amorosa e costante della signora Paola che li coltivava con quella sapienza ch' quasi l'intuizione inconscia di rispondere a una legge di perfezione e di bellezza. Il maggio avanzava e il terrazzo era tutto fiorito, come fiorito era il gran giardino sottostante, dove ogni giorno le ombre delle altissime quercie e degli snelli frassini si facevano pi cupe e pi gradite.
Una sera, forse quattro giorni dopo la domenica di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente, l'armajolo, finito di pranzare, invece d'andar subito al Caprera, tir una sedia sulla terrazza, e vi si accomod, fumando lento il suo sigaro e leggendo distrattamente il giornale. La signora a cui riesciva nuovo il contegno del marito, s'accontent di fare altrettanto, mettendosi a una certa distanza da lui, proprio vicino ai suoi fiori preferiti. Il suo sguardo errava da quei fioretti al bel giardino e da questo all'ampio azzurro del cielo sul quale gli ultimi raggi del sole morente dietro la linea delle altissime quercie mandavan fiamme di gloria e di speranza per l'indomani. Ma non era lo sguardo limpido e sereno d'ogni giorno; un velo di mestizia lo turbava e gettava sulla quieta e maestosa sua bellezza un'ombra di turbamento e di dubbio. Che cercava la bella donna l in fondo all'orizzonte avvampante di tanta fiamma? Quali erano i penosi pensieri che passavano simili a nubi sulla candida sua fronte? Era la preoccupazione pel marito che da qualche giorno s'era rifatto ancor pi cupo e dispettoso? O erano desideri sospirosi e cari ch'ella vedeva fuggire col sole agli ultimi limiti del cielo?
Anche l'armajolo che fingeva di leggere il giornale era preoccupato abbastanza del viso di sua moglie. S'era fermato a bella posta in casa, perch quella sera voleva assolutamente avere da lei una spiegazione circa il capitano. Per quanto l'averselo trovato fra i piedi la domenica scorsa fosse giustificato da una ragione pi che plausibile e che lui stesso, per esserne stato il motor principale, non poteva affatto mettere in dubbio, pure n'era rimasto molto addolorato e per un paio di giorni avea almanaccato su quanto potevano essersi detto quei due, intanto che lui se ne stava a far colazione alla Montagnetta. Per di pi in quel giorno stesso, sua moglie era uscita, quanto mai elegante e vezzosa, ed era rimasta assente per ben quattr'ore. Dov'era mai stata in tutto quel tempo la bella donna? Ov'erano i bei giorni in cui l'armajolo non s'accorgeva nemmeno qual fosse il colore dell'abito da lei portato e non badava punto se lungo il giorno usciva o stava in casa? Ora sentiva che lui non poteva pi durarla coi dubbi, sentiva che ormai non gl'importava pi nulla, n il ridicolo, n l'indelicatezza dei suoi sospetti: egli soffriva, soffriva molto e non voleva pi tirare innanzi a quel modo.
S'era fermato in casa appositamente quella sera, per venire a una spiegazione con lei e saper tutto. Saper tutto di che? Non sapeva nemmeno lui ci che voleva, ma sentiva che in sua moglie s'avvicendavano sentimenti e affetti ch'egli non conosceva, ch'egli non aveva mai conosciuto forse e questo lo angosciava, gli toglieva la pace d'ogni giorno e d'ogni ora.
Era l, accanto alla bella donna, incerto e intimorito sul modo d'attaccar discorso e si meravigliava dolorosamente del come due persone tanto vicine l'una all'altra, potessero trovarsi cos lontane d'anima e di pensiero. A che pensava sua moglie in quel momento? Perch figgeva con tanta passione lo sguardo sull'ultimo lembo dell'orizzonte come a trattenervi un'ombra fuggente? Perch il suo volto ch'ei trovava cos bello in quell'ora, era velato da tanta mestizia? E perch sopratutto non si dicevano una parola tra loro? Accadeva cos anche di altri mariti e di altre mogli? Sospettava di s o tutt'al pi credeva di sapere che in simil caso gli altri mariti e le altre mogli avrebbero discorso fra loro dei soliti avvenimenti della giornata, della casa, dei bambini, delle spese domestiche, ma non pi in l... Lo sapeva benissimo e lo vedeva intorno a s ogni giorno, nei suoi amici, nei suoi vicini, nei suoi clienti. Nessuno di quanti egli conosceva s'era mai mostrato, dopo un pajo d'anni dalle nozze, entusiasta del matrimonio. I pi crollavan la testa e qualcuno pi audace diceva: Se nascessi un'altra volta, tale sproposito non lo faccio pi!
Quanta malinconia v'era in quel momento anche sull'anima del pover'uomo! Eppure agli occhi dei tanti, passava per uno dei felici della vita. Lui ricco, lui sano, lui marito d'una bella donna, padre d'una bimba ancor pi bella! E allora? L'armajolo scosse la testa e gett il giornale perch ormai non ci si vedeva pi a leggere e gi sul cielo brillavano le prime stelle.
Al frusco del foglio gettato in disparte, la signora Paola si volse verso il marito che la fissava incerto e titubante. - Non esci stasera? - gli disse allora lentamente, e la sua voce era quieta e armoniosa come sempre e il suo sguardo avea ripreso la solita serenit.
L'armajolo sent quella voce scendergli nel pi profondo del cuore e si riscosse tutto. - Escir fra poco - rispose quietamente - sono un po' stanco e godo di questo bel tramonto. La bambina dorme sempre? (s'era addormentata a met pranzo).
- Credo, soggiunse la moglie, ho detto alla Tina (era il nome della domestica) di chiamarmi se si svegliava.
L'armajolo sent che se lasciava cadere il discorso era perduto. Vincendo l'interna commozione disse ancora dolcemente: - Dove sei stata oggi, che ti sei assentata per tanto tempo? - e la guard con gli occhi supplichevoli, invocando da lei una risposta che lo distogliesse dai suoi angosciosi sospetti.
- Oggi? rispose senza punto meravigliarsi la bella donna, sono uscita dopo colazione, prima di tutto per andar dalla sarta a provarmi un abito, poi ho ordinato un po' di biancheria, e poi mi son fermata fin quasi le cinque dalla mamma della Clelia...
- La mamma della Clelia? domand l'armajolo, in parte sollevato da quella spiegazione e in parte contento che il discorso s'avviasse tanto facilmente. La mamma della Clelia? Ah,  vero, la tua cugina. Non deve sposarsi presto?
- Appunto per questo. La mamma mi ha voluto da lei per mostrarmi il corredo, e sai, tra una chiacchiera e l'altra le ore son passate...-
- Per mostrarti il corredo? E a quando le nozze? Deve sposare, mi pare, quel tal ingegnere?...
Bisogna sapere che l'armajolo, conforme a un suo principio di famiglia, non aveva mai voluto saperne di parenti, come coloro che sono causa continua di disturbo e di pettegolezzi; quindi conosceva assai poco i congiunti della moglie, la quale del resto ne aveva pochissimi e d'una parentela molto lontana. Quanto a lui non ne aveva affatto.
- Si sposeranno di qui a qualche settimana. La Clelia ha gi prontato tutto il corredo, hanno gi ammobigliata la casa...
- Ma dev'essere un matrimonio coi fiocchi, interruppe l'armajolo, a quanto ho sentito dire. Lei quanto a denari deve star molto bene e lui ha una splendida posizione.
- Apparentemente deve essere un bel matrimonio davvero! Giovani e belli tutt'e due, tutti e due ricchi... Figurati che sua madre n' tanto entusiasta da sembrar lei la sposa invece della Clelia... Per, anche oggi parlando con lei e colla fanciulla, mi sono ancor pi persuasa d'un mio antico dubbio... Basta!
- Cio, qual dubbio? disse incuriosito il marito, tutto contento di sentirsi tanto vicina sua moglie e di parlarle a lungo.
- Sai, non mi sembrano cose fatte con sincerit... Cio, mi correggo!... Non dubito affatto della schiettezza dei sentimenti s della Clelia che del suo ingegnere, ma mi pare che tutti ubbidiscano piuttosto a delle abitudini, buone, sante finch si vuole, ma sempre abitudini e non mai a degli impulsi sgorgati direttamente dal cuore.
E la bella donna scosse la testa e il suo viso s'oscur d'un velo d'amarezza e quasi di sdegno.
- Oh forse esageri! entr a dire l'armajolo. Da quel poco che li conosco mi sembrano due bravissimi ragazzi...
- Questo non c'entra affatto, interruppe con una certa irritazione la signora Paola. Io so che da una parte abbiamo una madre, buona ed eccellente donna, ma imbevuta del pregiudizio tanto comune di voler maritar presto la figlia, ritenendo quasi a disdoro il non accasarla oltre una certa et; dall'altra abbiamo pure la Clelia, la perla delle fanciulle se vuoi, ma che in fondo nel matrimonio non vede che il marito, l'uomo cio che le dar nel mondo una posizione ufficiale e legittima, una posizione stabilita e accettata dalla societ, uno di quei tanti moduli in bianco che ogni individuo quaggi  obbligato a riempire man mano tira avanti cogli anni, gli piaccia o non gli piaccia, tanto per poter vivere la vita delle convenienze oneste e indiscusse fuori delle quali una persona  sempre spostata. Quanto poi a lui, allo sposo, che dev'essere il pi bravo giovinotto della madre terra, da quel che ho potuto capirne, a sua volta cerca la moglie, la donna cio che un galantuomo desideroso di far carriera deve sempre aver d'accanto per tenersi assestato nei suoi affari privati e non sviarsi dietro alle pazzie viziose; la donna che nello stesso tempo corrisponda a ci ch'egli chiama necessit sociali, cio una buona dote, una miglior educazione e un po' di bellezza...
- Dunque secondo te, interruppe ancora l'armajolo, quei due non si vorrebbero bene?
- Ma no! Io credo che in questo momento tanto l'uno come l'altro contano i minuti che devono ancor trascorrere prima di poter trovarsi insieme per sempre. Nessuna persona onesta quando sta per coniugarsi non confesser mai a se stessa di non amare perdutamente il compagno. Ma quanti modi vi sono di voler bene? E poi in amore non  tanto l'intensit della fiamma quanto la sua durata...
- Ammetti allora, sclam un po' impensierito il marito, che si pu voler bene in vari modi?
- Null'affatto, - ribatt vivacemente la signora, guardando fisso negli occhi l'armajolo - a questo mondo non si ama che in un modo solo. Gli  noi che c'inganniamo quando diamo il nome d'amore a un certo numero di sentimenti secondari, tutti buoni e dignitosi, ma in fondo ai quali sta sempre il nostro egoismo e il nostro tornaconto, sia dal punto di vista morale quanto materiale.
- Non ti capisco troppo, - mormor a voce semispenta il signor Antonio, scosso inaspettatamente da un turbinio di pensieri.
- M'intendo che voler bene ad una persona non  solo sentire il desiderio di possederla in anima e in corpo, il dilettarsi delle sue parole, il bramare d'averla sempre accanto, trovarla bella e via dicendo. L'amore  sentimento ben pi profondo, pi universale; sentimento che scende fin nelle ultime latebre dello spirito, che s'impadronisce della personalit dell'altro e non l'abbandona pi, mentre prova la massima volutt nel darsi tutto a lui in olocausto, soffrendo, sperando per tutta la vita ed anche pi in l.  fuoco che brucia tutto quanto tocca, a fiamma vivissima o a fiamma lenta poco importa, ma che arde, consuma continuamente, intensamente... - e cos dicendo la signora Paola s'era alzata dalla sedia e ritta in piedi, le mani incrocicchiate in grembo, fissava i fuochi del tramonto che gettavano l'ultimo loro bagliore e coloravano ancora una volta quel suo bel viso, tutto commosso sotto l'eccitamento interno. Il suo accento era aspro, sdegnoso quasi...
L'armajolo la fissava stupito. Non l'aveva mai veduta tanto accalorata, non aveva mai sentito da lei parole cos violente. Che aveva da risponderle? Era giusto tutto quanto aveva detto la bella donna? Non voleva saperlo temendo d'inoltrarsi in regioni ignote e troppo pericolose per lui. Per s'attent a dire: - Va bene, questo pu essere, ma v' proprio bisogno di tutto ci pel matrimonio?
- S, c' bisogno di tutto questo, rispose amaramente la signora, tornando di nuovo a fissare il marito, con un lampo di cattiveria in quei suoi begli occhi; altrimenti quale convenienza, qual vantaggio sopportare tutto il peso d'una famiglia? Se non v' l'unione d'anime, l'unica cosa per cui valga veramente spender la vita?... Il matrimonio, comunque esso sia,  forse necessario, alla societ come  necessario il Governo, ma nello stesso modo che quest'ultimo  pi sopportato che accettato, se ne parla sempre male e dal pi al meno quasi tutti non sanno trovarvi una ragione fondamentale che li persuada della sua necessit. E il dir poi che una cosa  necessaria non vuol dire ancora che sia giusta, che sia buona. Il matrimonio  per tanti e tanti un peso, un malanno, perch trascurano in esso quell'elemento primo che solo pu legittimarne l'avvenimento. E questo perch noi siamo egoisti e miriamo sopratutto l'utile nostro diretto e personale. Oh! io vorrei domandare alla Clelia e al suo ingegnere, come a migliaia d'altri fidanzati, se si sposerebbero ancora dato che per un incidente qualsiasi venisse lor detto che la dote della ragazza su cui contavan tanto non c' pi, che l'appartamento gi fissato e gi ammobigliato non si pu pi avere e che se si vuol andare insieme bisogner ridursi su un abbaino; che il titolo d'ingegnere o di medico dello sposo o il suo commercio o il suo impiego, la sua posizione nel mondo insomma, non ha pi nessun valore e egli  divenuto ormai un povero diavolaccio che dovr guadagnarsi la vita giorno per giorno, lottando con tutto e contro tutti... Quanti di questi fidanzati, ripeto, si direbbero l'un l'altro: per me tutto questa non fa nulla; pur che tu rimanga e mi voglia bene, vengo anche in capo al mondo, soffro la fame, l'umiliazione, il disonore?... Nessuno io credo e questo forse dopo un paio d'anni di reciproche lettere d'amore, di giuramenti, di sospiri, di baci, di pianti. E perch ci? Perch in generale le ragazze nell'uomo cercano il marito, cio un insieme di cose che dar loro un dato numero di stanze ammobigliate in quel tal modo, un dato corredo composto di tanti capi d'abbigliamento gi prestabiliti, l'uomo che li accompagni in societ, che dia loro il suo nome onde abbiano anch'esse una individualit legale. Gli uomini alla lor volta cercan la moglie, cio la dote, la massaia che formi loro un nido, gentile ove abbiano a trovare i pasti ben fatti e ad ore fisse, gli abiti sempre pronti per esser indossati, le entrate spese con parsimonia e giudizio, e una vita intima basata sui dettami della morale e della salute dell'anima e del corpo. Tutte cose queste, vedi Antonio - e l'amara punta del suo sguardo pareva volesse passare il marito da parte a parte, - che hanno un valore assoluto, vero e reale, che sarebbe sciocchezza per non dir colpa, trascurare, ma che prese tutt'insieme non francan la spesa di sopportare tutte le noie, le angosce, i dolori che portan seco il peso e la responsabilit d'una famiglia, quando, s'intende, manchi il vero amore. E una volta che l'amore v', allora si pu far senza di tutto il resto, ch la vita in comune  sopportabilissima non solo, ma sempre bella, sempre desiderabile, malgrado i tormenti che possono accompagnarla... Ma in genere il vero amore non v' mai, non perch non possiamo sentirlo o lo si trovi inutile, che anzi ci illudiamo tutti di possederlo, ma per la ragione che il nostro egoismo, fatto d'abitudini, di tradizioni, di speculazioni pi o meno coscienti, ci benda gli occhi e ci costringe a seguitarlo.
- Oh, disse l'armajolo gi tutto sottosopra, per di buoni matrimoni se ne vedono sempre tutti i giorni!
La signora Paola torn a sedere, s'appoggi con un gomito allo schienale della seggiola e fiss per un istante il cielo tutto stellato e su cui gi sorgeva la luna. - Oh certo, soggiunse poi scotendo la testa, di buoni matrimoni in cui la pace e l'accordo e anche l'affetto durano apparentemente e forse realmente per lunghi anni, se ne vedon sempre. Ma o costoro s'unirono per amore o s'amano per dovere. Dio mise in noi la sua legge morale mediante la quale si tien testa a tutte le nostre passioni, si accettano con rassegnazione i nostri pesi e in tal modo si pu tirare innanzi giorno per giorno in apparenza felici e nell'interno quieti. Ma perch richieder tanto? Il dovere  sempre penoso e non sempre s'ha il coraggio di compierlo. Chi sa dirci tutta la lotta interna, nascosta, nota solo alla propria coscienza, per vincere le tentazioni, i cattivi istinti e in fondo quello che noi supponiamo il nostro diritto all'amore? E se talora avvengono dei guai, degli errori, delle colpe, con quale legge umana poterli condannare? Ammettendone pure tutta la gravit e l'ignominia, come dire ad uno di questi erranti: Tu non dovevi cadere? E perch? Dove fu prima l'amore, quel vero amore al quale si ha il diritto? Solo la legge divina pu condannare, ma la legge divina condanna anche coloro che si sposano senza esser veramente persuasi del loro reciproco amore. Capisci?
E la bella donna tornava a fissare il marito. In quel mentre un acutissimo strillo che veniva dalle stanze, travers l'aria insieme alla voce della fantesca che gridava: - Signora, la bimba s' svegliata! - Ratta come il vento, la signora Paola sparve dal terrazzo.
L'armajolo come vide la moglie andarsene, si alz a sua volta, la testa in fiamme, incapace di mettere insieme un'idea. Rientr e guard le ore alla lampada gi accesa nella sala da pranzo, poi pass in anticamera, prese il cappello e usc. Giunto sulla porta di strada, si ferm e pens dove avrebbe diretto i suoi passi. Al Caprera nemmeno per sogno; l'idea solo di trovarsi con quei suoi amici lo nauseava. Gi in Piazza del Duomo neppure, in quanto non era proprio per lui quello il momento di veder gente. E allora? Si ricord che l'indomani mattina molto per tempo doveva mandare il fattorino in piazza S. Ambrogio a prender notizie d'un suo cliente che da tempo non si faceva pi vivo e che poteva anche non esser pi in citt. - Ci andr io stasera, pens, tanto tanto, tempo n'ho lo stesso. - E preso per una viuzza di traverso s'incammin per quella localit.
Si pu immaginare in quale stato d'animo il pover'uomo si trovasse. La spiegazione l'aveva avuta, ma una spiegazione come quella non se la sarebbe certo immaginata! Avea creduto per cinque anni di vivere insieme ad una donna fatta in un certo modo ed ora se ne trovava innanzi un'altra, e qual donna! Altro che aver dei sospetti contro il capitano! Ma in che mondo era vissuto sin allora per non accorgersi di nulla, per viver vicino a lei nel modo ch'era vissuto?
E un gran freddo era nel suo cuore, un freddo di morte e di disperazione quale mai prima l'aveva provato. Quella donna non era pi sua, non lo era mai stata, glie lo aveva fatto capire a chiare lettere, in termini che non ammettevano dubbio alcuno. Come adesso viverle insieme, sedersi a tavola con lei, coricarsi insieme, dopo quanto le aveva detto? Lui il coraggio non se lo sentiva; lui non aveva amato sua moglie n prima n poi ed ora essa glielo rinfacciava dopo tanto tempo vendicandosi nel modo pi crudele! Che s'avea a fare ora?
L'armajolo passava per viuzze solitarie e romite sotto il raggio della luna che illuminava vagamente le case gi addormentate. Le rare botteghe s'eran gi chiuse e pochi passanti turbavano la quiete della sera. Camminava a passo lento e grave, come accasciato sotto un gran peso e man mano che procedeva sentiva il vuoto del suo cuore farsi pi profondo, il freddo pi intenso. - Che s'avea a fare ora? continuava a domandarsi. Lasciar che le cose andassero come prima, considerare quanto aveva detto sua moglie come chiacchiere di dopopranzo, era impossibile, in quanto lui ora temeva quella donna e capiva che essa aveva verso di lui un sentimento di avversione se non d'odio, verso di lui che l'aveva sposata senza amore. E poi... e il capitano? Colle teorie di quella sera, non doveva pi meravigliarsi di nulla. E il pensiero che quello scioccone potesse esser nelle grazie della sua Paola, lo gettava in uno squallore d'animo tale che sentiva di non poter sopportare pi oltre. E in lui era ormai sparito tutto lo sdegno e l'amarezza d'un marito ingannato; che gl'importava ormai che quella donna fosse o no sua moglie? Era il dolore di sospettare che un altro, chiunque fosse, potesse trovar maggior grazia appo lei di quanto egli non aveva trovato; era il pensiero lacerante e acuto che quella donna non fosse pi sua, come non lo era mai stata, come non potrebbe mai esserlo. Oh, perch le era stato al fianco per ben cinque anni senza mai accorgersi di nulla? Perch non aveva saputo impadronirsi di quel cuore che ora sentiva cos lontano da s e che desiderava tanto in quel momento! Ma con quali occhi aveva fin d'allora veduto il mondo? Chi era stato colui che l'aveva persuaso che le cose per andar bene dovevano camminare per una certa via, mentre invece camminavan tutt'all'opposto? Ma dunque lui aveva vissuto senza saper di vivere?!
Ora capiva benissimo che insieme alla sua donna era cangiato anche tutto il resto e che i suoi principii di vita erano completamente falliti. Non era forse triste per un uomo della sua et, di quasi trent'anni, doversi persuadere che fin'allora aveva sbagliato a vivere, proprio nel momento in cui sentiva di non aver pi forza, di non aver pi un concetto direttivo per ricominciare una vita nuova?
Il signor Antonio, spinto dalla bufera che tormentava in lui, camminava ora lento, ora affrettato per vie e viuzze solitarie come se fosse in ritardo di qualche appuntamento. I rari passanti guardavano incuriositi quel signore, che col cappello gettato indietro sulla fronte, le mani dietro la schiena e la testa bassa, parlava tra s, quasi ad alta voce. A un certo momento si ferm anche lui, sbuffante pel correre e si trov senza che se ne fosse accorto prima, proprio a uno degli sbocchi che mettono sul vastissimo piazzale di S. Ambrogio. S'asciug il sudore che gl'imperlava la fronte e gett intorno lo sguardo smarrito in quella solitudine per trovare una panchina da sedersi. Ne scorse una proprio vicino al boschetto laterale della basilica, le si avvicin e vi si lasci cadere stanco, accasciato, senza pensiero, senza moto. Una leggera brezza che stormiva dolcemente fra l'ombra cupa di quella macchia di frassini secolari, lo rianim alquanto; i battiti del suo cuore si fecero pi regolari, l'occhio distinse nettamente le cose d'attorno, un po' di calma e di ordine ritorn nella sua mente. Si guard in giro e si vide solo in quell'ampia piazza tutta illuminata dalla luna. Laggi in fondo, una linea di palazzi severi e antichi dormiva quietamente e solo qualche raro lume traspariva da alcune finestre semichiuse; dalla parte opposta le caserme immense e regolari nella innumera sequenza delle loro finestre senza imposte, tacevan pure, e solo pareva vegliare in tanta immensa quiete il gran corpo nero della basilica coi suoi due campanili slanciantisi al cielo. La luna imbiancava tutta la piazza e l in alto, al disopra dei tetti anneriti dei palazzi, al disopra delle torri della chiesa, al disopra delle cupe vette degli alberi, le stelle brillavano in tutta la serenit dell'infinita lor luce. L'armajolo si alz dalla panchina e fece pochi passi in avanti per trovarsi proprio nel bel mezzo della piazza e alz gli occhi al cielo. L'animo suo addolorato e stanco parve riposarsi in quelle stelle che piovevan ineffabili tesori di pace luminosa e l'occhio suo sprofondandosi entro quelle ignote regioni di luce e di riposo, se ne ritraeva poi quasi con un sentimento di riverenza per tanto gaudio di serenit. Bello era il plenilunio su quel vasto piazzale, dalle lontane case dormienti, dagli augusti campanili della basilica, dall'ombra nera e misteriosa della macchia degli alberi! ma pi bello ancora quel cielo stellato che solo poteva dare ci che le cose anche pi perfette di questo mondo non danno e senza il quale nulla di quanto ci sta attorno ha valore alcuno, il senso dell'infinito. Tutte le cose di questo mondo ho detto io, meno una forse: gli occhi d'una bella donna!
L'armajolo era forse la prima volta in vita sua che alzava lo sguardo al cielo stellato con tanta intensit di ammirazione, con tanto desiderio di conforto. Il suo cuore piangeva sconsolato ed egli non sapeva a chi rivolgersi per averne conforto; per questo alzava gli occhi al cielo. L'eccitamento di prima era sparito, il suo spirito si era di nuovo calmato, ma il dolore che gli rodeva l'anima non era cessato per questo, e questo dolore era la sua Paola. Quella donna non era pi sua, non lo era mai stata, non lo sarebbe mai! E una melanconia tenera e accorata lo prendeva e si vedeva solo nel mondo, privo di quelle risorse che fin allora gli avean servito di viatico per vivere un giorno dopo l'altro...
Alz di nuovo lo sguardo al cielo e lo fiss intensamente e un'intuizione nuova in lui, per quanto confusa ed errante, gli fece balenare l'idea di un mondo ultra terreno, un mondo di luce e di armonia eterna, immutabile, entro cui tutte le miserie di quaggi si sarebbero confuse in una pace profonda e serena, grandiosa nella sua calma, inalterata nella sua infinit. E per la prima volta dopo tant'anni, pens a Dio.
Un'onda cupa e sonora scosse la sua contemplazione. L'orologio della basilica batteva le ore. Una, due, tre, quattro..., fino all'undici; tanto tardi? Come il rintocco del bronzo si fu quietato e pel vasto piazzale vibrava ancor l'eco commosso della risonanza, l'armajolo ritorn ai casi della giornata e si ricord del motivo per cui era venuto col. Ma ormai era troppo tardi, tutti i portoni delle case eran chiusi. Nulla di male del resto; domattina avrebbe mandato il fattorino. E poi ormai per lui, ch'eran gli affari, la bottega, i clienti?
S'incammin di nuovo verso casa, lasciando a malincuore quella piazza e quel cielo stellato il quale se non l'aveva racconsolato, l'aveva per quietato. Sua moglie e le di lei parole gli stavan sempre dinanzi, come effigiate in caratteri di fuoco e un pensiero fisso, non molesto, ma molto triste lo struggeva: quella donna non era pi sua, non lo era mai stata! A che scopo rincasare? A che scopo ricominciare il domani la solita vita d'ogni giorno?
Una volta a casa, trov che tutti erano addormentati e ne fu contento. Si svest in silenzio, senza nemmeno accendere la candela, procurando di fare il menomo rumore possibile. Si cacci sotto, al fianco di quella donna che sentiva tanto lontana da lui e s'accorse allora d'esser molto stanco e desider d'addormentarsi subito. Il sonno non si fece pregare, gli cal sulle palpebre e sul cuore avvolgendolo nel mistero dell'ombre sue. E allora l'armajolo fece un sogno.
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CAPITOLO DECIMO.
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Il Sogno.
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L'armajolo sognava nell'ampia sua camera inondata dai raggi della luna, e d'uno in un altro sogno gli pareva di trovarsi su una gran strada di campagna sotto un cielo incerto e minacciante tempesta. Vi si trovava e non sapeva come, ma doveva essere molto tempo che camminava, in quanto si sentiva stanco e abbattuto s che durava fatica a mandare innanzi le gambe. Non conosceva quella strada e guardava stupito la campagna tutt'intorno, la quale pur essendo verde e fiorita, era per polverosa, arsa ed esausta come se attendesse l'acqua chi sa da quanti giorni. Non avrebbe nemmeno potuto dire donde veniva e dove era diretto; era persuaso solo ch'ei doveva camminare su quella strada che si stendeva innanzi a lui a perdita d'occhio, malgrado la gran stanchezza delle sue gambe. - Se avessi almeno un bastone su cui appoggiarmi! pensava. Se trovassi qualche osteria presso cui rinfrescarmi un istante! - Ma per quanto guardasse a destra ed a sinistra, non riesciva a distinguere in quell'immensa campagna triste e polverosa un fabbricato qualsiasi.
La strada si faceva sempre pi penosa e il cielo pi, torbido. Tratto tratto, una raffica di vento, violenta e rabbiosa, scoteva i grandi alberi che fiancheggiavano il cammino e gli gettava in viso un nugolo di polvere. A un certo momento si ferm smarrito e si domand lamentosamente: - Ma io devo proprio proseguire in questo modo senza nessuno che m'aiuti, senza ch'io possa riposare un istante solo? - Nessuno rispose al suo lamento ed egli scoraggiato e dimesso continu ancora la strada.
A un certo punto per, gli parve distinguere proprio in fondo in fondo, fra le macchie scure degli alberi un non so che di bianco come il muro d'una casa. Il cuore gli balz dal petto e le sue gambe dimenticarono la stanchezza. - Una casa, sclam, fosse almeno un'osteria, un luogo ospitale, ove mi dessero una panca da sedermi e una tazza d'acqua fresca! - E acceler il passo cercando di raggiungere quel ch'ei riteneva un abitato. Com'era lontano! Per quanto s'affrettasse la distanza non diminuiva mai.
Per ad un certo momento s'accorse che quel muro bianco gli si faceva sempre pi vicino e con suo stupore non gli veniva fatto di distinguere n finestra, n porta, nulla insomma che desse l'indizio d'una casa, d'un luogo abitato e andava anche accorgendosi che la campagna intorno a lui si faceva sempre pi misera, pi bruciata, pi polverosa. Scorse ancora l'orlo d'un tettuccio coronante il muro che doveva essere molto basso e molto lungo. - Ma questo  un recinto, pens, non una casa! che mai pu essere? - e cammin sempre pi affrettato a quella volta.
Non s'era affatto sbagliato nella sua supposizione. Invece d'una casa era proprio un recinto e quel che pi gli rincrebbe fu il supporre dall'insieme di quel muro e da una cappelletta che sormontava col suo cupolino il tettuccio, che quello fosse un cimitero. - Come mai un cimitero qui? - si disse e s'avanz con un certo timore. Il muro s'avvicinava sempre e ormai non v'era pi da dubitare; era proprio ci ch'egli aveva supposto.
A un tratto, come se il cimitero fosse venuto a lui, si trov davanti a quel muro che pareva volergli sbarrare la strada. Lo gir, calpestando i rovi e le erbaccie che ingombravano il terreno tutt'all'intorno, e svoltando l'angolo si avvide d'un uomo vestito di nero che sedeva su un gradino di pietra sotto a una finestrella a grata scavata nel muro, come s'usa nei cimiteri di campagna. Chi poteva essere quell'uomo tutto nero, che pareva facesse la guardia in quel luogo? Si avanz verso lui con precauzione e vide che fumava una lunga pipa e che portava per cappello una gran lucerna a due punte. L'uomo guardava dalla parte opposta alla sua e non pareva punto accorgersi del nuovo venuto.
L'armajolo, quando gli fu vicino quasi a toccarlo, visto che non si moveva, gli di la voce malgrado sentisse un gran tremito in cuore. L'altro allora si volse tutto d'un pezzo. Santo Iddio! Era il signor Claudio Bondanza, l'ispettore delle pompe funebri!
L'armajolo era l senz'articolar parola, stupito da quell'incontro, ma l'altro, senza punto scomporsi s'alz da sedere e disse quietamente: - Bravo lei, signor Antonio,  un pezzo che lo aspetto. Ora le d subito il cambio?
- Il cambio? balbett l'interpellato non comprendendo affatto.
- Sissignore il cambio, non l'hanno avvisato? Io me ne vado per un altro cimitero lontano da qui un centinaio di chilometri e pi. Lei, finch non verranno a sostituirla,  il guardiano di questo luogo... Non star molto allegro, lo so, ma ad ogni modo deve pur starci...
- Ma come, ma perch devo star qui a fare il guardiano? sclam lamentosamente l'armajolo che ormai sentiva di non potersi rifiutare a quei lugubre incarico. Ma che luogo  questo? Perch mi trovo qui?...
- Caro lei, come fa a non saper nulla? Mi meraviglio, mi meraviglio molto, - e cos dicendo l'ispettore scoteva la testa dubbiosamente, tirando di gran boccate di fumo dalla sua pipa. - Non sa che luogo  questo? Venga, venga, e rasent di pochi passi il muricciuolo finch si trovarono dinanzi ad un cancello di ferro arrugginito e contorto. Legga l in alto, seguitava sempre indicando una banda di latta inchiodata al cancello e sulla quale l'armajolo lesse a stento: Cimitero di coloro che morirono senza amare. Capisce adesso?
L'armajolo croll la testa in segno di diniego. Non capiva proprio.
- Allora entri con me, prosegu ancora l'ispettore, spingendo un battente del cancello che cigol sinistramente sui cardini. L'altro gli and dietro e si trov in un recinto non tanto grande, tutto cosparso di piccoli monumenti funebri recanti iscrizioni fitte fitte come un foglio stampato e che naturalmente non si potevan distinguere. Il rovo era dovunque e ingombrava il passo; tutto l'insieme aveva del cadente e del rovinato.
- Qui dunque, proseguiva sempre imperturbato l'ispettore, sono seppelliti coloro che non hanno mai amato e che vissero solamente pensando a se stessi, credendo che tutta la vita cominciasse e finisse in loro. Io, lei e chi sa quanti altri prima e dopo di noi siamo destinati per un certo periodo di tempo a far la guardia a questo cimitero. Le dico che non  davvero una cosa divertente, star qui tutto il giorno e tutta la notte sulla porta, senza veder mai nessuno, in mezzo a una campagna tanto desolata!...
- Davvero? balbett atterrito l'armajolo che una forza secreta alla quale sentiva di non poter ribellarsi riteneva in quel luogo. Davvero?
- Sicuro, caro il mio signor Antonio bello!  cos e non si pu far diversamente. Di giorno pazienza, si pu distrarsi un po' a fissar le nuvole che passano in cielo o a contare i fili di erba del terreno, ma di notte!... e qui il viso rubizzo dell'ispettore espresse una paurosa minaccia.
- Di notte? mormor l'altro sempre pi atterrito.
- Di notte, tutti i morti qui seppelliti escono dalla fossa e si mettono a sedere sui rispettivi monumenti e l vi stanno fino al canto del gallo. Guai al guardiano che seduto fuori sulla strada si attenta a guardar dentro il cimitero o anche ad arrischiarsi di volger appena la testa!  costretto a sentire ad uno ad uno i morti pianger lamentosamente la lor vita, pianto che le dico io, non  assolutamente un piacere ad udirlo! Pu quindi immaginarsi che bel tormento sia quello di dover star l senza nemmeno voltar la testa, pensando che vi son tante persone dietro noi che non aspettano altro... Basta, s'adatti lei come pu, e cos dicendo usc dal cimitero insieme all'armajolo e rinchiuse il cancello dietro a s.
Usciti che furono, l'ispettore s'aggiust la sua lucerna sulla testa, ricaric la sua pipa e strinse la mano (una mano fredda come il marmo), all'armajolo dicendogli: Addio, le auguro buona permanenza! - e s'allontan frettoloso dalla parte opposta a quella dond'era venuto il signor Antonio.
Questi, stette intontito e immobile a vederlo allontanarsi e di l a pochi momenti lo perdette subito di vista, come se fosse sparito. Allora con un gran freddo in cuore, s'accasci a sua volta sul gradino di pietra ov'era seduto prima l'ispettore e colla testa fra le mani e le gomita sulle ginocchia cominci ad aspettare.
Perch mai er l? Non lo poteva sapere. Qual forza lo riteneva in quel luogo? Non sapeva nemmeno quello; sentiva solo ch'ei non poteva andarsene, che doveva rimanere sotto il peso di una condanna che gli sembrava dura, crudele, quasi impossibile a sopportarsi. E fissava perduto le nuvole che correvano fosche e veloci il cielo, le nuvole che s'accavallavano le une sulle altre come onde in tempesta e in quel suo smarrimento di pensieri paurosi ed incerti non sentiva che una sola cosa, non capiva che una cosa sola, cio che fra poco sarebbe scesa la notte e che dietro a lui dovevan trovarsi tante persone vive le quali non avrebbero aspettato se non il momento ch'ei si volgesse per tormentarlo orrendamente. E uno sconforto lugubre e amaro gli riempiva l'animo e sentiva il pianto salirgli alla gola perch si vedeva perduto per sempre, perch si sapeva ormai condannato irremissibilmente. Infatti cosa poteva sperare lui, che non avea fatto altro durante la sua vita che pensare a s, senza mai dare il suo cuore agli altri, in un mondo dove i giorni non sono sopportabili se non col darsi l'un l'altro vicendevolmente, ove pi si gode quanto pi s'appartiene ad altrui? Una vita come la sua, fatta di sofismi accarezzatori del proprio egoismo? E il cielo si faceva pi bujo, un vento freddo e pungente lo gelava tutto ed egli spiava ansioso il graduato diminuir della luce, paventando la notte prossima.
Tutt'a un tratto trasal. Qualcuno gli era al fianco; lo sentiva senza ch'egli osasse rivolgersi, ricordando le parole dell'ispettore, pauroso di orrori senza nome. Pure come poteva sentirsi al fianco una persona e resistere a non voltarsi verso di lei? Una mano leggera gli si pos sulla spalla, sent un viso accanto al suo e... si volse.
Una fanciulla, dalle gote pallide e dagli occhi stanchi come di chi ha molto pianto, gli era accanto. Due treccie bionde, lunghissime, le scendevan gi per le spalle; essa fissava l'armajolo con un fare stanco e rassegnato. Costui, un po' sollevato nel non vedersi al fianco un morto, s'andava domandando dove mai aveva veduto quella fanciulla che non gli era nuova. Quello sguardo sopratutto l'aveva sentito posarsi su di lui altre volte, ma in tempi molto lontani, ormai quasi perduti alla memoria. Cercava e gli pareva di trovare.
- Non mi riconosci, Antonio? - disse quella con una voce commossa.
Ora s che la riconosceva! era una sua antica cugina, colla quale era stato in molta intimit nella sua prima giovinezza. Come mai le ricompariva ancora dinanzi, giovane come a quei tempi?
- Ti riconosco, Ninetta, rispose lui un po' turbato, ma come sei qui?
- Ho voluto venire a trovarti, perch ti so molto afflitto e hai bisogno di consolazione...
- Ma come hai fatto a sapere ch'io mi trovavo qui?
- Coloro che amano sanno sempre incontrarsi colla persona amata, anche quando questa non pensa punto a loro. Perch io ti ho amato, Antonio, t'ho amato tanto e ti amo ancora! - e il pianto era in fondo alla sua voce.
- Tu mi hai amato? proruppe l'armajolo commosso. Ma come, se io non me ne sono accorto mai...?
- Oh lo so, rispose la fanciulla scotendo mestamente la sua bella fronte bionda. - Tu non ne hai colpa, poverino! Non ti sei mai avveduto del mio amore che cresceva con me, al tuo fianco, ma io ho tanto sofferto, ho tanto pianto. Ti ricordi come eravamo amici un tempo, come giocavamo insieme? Ti ho amato in silenzio, ti ho adorato nello sbocciar di quella mia giovinezza d'allora: ogni tua parola, ogni tuo sguardo, era per me la vita. Speravo sempre che un giorno o l'altro ti saresti accorto di quanto provavo per te, credevo da un momento all'altro di poterti confidarti tutto e il tormento del mio cuore e il pianto delle mie notti. Invece tu mi sei stato accanto per tanto tempo e non ti sei accorto di nulla, anzi, man mano che i giorni passavano, ti facevi sempre pi riservato verso di me e t'assorbivi tutto in te stesso e facevi i tuoi disegni per l'avvenire e me li confidavi freddamente, senza che in quell'avvenire io v'entrassi per qualcosa. Quanto ho sofferto Antonio, quando ho dovuto proprio persuadermi che le mie speranze erano vane! Ti ricordi quando fui costretta a partir dalla citt insieme al babbo, ad allontanarmi da te? Che piangere che ho fatto nel dartene l'annuncio, te ne ricordi? E tu non capivi punto ch'era perch ti volevo bene, perch mi pareva di morire nel lasciarti... Anzi mi hai riso in faccia, mi hai dato della sciocca e della scimunita e ti sei messo a descrivermi le meraviglie della citt che m'avrebbe accolta... E non sei nemmeno venuto alla stazione a salutarmi e non mi hai scritto nemmeno una riga, per quanto tempo sia trascorso! Quanto piangere, quanto patire!... Oh, nessuno, nessuno, m'ha consolata! - E la poverina scoppi in un singhiozzo acuto e disperato.
L'armajolo, man mano che l'antica cuginetta parlava, ripensava a quei beati tempi della sua prima giovinezza, in cui sino allora gli era sembrato d'aver vissuto la pi bella epoca della sua vita. Come mai non s'era egli mai avveduto di quanto la fanciulla gli veniva ora dicendo? Come mai era egli passato tanto vicino alla felicit senza conoscerla? Ed egli aveva trascurato tanto tesoro di bellezza, di virt e di bont? Come avrebbero potuto esser lieti quei suoi anni antichi, s'egli avesse corrisposto all'amore della fanciulla! E poi, perch aver distrutto la pace del cuore e la speranza nell'avvenire a quella poverina? E pensava a tutto questo, mirando le nuvole che passavano in cielo, non osando guardar l'ombra cara che gli stava al fianco, tanto gli faceva pena, tanto si sentiva colpevole a suo riguardo. A un certo momento non sent pi il singhiozzo lacerante della fanciulla; si volse, e con suo stupore invece della cugina si vide ritta al suo fianco, una giovane donna, vestita a bruno, dal viso pallido e addolorato che lo fissava a sua volta melanconicamente. Anche quel viso non gli era nuovo, per quanto non gli venisse fatto di riconoscerlo.
La giovane donna lo fiss a lungo, poi disse lentamente, quasi a stento come se movesse le labbra con fatica. - Non mi riconosci pi?... - Il suono di quella voce fece trasalir l'armajolo. Dove mai l'avea sentita altre volte? - Non mi riconosci pi, continu lei, non ti ricordi pi di miss Nelly? - Ah, s, ora se lo ricordava quel viso! Miss Nelly, una giovane e povera inglesina, dalla quale aveva tolte le sue prime lezioni di inglese e di tedesco; una modesta maestrina sbalestrata qui dall'Inghilterra, e che viveva dando lezioni di lingue. Lui era stato uno dei suoi scolari e l'aveva frequentata per sei mesi, dopo di che l'aveva lasciata perch s'era stancato di studiare. Aveva ventidue anni allora e in questo momento se la ricordava benissimo. Ma perch era l colei?
- Non ti ricordi forse pi di me, disse la donna, non ti ricordi pi della povera maestrina d'inglese che hai frequentato per tanti mesi e che ti ha amato in silenzio, in un silenzio doloroso e disperato? Non sai tu il bene ch'io t'ho voluto? Ero una povera tapina, completamente smarrita in questa tua terra di sole e di passione, senza parenti, senza amici. Ero venuta nella tua gran citt, priva d'appoggi e di denari; ero riuscita ad arrabattarmi lavorando, senza venir meno n al mio dovere n al mio onore, quando tu mi sei apparso. Eri bello allora nella fiorente tua giovinezza, eri buono, eri forte! Perch non ti sei accorto ch'io t'amavo in silenzio, perch non hai saputo ch'io tenevo in disparte i tuoi esercizi di grammatica che mi portavi ogni sera e che correggevo con tanta cura, come fossero le lettere d'amore pi care? Non sai quanto ho patito io per te, nel silenzio della mia modesta vita? Non ti ricordi pi del Mercante di Venezia che leggevamo insieme, colle nostre teste avvicinate che quasi si toccavano sotto il paralume della mia povera lampada a petrolio? S'io t'ho amato Antonio e tu non mi hai capito! Tu non pensavi che a te stesso, sembrava che tutto il mondo fosse stato creato pel tuo vantaggio personale, ti ridevi di tutto, dicevi che l'amore, che il guardarsi negli occhi, che il sospirare eran fantasticherie di sciocchi o di fannulloni... E quando m'hai lasciato cos improvvisamente, con due righe sopra un semplice biglietto di visita in cui mi dicevi netto e crudo che i tuoi impegni non ti permettevano pi di frequentarmi?... Oh che dolore in quei giorni! Ho dubitato di tutto, del mondo, di Dio, di me stessa! Non t'aveva mai detto nulla, lo so! in te non era colpa nessuna, ma io m'ero illusa, perdonami Antonio, m'ero illusa che tu riuscissi a comprendermi un momento o l'altro! Due mesi dopo, son ritornata in patria per morire almeno fra la mia gente e sono morta sfinita di patimenti e d'amore sognando il bel sole del tuo paese e il tuo nobile volto grave e contegnoso! Poverino tu non hai avuto colpa in tutto questo, ma io ti ho tanto amato e sono morta per te e tu non hai saputo niente!... -
L'armajolo fissava addolorato quel volto scolorito e lagrimoso. Anche lei l'aveva amato ed egli non s'era accorto di nulla! Ma qual destino era stato dunque il suo di passar sempre vicino alla felicit senza approfittarne?
E si rammentava quei suoi anni di giovinezza cos pesanti, cos smorti, assorbiti in minute cure di se stesso, non d'altro preoccupato che d'esser saggio prima del tempo, che di formarsi un avvenire di seriet, d'affarismo e di quiete! Poverina, quella miss Nelly! pensare che poteva anche con lei, come colla sua cuginetta, goderli un po' di pi quei suoi anni antichi, cos stupidi, cos pesanti, cos vuoti! Quella povera anima s'era spezzata sotto la sua indifferenza, aveva sofferto nel silenzio e nell'abbandono chi sa quali strazi e lui aveva continuato a vivere sereno e soddisfatto nella persuasione di far quanto di meglio si poteva fare, credendo fermamente di adempire a un sano e indiscutibile concetto di vita! E l'amarezza e la desolazione e lo smarrimento s'avvicendavano in quel suo cuore che pareva sciogliersi sotto un soffio crudele di rimorso e di schianto. Era il pensiero de' suoi pi begli anni passati in tanta indifferenza che lo pungeva di pi, era la tarda rivelazione di misteri di dolcezza e di conforto ch'ei non aveva saputo godere, era il cruccio d'aver lasciato languire tanti poveri cuori, quando con una sua parola, con un suo atto poteva dar loro le speranze dell'avvenire.
Ma mentre fissava in un doloroso stupore la sua antica maestrina, la vide a poco a poco farsi confusa ai suoi occhi come se la nebbia l'avesse avvolta d'un tratto. A un certo momento gli parve di non scorgerla pi affatto. Non voleva credere ai suoi occhi, la fiss ancor meglio, quando al suo posto vide un'altra giovane in abito dimesso, con un fazzolettino bianco al collo e una massa di capelli neri che le scendevano a riccioli sulla fronte. La vide sedersi accanto a lui, come aveva fatto sua cugina, fissarlo lungamente e dirgli con voce semispenta: Non mi riconosci? -
Egli la fiss a sua volta, ma non la riconosceva affatto.
- Non ti ricordi proprio pi di me? Eh lo so bene! quando mai hai badato a me? Non ti ricordi della casa che abitavi un tempo, prima che tuo padre comperasse quella dove ora tieni la bottega? Una casa laggi in riva al naviglio di S. Marco? Non ti ricordi che le finestre della tua stanza davan sul cortile d'una casa vicina ed eran proprio di fronte alla finestra dove lavoravo io? Non ti ricordi?
- Mi pare, mi pare, balbett l'armajolo che sentiva sorger in s dei confusi ricordi indefiniti, quasi inafferrabili.
- Non ti ricordi di me, ch'ero sempre a cucire alla macchina, proprio sotto alla finestra e che ti vedevo andar e venire tutto il giorno? Non ti ricordi della povera cucitrice a cui tu un giorno serrasti sgarbatamente in viso i vetri perch ti dava noia in quel momento il mio canto, unico conforto al mio tanto lavoro e al mio secreto dolore? Non ti ricordi? -
Ora s che si ricordava benissimo; ma come mai quella fanciulla veniva da lui? Che voleva?
- T'ho amato tanto, prosegu l'altra, t'ho amato nell'oscurit, nel silenzio, sicura ch'io non avrei mai potuto esser tua, confortata solo dall'acre volutt del sapere che mai per un momento tu avresti pensato a me!
Seduta alla macchina, nel vano della mia finestra, t'ho spiato per tanti e tanti mesi, rabbrividendo tutta di dolore e d'amore ogni volta che sentivo risuonare i tuoi passi sul ballatojo di contro! Sapevo tutte le tue ore, le tue abitudini, conoscevo tutte le tue occupazioni... E tu non hai mai badato a me! Poverino, tu non ne hai colpa in tutto questo; come potevi tu supporre che la povera cucitrice volesse tanto bene a un signore come te? Eppure, io che mi sarei contentata di poco, di molto poco, ho sofferto, sai, molto sofferto della tua indifferenza. Mai una volta che il tuo sguardo si posasse su me, mai una volta che ci scambiassimo un saluto; e s che  tanto facile salutarsi tra vicini... I fioretti che eran sul davanzale della mia finestra, te li ricordi? Non eran essi leggiadri? Non rispondevan essi colla maggior grazia dei loro colori alle mie affettuose cure? Eppure tu non li hai mai degnati d'un solo sguardo, pur avendoli avuti sempre davanti a te per tanto tempo. Anzi io so che ti seccavi molto nel vedermi sempre alla finestra a spiarti, nel sentire il frastuono della mia macchina da cucire, nell'udire le mie canzoni. Oh quelle canzoni! Mi fiorivan sulle labbra, fervide ed appassionate ch'erano una meraviglia ed era per te che le cantavo... Ti ricordi questa, la pi bella di tutti?
E la fanciulla, sempre fissando l'armajolo schiuse le labbra a un canto dolce e accorato che s'andava man mano facendo pi vibrato e sonoro:
...
Per entro l'istante fuggevole
Che l'occhio tuo ardente fissai,
Qual mai primavere rivissero
Fra i dumi del chiuso mio cor!
Ed ecco sull'ala dei zeffiri
Spiranti ai riavuti rosai,
Volar con incanto novissimo
L'obliata parola d'amor!...
...
Le strofe si seguivano alle strofe e salivano sotto quel cielo fosco e tempestoso come un'ardente vampa di desiderio e di passione, e destavano nell'armajolo una folla di ricordi, di memorie ch'ei credeva ormai spente nel passato e che in quel momento invece gli venivano intorno vive e mestissime. Oh s, quel canto se lo ricordava bene ora d'averlo udito molte volte da quella povera fanciulla a cui davvero lui non aveva mai badato... L'unica volta, lo rammentava benissimo ora, l'unica volta che davvero pose attenzione a lei, fu quando un mattino gettando per caso gli occhi su quella finestrina, vide nell'interno della camera due becchini che s'apprestavano a caricarsi una bara d'abete sulle spalle e attorno poche persone piangenti, e cap allora che la povera cucitrice era morta. E altre memorie, altri visini delicati, altri sguardi, altre circostanze della sua vita passata gli sorgevan intorno man mano che la fanciulla cantava, vi-succi e sguardi di fanciulle, di bambini, di vecchi; tutta gente che in una circostanza qualunque gli era passato accanto, in cerca d'un suo aiuto, d'una sua parola e ai quali non aveva mai badato. Quella canzone gli straziava il cuore come se lo frugasse con un ferro rovente sentiva strapparsi brani a brani, tutta un'intera vita da lui trascorsa nell'incoscienza pi stolta e pi indolente di quanto avveniva intorno a lui. Oh perch quella fanciulla cantava sempre? Non si poteva farla smettere?... Lui pativa troppo!
Ma in quel mentre il cielo che s'andava sempre pi oscurando, s'illumin d'una vampata livida e infuocata come se una gran fiamma passasse al di l delle nubi, e nello stesso tempo un rumor cupo di tuono lontano fece trasalire l'armajolo. Non scorse pi la fanciulla, non pi il cimitero. Si trovava solo in mezzo all'ampia campagna, sotto quel cielo cos sinistramente illuminato, con quel rumore che s'andava avvicinando sempre pi. La terra tremava sotto i suoi piedi e una gran nube di polvere s'avanzava da lontano. Una voce percorse quello spazio, una voce che gridava: la guerra, la guerra! e allora l'armajolo, nel turbine di polvere che gli si faceva sempre pi vicino, scorse un scintillar d'armi, un'onda di cavalieri e di fanti. Poi la nube si squarci e fu un passar velocissimo di reggimenti a passo di corsa, di cavalieri al galoppo serrato. E tutti sfilavano accanto all'armajolo, lo fissavano in viso e gli gettavano il gran grido, la guerra, la guerra! La campagna tremava sotto i piedi di tanti accorrenti e per l'aria era un frastuono come di mare in tempesta. Egli guardava inebetito tanto spettacolo d'armi e d'armati e istintivamente vi cercava dei visi conosciuti e mormorava senza quasi averne coscienza: ma l'artiglieria, dov' l'artiglieria? - Poi il frastuono si fece ancor pi cupo, le ruote dei cannoni s'annunziarono in lontananza e l'artiglieria pass a sua volta al galoppo sfrenato. I cavalli volavano, gli artiglieri facevano schioccare i frustini, i cannoni passavano mostruosi e veloci, gli ufficiali urlavano i comandi. L'armajolo cercava sempre fra quella folla, quando gli venne proprio incontro rapido come un falco il capitano Stampella che curvato sull'arcione si traeva dietro la sua batteria. Lo vedeva venire e gli pareva che non fosse solo a cavallo. Oh no, una donna era con lui, una donna ch'ei teneva stretta alla vita. Cavallo e cavaliere passarono fulminei nella velocit della corsa, quasi rasente alla sua persona, e nella rapidit della visione distinse sua moglie che coi neri capelli sciolti sulle spalle, appoggiava la testa sul petto del capitano, cingendogli il collo colle braccia in un abbandono d'amore. L'armajolo tese a sua volta le braccia in avanti come per fermare i due fuggenti che gi erano lontani e scoppi in un singhiozzo acuto e disperato che gli lacer il cuore. - Paola, Paola, url anche tu m'abbandoni!.. - e il pianto doloroso che gi da tempo gli fremeva in petto, scese sulle sue guance e pianse disperatamente la sua donna che fuggiva, chiamandola ad intervalli come se lei potesse sentirlo, davanti ai cento reggimenti che continuavano a passare... A un certo momento, non ne pot pi, sent che il cuore gli si rompeva sotto il palpito di tante angosce, si sent morire si svegli...
Si guard attorno intontito, si rizz a sedere sulle coltri, si vide nella sua camera illuminata dalla luna, scorse sua moglie dormiente accanto a lui e cap d'aver sognato. Tutto era sparito, meno il pianto che continuava a scendergli sulle guance, silenzioso e accorato. Da quanto tempo quell'uomo non piangeva pi?
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CAPITOLO DECIMOPRIMO.
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La Guerra.
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Dopo quanto era avvenuto tra lui e sua moglie l'armajolo avea ripreso le sue solite abitudini, perch in fondo le abitudini son quelle che ci aiutano a ingannare il tempo. Andava e veniva come prima e nessuno certamente avrebbe sospettato che l'uomo antico, fiducioso di s, sfidatore dell'avvenire, pronto a sentenziar serenamente di tutto e di tutti se ne fosse completamente svanito e che al suo posto invece si fosse messo un pover'uomo intristito come una vite d'inverno, pieno di malinconie, di paure e di amarezze. Il suo mondo era crollato e non si vedeva attorno che rovine polverose e desolanti e si domandava s'era valsa la spesa e la fatica di viver tant'anni e pi begli anni della vita, per trovarsi dinnanzi a simili conclusioni. Con sua moglie dopo il famoso dialogo di quella sera, non scambiava che poche e brevi parole, fatto questo, che per quanto tutt'altro che nuovo assumeva ora una ben altra importanza in quanto ormai tanto l'uno che l'altra sapevano che nella lor vita era entrata un'ombra di amarezza e di cordoglio e la signora Paola avea capito d'essersi lasciata trasportare un po' troppo a teorizzare sul caso speciale, come avea capito che il marito aveva tratto da quella teoria quel tanto che bastava per trovarvi delle allusioni personali.
Piccole cose queste che per gran parte della gente parranno sciocchezze e fantasie da infermo, sopratutto si pensa ai tanti e gravi fastidi che davvero ci tribolano ogni giorno; ma dei fastidi  come del dolor di denti, il quale grave o no ch'esso sia, lo si crede sempre quanto di pi doloroso si possa sopportare.
E l'armajolo dietro a questa sua fantasia ci perdeva il cuore e la testa e di dentro sentiva un gran vuoto, come di cosa che gli mancasse e della quale non poteva far senza. E s'addolorava contro se stesso, contro gli altri, perch, lui pover'uomo, perduto in mezzo a un mondo di cui solo ora riconosceva la vanit, non riusciva a trovare un appoggio qualsiasi su cui poter reggersi in piedi.
Fu in uno di questi giorni quieti e regolari nella loro tristezza come il tic-tac d'un vecchio orologio a pendolo, che il nostro eroe, trovandosi in bottega a esaminare attentamente il congegno d'una nuova rivoltella americana speditagli allora allora come campione da un suo corrispondente belga, gli venne fatto d'alzar gli occhi e guardar nella strada. Not un insolito accorrer di gente, un formarsi di capanelli, due o tre strilloni che passaron veloci come il vento davanti a lui e che tenevan un gran fascio di giornali sotto il braccio, urlando a squarciagola qualcosa che a lui riusciva incomprensibile. Guard un istante, poi incuriosito si lev dal banco ed usc sulla soglia della bottega, persuaso ormai che qualcosa d'insolito accadeva.
Per la strada, sotto un cielo un po' incerto, era un affrettarsi di gente, un incontrarsi d'amici e di curiosi, sul viso dei quali si leggeva una novit e una novit tutt'altro che lieta. Qualche gruppo incominciava gi a mormorare a mezza voce, tutti avean in mano un giornale, qualcuno imprecava, qualche altro impallidiva. Una donnicciola usc quasi di corsa da una casa in faccia a quella dell'armajolo, affront un passante che leggeva il giornale, sclamando atterita: - Ma  vero,  vero? - Poi fu una nuova ondata di strilloni che correndo urlavano al vento: Nuovi telegrammi da Roma, ultimi particolari! Un battaglione tagliato a pezzi!... - e via di corsa, distribuendo giornali a destra e a sinistra, raccogliendo i soldi quasi a volo...
Il signor Antonio comprese che si trattava di un disastro per le nostre armi in Africa e istintivamente scroll le spalle. In fondo la politica lo avea sempre annojato, perch della patria aveva il concetto press'a poco che aveva della religione, cio d'una cosa buona, che c' perch ci deve essere, che la si accetta come un'istituzione di cui non si potrebbe farne senza per abitudine, ma della quale non capiva la ragione per impacciarsene tanto e prendersela a cuore nel modo che se la prendono certuni. Se il governo avea mandato in Africa i soldati, vuol dire che avea trovato giusto il farlo e d'altronde, Africa o non Africa, le tasse si sarebbero pagate lo stesso. Quanto ai soldati, il far la guerra rientrava perfettamente nella natura delle loro funzioni, quindi non trovava proprio una ragione di sentirsi spezzare il cuore! Certamente eran cose che facevan male, ma darsi alla disperazione poi no... E non bisognava inoltre credere a tutto quello che dicevano i giornali, sempre esagerati in ogni loro narrazione...
Questo pensava tra s il pover'uomo mentre si ritirava dietro il banco, malgrado che a sua insaputa un certo lume interno gli dicesse che non eran proprio quelle le ragioni migliori per commentare l'atrocit del caso. - Gi, si disse dopo un certo tempo, capisco anch'io che se avessi un figlio laggi! - e in quel mentre sent dietro a s, nella scaluccia interna che metteva alle sue stanze, dei passi rapidissimi che scendevano gli scalini. Si volt, l'usciolo si schiuse e la signora Paola apparve sulla soglia, agitata in viso e commossa sclamando: - Ma  vero Antonio,  vero?
- Che cosa? rispose l'altro sbalordito della inaspettata presenza di sua moglie.
- Ma laggi in Africa si son battuti, e si dice che abbiamo perduto. Signore, fate che non sia vero!... e dai suoi begli occhi spuntarono due lagrime.
-  vero, almeno lo dicono i giornali, rispose l'armajolo commosso questa volta anche lui dal fare della bella donna. - Aspetta!... Achille!... url verso l'officina, va a comperarmi un giornale!
Due o tre operai s'affacciarono sulla soglia del laboratorio con dei giornali spiegati e vennero a lui porgendogliegli e sclamando: - Son qui i giornali! Gli abbiamo gi comperati noi.
L'armajolo prese un foglio che gli veniva porto, e lesse in prima pagina le notizie del disastro, un succedersi cio di telegrammi confusi e incerti che lasciavan dubitare ancor pi circa la gravit della disfatta. La signora Paola, accanto al marito, seguiva collo sguardo le linee di stampa e gli altri operai si stringevano anche loro attorno al padrone, guardandolo negli occhi quasi per averne maggiori schiarimenti.
- Gi, sclam l'armajolo dopo aver letto tutto quello che c'era di leggere.  proprio cos!... e fiss a sua volta gli operai come per dir loro: Che ci posso fare io?
Gli operai ritornarono scrollando la testa e mormorando qualcosa di brutto fra i denti. Uno anzi s'azzard a dire a mezza voce: Al macello, gli han mandati, al macello!... e scomparvero nel laboratorio dove cominci un'incrociarsi di frasi acri e desolati, dicendo l certamente, ci che non osavano dire davanti al padrone.
Costui rimasto solo colla moglie, non pot dir altro che un pur troppo  vero! ma che gli usciva null'affatto dal cuore. La moglie croll la testa e lasci che una lagrima scorresse sulla morbida sua gota: poi si ritir sospirando e l'armajolo fu tutto contento, senza saperne nemmeno il perch, nel veder sua moglie interessarsi tanto d'un avvenimento che per lui in fondo non aveva importanza alcuna. E poi era da quella famosa serata che la donna non si rivolgeva a lui con tanta espansione! Gli parve quasi d'aver scoperto in lei dei sentimenti di cui non l'avrebbe creduta capace.
Ma un momento dopo, mentre forse per la decima volta rileggeva le notizie del giornale che gli operai avean abbandonato sul banco, pens che forse sua moglie avea ricevuto dalla disfatta un'impressione cos forte, per la sola ragione che v'entravan dei militari e che certamente si sarebbero inviate subito nuove truppe al di l dei mari e che fra i partenti vi poteva essere qualche ufficiale di sua conoscenza... Non sentiva dolore per questo, no, ma una sensazione melanconica ed amara, come d'un poverino solo al mondo, abbandonato da tutti, senza speranza alcuna di soccorso. Sua moglie non era pi per lui, non lo era mai stata e sentiva il gran vuoto del suo cuore farsi pi profondo, pi desolante.
Intanto nella strada crescevano i rumori, cresceva l'agitazione; i giornali andavano a ruba: era un correre, un imprecare, un discutere appassionato e focoso, s che l'armajolo malgrado tutto, si sent trascinato a sua volta a prestar la sua attenzione a tanto bruso. Erano arrivate altre notizie, il disastro delle nostre armi era irreparabile e gi si facevano i nomi degli ufficiali caduti, gi si contavano a centinaia i soldati morti. Voci confuse di dimissioni ministeriali, di responsabilit regali, di ingiustizie, di tradimento, volavan di bocca in bocca, miste a sospiri di rammarico, a lagrime di dolore. L'armajolo vedeva tutto, silenzioso ed attento e si stupiva perch mai quella gente, ignota affatto l'una all'altra, tanto varia nelle sue condizioni, e nei suoi bisogni, si trovasse ora unita con tanta concordia d'affetti e di dolore. Che importava per esempio a quell'ometto magro e segaligno, male in gambe, trascinantesi dietro una carriola carica di non si poteva capire che cosa, che i nostri soldati avessero perduto o guadagnato una battaglia? Forse che lui non sarebbe sempre rimasto quel poveraccio che pareva essere? Eppure l'ometto della carriola, s'era fatto intorno tre o quattro persone, fra le quali una donna, e col gesto animato e con parole che l'armajolo non poteva sentire, discuteva, spiegava, commentava... Era proprio sentito il dolore di quei due signori ch'eran passati sul marciapiedi rasenti a lui, pallidi in viso, coll'inevitabile giornale spiegazzato fra le mani? D'uno di loro avea anzi colto una frase: - Questa non me l'aspettavo proprio! Poveri noi! - detta con un'intonazione scovata e desolante. Infine per tutta la gente ch'ei vedeva passarsi sotto gli occhi, quel disastro delle nostre armi non avrebbe modificato punto, n in bene n in male, le loro evenienze quotidiane e chi aveva dei fastidi doveva tenerseli ancora, e chi faticava a lavorare, doveva pur sempre faticare. Capiva come un uomo di governo, un reggente la cosa pubblica, un militare potesse affannarsi e disperare per un avvenimento simile, ma gli altri? Forse che quel muratore che passava laggi, con una pesante trave in bilico su una spalla, avrebbe avuto d'un centesimo aumentata la sua grama paga giornaliera se i nostri soldati avessero vinto invece d'essere stati battuti? Vi doveva quindi essere in tutta quella gente che gli passava dinanzi, un sentimento comune, superiore a ogni interesse individuale, che li univa tutti quanti in una vibrazione di dolore profondo e scorato. Per quanto lui frugasse nel proprio cuore, per quanto comprendesse benissimo la gravit del disastro e le conseguenze che avrebbe potuto apportare all'indirizzo politico del momento, pure non sentiva nulla di quel stringimento di cuore, di quell'angoscia sconfortante ch'ei vedeva benissimo sul viso ai passanti e che pur troppo, e questo lo amareggiava di pi, aveva visto sul viso di sua moglie. E capiva inoltre che se in altri tempi si sarebbe stimato appunto per questo uomo superiore agli altri, ora invece avrebbe desiderato di partecipare a quel cordoglio comune, e che il gran vuoto del cuore si sarebbe colmato, fosse pur per un istante.
Dopo un po' di tempo, si ritir dalla soglia e rientr nel negozio. E la bottega gli parve in quel momento pi buja del solito e sent un vero senso di gravezza e di noia nel mirare gli oggetti che gli stavano d'attorno, gli oggetti d'ogni giorno, che l'avevano accompagnato per tant'anni in quella sua vita di quietitudine beata. Pareva che da quel gran banco di noce lucidato, da quelle scanzie entro le quali i fucili stavano allineati nelle loro rastrelliere come nei corpi di guardia, da ciascuna di quelle lame di sciabole e di fioretti, dai calci di quelle rivoltelle di tutte le foggie, di tutti i sistemi, si sprigionasse un vapore di stanchezza monotona e oscura, pareva gli dicessero tutt'insieme: Tu senza di noi non avresti potuto vivere, ti sarebbe mancata l'occupazione quotidiana che t'ha assorbito l'attivit dello spirito e del corpo, ma noi da soli non possiamo avere un significato se non quando oltre la cura materiale del vivere d'ogni giorno, v' una vita intima che freme e soffre per motivi d'ordine ben pi elevato... E tu non l'hai e tu non lo senti questo interno senso di partecipazione a sentimenti che non possono esser dati n dalla ricchezza, n dalla povert, non dagli affari, non da una professione!... Forse non proprio precisamente questo gli dicevan tutti quegli oggetti, perch l'armajolo non sarebbe stato in grado di capirli, ma in confuso per sentiva che se la sua vita avvenire non avesse dovuto aver altro scopo all'infuori di loro, come in fondo l'aveva avuta quella che aveva condotto fin allora, sarebbe stata triste, molto triste.
Quando alla sera, il nostro eroe and al Caprera, le sale del ristorante presentavano uno spettacolo strano, ben diverso dal solito e certamente i piccoli chinesi della tappezzeria, intanto che scuotevano i minuscoli codini nel salire e scendere le scalinate dei piccoli chioschi lungo i ruscelletti color mattone, si dovevano domandare quale mai repentina commozione avea scosso d'un tratto i miti animi di quei pacifici borghesi, cos occupati l'altre volte a giuocare alle carte e a vedere il fondo alle mezze bottiglie di barbera. Un vociare alto e generale, un muoversi ciascuno dal proprio posto per portarsi a quello dei vicini, uno spiegazzar di giornali passati di mano in mano, un imprecar a questo e a quello, un picchiar di pugni formidabile sulle tavole, colpirono d'un subito l'armajolo, che poco amante del rumore e tanto meno delle discussioni, si pent d'esser venuto al Caprera proprio in quella sera. Ma ormai non voleva o non poteva pi tornare indietro e quindi pass inosservato in tanto tramesto, nella solita sala, la quale pi popolata del consueto, non offriva l'abituale aspetto degli avventori ordinatamente disposti ai loro tavoli. Nessuno bad a lui che dirigendosi all'usato posto d'ogni sera trov il tavolo circondato da molta gente che faceva ressa attorno al signor Bondanza, il quale seduto dinanzi al suo calice e alla sua mezza bottiglia, invece del mazzo di carte teneva spiegata sulla tavola una gran carta geografica della Colonia Eritrea, una di quelle tante che in quei giorni si vendevano per le strade. Il nostro degno ispettore, avea il dito teso su un punto di quella carta e girava attorno gli occhi sull'uditorio che l'ascoltava attento. Quando scorse l'armajolo che cercava di aprirsi un vano fra la gente, in cerca d'un posto, grid con voce lamentosa: Bene, ecco qui, il nostro armajolo! Interrogatelo e vedrete se non mi dar ragione. E lei signor Antonio che  uomo di guerra, dica qui a queste brave persone se ho ragione o torto?
- Ma di che cosa? sclam l'armajolo che non era punto riuscito a sedersi ed era quindi costretto a rimanersene in piedi a far corona intorno al tavolo come tutti gli altri.
- Come di che cosa? Non ho forse detto che tutto l'errore  stato nelle retrovie? C' qui la carta che parla! Mantenete il contatto colle retrovie e vincerete la battaglia. Mi ricordo, quand'ero bersagliere (nessuno avea mai saputo che l'ispettore fosse stato bersagliere) che in una marcia da Perugia a Rieti...
- Ma che retrovie, che contatti! - interruppe ad un tratto uno degli ascoltatori, battendo un gran pugno sul tavolo s da farne traballare tutti i bicchieri e fissando l'ispettore con un viso acceso e fosco come se volesse scagliarglisi addosso. - La colpa  tutta di quella massa di mangiapani a tradimento che abbiamo a Roma, incominciando da chi m'intendo io! Bisogna mettere in istato d'accusa il Ministero, i Deputati, i Senatori, tutta quella gena di fannulloni e di vagabondi che succhiano il sangue alla nazione e mandano al macello il fiore della nostra giovent! Ah se comandassi io! - e allungando una mano, tolse a caso uno dei tanti calici colmi che eran sparsi sul tavolo e lo vuot d'un fiato.
- Piano, piano, gemette tutto smarrito il signor Pasta seduto accanto all'ispettore, quello  il mio vino...
- Sar per un'altra volta, disse l'altro, ora l'ho gi bevuto. Dicevo dunque che se comandassi io...
- Ma andiamo, non facciamo chiacchiere, salt su a dire un terzo, un bell'omaccione sereno e tondo come una luna piena. Ora non  il momento di cercare le responsabilit. Si tratta di sapere come ha fatto quell'asino di generale a perdere la battaglia. Ed io dico che il difetto  tutto qui - e strappando quasi di mano dall'ispettore la carta geografica, se la pose dinanzi a s e segnando col dito una certa linea, proseguiva: Ecco, qui v' il colle, va bene? Qui vi sono le ambe dove i nostri poveri figlioli hanno fatto la bella fine che sappiamo. Se il generale invece di prender questa direzione e portarsi col grosso delle truppe proprio a dar quasi di cozzo alla montagna, avesse girato da questa parte, mandando, s'intende, un po' delle sue forze a girar dall'altro lato, ecco che il nemico restava colto alla sprovvista e la battaglia era vinta!... Non  forse vero? - aggiungeva poi fissando l'uditorio per averne l'approvazione - non  forse vero? Anche un bambino lo capirebbe! Andar proprio a dar di cozzo alla montagna, come se questa potesse tirarsi indietro...
- Che peccato che non ci fosse stato lei in quel momento! os dire un burlone...
- Come? disse lo stratega imbizzarrito. Come, non vuol darmi ragione?...
- Ci voleva Garibaldi, proruppe ancora un altro. Con quello non si scherzava. Le battaglie o si vincevano o non si davano...
- Ma che Garibaldi! url stavolta l'ispettore alzandosi sdegnoso in piedi. Mi facciano il piacere, signori miei, a non farmi cascar dal sonno. Garibaldi? ma dopo tutto che credete sia stato quest'uomo? Uno che ha trovato, come si suol dire, i tempi. Ecco tutto! Quanto a me, dican quel che voglian dire, non ci ho mai creduto! L'ho visto alla prova io! un pover'uomo come gli altri...
- Ma la vera colpa  del Governo, del Governo che sapeva dove s'andava a finire! grid ancora un altro, e qui allora sorsero confuse e eccitate parecchie voci che parlando tutt'insieme urlavano contro il Governo, i ladri, i manutengoli. L'ispettore, che vedeva il suo uditorio ormai sviato, tentava ricondurre la calma, bevendo e ribevendo continuamente e sciupando fra le mani quella povera carta geografica, ormai tutta macchiata di vino come una tovaglia sporca, cercando di far entrare in testa ai vicini quella sua teoria delle retrovie e dei contatti. L'armajolo, stordito da tanto rumore, visto che per quella sera non v'era proprio modo di sedersi ai suo solito posto, si tolse di l e and in cerca d'un altro tavolo. Ma nella sala, tutta sossopra e risuonante di grida, non v'era pi l'ordine delle altre sere. Tutti parlavano, tutti erano in piedi e il garzone avea il suo bel da fare a servir tutti e a farsi pagar da tutti. Un certo tale in un angolo era salito sopra una sedia, avea raccolto intorno a s un capannello d'avventori e stava predicando chi sa che cosa. Altri intorno ai tavoli discutevano con voci e gesta da spiritati. Gli avventori d'una sala, passavano nell'altra e viceversa; pareva insomma di trovarsi in un pubblico passeggio, tanto che l'armajolo vide due o tre volte il signor Gaspare affacciarsi inquieto sulla soglia della sala, come se non trovasse troppo di suo gusto quel frastuono e quella confusione, Le parole di guerra, Africa, Governo, ladri, morte a quello, morte a quell'altro, s'incrocicchiavano rapide e sibilanti come lame di spade: tutti dicevan la loro, tutti si contraddivano a vicenda, e la voce dell'ispettore, tratto tratto pi acuta delle altre, sorgeva irosa sempre, sempre dando torto a qualcuno.
Intanto l'armajolo avea tentato invano di farsi portar dal garzone, sgusciante come un'anguilla in mezzo a tanta gente, la sua mezza bottiglia. A un certo momento, un tizio che sin'allora erasi scalmanato a far entrar nella testa a un altro una certa ragione, lo afferr pel bavero della giacca, lo trascin verso l'interlocutore, urlandogli in viso: Ma venga qui lei, signor armajolo, a far capir certe cose a questo signore! Si figuri che non vuol comprendere, come due e due fanno quattro, che se l'artiglieria invece d'esser stata puntata a mezza costa...
- Ma caro lei, che vuol che ne sappia io? interruppe il nostro eroe, strappandosi dalle mani del tizio. E per farla finita, decise d'andarsene, che gi per quella sera era impossibile trovar un po' di pace in quel luogo, e senza salutar nessuno s'allontan, non visto e non curato.
Giunto in istrada, colla testa tutta piena degli avvenimenti del giorno e della confusione della sera, decise di far quattro passi, prima di ritornare a casa. Si sentiva stordito, di malumore e con una certa voglia di prendersela con qualcuno per sfogare un po' del cruccio che sentiva dentro s. Ritornava alle tante cose udite in quel giorno e fu tratto a un riso di compassione per tutti quegli sfaccendati che pretendevano con delle sciocchezze di dettar la legge. Per a un certo momento pens che dopo tutto quella gente s'interessava, in bene o in male, a cose comuni a tutti non solo, ma che davvero meritavano l'attenzione d'ognuno. Egli solo non sentiva nulla, non si curava di nulla e il pensiero vol allora anche a sua moglie e all'emozione che le s'era dipinta in viso al primo annuncio della disfatta. Egli solo proprio doveva rimaner indifferente?
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CAPITOLO DECIMOSECONDO.
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che sar causa di meraviglia all'ingenuo lettore.
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Il giorno dopo si seppe che il Governo avea disposto per l'invio d'un forte contingente di truppe a riparare i disastri d'Africa e a prender la rivincita se fosse del caso. Eran dieci, eran venti, eran quarantamila uomini, non si sapeva ancora, ma era certo che la citt doveva almeno privarsi d'una buona met della sua guarnigione. S'eran richiamate le classi congedate, gli ufficiali territoriali riprendevano il servizio attivo; dovunque non era che un parlare degli avvenimenti africani, un giudicar vario e tempestoso la responsabilit di questo e di quello, un compiangere i partenti, uno sperare in una vittoria che decidesse per sempre l'aspro conflitto contro i Barbari e ritornasse la pace nelle colonie. L'armajolo, informato pi degli altri, per gli ufficiali ch'eran tanta parte della sua clientela e che in quei giorni di trepida agitazione frequentavano pi che mai il negozio per rifornirsi d'armi, cominci, da quel buon commerciante ch'era sempre stato, a pensare un po' seriamente ai propri affari e si pose a sfogliare i registri, a spedir fatture, a mandar il fattorino dal tenente X e dal capitano Y, per veder s'era possibile di tirar a casa un po' del tanto denaro che aveva sui libri. Ormai si capiva che l'affare si faceva serio laggi e che una buona parte di quei baldi e rumorosi giovanotti avrebbe lasciato le proprie ossa in custodia alle arene eritree. Quindi anche a costo di pigliarsi dell'importuno era meglio saldar le partite fin dov'era possibile, onde non aver poi a che fare cogli eredi, i quali certamente non si sarebbero troppo preso a cuore le tante rivoltelle accomodate o comperate, le tante impugnature di sciabole e lame di spada che un giorno avevan fatto la fierezza del povero morto e che non erano ancor state pagate. La partenza delle truppe doveva aver luogo fra giorni, gi i piroscafi eran pronti a Napoli, i richiamati gi incorporati nei reggimenti, designati il generale e gli ufficiali superiori che dovevano comandar la spedizione; era d'uopo dunque far presto, molto presto, se si voleva arrivare in tempo a farsi pagare un po' di conti.
Per la bisogna della spedizione e consegna delle fatture non bastando le gambe rachitiche ed esili del povero Achille, l'armajolo ricorse anche a un giovane operaio dell'officina, al quale non pareva vero di poter correre la citt tutto il giorno, invece di star condannato al banco colla lima e il martello. In bottega poi era un andirivieni d'ufficiali che venivano o spontanei o tirativi dal carattere elegante e slanciato, proprio quale un calligrafo l'avrebbe desiderato, con cui l'eroe della nostra storia infiorava la candida carta delle sue fatture bellamente intestate del suo nome e cognome, ecc., ecc. Venivano a saldare i propri conti, oppure a far compere, a ordinar riparazioni o semplicemente a salutare l'armajolo ch'era amico di molti di loro. Venivano in bottega, si fermavano pi o meno lungamente a discorrere, o col padrone o coi colleghi, di modo che l'armajolo non aveva un momento di pace e quando alla sera saliva pel pranzo aveva la testa balorda e intontita.
Finalmente si seppe quali erano i reggimenti di guarnigione in citt che dovevano far parte della spedizione e fra questi si trovava anche il reggimento d'artiglieria del capitano Stampella. Quando l'armajolo, la sera a pranzo ne diede l'annuncio alla moglie, la vide impallidir visibilmente e ristar dal mangiare.
- Poverino, deve partire anche lui, chi sa se torner! aggiunse ella poi dopo una pausa. Il marito non disse verbo, ma un gran freddo lo percorse tutto e sent ripiombarsi in cuore quel gran vuoto desolante che da tre o quattro giorni, in causa appunto di quel tramesto accennato sopra, sembrava se ne fosse andato. Perch sua moglie aveva impallidito a quell'annuncio? E sopratutto, perch il capitano in questi giorni non s'era mai lasciato vedere? Che ci fosse sotto qualcosa? Ch'ei se l'intendesse con sua moglie per vederla di nascosto? Per fortuna che ora se ne andava con assai poca probabilit di ritornare... Ben gli stava! Ma comprese subito che pur non ritornando pi il capitano, sua moglie sarebbe pur sempre quella donna e che lui, l'armajolo, non ritornerebbe pi l'uomo d'un tempo.
Il pranzo fin grave e serio; anche la bambina, cosa insolita in lei, taceva e i due coniugi uscirono fuori sulla terrazza a respirare un po' di fresco. Non si scambiavano tra loro una parola, ma sulla loro fronte correvano pensieri oscuri e gravi. Solo di tanto in tanto la signora Paola si rivolgeva ai suoi fiori, quasi per chieder loro un conforto o un aiuto in quella penosit di cure che le adombrava la bellissima fronte e il marito poco discosto da lei, seguiva colla coda dell'occhio i movimenti della sua donna e avrebbe dato tutto il riposo dell'anima sua per sapere qual mai sentimenti s'agitavano in lei. Era al capitano che pensava? Chi mai poteva saperlo? Esser uniti da tanto tempo, condurre una vita cos comune e rimaner tanto estranei l'uno all'altro!
Un trillo di campanello elettrico percorse le stanze e giunse alle orecchie dei due. Certo era il campanello della porta; chi mai poteva venire in quel momento? Ma la domestica s'affacci tosto sulla soglia della terrazza e annunci: V' in salotto il capitano Stampella!...
- Oh! sclamarono gli altri due, e senza aggiunger motto si mossero subito per rientrare.
Trovarono in salotto il capitano, che venne loro incontro festosamente come sempre. - L'ultima visita, sclam tendendo le due mani ai soprarrivati, ho voluto serbarla per i pi cari fra gli amici. Domattina parto alle dieci!...
- Cos subito? interruppe l'armajolo.
- Sicuro, e per di pi non parto da Milano. La stazione  gi troppo ingombra d'altre truppe e non si  potuto aver liberi i binari pei treni che devono trasportare le batterie. Quindi dovr recarmi di galoppo col reggimento fin quasi a Pavia, dove ci fermeremo un paio d'ore e non prenderemo il treno che domani sera alle diciannove. Dopodomani m'imbarco a Napoli e di qui a dodici giorni sono a Massaua.
- E poi? soggiunse commossa la signora Paola.
- E poi sar come Dio vorr!...
I tre s'erano accomodati sulle poltroncine del salotto e il capitano restava proprio di fronte alla moglie dell'armajolo. Questi un po' pi discosto avea agio di vederli ben bene in viso e intanto che il capitano parlava delle probabili peripezie del viaggio e delle ancor pi ipotetiche avventure della guerra, spiava ogni sguardo or dell'uno or dell'altro e gli pareva che sua moglie fosse molto pallida e molto commossa e che sopratutto facesse ogni sforzo per sembrar disinvolta e loquace. Anche il capitano era molto pi serio delle altre volte e l'armajolo notava come nelle sue parole vi fosse un senso di accoramento, di melanconia quasi, come non l'avrebbe mai supposto in quell'uomo ch'ei riteneva come il pi fatuo e pi leggerone del mondo. In fondo per, anch'egli davanti all'amico che forse vedeva per l'ultima volta, si sentiva un po' commosso e malgrado tutto, quando fu sturata la bottiglia di vino vecchio portata dalla domestica, e il bel Barolo rosso spumeggi vivido e profumato, non pot far a meno di sclamare, toccando il suo calice con quello del capitano: - Alla tua salute, caro, e al tuo pronto ritorno! - con un accento di sincerit che gli veniva proprio dal cuore.
- Alla salute di chi resta - rispose l'altro a sua volta e fiss negli occhi la bella donna, che abbass le ciglia ed arross tutta. L'armajolo vide questo e sent il suo cuore lamentarsi dolorosamente.
Si parl ancora di tante cose, dopo di che il capitano se ne and, pretestando altre faccende da accudire per quella sera. - M'accompagni per un po'? - disse ancora rivolgendosi all'armajolo.
- Volontieri, rispose questi tanto per rispondere qualcosa, e rinnovati scambievolmente i saluti colla signora Paola, i due uscirono insieme.
In istrada fu sempre il capitano che fece le spese della conversazione; parl di molte cose, della vita, dell'avvenire, di sua moglie, di politica e di guerra. Le sue parole erano molto pi serie di quanto potevasi aspettare da quello scioccone ch'era sempre stato e l'armajolo not anzi un certo tono melanconico e appassionato tutt'affatto nuovo in lui. A un certo punto si fermarono, si strinsero forte la mano e si lasciarono, dovendo il capitano andar per le sue faccende. - Se domattina vuoi vedermi ancora, disse, alle undici in punto passo col reggimento sotto l'arco di Porta Ticinese...
- Oh verr certo! rispose l'armajolo commosso a sua volta, e abbandon l'amico per andarsene al Caprera.
Il giorno dopo, verso le dieci, affid il negozio al pi anziano dei suoi operai e sal nella sua stanza per vestirsi e uscire. Entrando in camera scorse attraverso la porta semi-aperta, sua moglie che scriveva a un tavolino da lavoro. Al rumore dei suoi passi, la donna apr rapidamente il tiretto del tavolo, vi fece scivolare la lettera e rinchiuse prestamente, mettendosi la chiave in seno. Tutto fu cos veloce che l'armajolo rest sorpreso. La donna si volse, rossa in viso e apertamente turbata, dicendogli: - Che vuoi? Non t'avevo sentito venire...
- Esco per assistere alla partenza delle truppe, rispose secco il marito fissandola ben bene in viso...
- Ah, va bene, soggiunse la signora Paola e usc di camera.
L'altro si vest in fretta e pochi minuti dopo era di nuovo in istrada. A chi poteva scrivere sua moglie in quel momento? E perch tanta premura di nasconder la lettera? L'antico pensiero cattivo torn a martellargli la fronte e si pent di non essersi fatto mostrar quella lettera.
Intanto, lungo le strade che mettevano alla stazione, la folla aumentava ad ogni momento. Erano popolani, borghesi, signori che si portavano tutti ad un dato punto, una folla rumorosa, che discuteva animatamente intorno ai gravi avvenimenti del giorno e l'armajolo sentiva intorno a s i discorsi pi disparati e pi varii. In fondo, pensava dentro di s, ecco della gente che s'interessa per cose a cui egli sino allora non avea mai badato, tanto che proprio non sapeva nemmeno lui il motivo che l'aveva spinto ad andar a salutar le truppe, visto poi che il capitano partiva da tutt'altra parte. A un certo momento poi, s'accorse ch'era ormai impossibile di proseguire oltre. La folla avea fatto ala da una parte e dall'altra del corso che metteva alla stazione, s'era assiepata e rimaneva l immobile, aspettando i soldati, lasciando nel mezzo della strada un gran spazio vuoto. Era inutile il tentar d'andar pi in gi perch tanto tanto le truppe sarebbero passate per di l. L'armajolo si ferm a sua volta e con un po' di spinte riusc a farsi largo fra la gente e trovarsi quasi in prima fila. Guard in alto e vide tutte le finestre, tutti i balconi delle case pieni di gente che attendeva a sua volta, intanto che intorno a lui il popolo si stringeva sempre pi fitto. Ormai anche non volendolo, bisognava rimaner l fermi, fin che le truppe fossero passate.
In quel mentre un lontano suono di fanfara vol per l'aria, per la folla corse un fremito di commozione possente e interessata e un'onda chiassosa di parole, d'esclamazioni, di grida eruppe da tutte le bocche. - Vengono, vengono! si grid da ogni parte. Le note della fanfara si fecero pi distinte, s'avvicinarono e l'armajolo spingendo lo sguardo in fondo al corso, distinse i primi plotoni di truppa che venivano innanzi e le figure degli ufficiali a cavallo che sopravanzavano. Poi la fanfara s'era taciuta, nella folla era ritornato un silenzio religioso e le armi ancora lontane scintillavano radiosamente sotto il bel sole estivo.
Ma ad un tratto le fanfare echeggiarono di nuovo le loro note gloriose e accorate e i soldati si fecero ancor pi distinti, s'avvicinarono e l'armajolo trepidante a sua volta, come rapito in un incanto nuovo per lui, si vide, quasi senza accorgersene, sfilar dinanzi le truppe. Oh il suono di quelle fanfare, gettanti al cielo i canti della patria, l'inno di guerra e di vittoria, il dolore del distacco, la speranza d'un ritorno! Era un'onda sonora e armoniosa, avente in s tutte le dolcezze dei nostri cieli e dei nostri mari, tutti gli echi delle nostre antiche fierezze, tutte le attese dei giorni a venire. E quando una fanfara moriva in lontananza insieme al reggimento che le veniva dietro, ecco che ne cominciava un'altra, poi un'altra ancora e quell'onda di trombe gloriose, squillanti le audacie degli eroi e le melanconie degli amori troncati, avvolgeva tutta la folla silenziosa e riverente, saliva lungo i balconi e le finestre delle case, spiegava il volo verso il cielo fra uno sventolar di bandiere tricolori, di bianche pezzuole agitantesi in alto, di mani tese per un'ultima carezza.
L'armajolo rigido e ritto nell'alta sua persona vedea sfilarsi innanzi i soldati, rapito in una visione di commozione, cullato dalle note delle trombe: tutto spariva intorno a lui all'infuori di quelle lunghe file d'uomini marcianti a quattro a quattro, coi fucili dalle canne lucenti sulle spalle, dal passo ritmico e cadenzato. Passavano, passavano quegli uomini; passavano i bersaglieri dal rosso fez di fatica coll'azzurro fiocchetto svolazzante sulle spalle, passavano i fanti dal bianco kep, passavano i giovani ufficiali dalle sciabole sguainate, passavano i vecchi colonnelli caracollanti sui cavalli.
Tutti quei volti erano gravi, come consci dell'eroica tristezza del momento. Volti di giovanetti che appena appena avean lasciato l'aratro e il martello, volti di adulti richiamati or ora dall'impero della legge sotto le armi, e che portavano ancor impressi sul viso i baci dei figli e delle spose, le preoccupazioni per le famiglie abbandonate, per un avvenire incerto e minacciante morte e squallore, volti di vecchi ufficiali gi provati al fuoco delle battaglie, e che camminavano severi e calmi verso la morte, verso spiagge inospitali ed ignote, nella persuasione di continuare il proprio dovere come avevano fatto fin'allora!...
L'armajolo vedeva e sentiva tutto questo, rapito com'era dalla ritmica monotonia di quel passaggio incessante di uomini e d'armi, dalle note delle fanfare succedentesi le une alle altre; vedeva e sentiva e un brivido di commozione melanconica e lagrimosa lo percorreva tutto. Perch partivan quegli uomini? Perch abbandonavan tante belle donne che forse non rivedrebbero mai pi, tante testoline bionde di bambini, tante case avite, asili di pace e di lavoro quieto e rimuneratore? Domandar ad uno ad uno di quei giovani, di quegli uomini fatti, se avrebbero preferito rimanere alle case loro o veleggiare verso le arene africane, la risposta non sarebbe stata dubbia! Eppure una voce da Roma avea comandato e tutti, tutti aveano obbedito. L'aratro era stato abbandonato a mezzo il solco, il martello deposto accanto all'incudine e tutti eran corsi alle caserme, avean indossato l'uniforme, s'erano armati, partivano...
Perch non si ribellavano? Se uno solo di quei reggimenti che sfilavano davanti all'armajolo, avesse appuntato le baionette contro i superiori, se uno solo di quei reggimenti avesse percorso urlando la citt, gridando: Noi non vogliamo partire! vogliamo restare alle case nostre! il Governo avrebbe dovuto cedere sotto pena di non essere pi! Perch non si rivoltavano quegli uomini, perch quei contadini, quegli operai, quei giovani tutti, ubbidivano con tanta devozione? Forse che una provincia acquistata o perduta nelle colonie africane, avrebbe reso men duro e meno faticoso il loro lavoro una volta ritornati in patria? Forse che all'infuori d'un centinaio d'ufficiali che in quella spedizione potevano trovare forse un miglioramento alla loro carriera, tutti gli altri avrebbero ricavato un vantaggio diretto ed immediato in quella guerra, avventurata o disastrosa ch'essa riuscisse? E i morti, e i feriti e gli storpiati per sempre? E i campi abbandonati e le officine diserte e gli uffici vacanti? Qual'era dunque l'idea tirannica e possente che aveva domato ad una ad una tutte quelle volont personali, chi li accomunava in un'idea generale, superiore a tutte le altre e alla quale eran costretti ubbidire, pur sentendo ognuno d'avere un'individualit propria e operante?
L'idea la dicevano quelle fanfare squillanti sotto il sereno d'estate, la dicevano all'armajolo che per la prima volta la capiva, che per la prima volta sentiva d'essere inferiore a tutti quegli umili che partivano per lidi tanto lontani incerti del ritorno, con un'aspettativa di morte, in lande inospitali. Quella povera gente che dal governo, dalla societ, dalla patria infine non aveva ricevuto che la parte pi ingrata e pi faticosa, partiva pronta e serena contro i Barbari lontani, dando la vita in olocausto a quella idea che mettendo capo alla gran Roma, suscitava nei milioni di cuori italici tanta concordia di abnegazione. Lui invece, lo sentiva ora l'armajolo, che avea fatto fin allora? Qual giovamento avean ricevuti gli altri dall'opera sua? Era cresciuto grande e grosso, impinguandosi del denaro paterno, percorrendo una monotona e fiacca via, non interrotta da nessun ostacolo, non pensando altro che a s, non facendo il male pi per calcolo d'opportunit pratica che per un severo principio morale... Attorno a lui in quel momento v'era gente che piangeva, che palpitava pei partenti, sconosciuti a tutti dal pi al meno; aveva mai pianto lui? aveva mai sentito trasportarsi in un irrefrenabile slancio d'entusiasmo verso gli altri?
I reggimenti continuavano a sfilare al ritmo cadenzato delle fanfare e l'armajolo si ricord che per le undici, il capitano doveva passare sotto l'arco di Porta Ticinese. Guard l'orologio, si fece a stento largo framezzo a tanta gente, si gett in una vettura scoperta e si fece condurre al luogo designato. V'arriv venti minuti dopo, quando gi la folla s'era anche l assiepata. Trov modo di porsi proprio sotto all'arco, che gi da lontano s'udiva il rombo dei cannoni e dei carriaggi che s'avanzavano dai bastioni, misto al clangor delle trombe. La terra tremava sotto tanto galoppar di cavalli e di ruote attraverso i folti abeti dei bastioni, con un luccicar d'armi, un'onda di cavalli, uno sventolar di criniere. Giunte al ponte, le batterie sostarono un istante, poi sempre fra le due ale di popolo fattosi silenzioso, svoltarono sotto l'arco, donde pel sobborgo, avrebbero imboccato la strada provinciale che metteva a Pavia. Le trombe suonarono il galoppo e fra il rimbombar dei bronzi rimbalzanti sul selciato, lo scalpicco delle zampe ferrate dei cavalli, lo strepito dei carriaggi di munizione, il reggimento pass. Il signor Antonio fissava ad uno ad uno gli ufficiali che cavalcavano ai fianchi dei loro pezzi, per scorgervi l'amico e salutarlo almeno da lontano. Pass una prima batteria, poi una seconda, una terza, finalmente vide avanzarsi in testa alla quarta, in un galoppo serrato, il capitano, che ritto sul cavallo, la spada alla coscia, grave e quieto cavalcava collo sguardo fisso in lontananza. All'armajolo parve in quel momento che l'amico avesse perduto quel po' di goffaggine d'uomo pingue e vanitoso che lo rendeva ridicolo agli amici, gli sembr bello, marziale come mai l'aveva sospettato. Pass come un lampo davanti a lui, poi il tumulto degli ufficiali e dei soldati, dei pezzi e dei carriaggi lo travolse e non lo vide pi. Stette ancora un istante a mirare il resto del reggimento, poi si tolse di l pensoso e rattristato, contro se stesso, contro tutti. Si sentiva misero, piccino, inferiore agli altri; quell'uomo a cavallo gli aveva fatto una impressione eroica, capiva che sarebbe venuto il momento in cui, sotto il suo comando, quelle bocche di bronzo avrebbero per ore ed ore intere vomitato fuoco e morte sui nemici d'Italia, che i tanti uomini della sua compagnia non avrebbero atteso che i suoi cenni per morire con lui, sicuri che con lui non indietreggerebbero d'un passo. E tutto ci, lontani dalla patria, perduti nelle sterili ambe africane, di fronte ai barbari, col bel nome d'Italia sulle labbra, colla fede ed il dovere in cuore. Anche per quell'uomo, fatuo corteggiatore di donne, ridicolo facitor di salse e d'intingoli, era pur venuto il momento nel quale la sua vita avrebbe avuto un alto significato di sagrificio e di dovere verso un'idea grande, comune a tutti. Ci non era occasionale, no! perch tutta la vita del capitano, in fondo, era stata spesa, consacrata per quel momento che tosto o tardi sarebbe venuto. Perch stupirsi in fondo, se sua moglie l'aveva preferito a lui, al volgare borghese, solo curante di s e del proprio interesse? E pens al suo sogno di qualche notte prima e si stup dell'avveramento cos improvviso ed inaspettato e poi pens ancora alla lettera che sua moglie aveva nascosto con tanta rapidit.
Arrivato a casa, volle salir nelle sue stanze prima di andare in bottega. La domestica che venne ad aprirgli, aveva una notizia in viso.
- La signora  partita improvvisamente mezz'ora fa. M'ha detto di non aspettarla stanotte... Le raccomanda la bambina!... Di l c' un biglietto per lei. - Partita? - balbett l'armajolo che cominciava a non capire e pass nella sala da pranzo dove trov appunto due righe di sua moglie: Caro Antonio - Come vedi la zia peggiora. Parto per Binasco. Non attendermi stanotte. Ti scriver in giornata se posso e abbi cura della bambina. Paola. L accanto v'era un telegramma aperto: Zia aggravatasi improvvisamente. Venga subito, e sotto una firma ignota.
L'armajolo lesse ancora per un po' di volte quelle righe, poi cominci a non distinguer pi le parole, pens che Binasco era sulla strada di Pavia e che di l sarebbe passato e avrebbe certamente fatto un alt il reggimento del capitano. Pens alla lettera della mattina, alla zia che non aveva mai saputo fosse ammalata e s'accasci sopra una sedia, stanco, incapace d'un pensiero qualsiasi, con un gran peso nella testa e la fronte che gocciolava di sudore.
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CAPITOLO DECIMOTERZO.
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Che fa seguito al precedente.
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Il poverino si trovava in uno di quei momenti nei quali un uomo per quanto abbia ben salda la testa sulle spalle, non pu a meno di prendersela fra le due mani e raccomandarsi al Signore che glie la tenga ben a posto; momenti in cui la confusione della mente e la disperazione del cuore sono tali da non permettere nemmeno di formulare un partito, di prendere una decisione. Io non so quante volte i miei lettori si saranno trovati in simili contingenze, ma ad ogni modo vorranno confessare che non sono proprio quelli i pi bei momenti della vita e che a loro si preferirebbe qualunque sventura, purch si presenti netta e decisa e permetta di prender un partito, una posizione definita.
L'armajolo era sempre l seduto, in preda a cento dubbi, a cento incertezze, fra i quali balzava netta e tremenda l'idea che la sua Paola l'avesse abbandonato per seguire il capitano onde vederlo almeno un ultimo istante. E ogni volta che quest'idea veniva a galla fra la confusione tumultuosa delle altre, sentiva come un gran masso di piombo cadergli sul cuore e una gran voglia di piangere, di disperarsi. Si poteva bens, e lo capiva anche lui, dare mille altre interpretazioni a quell'improvvisa partenza, fra le quali poi, l'interpretazione palese; ma come se avesse provato gusto a sprofondarsi nella desolazione, voleva ad ogni costo che la moglie fosse partita per salutare il capitano. Il telegramma, la zia malata, tutto era un'invenzione, un trabocchetto preparato a bella posta per legittimare l'inganno. Il suo sogno s'avverava dunque completamente!
Il pover'uomo dopo un po' di tempo, s'alz da sedere e si disse coraggiosamente: - Qui bisogna prendere una risoluzione e subito! - Ma s'accorse tosto che quelle non eran che parole e che per prendere una risoluzione bisognava pur sapere ci che si sarebbe, dovuto fare e sopratutto aver la volont di fare. Lui invece si sentiva stanco, atterrato quasi da quel colpo che veniva a compendiare i molti patimenti di tanti e tanti mesi. Pens di correre a Binasco a verificare l'avvenimento, ma quando partiva la corsa? Ci si andava in tramway, cio con un noiosissimo viaggio di due ore; mezzogiorno era gi vicino, prima delle tre non poteva esser l, e il reggimento a quell'ora era gi passato di certo... Che si doveva fare? Il suo pensiero si confondeva e gli pareva d'esser tratto in un abisso senza fondo e sentiva le vertigini di questa caduta precipitosa. Torn a sedere, pensando a nulla, con un gran rumore nella testa; tratto tratto usciva a sclamare ad alta voce: - Gi, qui bisogna prendere una risoluzione! -
La domestica entr in quel mentre e gli disse: - Non fa colazione il signore? - No, l'ho gi fatta fuori, rispose l'armajolo senza nemmeno saper quel che dicesse e allora si ricord della bottega. S'alz, scese dabbasso, ma la vista di tutti quegli oggetti fra i quali avrebbe dovuto passar la giornata, gli diede la nausea. Come avrebbe potuto resistere a parlar cogli avventori, a occuparsi delle solite minute faccende di tutti i giorni? Si sentiva stanco, balordo, e sopratutto quella specie di desolazione interna che sembrava lo fiaccasse in ogni suo vigore gli dava un tal senso di generale inattivit da fargli capire che per quel giorno era impossibile ch'ei se ne stesse gi in negozio, accadesse pure tutto ci che poteva accadere. Il suo operajo anziano ch'era rimasto al banco durante la sua assenza, come vide il padrone, lo fiss ben bene in viso, poi gli disse: - Scusi, signor Antonio, ma lei si sente male! -
- Infatti - rispose l'altro, lieto quasi d'aver trovato una causa alla disorganizzazione dei suoi sensi - non mi sento bene.
- Se crede - aggiunse ancora l'operaio, un po' timidamente - posso star qui ancora!... Lei intanto pu andare a riposare che forse ne ha bisogno...
- Hai ragione, ritorner di sopra a gettarmi un momento sul letto... e gli parve quella una ragione giusta che lui non avrebbe saputo trovare. Ritorn nelle sue stanze, pass in camera, sedette di nuovo su una poltrona colla testa china, perch si sentiva come un gran chiodo nella fronte che pareva volesse penetrargli nel cervello. - Devo aver preso un po' di sole stamane! - si disse poi come a conclusione d'una folla d'idee che gli turbinavano dolorosamente in testa. Quindi si lev la giacca e il panciotto, si tolse la cravatta, gett indietro un lembo della coperta di seta del letto e si sdraj pesantemente, non desiderando altro che di dormire, di rimaner senza coscienza almeno per un po' di tempo, onde non pensare pi a niente. S'addorment infatti subito, d'un sonno muto e pesante come un masso di piombo.
Si svegli dopo tre ore e al primo aprir gli occhi, si guard attorno stentando a raccapezzarsi, poi si domand perch mai s'era addormentato di giorno e pens che fosse domenica. Si alz, guard le ore e vide ch'eran gi le quattro; ma ad un tratto la coscienza attutita dal lungo sonno ritorn tutt'intera e un acutissimo dolore gli travers il cuore. I casi della giornata gli ritornarono crudi alla memoria e questa volta netti e decisi, senza confusioni, senza turbamenti. Sua moglie l'aveva lasciato per andarsene col capitano. - Oh perch non ho dormito per sempre! - sclam il pover'uomo coprendosi il viso colle mani. Poi si rivest lentamente, chiam la domestica, s'inform della bambina che seppe addormentata nella camera della fantesca e avrebbe anche voluto domandar qualcosa intorno alla moglie, ma non ne ebbe il coraggio. - Pranza in casa, stasera? - gli domand la ragazza. - No, pranzo fuori - rispose l'armajolo distrattamente, e allora si ricord ch'era giorno di sabato e che bisognava far la paga degli operai. E un doloroso fastidio, un tedio grave e cruccioso lo prese al pensiero di dover scendere in bottega, di ritornar all'usate occupazioni di cui ora sentiva tutta l'inutile e pesante vanit.
Pure scese, sedette al banco, fece i suoi conti, divise le paghe, colla calma e la regolarit ch'era uso fare da tant'anni, ma la desolazione del suo cuore non veniva meno per questo e faceva tutto con uno sconforto pietoso insieme e accasciante. Com'ebbe finito, s'accorse ch'erano appena le cinque e che rimaneva ancora un'ora d'attesa. Ma non si sentiva proprio d'aspettare tanto, onde data la voce all'Achille, come questi gli fu vicino, gli disse d'avvisare gli operai che potevano smettere il lavoro, ch per quella volta li licenziava un'ora prima del solito.
Un mormorio di giubilo e un affrettato ripor d'arnesi annunci l'accoglienza che avevano fatto gli operai all'impensata trovata del padrone. Di l a poco essi sfilarono dinnanzi al banco e ricevettero ad uno ad uno la paga settimanale e quasi tutti notarono come il volto dell'armajolo fosse improntato di mestizia e come rendesse loro la buona sera con voce pi cortese e pi premurosa del solito. Qualcuno anzi pens se alle volte gli fosse avvenuta qualche disgrazia.
Chiuso il negozio e licenziato il fattorino, il signor Antonio usc per recarsi a pranzo, non tanto perch avesse fame (non aveva neppure fatto colazione), quanto per ubbidire a un'abitudine e pi per trovar modo di passare il tempo. Pens a un certo ristorante fuor di mano, dov'era sicuro di non trovar gran folla e sopratutto di non incontrare amici. Lentamente, d'una contrada in un'altra, si port a quel luogo e cammin facendo sentiva sempre pi farsi strada la persuasione dell'abbandono di sua moglie. Metteva insieme i cento indizi e i cento sospetti che da tanto tempo lo avevano turbato, esaminava freddamente la condotta della donna negli ultimi tempi, cercava d'indovinare i maneggi coperti del capitano e conchiudeva che la cosa doveva proprio esser cos. Non gli passava nemmeno per la testa che il telegramma potesse esser veritiero, che la zia fosse per davvero aggravata; a questo non ci voleva assolutamente credere, non l'avrebbe creduto anche davanti a prove di fatto... E pensava tutto ci, intanto che si recava al ristorante, con una freddezza nuova in lui, con una calma e una sicurezza di ragionamento come se si trattasse del caso d'un altro, e in lui sopratutto non era affatto lo sdegno del marito oltraggiato, la furente gelosia per la donna perduta, no, ch'ei trovava quasi giusto che sua moglie avesse preferito il capitano! Dopo tutto era un uomo che valeva qualcosa meglio di suo marito! Il gran dolore ch'ei provava era d'aver perduta quella donna, d'andar a casa e non trovarsela pi al fianco o di ritrovarla sapendo ch'era stata d'un altro, foss'anco idealmente, di sapere insomma che non avrebbe mai potuto avere il cuore di sua moglie. Oh come sentiva di amarla in quel momento, come capiva che i cinque anni passati insieme a lei erano stati anni privi d'affetto, vuoti d'ogni emozione, sciupati pel cuore e per lo spirito. Avere al fianco un tesoro e non accorgersi del suo valore se non quando il tesoro ci  rapito!...
Giunto al ristorante, v'entr e fu contento (non sappiamo se questa era anche l'opinione del proprietario) di trovarlo poco affollato. Sedette a una tavola in disparte, lontano da tutti e al tavoleggiante che gli metteva sotto il naso una lunga lista di piatti del giorno, rispose: - Dammi quel che vuoi; non annoiarmi!... e torn a' suoi crucci. Svolse adagio adagio il tovagliolo, se l'appunt con una cocca alla gola e si prov a mettere in bocca un pezzo di pane, intanto che aspettava la minestra. Ma il pane non voleva assolutamente andar gi!
L'armajolo scosse la testa, sospir e si disse: - Son rovinato! - E corse col pensiero al dove si poteva trovare sua moglie in quel momento e con chi e una gran voglia di piangere lo prese, una voglia d'aver vicino la bella donna, d'inginocchiarsele dinanzi, di domandarle perdono per non averla amata fin'allora e di sentirsi consolar da lei. Ah l'amore, quell'amore ch'era stato per tanto tempo il bersaglio dei suoi motti di scherno e della sua indifferenza, quell'amore che nella sua giovent s'era sempre tirato in disparte come di cosa della quale un uomo di buon senso e che bada ai fatti non deve occuparsi se non come soffio di passeggiero capriccio, ora gli era entrato in cuore coll'impeto della passione pi accorata e pi straziante. Era da tempo che se lo sentiva venire, era da tempo che dentro di lui s'avanzava un non so che di possente e d'indomito che l'avrebbe padroneggiato tutto, che l'avrebbe atterrato come una quercia colpita dal fulmine! Che gl'importava ora del suo negozio, degli affari, degli amici, del mondo tutto? Era la sua Paola ch'egli voleva, la sua Paola che in quel momento era lontana e forse con un altro, la sua Paola dalla quale ei si sapeva sprezzato, considerato come un uomo inferiore...Oh se l'amore era venuto, in tutta la sua forza, in tutta la sanguinosa sua violenza, se gli lacerava il cuore e lo faceva disperare dell'oggi, del domani, di tutto e di tutti! Quanti maggi eran fioriti nella sua giovent senza che il suo cuore s'aprisse a un palpito d'affetto, senza che il suo spirito errasse vago e indefinito per sentieri di dolcezze trepide e lagrimose? ed ora che il maggio non fioriva pi per lui, ora che gli orti davan rose e giacinti per ben altri cuori, si vedeva costretto a piangere l'amore sfuggito, tendeva disperato le mani nel vuoto a invocare la cara ombra che s'era dileguata al suo sguardo. Oh la sua Paola, poterla aver tutta per lui, in un qualunque luogo di questo mondo, in un'isola deserta, lontano da tutti, e stringerla a s e scioglierle l'onda fluente delle sue chiome corvine e fissarla in quei suoi grandi occhi neri e baciarla sulla bella bocca e dirle: Cara, cara, come ti voglio bene! Che gli importava in quel momento se quella donna fosse sua moglie piuttosto che la moglie d'un altro, che fosse una fanciulla piuttosto che una donna maritata? Eran queste apparenze passeggiere, fatte solo pel mondo della materia e della carne; lui ne voleva l'anima, ne voleva il cuore, voleva partecipare intimamente alla vita del suo spirito, della sua mente!...
Il tavoleggiante che s'avvicinava per cambiargli il piatto, tolse per un momento l'armajolo dal suo disperato errore, e con suo stupore s'accorse che avea mangiata tutta la minestra che gli era stata posta davanti, senza che nemmeno se ne fosse avveduto, senza averne sentito il sapore. Accett senza guardarli un pajo di piatti di carne untuosa e galleggiante in certi sughi amari e piccanti e mangi tutto, un cibo dopo l'altro, ingollando meccanicamente pane, vino, pietanza. Il suo cuore vibrava dolorosamente sotto la violenza della passione che gli si era rivelata d'un tratto, e vibrava con un senso di vita intenso e profondo che lo scoteva tutto, che lo gettava in preda a un turbine doloroso s, ma pur vivo, conscio di s, bastante a s! Oh perch non poter ritornar indietro una decina d'anni, trovarsi ancora un giovanetto, incontrar la sua Paola per le strade, rimanerne impressionato, seguirla, conoscerla e incominciar a far l'amore con lei, con tutte le trepidanze, tutte le timidezze, i dolori, i pianti, le disperazioni dei grandi amori? Oh quella sarebbe stata la vera vita, la vita per la quale si sarebbe potuto sagrificar tutto, osar tutto, anche la morte! Che se anche fosse stato vera la storiella del telegramma, se anche domattina sua moglie gli ritornasse a casa, reduce proprio dall'aver visto la zia, lui sarebbe stato pur sempre un povero infelice, un uomo finito, perch capiva che sua moglie non avrebbe potuto amarlo colla passione colla quale ora sentiva egli d'amarla, perch i cinque anni di egoismo, d'indifferenza, di materialit trascorsi con lei, dovevano aver spento per sempre nel cuore della bella donna ogni slancio d'affetto per lui, ogni trasporto, ogni abbandono dell'anima. E poi il telegramma non poteva esser vero, lo sentiva benissimo e le coincidenze eran troppo strane, il passato troppo evidente per non dubitare ch'ella fosse andata col capitano, fosse anche per salutarlo per cinque minuti, per consegnargli la lettera scritta nella mattinata... Oh beato il capitano che partiva baldo e fiorente per la guerra, salutato dagli sguardi, dai baci forse di tante belle donne, della sua Paola... E lui poverino l'avevan lasciato qui solo, nel dolore e nella disperazione!
Aveva finito di pranzare, in quel bel modo che sappiamo, ed egli non si sentiva pi di rimaner l in quel luogo, dove tutto pareva soffocarlo e rendergli pi acuto il suo dolore. Pag il conto e usc che gi imbruniva e decise di passeggiare, passeggiare a lungo, per luoghi solitari dove nessuno lo vedesse, dove poter dar pieno sfogo all'immensa angoscia che lo torturava. Si diresse verso il Parco, coll'intenzione d'uscir di porta, di trovarsi in piena campagna. Si sentiva nelle gambe una smania di camminare, di passar da un luogo all'altro senza arrestarsi. E cammin facendo, s'addentrava sempre pi in quel suo gran dolore che diveniva di momento in momento straziante e mortale. L'amore che da tanti mesi palpitava in lui, nascosto quasi, respinto indietro dai cento suoi egoismi, dalle mille sue ideacce tradizionali, irrompeva ora cruccioso e lacerante in tutta la violenza del suo impero.
Come sentiva d'amare ora la sua Paola, come se la vedeva dinanzi agli occhi della mente in tutte le sue movenze, in tutti i suoi gesti, in tutte le sue grazie. E ripassava in se stesso quei cinque anni di vita comune, tutte le intimit, tutte le circostanze d'una compagnia cos continua, e piangeva, piangeva di non aver saputo amarla prima, d'aver trascurato tanti tesori di bont, di grazia di bellezza!... La rivedeva in certi suoi gesti, in certe sue movenze di testa, tutte proprie a lei e la trovava cara quanto mai, ineffabile in quel suo camminare quieto e fermo, sempre calma, sempre bella. Ed ora? Ora se n'era andata, forse per sempre e se anche fosse ritornata, comprendeva che non avrebbe pi potuto avere il suo cuore. Una donna che non fu amata dal marito, non poteva incominciare a volergli bene cinque anni dopo il matrimonio! Sapeva benissimo che lui era il marito, ch'era sempre il padrone, che essa doveva fare la sua volont, le piacesse o no, ma che importava questo? Era l'amore della sua Paola ch'egli voleva e quello non avrebbe potuto mai ottenerlo. Poverino lui, era proprio da compiangere! Aver passato gli anni pi belli della vita senza amare, senza comprender nulla delle profonde e misteriose grandezze dell'amore ed ora trovarsi gi uomo fatto, ridotto in quella condizione, timido e impotente dinanzi a quella donna, che assurgeva davanti a lui col significato e la potenza d'un'idea dominatrice, sovrana della sua vita, dell'anima sua. Dov'era in quel momento la sua donna? Forse in qualche angolo oscuro di questo mondo, lagrimosa, il cuore trafitto pel distacco col capitano, piena d'amarezza e di dolore, con un senso di ripulsione pensando all'indomani col marito, nella monotonia d'una casa priva per lei d'ogni seduzione... E non sapeva la poverina, che in quel momento v'era un uomo col cuore spezzato, che si lamentava di non averla vicina, che l'invocava disperato come l'assetato invoca l'acqua e che si sentiva morire sapendo di non essere amato da lei. Cara, cara la sua Paola, la donna piena di grazia, di virt, d'amore... Oh poter far sua!
Come i miei lettori di buona fede, possono vedere, il nostro eroe non si trovava proprio colla testa a posto. Quell'affetto che da mesi e mesi serpeggiava inavvertito o appena accennato irrompendo ora con tanta violenza, l'avea tutto sconvolto e non gli permetteva pi di ragionare col lume del buon senso. Cento, mille persone, di quelle che hanno sempre l la loro formula bella e pronta per tutti i casi della vita, che li distribuiscono e li classificano con quella precisione con cui si dispongono i pacchi negli scaffali, troverebbero che l'armajolo era un pover'uomo non avente proprio null'altro di pi serio a cui badare, indegno affatto d'un libro intorno ai suoi casi, visto poi che a questo mondo vi sono delle miserie ben pi gravi e interessanti; ma che si vuole? Il mio eroe in quel momento era fatto cos ed io devo presentarlo nella verit delle sue condizioni, altrimenti mi si imputerebbe d'aver inventato la mia storia di sana pianta e quel che  pi d'averla male inventata.
Il pover'uomo camminava, camminava sempre, ora a passi rapidi, ora lenti, non badando nemmeno dove andava, dove si trovava. Aveva attraversato tutto il Parco, avea gi passato l'arco del Sempione, si trovava sullo stradale della Cagnola, sotto i viali d'abeti secolari, quasi in piena campagna. Ora s, che capiva quanta parte di vita avesse gettato inutilmente, come aveva speso male i suoi giorni, per non aver amato, per non essersi dato come gli altri alle ineffabili speranze e alle atroci realt intraviste nei dolcissimi sguardi d'una fanciulla, nelle strette di mano febbrili e ardenti di due anime che si voglion bene, nei sospiri di due cuori che palpitano l'uno per l'altro. Che cosa era tutto il resto del mondo? Nulla! Non avrebbe egli dato tutti i suoi denari, la sua bottega, la sua vita, pur d'aversi accanto in quell'istante la donna che amava e saperla sua, tutta sua in vita e in morte? Sarebbe stato disposto a rincominciare una nuova vita, a sottomettersi a tutte le fatiche pur di sentirsi dire da quella donna: Oh, Antonio, come ti voglio bene! E invece? Che sarebbe stato per lui il domani, il dopodomani e tutti gli altri giorni? Dover scendere in bottega e risalire nelle sue stanze a quelle ore forse come usava da tanti anni in qua, dover vedersi sempre d'intorno gli stessi visi, sentir sempre le stesse parole, occuparsi delle solite faccende... Che noia, che fastidio!... E la sera al Caprera? Oh, questo poi no, nessuno ve l'obbligava!... Ma come aveva fatto ad andar tutte le sere, per tant'anni di seguito, fra quella gente cos sciocca, cos vuota? Sentir tante chiacchiere oziose, sempre egualmente insipide? Quel signor Pasta; quell'ispettore, cos volgari nelle loro idee, con una concezione di vita cos gretta e limitata!... E perdere il tempo a interessarsi con tanto ardore sopra un fante di cuori o sopra un asse di quadri!... Ma in che mondo era vissuto fin allora? E tutto questo, intanto che lui aveva a casa la sua Paola, sola, senza compagnia, la sua Paola dallo sguardo cos profondo, dalla voce tanto soave!... Oh s'era stato castigato di quella sua cecit cos egoistica, cos piccina, cos insultante per sua moglie. Lo sapeva bene ora e tante volte l'avea gi pensato, che non era proprio quello il modo di trattare, che le mogli non devono essere considerate come mobili di casa, che  un'offesa che loro si fa coll'anteporre le carte, la partita, gli amici dell'osteria, ma ogni volta che tal pensiero gli era venuto, l'aveva sempre ricacciato indietro come una debolezza d'uomo inferiore, d'uomo che non  padrone di s. Oh quel pregiudizio di voler a ogni costo esser superiore alle donne, di considerarle come esseri di poco conto, di temere ad ogni istante di confessarsi deboli dinanzi ad esse, d'aver paura di sottomettersi alla loro volont! Se in quel momento la sua Paola gli fosse stata accanto, come le si sarebbe dato, come le avrebbe detto: Cara, son tuo, tuo per sempre! fa di me quel che vuoi, consolami tu, aiutami tu, ch'io son poverino e senza difesa!...
Un mucchio di ghiaja che gl'ingombrava il passo, lo arrest. Come se uscisse da un sogno, l'armajolo si guard attorno e si domand dove mai si trovava. Sotto il cielo stellato, la campagna ampia e silenziosa pareva addormentata in un sonno leggiero e ristoratore. Qualche casolare nereggiava qua e l e dopo un po' di calcolo, s'avvide di aver gi oltrepassato la Cagnola e di trovarsi in piena campagna. Guard le ore, che distinse appena sul quadrante dell'orologio, e s'accorse d'aver fatto tardi. Bisognava tornar indietro perch sapeva d'aver a casa la domestica e la bambina e per la prima volta forse ebbe caro il riflettere che nell'assenza della madre, quella povera piccina non aveva che lui per protettore e custode. Un subitaneo intenerimento per quel cosino biondo e paffuto lo prese, e si pent d'aver detto tanto male di lei, d'aver imprecato tante volte ai suoi strilli, alle sue bizze. E pens anche all'amore che sua moglie portava a quella creatura e agli sguardi severi ed irati che tante volte s'erano posati su di lui, quando usciva con sciocchezze degne d'un mentecatto contro i bambini che strillano e che non lasciano dormir di notte.
Ritorn sui suoi passi, deciso di rientrare, quantunque il pensiero di rivedere quelle stanze dove tutto parlava di sua moglie gli metteva paura. Come avrebbe passato la notte? E il domani? Sua moglie sarebbe tornata? Ed egli avrebbe avuto il coraggio di domandarle la verit circa la sua improvvisa partenza? E poi? Come poter vivere ora con quella donna ch'ei sapeva ormai non sua, forse d'altri, quella donna che ora gli lacerava il cuore, che lo faceva cos infelice? E fosse il buio della notte, fosse la stanchezza pel tanto cammino fatto, fosse l'accumularsi in lui di tanto tumulto di sensazioni, il fatto  che sentiva le sue idee confondersi di nuovo, provava ancora quello smarrimento entro il quale non si faceva vivo che un dolore sordo e mordente come una lima di ferro che gli passava il cuore, gli penetrava le viscere. L'idea che sua moglie l'avesse abbandonato per davvero e per sempre, il ricordare di altri mariti che al pari di lui si eran trovati in simile condizioni, cominci a impadronirsi del suo cervello e senza star l nemmeno a discuterne l'attendibilit, provava quasi un gusto strano e pervertito ad approfondirsi in essa, a immaginarsi il suo avvenire disperato, rovinato del tutto. - O Paola, Paola, perch mi hai abbandonato! - sclamava quasi ad alta voce, mentre rientrava per l'Arco del Sempione nel Parco. Qui l'oscurit si faceva ancor pi fitta, le grandi macchie degli alberi parevano venirgli incontro minacciose e torve, come apportatrici di paure mortali e indefinite, avrebbe voluto sedersi un istante su qualche panchina per riposare le sue gambe affaticate, per riordinare le sue idee che sentiva torbide e confuse e sopratutto per veder di togliersi d'addosso, s'era possibile, quella cupa disperazione che pareva sfondargli il petto, mordergli il cuore. A un certo momento, passando sotto un lampione a gaz, perduto in quell'oscura immensit come una lampada di cimitero, scorse una panchina vuota. And a lei, si sedette pesantemente e stette qualche tempo colla fronte tra le mani, non pensando a nulla, sentendo un gran vuoto intorno a s, dentro di s. Sentiva che le forze gli mancavano, che verrebbe un momento in cui non avrebbe avuto pi nessuna coscienza di s. Oh santo Iddio, cosa aveva mai fatto per ridursi in quello stato?
A poco a poco per, l'aria fresca della notte, il riposo e una certa sonnolenza che lo invadeva, gli ridiedero un po' di calma, s che pur provando sempre quel gran vuoto nel petto, si sentiva racquietato. Capiva d'esser seduto sopra una panchina del Parco, capiva di trovarsi solo nella notte e sopratutto capiva che ritornando a casa non avrebbe trovato la sua Paola. Oh, tutti i suoi denari, tutta la sua vita, tutti i tesori della terra e del mare pur d'avere accanto per un momento solo, pur di poter fissarla in quei suoi occhi neri e profondi, la bella donna che l'aveva abbandonato!
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CAPITOLO DECIMOQUARTO.
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Il suonatore di clarinetto.
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Da quanto tempo il signor Antonio stava seduto, in quella postura, sulla panchina del Parco? Da mezz'ora, da un'ora? Nessuno lo seppe mai, n le stelle che splendevano in cielo, n l'ombra che pi s'addensava intorno a lui. Solamente ad un certo momento gli parve udir un rumore di passi affrettati, e prima che potesse scotersi dall'amaro letargo che lo teneva l inchiodato, sent una mano posarglisi lievemente sulla spalla e un: - si sente male, signore? - sfiorargli l'orecchio. Si scosse tutto, abbass repentinamente le mani dal volto e balzato in piedi, d'un subito si trov dinanzi, nell'oscurit di quell'ora notturna, una specie d'ometto, composto d'un pastrano lungo lungo e d'un visuccio mezzo nascosto da un cappellaccio senza forma e dimensione. - Si sente forse male? torn a ripetere la vocina secca e fioca come una stoviglia fessa. - No, no, s'affrett a rispondere il nostro armaiuolo un po' confuso, mentre s'andava con un gesto abituale abbottonandosi la giacca, m'ero quasi addormentato qui... Ero stanco! Grazie della sua premura! - Meglio, meglio, replic timidamente l'altro. Sa, l'avevo scorto passando e non potevo capacitarmi come un signore stesse l in quella posizione a quest'ora...  un luogo da non fidarsi; i malviventi sono tanti! - Oh si figuri, grazie a lei, interruppe il signor Antonio un po' intenerito dall'umile affettuosit spirante nelle parole dello sconosciuto. Va in citt lei? Faremo un paio di passi insieme. - Oh troppa degnazione, rispose tutto ringalluzzito l'altro, mettendosi a fianco dell'armaiuolo. Sto qui a due passi... vicolo S. Marcellino. Sa dov'? - Qui al Broletto, vicino a casa mia. - Oh bella! Anche lei da questa parte? - E i due s'avviarono verso la citt, guidati dai lontani e fiochi fari elettrici, il nostro eroe col suo passo marziale ed aitante, il vecchietto con un trotterello leggiero e strascicato e che durava un po' di fatica a tener dietro al compagno. L'armaiuolo, scosso per un istante da quel non preveduto intervento, era tosto ripiombato nella sua cupa disperazione e non s'accorgeva nemmen pi dell'altro che ansimante procurava di stargli al fianco. Il suo dolore acuto e straziante come il morso d'una lima lo tornava a stringere implacabile e camminava a passi rapidi e convulsi fissando trasognato i fari elettrici della piazza che s'andavano man mano facendosi pi distinti, smarrito in un mare di sconforto e di pianto, quando ad un certo punto non si sent pi al fianco i passi del compagno. Si volt e vide che l'ometto s'era fermato a riprendere fiato, stancato, si capiva, dal suo procedere affrettato. - Oh scusi, proruppe un po' commosso l'armajolo, non sapevo d'averla fatto correre tanto... Sa, quando si  soprappensieri... - Oh anzi, rispose l'altro con una tossetta secca e lamentosa, sono io che son vecchio ormai... Lei  giovane ancora e fa bene ad affrettarsi. - E gli si mise di nuovo ai fianchi, questa volta accompagnato dal passo pi lento e pi misurato dell'armajolo. - Fa sempre questa strada qui? riprese questi dopo un po' di silenzio. - Sempre, vengo tutte le sere dall'Orfeo! - L'Orfeo? - S, non lo conosce, sclam meravigliato il vecchietto che un nome tanto classico stupisse il compagno. Quel caff concerto l alla barriera di Porta Sempione... Vi suono il clarinetto! - Ah! non so, sclam stupito l'armajolo e voltandosi ad esaminar dall'alto della sua persona l'omettino che gli stava al fianco s'accorse d'un astuccio nero che gli usciva di sotto al braccio. - Ma suona il clarinetto? E guadagna?!... - Una volta s, signore, rispose l'altro con un sospiro come di chi rimpiange i bei tempi d'Orlando e d'Art. Ma adesso? Il padrone fa pochi affari; e poi sa, ormai tutti i mestieri sono rovinati! - Il compagno squadr ancora con qualche diffidenza quell'insieme d'abiti vecchi e sciammanati, quelle membra stremenzite e cascanti che costituivano il povero suonatore, e comprese in cuor suo (cosa rara in lui), come oltre la propria vi potessero essere altre miserie degne di compassione e di rispetto. - L'altro gli camminava allato umile e un po' confuso d'esser l'oggetto d'un esame s attento e diffidente e tanto per farsi un po' di coraggio, torn a dire: - S' rimesso adesso? Non si sente proprio male? - No, no, grazie, rispose l'altro quietamente, quasi contento in cuor suo d'aver al fianco una persona che tanto si preoccupava di lui, di lui che in quella sera per un momento era stato per darsi alla disperazione, credendosi abbandonato da tutti. - E di giorno fate qualche altro mestiere? aggiunse ancora tanto per dargli un po' di confidenza... - Niente, niente, caro il mio signore, riprese l'altro... Una volta, quando i tempi erano pi felici, facevo lo scrivano d'avvocato e un po' collo studio, un po' col clarinetto, la vita si campava discretamente... Ma adesso, ho solamente quell'una e cinquanta per sera... - Una e cinquanta?! mormor pensoso l'armajolo, e tacque... Erano davvero un po' poche e per quanto facesse, in quel momento non riusciva a persuadersi come con quei pochi centesimi si potesse vivere, scordandosi che dava lui stesso cinquanta centesimi al giorno al proprio garzone e che molte volte, a qualche lamentela mossagli in proposito, aveva risposto ch'eran sin troppi... Ma in quella sera tante cose s'erano cambiate nella sua vita da non poter certo ricordarsi di tante altre! Sempre in silenzio erano usciti dal parco, e attraversavano la gran piazza semideserta in quell'ora, inondata dai torrenti luminosi dei fari elettrici... La lima sorda e acuta che insanguinava il cuore al signor Antonio, parve dinanzi a quell'improvvisa luce farsi ancor pi stridente e crudele... Perch quell'uomo, quell'incognito, quel malvivente forse, era venuto a turbarlo nella sua solitudine? Perch non lasciarlo l solo disperato, nel buio? Perch ricondurlo in mezzo al mondo, nel mezzo delle sue angoscie e dei suoi crucci? Ora dovea ritornar a casa, passarvi la notte... e domani? Lui passar la notte in casa sua, con quella ferita nell'anima dover sentir scoccar le ore una dopo l'altra veder spuntar il giorno, aspettarla un'ora, l'altra e poi l'altra... e non venire, che gi non sarebbe pi ritornata!... Ormai n'era sicuro... e poi, e dopo?... e il suo pensiero s'arretr come sull'orlo d'un abisso spalancato... Alz gli occhi al cielo, al di l dei fari elettrici, al di l dei grandi cornicioni dei palazzi della piazza; com'era lontano il cielo com'erano piccole, quasi invisibili quelle stelle... Diede un'occhiata al compagno che gli trottava allato e alla luce della piazza lo scorse proprio vecchio vecchio, d'una vecchiaia miserabile e dolorosa, mentre l'altro si faceva ancor pi rispettoso e pi timido or che la giovent e l'agiatezza in tutta la loro calma e la loro imponenza apparivano chiare nella persona e nel contegno dell'armajolo. Quei due, sconosciuti l'uno all'altro, camminavano insieme, corpo a corpo, ma cercavano di star lontano il pi che lor fosse stato possibile collo spirito, in quanto comprendevano qual barriera al ritornar della luce e del mondo sorgeva tra loro. D'un tratto per, allo svoltar d'una viuzza buja e mal lastricata, l'ometto s'arrest. Il signor Antonio dovette fare altrettanto e si vide dinanzi il portone nero e sudicio d'un gran casamento pi nero e ancor pi sudicio del portone. - Allora, disse il vecchietto levandosi il cappellaccio, d la buona notte al signore, e in cos dire frug sotto il lungo suo pastrano e ne tir fuori un mazzo di chiavi... L'armajolo stava l trasognato come se quel portone tanto sudicio lo attirasse con qualche incantamento secreto... A casa non ci sarebbe andato; solo al pensiero delle stanze deserte che l'attendevano, dello stuolo di memorie che lo avrebbe incontrato sulla soglia!... No, no, piuttosto vagare l'intiera notte, passarla sui divani d'un cafferuccio qualsiasi, in qualsiasi compagnia, ma a casa no! E disse questo no, con voce forte, s che l'altro trasal tutto e avvicinandosegli premurosamente sclam: - Scusi, si sente male ancora? Senza complimenti sa, mi dica pure se posso aiutarla in qualchecosa... Ho da accompagnarlo a casa? - A casa, no, non ci vado... Non  che mi senta male, anzi sto benissimo... ma... - e l'armajolo diceva questo con un accento lamentoso e triste come se cercasse un conforto da qualcuno, come se volesse dire: - Ma non vedete in quale miseria mi trovo? Perch non volete aiutarmi? Cosa v'ho fatto io di male alla fin fine? - Il mio ingenuo lettore trover che l'uomo era molto mutato dall'uomo d'un tempo, ma il vento dell'avversit, diceva un mio buon maestro, fa pur mutar la strada a molti viandanti, anche dei pi ostinati. Il vecchietto rimaneva l silenzioso col suo mazzo di chiavi trae le mani, con una frase sulle vizze e addolorate labbra, una frase timorosa quasi a pronunciare... Finalmente disse: - Senta signore, non so se parlo bene, ma se alle volte volesse tenermi compagnia... se una tazza di caff?... Sono un pover'uomo, ma il vizio del caff non l'ho mai abbandonato... E mi piace buono... cos potr rimettersi del tutto!... E cos dicendo aveva introdotto la chiave nella toppa dello sportello e il portone s'era schiuso nel suo mezzo in un vano quadrato e nero come l'entrata d'una tomba... Qual fu l'idea che spinse il signor Antonio a seguir senza dir verbo il vecchietto? Perch accett di seguir lo sconosciuto attraverso la notte di quel gran vano quadrato? Nessuno lo seppe mai, nemmeno lui stesso che pur tante volte in seguito se lo chiese, e al lettore che mi vorr replicare che un motivo purchessia vi doveva pur essere, io non posso rispondere altro che pur annuendo all'affermazione, non saprei davvero qual motivo addurre. Troppo giocondo sarebbe il nostro vivere se si potesse riandar il come e il perch d'ogni evento.
Ma intanto il pesante sportello s'era chiuso fragorosamente dietro le spalle dell'armajolo che si trov d'un tratto nella pi profonda oscurit. Uno sfregamento di fiammiferi, un raggio di luce proveniente da un moccolo che il vecchietto sta accendendo e dopo percorso una specie di corridoio umidiccio e sdrucciolevole come la strada del peccato, eccoli tutti e due all'aria aperta, se questo nome vuol darsi a un lembo di cielo lontano intravisto al di sopra d'oscuri ed altissimi muri. Il signor Antonio non ha nemmeno il tempo di rendersi conto del luogo dove si trova che gi incomincia a salire una scaletta. - Badi dove mette i piedi, signore, gli mormora lo sconosciuto precedendolo lentamente nell'ascesa. Come sono sdrucciolevoli quei miseri gradini, come  malsicura quella ringhiera contorta come una vite sfrondata dal verno! Dopo una scala ve n' un'altra poi un'altra; s'arriva a un pianerottolo e il moccolo si spegne. Il buio profondo ritorna e l'armajolo d'un tratto pensa all'imprudenza sua d'affidarsi a un ignoto e in quei luoghi; visioni di tranelli d'assassini gli traversano istantaneamente la fantasia, ma il moccolo  riacceso, colla luce gli ritorna il coraggio e segue di nuovo il vecchietto che dal viso stranamente illuminato di sotto in su dal moccolo, promette ben poco di malvivente e di traditore; altre tre scalette e un altro pianerottolo; qui almeno si vede un po' di cielo, qualche stella e un soffio d'aria fresca che viene a purificare l'odor di rinchiuso e d'umidiccio che sembra voglia soffocar l'armajolo. Si ascende sempre, sempre nuove scalette e nuovi pianerottoli, il cielo si fa pi aperto, si distinguono nella semi-oscurit lunghi ballatoi giranti attorno alle muraglie del cortile... finalmente su in alto, dopo tanto salire si riesce all'aperto, su una specie di terrazza dinanzi a una grande e confusa distesa di tetti sotto il cielo stellato. Ma lo sconosciuto non s'arresta qui, imbocca un corridoio a sinistra, uno, due e tre... quanti usci l'un dopo l'altro a guisa di celle d'un convento! Tintinna ancora il mazzo di chiavi, una di queste stride in una toppa, l'incognito spinge un battente di porta e con un: resti servito, signore!... l'armajolo si trov in una stanzuccia piccola, stretta, con un gran soffitto alla cappuccina, che s'inchinava da una parte fin quasi all'ammattonato del pavimento. Una gran finestra, dalle tendine rosse come l'imposta d'una taverna, occupava tutta una parete, una gran cornice dorata luccicava da un'altra e pochi e confusi mobili di cui si indovinava piuttosto che se ne capisse l'uso. Intanto il vecchietto, deposto l'astuccio del clarinetto, aveva acceso una lucernetta a petrolio e la subita luce della fiammella mostrava pi evidentemente ancora la povert di quel luogo. L'armajolo s'abbandon sulla prima seggiola che incontr, e si sedette con un gran sospiro penoso e affaticato. Com'era stanco! Si lev il cappello, lo depose su un tavolo e gir attorno gli occhi imbambolati quasi per meglio assicurarsi del luogo dove si trovava; poi trasse di tasca il fazzoletto e s'asciug la fronte imperlata di sudore. Che caldo faceva l dentro!... Il vecchietto si dava attorno fra quei poveri mobili e fra quelle cento cose di cui l'ospite non comprendeva nulla, tanto era la poca attenzione che vi prestava, e quando si sent risonare all'orecchio: in un momento il caff  pronto! si scosse tutto come se l'avessero destato da un sogno, e si domand ancora una volta perch si trovava l. La lima acuta e crudele tornava sinistramente a straziarlo con un'ostinazione atroce e non v'era pianerottolo pi pianerottolo meno che valesse a dar pace al suo povero cuore. - Vuol vedere un bello spettacolo? gli domand ancora il vecchietto intanto che s'affaccendava attorno a un fornello a petrolio, piccino come un giocatolo. Apra quella finestra, e vedr. Una maraviglia! - L'armajolo s'alz, and alla finestra e la schiuse... Un altro soffio d'aria fresca vivific di nuovo la sua fronte stanca e una visione quale mai se l'aspettava lo tenne l estatico e rapito.
Per quanto lontano lo sguardo potesse spingersi, non si vedevano che punte, comignoli, aguglie, campanili, cupole, gli uni dietro gli altri, torreggianti da vicino severi e imponenti, morenti nel lontano orizzonte in profili lucidi e appena distinti. I tetti si seguitavano l'uno dopo l'altro, s'incrocicchiavano, s'interrompevano per dar luogo a vani misteriosi da cui sorgeva tutta una poesia di silenzio e di riposo, poi tornavano a seguitarsi pi candidi, pi lontani, finch morivano l in fondo, si confondevano sotto le stelle in una linea tenue e ondulata come di collinette lontane. La luna, sorgendo dietro un gran campanile gotico, appariva timidetta e incerta ancora attraverso gli sfori delle finestre a sesto acuto e gi qualche vetrata di cupola luccicava e gi lungo qualche cornicione di tetto pareva correre un fremito di luce argentea e qua e l spuntavano altri campanili, comignoli e altre punte prima sepolte nell'ombra... Poi fu una serie di muri bianchi che sorgendo a quando a quando da quell'immensa e nuova foresta, mostravano alla luna nascente le loro finestrelle chiuse come se volessero far protettrice dei dolci riposi che dentro vi si dormivano, la viaggiatrice della notte; finestrelle ermeticamente chiuse da griglie o appena riparate dalle vetriate, attraverso le quali s'indovinavano misteri di pace, d'amore, di speranze pel sole che sarebbe sorto il giorno dopo. L'armajuolo trasognato guardava nello spazio immenso e sconfinato, stupito di trovarsi innanzi ad una citt tanto nuova per lui, ravvivato quasi da una letizia infantile per tanta ampiezza e tanta libert di sguardo. Alz gli occhi al cielo e i suoi occhi si chiusero per un istante come abbagliati dai fiumi di luce che scendevano da quel scintillio di stelle. Quanto spazio anche lass, qual'oceano d'eternit e di quiete! Lo spirito di Dio come un giorno era vagato sull'acque a trarne il mondo creato, cos sembrava in quel momento passare con un fremito d'ineffabile giocondit misteriosa di stella in stella, piovere da quella miriade d'astri scintillanti, correre lungo la Via Lattea... Cos'erano dinanzi a tanta beatitudine di luce e di spazio quella povera distesa di tetti, quei pochi campanili che stavano dinanzi all'armaiuolo? Eppure alla loro volta quei tetti e quei campanili sembravano rispondere con un non so che di quieto e di sospiroso alla grazia che veniva loro dall'alto e da tutta quella rozza e bigia materia saliva come un desiderio affannoso di giungere fin lass, di spogliarsi dell'involucro cadente che la teneva confitta al basso e confondersi in quel gaudio di luce.
E il signor Antonio fissava, fissava quel cielo che per la prima volta gli si svelava nelle sue meraviglie e sentiva che l in alto, in mezzo a tanto spazio, sotto quelle stelle, il suo gran dolore che da tanto tempo lo straziava, il dubbio che stava per ucciderlo, si sarebbe quietato, sarebbe ritornato quieto e sereno come prima. Come prima? Riandando tutta la sua vita, si era mai imbattuto in un'ora sola che gli avesse dato una serenit e una quiete come quella di lass? Mai, mai! Aveva qualche volta intraveduto uno stato di beatitudine simile, avea cos in confuso un concetto di vita umana e intensamente luminosa come quel cielo sereno, ma lui non ne aveva mai saputo nulla, ed ora?... Ora, poter domandare a quelle stelle, domandare a quella luna lontana una sola parola, un solo cenno che lo riposassero, che quietassero il fuoco d'inferno che gli divorava le viscere! E d'un subito corse col pensiero alle vie buje e deserte della gran citt, alla sua bottega; si vide per anni e anni dietro quel banco a spedire commissioni, a registrare fatture, ed accumular denari, quei denari su cui fino a poco tempo fa avea inalzato l'edificio della sua vita, creduta per tanto tempo la vita modello, la vita vera... Si vedeva a Pasqua e a S. Michele tutt'intento a firmar ricevute d'affitto, stendere investiture, compiacersi d'un ventesimo di aumento del frutto del suo capitale... Lui era l'uomo pratico, l'uomo che s'era vantato di prendere la vita dal lato giusto, che non aveva mai creduto alle fisime dei libri e dei sognatori. Gli tornava alle labbra con un sapore d'amarezza indicibile la frase favorita: gli uomini bisogna spenderli per quel che valgono... E che poteva ora tutto questo, contro il dubbio atroce, straziante che lo tormentava da lungo tempo, che gli aveva spazzato via come la bufera infernale del poeta, ogni fiore, ogni rigoglio dell'anima sua? Oh in quel cielo tempestato di stelle, con quella timida e giovinetta luna nascente dietro il campanile lontano, nell'infinit di quello spazio, forse il suo dubbio avrebbe potuto riposare o almeno il suo essere smarrirsi, perdersi, confondersi in un mare di luce e di quiete. E guardava il Gran Carro che lento e maestoso continuava la sua misteriosa corsa verso una meta ignota, e intorno al Gran Carro la legione luminosa dell'altre costellazioni che pareva attender un segno di partenza per seguirlo; la coorte delle pallide Andromede dai riflessi azzurrini come le pupille dei bambini, i raggi candidi e limpidi del Cigno sfolgorante in mezzo ad un azzurro profondo, delle Pleiadi dai riflessi sanguigni... Poi seguivano le stelle della Lira, poi il Leone, poi il Sirio dai perenni torrenti di luce e l'infinit dell'altre stelle aspettanti dal Gran Carro il segnale di partenza pel gran viaggio a Dio. Si moveva l'Orsa Maggiore? All'armajolo intenerito ed estatico parve davvero che il carro luminoso si movesse dalla sua posizione e che tutto il corteo delle costellazioni lo seguitasse e che insieme alle costellazioni venissero e tutti i tetti e tutti i comignoli che gli si stendevano dinnanzi. Come salir fin lass e trovare almeno il riposo se non la soluzione dell'atroce suo dubbio? Il nostro armajolo non era un dotto, non aveva mai letto in nessun di quei pochi libri che s'era dato il disturbo di leggere, la verit di Emmanuele Kant: "Due cose mi riempiono l'anima d'una sempre nuova e sempre crescente ammirazione e venerazione quanto pi intensamente le medito: il cielo stellato che vedo al disopra di me e la legge morale che sento dentro me", quindi non poteva capire qual nesso vi fosse tra le costellazioni che attendevano la mossa del Gran Carro per camminare verso l'infinito e il dolore che lo prostrava da tanto tempo, ma per incominciava a intuire che se anche invece d'essere proprietario d'un casamento ne avesse posseduto dieci, se invece d'aver una sola fabbrica d'armi avesse avuto l'appalto per tutte le armi dell'esercito italiano, il suo dubbio non sarebbe punto stato risolto... In questo momento si sent toccare un braccio... Si volt di soprassalto e si trov di nuovo nella soffitta, col vecchietto che gli porgeva il caff fumante e profumato, dicendogli: - Beva, beva, signore! questo le far bene!... Se permette le terr compagnia. - E tornato al tavolo se ne vers lui stesso un'altra tazza. Il signor Antonio tir la seggiola accanto alla finestra e si pose a centellinare la calda bevanda, trovandola deliziosa qual mai la aveva trovata e sforzandosi di persuadersi che era proprio d'una tazza di caff che aveva bisogno e che tutto il suo strano malessere dipendeva dall'umidit del Parco... Il vecchietto anche lui silenzioso sorbiva la sua tazza, mentre la fragranza della bevanda si spandeva in tutta la cameruccia e l'avviluppava in un'atmosfera tiepida e lieta... Il signor Antonio depose la sua tazza sul tavolo con un: grazie tante! che gli venne proprio dai cuore. Non aveva mai bevuto un caff tanto gustoso... - Che bella vista, nevvero? aggiunse il vecchietto accennando le stelle col suo dito scarno e tremolante, che bella vista! Qualche volta mi diverto anch'io a guardar tutti questi tetti. Si sa, noi povera gente, non s'hanno n i corsi, n i giardini. -  da molto tempo che abita qui? - interruppe il signor Antonio. - Non da molto tempo, rispose il vecchio un po' rannuvolato... - dal tempo in cui m' morta la mia ragazza, - e accenn il gran quadro bianco a cornice dorata che pendeva all'opposta parete.
- Ma l' morta una figlia? - aggiunse con un po' di curiosit l'armajolo. - Sicuro, - rispose l'altro un po' meravigliato che l'ospite suo non sapesse quel fatto per lui d'un'importanza tanto grave. Ma allora non abitavo qui... Stavo in via Bagutta e avevo tre belle stanze al terzo piano; sa dov' via Bagutta? - Ah s! - esclam l'armajolo. - Sicuro - prosegu l'altro - allora i tempi, come le dissi, correvano pi facili. - Faceva lo scrivano d'avvocato allora? - Naturalmente! Tra lo studio e il clarinetto si tirava innanzi la barca discretamente. - E la moglie? - domand con una certa curiosit esitante il signor Antonio. - Quella mi  morta da molto tempo. E si pu dire che la sua morte  stata la causa d'ogni mia disgrazia... D'allora in poi tutto m'and male... Non che prima la mi andasse coi fiocchi, ma almeno c'era la speranza in cuore, e sa, quando c' la speranza si possono aver le rose anche in pieno gennaio... Dopo son rimasto solo con la mia bambina, ho cominciato a non aver pi voglia di lavorare, a rincrescermi d'andar allo studio... Ma via, o bene o male tiravo l; speravo sempre che un momento o l'altro quando mia figlia avesse finito di studiare... - Ah! studiava sua figlia?... - interruppe meravigliato l'armajolo, che cercava di prestar tutta l'attenzione possibile al racconto dello sconosciuto per non dare ascolto alla lima che lo mordeva di dentro, proprio sotto il cuore. - Sicuro - rispose l'altro con una certa importanza. - Era sempre stato il desiderio della sua povera mamma. Sa, lei era di buona famiglia e le sarebbe davvero rincresciuto il saper la sua bambina in un opificio insieme agli uomini e alle macchine... Me lo dicevan bene i casigliani: Ma perch la fa studiare quella bambina l?! Non vede che lei  vecchio, che deve privarsi del necessario? La mandi a lavorare che ormai non  pi una bambina e cinquanta, sessanta centesimi al giorno  sempre in grado di portarglieli a casa! Io lasciavo dire, e dopo tutto la bambina studiava tanto bene, i suoi superiori erano tanti contenti... Se avesse visto che esami faceva!
La direttrice della sua scuola tre mesi prima che avesse a morire mi aveva detto che appena ottenuta la patente, il Municipio avrebbe pensato subito a darle un posto, perch gi, allieve come lei ce n'eran poche!... E quando m' venuto da Roma quel quadro l - e il vecchietto addit di nuovo la gran cornice dorata, - dice poco lei? Sopra trecento concorrenti  stata lei a ottenere il primo premio, la gran medaglia d'oro per la gara di italiano... tutte le sue compagne le fecero un regalo, e la direttrice la volle a pranzo... e l'hanno messa su tutti i giornali... e venti giorni dopo il tifo me la portava via!... - Poverina! interruppe intenerito davvero l'armajolo. - Sicuro, in due giorni ha fatto. Se avesse visto che funerali... Conosce la via Bagutta? Era piena colma di gente, che le carrozze non potevano pi passare; c'erano le bandiere, tutte le scuole, tutti i suoi superiori... fino i casigliani, che l'aveano un po' su con lei, per la questione della medaglia ottenuta, e la chiamavano la scrittrice (si sa, la povera gente tante cose non le capisce) piangevano anche loro come tanti bambini! - E diceva tutto questo il vecchio con una voce quieta e grave, come se ripetesse parole a lui notissime e ripetute quotidianamente tra se stesso e intanto andava a staccar dalla parete la gran cornice dorata, e la metteva dinanzi all'armajolo perch proprio la vedesse... - Vede qui, soggiungeva indicando la gran medaglia d'oro che spiccava sul bianco del diploma sotto il vetro, vede qui proprio il Re lui stesso, e questa firma qui  del ministro... il governo insomma. - E si appoggi su quel governo con una gravit sacra. L'armajolo fissava quel diploma, tutto a trofei d'armi, a colonne doriche, a quell'Umberto I per grazia, ecc., ecc., a quei ghirigori ufficiali, non punto dissimili dai tanti diplomi che si potevano vedere a migliaia dovunque; lo fissava, cos in confuso, sentendo ancora in quel silenzio notturno risonare all'orecchio le parole del vecchietto, e quel governo messo l quasi a conclusione del discorso. Intravedeva al di l di quei ghirigori ufficiali, al di l di quelle colonne doriche e di quei fasci d'armi, una specie di nozione di governo, che lui finora non avea mai avuto; gli pareva impossibile che il governo, un governo, avesse consolato tanto misericordiosamente un povero ometto, che quel re Umberto, quel regno d'Italia, messi l su quel foglio di carta bianca, dovessero formar forse l'unico attaccamento che il suo vecchierello sentiva pel mondo! Lui che dello stato e del governo fin allora non aveva capito che il bestemmiarlo quando pioveva e quando faceva bel tempo, come doveva fare ogni buon borghese che si rispettasse un tantino; lui che del governo fin allora non avea capito che lo sfuggirne l'esattore con tutte le truffe e gl'inganni possibili, e sfruttarlo con le pi lercie ladrerie che l'onest del commercio consiglia e approva nelle aste e nelle vendite a forfait di tutti i fondi di magazzino degli arsenali, capiva ora come in quel governo di Roma vi fossero altre funzioni, vi si esercitassero altre virt; quelle funzioni forse, quelle virt, per cui si rendeva spiegabile come migliaia e migliaia di contadini cadessero stecchiti sui campi di battaglia nelle regioni disperate dell'Africa, sempre obbedienti, sempre silenziosi, senza mai domandarsi una volta il perch e la convenienza di quello che facevano... Capiva ora, e v'era proprio bisogno che venisse quell'incognito misero e ignorante a spiegarlo a lui, l'agiato borghese, capiva ora perch i governi non potessero mai pericolare malgrado le balordaggini e le colpevolezze dei governanti, finch dalla Roma dei Cesari venisse sempre una mano possente e pietosa a posarsi sulla testa stanca d'un poverello e premiarlo in nome suo, delle tante fatiche sostenute, dei tanti avvilimenti sopportati... a incoronare d'un raggio di gloria la fronte d'una povera fanciulletta che forse in vita sua non avea mai potuto godere d'una scarrozzata in campagna... Eran forse l'intime paci di tutta quella povera gente, le soddisfazioni ineffabili dei padri e delle madri che si vedevano esaltati nei loro figli, eran le lagrime di gioia e di ringraziamento pei tanti che avean modestamente lavorato per esser riconosciuti e premiati, che salivano al trono di Dio nel giorno della vendetta e della riprovazione, quando l'abbominio, lo scandalo e la depravazione hanno colmato la misura e l'ira dell'Altissimo sta per scatenarsi sui governi indegni. Eran tutte le preghiere di quegli umili che nell'ora tremenda intercedevano per la salute della patria, che facevano rianimare la fiamma di perdono e di rinnovamento per la quale Dio rende sanabili le nazioni e le perpetua d'et in et a maggior gloria del creato e a testimonianza delle sue meraviglie. Tutto questo in confuso comprendeva allora l'armajolo e la lima acuta e stridente in quel momento taceva per davvero.
- Vede, soggiunse il vecchierello dopo tanto silenzio, ormai non ho al mondo altro che questo quadro, e quando in certi momenti di disperazione (sa, certe debolezze le hanno tutti) mi passano dei brutti pensieri per la testa, penso a questa medaglia, alla mia povera bambina e allora prego i miei poveri morti perch mi vogliano tenere una mano sulla testa e proteggermi contro le tentazioni. - Il signor Antonio commosso e pensieroso si tolse dal quadro e torn alla finestra, al scintillo delle stelle. Il venticello notturno che gli accarezzava la fronte, recantegli i profumi dei fiori che sognavano nei giardini lontani, pareva animare d'una gioia infinita e gaudiosa l'ampia visione di luce che avea dinnanzi e le parole del vecchietto che gli s'era fatto vicino, armonizzavano pienamente collo spirito di speranza che animava quelle meraviglie. - Anch'io sa tante volte rimango qui estatico a contemplare tutto questo cielo... E allora non mi par pi d'esser in un abbaino, cos misero come questo. Penso che se il Signore ha provveduto a tante cose, provveder anche a me che pur ho sempre cercato di non far del male e di voler bene a tutti! - Quell'uomo senza aver mai letto a sua volta Emmanuele Kant, l'aveva pur trovata la corrispondenza tra la sua coscienza morale e il cielo stellato di quella notte d'estate, mentre l'armajolo collo sguardo perduto innanzi a s, sentiva che quella seconda vita che appena da qualche tempo era sorta in lui, avrebbe pur dovuto trovar ristoro e fiducia a quelle stesse fonti a cui si consolava quel vecchierello, sentiva che v'eran cose al mondo che n il denaro n la superbia danno e che pur son le sole cose che fan meritevole la vita d'esser vissuta.
Il fischio d'una locomotiva lontana lo fece sussultare... In quel mattino un'altra locomotiva, un altro fischio gli avea spezzata la vita, proprio nel momento in cui stava per apprezzarne tutto il suo valore e il vero modo di viverla. Chi era lui ormai? Un pover'uomo, pi povero ancora del vecchierello che l'avea ospitato, un cieco che per un solo istante avea potuto intravedere la giocondit della luce... Perch era salito da quell'incognito, perch avea fissato quel cielo stellato?
Si tolse dalla finestra, freddo e disperato come mai lo era stato in tutta la giornata e si dispose a salutare e ringraziare l'ospite. Costui non era ancora persuaso che si sentisse proprio bene, voleva quasi accompagnarlo a casa, lo ringraziava della degnazione mostrata da un signore della sua sorte. L'armajolo per un istante ebbe la sciocca idea di levar dal portafoglio un biglietto da dieci per ringraziarlo delle sue premure, ma la ricacci subito indietro, offeso di tanta volgarit... Si lasci accompagnare fino gi dabbasso al portone e lo salut colla promessa di rivederlo l'indomani, che qualcosa avrebbe fatto per lui, e gli diede il suo indirizzo. Lo sportello rimbomb di nuovo alle sue spalle ed egli si trov ancora in istrada, costretto come sempre ad avviarsi verso casa. Camminava pensieroso e rassegnato mormorando tra s: Egli tanto pi disgraziato di me l'ha pur trovato il modo di sopportare la vita, perch non posso trovarlo io? E l'uomo antico, l'uomo che si vantava di prendere il mondo come veniva, stava per ricomparire in lui, quando la lima sorda e stridente che gli straziava il cuore, ricominci i suoi morsi acuti ed implacati. Andare a casa e non trovare lei, la sua Paola.
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CAPITOLO DECIMOQUINTO.
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in cui l'Armajolo fa una scoperta.
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Quando l'armajolo arriv a casa, era sparito in lui ogni senso di stanchezza e di smarrimento. Anche la mente s'era quietata alquanto e col ritornar della calma, poteva con maggior sicurezza e maggior buon senso riflettere sui casi della giornata; e quanto pi vi rifletteva sopra, tanto pi si persuadeva che l'interpretazione migliore da darsi alla partenza di sua moglie era ancor quella di supporla fosse andata per vedere un'ultima volta il capitano. Accettava questa conclusione finale colla freddezza e la quiete con cui si accetta un fatto compiuto, irreparabile per quanto disastroso e sentiva che il suo cuore omai spezzato poteva benissimo trovar logico tutto ci. La desolazione era ormai sovrana dominatrice d'ogni suo sentimento, capiva che l'indomani gli avrebbe segnato una vita nuova da ricominciare, una vita tremenda nella ruina d'ogni antica abitudine, d'ogni scopo consueto.
Sarebbe di nuovo sceso in negozio, si sarebbe ancor dato ai suoi affari, per tutti sarebbe stato l'uomo di prima, tornasse o non tornasse sua moglie; nulla sarebbe stato cangiato all'infuori di quell'infinita disperazione che rifiutava ogni spiegazione, ogni conforto. Solo l'amore di quella donna l'avrebbe guarito ed ei sentiva che quell'amore gli sarebbe stato negato per sempre. Il tempo forse, pensava, l'avrebbe abituato a questo stato di cose e poi... un momento o l'altro vien la morte e tutto ritorna in quiete. E l'idea del morire gli apparve allora come una consolazione ineffabile, come un posto sicuro a cui avrebbe teso ogni giorno, ogni ora della sua vita. Morire, dimenticar tutto, non soffrir pi!...
Entrato in camera, s'avvide che la domestica avea acceso la lampada di notte e che la bambina dormiva nella culla ai piedi del gran letto matrimoniale. S'avvicin ad essa, ne scost il parato di candida mussolina e al fioco raggio della lampadina posta sul vicino cassettone stette alquanto a rimirare quel bel visino dai riccioli biondi che dormiva un sogno d'angelo. - Poverina anche tu, mormor accarezzando soavemente quella fronte d'alabastro, stanotte sei senza mamma! T'ha abbandonato come il tuo povero babbo... Tu non sai, tu non saprai mai quanto ha sofferto oggi tuo padre!... -
Si scost di l e s'avvicin a una delle finestre ch'era spalancata sul gran giardino dormiente, alz lo sguardo alla meraviglia del cielo stellato e pens che forse nell'infinito spaziar di quella luce il suo dolore avrebbe potuto consolarsi. Ma solamente lass, quaggi mai!
In un movimento che fece girando sopra se stesso per guardar nella camera, gli venne fatto di gettar gli occhi su quel tavolino da lavoro, dove appunto nel mattino avea colto sua moglie a scriver furtivamente la lettera. Un pensiero acuto gli travers la mente, pensiero grave, doloroso, ostinato. Per chi era quella lettera, scritta cos di nascosto, riposta con tanta fretta? Certamente pel capitano! E perch l'aveva scritta? Per consegnargliela in mano a lui, quando l'avrebbe incontrato a Binasco, una lunga lettera d'amore e di passione da leggersi durante il viaggio, da leggersi nelle veglie notturne degli accampamenti, da portarsi sul cuore come talismano nell'ora del pericolo? Una lettera dove il cuore innamorato parla la parola dell'affetto e del conforto all'amico lontano e lo accompagna, viatico di grazia e di piet, in ogni suo passo, in ogni suo riposo. Che poteva aver scritto in quella lettera la sua Paola? Avrebbe parlato del marito? E glie l'avea poi potuta consegnar per davvero? Forse l'esser stata sorpresa dal marito imped alla bella donna di finirla, forse il tempo che stringeva per la partenza del treno per Binasco gliela fece lasciare a mezzo e fu riposta nella speranza di poterla terminare poi e spedirgliela a Napoli? Forse in quel tavolino vi erano altre lettere, lettere del capitano... Perch non le avrebbe lette lui?
Certo, se v'era un momento opportuno per arrivar finalmente alla verit era quello. Fin allora la relazione tra il capitano e sua moglie non era mai uscita dal limite del sospetto; se avessero obbligato lui, l'armajolo, a dir le cose com'erano e come stavano, precise, definite, nette, non avrebbe saputo dire che dei mi pare, ho congetturato, credo che, e via dicendo.  vero che vi son dei sospetti che valgono e miran giusto alla verit, pi di tutte le certezze di questo mondo, ma ad ogni modo, in coscienza, un s o no non poteva dirlo. Chi gl'impediva ora di saper tutto? Quel tavolino da lavoro lo conosceva come il confidente di tutti i secreti di sua moglie, come il mobile in cui riponeva le sue cianciafruscole, le tante piccole cose che son care alle donne... Certamente se ella avesse avuto delle lettere d'amore non le avrebbe riposte negli ampi tiretti del cassettone o della guardaroba in anticamera fra mucchi di biancheria... Perch non forzare quel tiretto ed assicurarsi finalmente della verit delle cose? Era male far questo, era una volgare indelicatezza, indegna d'un uomo d'onore?!.. Che gl'importava di tutto ci ormai? Chi l'avrebbe veduto? Chi l'avrebbe saputo? E poi quand'anche avessero veduto e saputo?! Non era lui il padrone?... Certo, se un segreto v'era fra sua moglie e il capitano, doveva esser l in quel tavolino. Da quel che poteva sapere, stipetti e cofanetti adatti a nascondere lettere e similia in casa non v'erano, quindi... E mulinava fra s tutto questo, freddamente, quietamente come se si fosse trattato della cosa pi naturale della terra. S'aspettava gi di trovarsi alla presenza di testimonianze inoppugnabili della colpa della moglie e questo non lo commoveva punto, non lo agitava per nulla, in quanto che la scoperta non sarebbe stata che l'affermazione definitiva di tanti mesi di sospetto e di dubbio... La passione, scoppiata cos violenta in lui, gli faceva ormai considerar quella donna, non pi come sua moglie, ma come una donna libera d'ogni impegno che poteva dare l'anima sua a chi meglio le sembrava. Il suo cuore straziato dai tormenti d'amore, fulminato dal dolore, non aveva rancore alcuno verso di lei; anzi la compativa, la compiangeva quasi e trovava ch'essa pure era una povera infelice, costretta a una vita ingrata e crucciosa...
S'avvicin al tavolino, e tent colle mani di tirare a s il tiretto il quale essendo chiuso a chiave resistette. Deciso pi che mai, per una specie di ostinazione fredda e insistente d'un tratto sopravvenuta in lui, di venire a capo del suo progetto, s prov colle due mani, in uno sforzo di volont irata, a tirare a s il cassetto, tentando di scoperchiare il tavolino, di sconnetterlo nelle sue giunture. Si ferm subito per la vanit dell'impresa e per un certo senso di dignit che gli diede per l'ultima volta il concetto dell'indecorosit dell'atto che commetteva... S'arrest stanco e sudato sui due piedi, un po' spaventato dal rumore fatto, incerto del come sarebbe uscito da quella difficolt, ch in un modo o in un altro voleva uscirne. Si guard attorno in cerca d'un ferro, d'una lama, d'uno strumento qualsiasi che l'aiutasse nella bisogna; non trov nulla, e stette a pensare, preoccupato nel suo scopo di aprir quel tiretto, dimentico quasi ormai del fine per cui lo apriva, e del perch si trovava l solo di notte in camera sua. Voleva ad ogni costo aprire il tavolino anche se avesse dovuto trovarlo vuoto, e questa idea s'impadroniva di lui con tanta ansiosa tenacit, lo dominava con un impero cos febbrile, che lo avrebbe fatto capace di metter a soqquadro la casa tutta, pur di non venir meno a quel proposito. Ad un tratto, si picchi la testa come colpito da un'idea... Perch mai non ci avea pensato prima? Tanto impazzire per quell'operazione, quando non avea che scender in bottega, entrar nel laboratorio, sceglier di sui banconi tutti gli strumenti necessari per aprire e schiodare non uno, ma cento tiretti e rimetterli poi allo stato di prima. Aveva tutta la notte davanti a s, quindi poteva disporre del tempo necessario. E coll'ostinazione propria di chi  in preda a una fissazione, pass cos a tastoni in cucina, camminando in punta di piedi, per non svegliare n la bambina, n la domestica, si rec in cucina e, sempre a tastoni, sfreg un cerino, trov una candela, l'accese, torn in anticamera e per la scaletta interna scese in bottega, depose il candeliere sul banco, si guard attorno quasi per orizzontarsi e rimase stupefatto e spaurito dallo spettacolo che gli si presentava dinnanzi.
Era la prima volta che metteva piede di quell'ora in quel luogo e la vasta bottega, rischiarata a mala pena dell'incerta fiamma della candela, pareva ingrandita del doppio. Gli angoli delle pareti s'allungavano indecisi fin oltre l'oscurit del soffitto, s che la volta si sollevava ad altezze sconosciute e piene d'ombre come la cupola d'un tempio di qualche misteriosa divinit. Al di l del ristretto cerchio di luce diffusa della fiamma, era una penombra confusa e indefinita, turbata e interrotta da riflessi luccicanti e semoventisi che davano un'impressione di vita. Lungo i lucidi stipiti delle alte vetrine correvano lingue di luce che andavano poi a ripetersi nelle lastre di cristallo e gettavano nell'interno bagliori strani e corruschi che sembravano uscire dalle cento canne dei fucili schierati in bell'ordine nelle rastrelliere, dalle lame dei fioretti e delle spade, dalle else arabescate, dai grilletti, dai calci di tutte quelle armi. Un silenzio grave e solenne come di tomba calava dalla volta e avvolgeva il signor Antonio, il quale si domandava immobile e stupito se quella bottega cos vasta e cos piena d'ombre era proprio la sua, la bottega d'ogni giorno. Fece qualche passo in avanti, incerto e intimorito e allo spostarsi della fiamma tutte le armi delle vetrine parvero guizzare cento e cento bagliori, gettar lampi di fosforescenze strane, agitarsi quasi in mosse minacciose e tremende. I riflessi metallici che si sprigionavano da tutti i luccicanti acciari parevano inseguirlo come un cupo e silenzioso corteo di morte e di mistero e dall'ombre del soffitto e da quel silenzio solenne sembrava sorgesse un avvertimento grave e profondo di minaccia e di sventura. Se quelle armi cos stranamente luccicanti si scagliassero contro l'armajolo, se da quell'ombre uscissero delle voci a minacciarlo? Il signor Antonio stette per un istante col cuore stretto di paura, poi vincendo quella sensazione, si mosse verso la porta del laboratorio, diritto e rigido, temendo di voltarsi indietro, sentendosi inseguito dall'ombra. Anche il laboratorio era tutto oscuro e il rumore fatto da uno sgabello contro cui inciamp inavvertitamente, lo agghiacci d'un terrore mortale. Pos la candela sul pancone pi vicino, cerc coll'occhio pratico dell'artefice quanto gli abbisognava, cio uno scalpello, un punteruolo e un cacciavite, strinse il tutto in pugno, poi pi pauroso che mai, sforzandosi di non pensare a nulla, a non guardarsi attorno, ritorn in bottega, la travers in fretta, gir dietro al banco e imbocc l'usciolo della scaletta interna. Quando fu sul punto di girar la chiave nella toppa e chiuder la porta dietro a s, non pot proprio pi trattenersi dal gettar di nuovo uno sguardo nella bottega, ma lo ritrasse subito spaventato da un guizzo luminoso che gli giungeva da una vetrina ch'era in faccia a lui... Serr l'usciolo e posato il candeliere su un gradino tese l'orecchio insensatamente per sentir se, lui partito, qualcosa si movesse nel buio ch'era al di l. Poi risal frettoloso la scaletta col cuore palpitante, rientr nelle sue stanze, torn in camera, spense la candela e posati gli arnesi sul marmo del cassettone, and al tavolino. Lo prese a due mani, lo port sotto la mite luce della lampadina da notte, procurando con ci di fare il minor rumore possibile per non destare la bambina. Esamin un istante, ginocchioni dinanzi al mobile, la serratura, scorse coll'unghie lungo la fessura tra il labbro del tiretto e il coperchio, poi prese lo scalpello, lo introdusse nella fessura sopradetta, proprio dove dovea trovarsi la lingua della serratura e si prov, facendo leva, a sollevare il coperchio. Lo scricchiolio secco del legno che si sconnetteva lo fece trasalire. Guard pauroso la culla della bambina, s'alz dalla posizione in cui si trovava, e s'accorse d'essere madido di sudore e di soffocar quasi pel gran caldo. Si lev la giacca e il panciotto, si tolse il colletto e la cravatta, si sbotton la camicia, and a spalancare anche l'altra finestra, respir per un istante la fresca brezza notturna, tese l'orecchio per intender qualche rumore vicino o lontano, poi ritorn al tavolino, deciso questa volta di farlo anche a pezzi, ma di venir a fine della sua idea, poco importandogli se si svegliasse la bambina, la domestica, la casa tutta. Una specie di malsano furore lo possedeva; ad ogni costo voleva sapere i segreti di sua moglie. Tutte le sue forze, tutti i suoi sentimenti erano ormai assorbiti nello sforzo di quell'operazione e questa volta lo scalpello, introdotto pi sapientemente, oper pi facile di quanto si poteva sperare. Il coperchio del tavolino scricchiol pi acuto, s'ud uno schianto sordo e doloroso come di chiodi sollevati a forza dal legno e il rumore secco della lingua della serratura che ricadeva nel suo alveolo. L'armajolo ritir, febbrile ed ansante, lo scalpello, lo pos sul tavolino e trasse con forza il tiretto che venne subito a lui. Guard e vide in confuso degli scompartimenti grandi e piccoli con delle carte, dei gomitoli di seta, qualche forbice e alcuni fogli di lettera, tutti coperti di minuta scrittura, la lettera della mattina! L'armajolo prese quei fogli ch'eran pi di due e forse pi di tre, frug ancora convulso in certe cianfrusaglie femminili, ma non trov altro...
S'avvicin allora alla lampadina, si chin sui fogli che avea dinanzi, ne tolse uno, il primo e lesse in alto, l'intestazione: Carissima Clelia. Un sospiro lungo, quasi straziante nel sollievo che gli dava, sollev il petto di quel pover'uomo. Dunque sua moglie non avea scritto al capitano?! Torn a frugar nel tiretto, in cerca d'altri fogli, ne trov uno piegato in quattro, lo svolse, era un vecchio conto di sarta con tanto di francobollo di ricevuta. Non v'era altro.
L'armajolo si tolse di l, colle gambe che gli tremavano e si port ad una delle finestre. Fiss per un istante il cielo stellato, aspir largamente la frescura di quella notte, poi ritorn al cassettone, esamin di nuovo i fogli manoscritti, volle convincersi ancora dell'intestazione, si pose a leggerne le prime righe... Era proprio a quella sua cugina fidanzata, che sua moglie stava scrivendo. Guard anche gli altri fogli, scorse qua e l alcune parole che lo fecero trasalire. Mio marito era ripetuto due o tre volte. Che c'entrava la lontana cugina di sua moglie con lui? Riaccese di nuovo la candela e la port vicina alla lampada, perch la debole luce di questa non permetteva di distinguere troppo la fine e serrata scrittura della signora Paola. Poi tir una sedia vicino al cassettone, si sedette, accavall una gamba sull'altra e incominci a leggere. Lesse una volta confusamente, ogni tanto sostando quasi non volesse proceder oltre, alzandosi repentino, come di scatto, facendo due o tre passi verso la finestra, poi ritornando a sedere. Lesse una seconda volta pi calmo e pi quieto e quando fu al punto in cui la lettera (di undici facciate di finissima scrittura) s'interrompeva tutt'a un tratto, si premette il cuore colle due mani e rompendo in un singhiozzo lacerante e doloroso, cominci a piangere.
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CAPITOLO DECIMOSESTO.
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Dove il lettore pu godere un saggio di stile epistolare.
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Carissima Clelia: - Ho ricevuto la tua lettera e per quanto essa mi abbia fatto un senso dei pi dolorosi, ti dir che non mi giunse null'affatto inaspettata; anzi oso dire che quasi la speravo. Pur ammettendo che le cose fossero gi arrivate a un punto che, come dici tu, sarebbe stato uno scandalo a interromperle, io ti dir nella mia coscienza di donna e di cristiana, essere stato meglio che lo scandalo sia avvenuto. Quanto mi hai scritto m'ha fatto persuasa che tu ti trovavi sull'orlo d'un abisso di cui non si poteva nemmeno misurare il fondo e che per una provvidenziale intuizione del pericolo, ti sei ritratta a tempo. Rompi tutto, Clelia, rompi tutto, non badare a quel che pu dir la gente, ai motteggi degli amici, alle lagrime dei parenti, alle perdite finanziarie. Meglio due o tre mesi di crucci, di imbarazzi e di rimproveri, che un'intiera vita di noia infernale, d'angosce senza nome e forse di colpa. Ma perch, o fanciulla mia, hai aspettato finora a rivelare a te stessa quella verit ch'io ho scorto da tanto tempo? Perch esporti al rischio di entrare in una vita delle pi tristi, la pi trista forse di tutte, quella d'esser legata per sempre ad un uomo che non si ama e che non ama, quando potevi fin da principio esser pi franca con te stessa e con lui? Puoi immaginarti quanto io ringrazi il Signore d'averti illuminata a tempo, ma sono ancor tutta atterrita dal pericolo che t'era sopra. Oh, Clelia, perch hai tardato tanto? Perch non hai avuto un po' pi di confidenza con me?
Tu mi scrivi inoltre d'aiutarti a sostenere le lotte e i crucci del momento. Non posso immaginare quali sieno queste lotte e questi crucci, ma a me sembra che uno solo sia il modo di cavarsi d'impiccio con tutti, e con te stessa: Non l'ho sposato, perch proprio alla vigilia del matrimonio, mi son dovuta persuadere che non l'amavo! ecco quanto tu devi dire, e t'assicuro che per quanto la frase venga a sembrar strana, non susciter n il sorriso motteggiatore, n la meraviglia puritana in nessuno, ch in essa vi sar tanta e tale verit e illuminer all'improvviso chi sa quanti angoli oscuri di molte coscienze, che il silenzio e l'approvazione ne saranno la risposta. Certo  triste l'aver accarezzato per tanto tempo uno stato di vita, a tutta prima, per noi donne, preferibile ad ogni altro; ma siccome tu ti trovavi nell'errore, meglio una disillusione prima che dopo. Io, pur comprendendo quanto la risoluzione che tu hai preso t'abbia lasciata nell'amarezza, non star a farti dei sermoni, n a sottometterti teorie, ormai di nessun valore; ma  certo che pi d'una volta mi son sentita spinta a tirarti, come si suol dire, in disparte e a farti capire, non solo come stavano le cose, ma come sarebbero andate pel di poi. Vedevo io, e da molto tempo te l'assicuro, che la tua unione col tuo ex-fidanzato era fatta di tutt'altro che d'amore! L'uno e l'altro vi siete lasciati vincere dalle tante apparenze del mondo, avete dato nome d'affetto a una serie di circostanze intime e sociali che d'affetto non avevano nemmeno il nome, avete obbedito, incoscientemente, a quei cento sofismi, a quelle mille transazioni col proprio cuore e coi propri sentimenti che il mondo accetta, forse perch non ne pu fare a meno, ma alle quali si deve, forse e senza forse, se ogni giorno si spargono tante lagrime di rammarico, di rimorso, di pentimento. Eravate giovani, eravate belli, agiati, d'una medesima condizione sociale, vi siete incontrati in quei luoghi di riunioni pubbliche e private, dove l'uomo e la donna fanno tutto il possibile per apparir diversi di quel che sono nella realt e avete creduto d'esser fatti l'uno per l'altro semplicemente perch concorrevano tutte quelle circostanze esterne che se possono fare il matrimonio, non fanno n l'amore n la famiglia. Il fuoco della passione, le difficolt finanziarie, l'opposizione dei parenti, le lontananze, non vennero a provarvi, a costringervi a rivelarvi l'un l'altro per quel ch'eravate veramente nell'intimo del vostro cuore e del vostro spirito, e quindi eravate disposti ad unirvi non solo senza conoscervi, ma nemmeno senza esser persuasi della sincerit dell'affetto che vi univa. Si potr dire che molti e molti matrimonii si fanno pure in tal modo, che non  proprio ammesso che tutti gli amori, tutti i fidanzamenti, debbano consistere in furori di passioni lagrimose, in amarezze, in disperazioni... Questo  vero, ma tu non sai per e le amarezze, e le lotte, e i pianti del di poi; tu non sai i disastri del cuore e dell'anima che si celano sotto i visi indifferenti, sotto una vita abitudinaria, sempre eguale, sempre monotona, di tanta e tanta gente che tira innanzi la vita giorno per giorno senza ormai pi domandarsi perch vivono.
Io so d'un matrimonio, o carissima, d'un matrimonio che fu appunto intavolato come il tuo e che fin poi nel modo che star per dirti.  la storia desolante d'una ruina d'anime e di cuori, che and manifestandosi giorno per giorno, lasciando il vuoto, l'indifferenza, lo sconforto, laddove avrebbero pur dovuto fiorire le pi vive e pi fragranti rose dell'amore e della pace. Questo matrimonio, Clelia,  stato il mio, e lo stupore che ti dester la mia confessione, ti far pi degnamente apprezzare l'insegnamento amaro e sconsolato che ne scaturir. Io non so, n mai curai di saperlo, in qual modo gli altri giudicano la nostra unione, come son giudicata io, come mio marito. Credo per di non esser nel falso, asserendo che forse noi siamo fra gli invidiati, in quanto che le tribolazioni di quaggi son tante, da bastar solamente un'apparenza di quiete e di pace per esser giudicati fra i felici. Eppure, Clelia mia, quante volte ho pianto sulla desolazione e sulla noia dei miei giorni! quante volte ho letto in viso a mio marito, la stanchezza, l'indifferenza, il peso, per uno stato di cose che non solo non  conforme a quanto egli s'era andato immaginando, ma che lo tedia, lo sfibra, lo intristisce sempre pi. Eppure, non temo l'errore, tanto io come mio marito, eravamo forse destinati a muovere in altrui correnti d'affetti forti e duraturi, a rinnovare negli altrui cuori il miracolo d'un amore sempre ardente... Vedi ch'io ti scrivo, calma e misurata, come se si trattasse di casi d'altri; tanto tempo  passato e ormai mi sono abituata a uno stato di cose che una volta avrei stimato impossibile sopportare!... Abituata, ti dico, non per rassegnata! Ho ancora tutte le mie ribellioni, piango ancora talvolta... Oh, scusami, Clelia, di queste mie confessioni! Fa tanto bene poter narrare il proprio dolore a qualcuno che ci possa comprendere! e tu sei appunto in questa condizione.
Tu sai com'io conobbi mio marito. Ero orfana da tempo, senz'altra guida e protezione che la mia zia, ora tanto malandata in salute e tanto lontana da me. Un giorno le dissero, che un certo giovane, non del tutto ignoto a lei e pieno di quei requisiti morali e finanziari, comunemente voluti e desiderati per quel che si suoi chiamare un buon matrimonio, desiderava far la mia conoscenza (altra questa delle tante frasi ipocrite del nostro bel mondo). Mia zia, buona donna, sensata e di gran cuore, per quanto di non molta esperienza, si sarebbe ben guardata per tutto l'oro della terra, di contrariare la mia volont, n d'impormene una qualsiasi. Mi parl di questo giovane, volle che frequentasse per qualche mese la nostra casa, prima che si venisse a proposte concrete. Io avevo diciotto anni allora e dell'amore, sebbene non l'avessi mai provato, mi ero fatta quell'idea che tutte le fanciulle semplici ed ingenue si fanno; idea che il mondo deride e che s'affanna in nome della seriet, dell'esperienza, della pratica, a combattere come elemento di perturbazione morale e intellettuale. Un'idea di qualcosa di dolce e di tremendo nel tempo stesso, fatta d'abbandoni, di rapimenti, d'entusiasmi, di pianti disperati e di gioje profonde; un dar la propria vita, l'anima propria a un altro, concedere a lui tutti i nostri sentimenti, tutte le nostre impressioni e far s che ogni attivit nostra si concentri in lui e per lui come i raggi solari nel foto di una lente. Quando mi son vista dinanzi chi poi divenne mio marito, quando l'ho visto bello, buono, mite, oh se mi son provata ad amarlo, Clelia! se mi son sforzata con tutto l'impeto dell'esser mio di trasfonder la mia vita in lui, di far s che i nostri due cuori palpitassero all'unisono! Ma ahim! egli era venuto a me per trovar la moglie, non l'amante; egli non pretendeva da me che l'adempimento onesto e corretto di quelle esigenze materiali, cio il denaro, l'amore alla casa, la compagnia docile e sottomessa, tutto ci insomma che servisse a rendergli pi facile la vita, onde non aver pi a soffrire di quei disagi di ogni giorno e d'ogni ora, a cui va soggetto un giovane scapolo, quando vuol vivere severamente, senza sciupo di tempo e di virt e che ha molto da lavorare. Non era cattivo allora mio marito, come non lo  nemmeno ora. Credeva sinceramente, fermamente, che il vero amore ammissibile in un uomo di buon senso e che nella vita non vede altro che dei fatti, fosse appunto in quel modo ch'ei lo sentiva. Il poverino non s'accorgeva d'essere invece vittima di quel cumulo d'egoismi che soglionsi chiamare virt pratiche, le sole degne, secondo tanti, d'esser esercitate. Il suo cuore, forse buono, ma non fervido, non batteva che in virt d'una teoria di vita che si poteva riassumere in un: bisogna aver giudizio a questo mondo e ricordarsi che si ha una testa sulle spalle.
Ingenuamente, colla miglior buona fede, preoccupato solo di fabbricarsi una moglie a propria immagine e somiglianza, egli distrusse a poco a poco, con inconsapevole tenacia, tutti gli impeti, le abnegazioni, i trasporti dell'anima mia innocente ed ingenua, tanto ch'io finii per convincermi a mia volta, che tutto quanto pensavo prima intorno all'amore eran frascherie, degne solo d'esser lette nei libri, o di trovar posto nella testa degli esaltati e dei perdigiorni. Di modo che quando lo sposai, amandolo molto meno dei primi giorni in cui lo conobbi, ero davvero persuasa, che l'amore doveva esser sempre cos, un dovere come un altro, da compiersi nella vita a una certa et, sotto date condizioni, con quelle sanzioni legali, imposte dalla societ per esser accolti nel novero delle persone ben pensanti e meglio operanti. In qual orrendo inganno io fossi caduta, lo conobbi poi, quando cio dopo trascorsi i primi due o tre mesi nei quali coloro che si sposano come m'ero sposata io, non fanno che studiarsi a vicenda per vedere se l'uomo o la donna a cui sono uniti, rispondon veramente all'immagine che si son fatta prima del matrimonio, m'accorsi subito che la vita che m'univa a mio marito, era una vita fatta d'un appartamento con un numero decoroso di stanze, con parquets, servizio d'acqua potabile e di gaz, di pranzo e di colazione ad ore fisse, d'abiti fatti fare dalla sarta secondo le stagioni, di passeggiate l'uno al braccio dell'altra in quelle date ore della domenica, di discussioni periodiche intorno alle spese domestiche e via dicendo. Una vita insomma, di meccanismi montati tutti su un medesimo pernio, che raggiungevano tutti il medesimo scopo, render cio, facile e regolare la vita in modo da poter esser classificati fra il gran numero delle persone considerate per dabbene, una vita da riempirsi ogni giorno, ogni ora, in quel dato modo, come gli spazi bianchi d'un modulo a stampa. Di ci che in me era di intimo, che era delle esigenze del mio spirito, dei bisogni del mio intelletto, dei diritti imprescindibili del mio cuore, mio marito non seppe mai nulla, come io non seppi di lui. Per me egli era il marito e per lui ero la moglie, cio due apparenze sociali e nulla pi! Che vuoto, nella mia vita, Clelia mia! Mi sono attaccata a tutte le esteriorit che mi stavan d'attorno, ho cercato persuadermi che il matrimonio, la famiglia fosse cos per davvero e giustamente, ho cercato d'impadronirmi dell'animo di mio marito, di conquistarlo s'era possibile, ma invano. Egli era sempre buono con me, null'affatto esigente, mi lasciava padrona assoluta della mia libert, ma in fondo io non ero punto per lui lo scopo supremo della vita, la confidente d'ogni sua intimit, il compagno gradito e cercato d'ogni suo passatempo. Gli affari, gli amici, la partita al ristorante alla sera, non sarebbero mai stati sacrificati a un mio capriccio, a un mio desiderio. E se tu sapessi, amica mia, cosa vuol dire, passar sempre la sera sola in casa, senza compagnia, col vuoto del cuore che va sempre pi allargandosi, colla noia dei giorni vissuti a orario fisso, col sapere il domani eguale all'oggi, all'ieri!... Non vale il dirsi che cento, che mille mariti sono eguali al mio, ch'io non ho proprio nessuna ragione di lamentarmi di lui! tutto  inutile, quando manca una vera ragione di vita. I sofismi e le frasi fatte ti possono sostenere fino a un certo punto, ma alla fine  d'uopo cadano davanti alla noia e alla desolazione del cuore. Allora ho capito, ci che quand'ero fanciulla mi pareva quasi una cosa inammissibile, tanto da parte del marito come da quella della moglie, ho capito cio l'infedelt coniugale. V' un momento per tutti nella vita, nel quale il cuore abbandonato a se stesso, senza nessun affetto legittimo che lo sostenga e lo conforti, erra cieco e smarrito in cerca d'un appoggio, d'una base qualsiasi, onde poter soddisfare l'irrompente bisogno d'amare a qualunque costo. Il cuore  cieco e smarrito, non ha pi la nozione di quel che sia giusto ed ingiusto; il desiderio acuto e insidioso di ribellarsi ad uno stato di cose a cui l'hanno condannato i sofismi sociali e la propria debolezza, gli fa perdere la nozione di ci che sia bene o male e allora... allora basta un sorriso, una lusinga, una tenerezza venuta da un'altra persona che non sia n il proprio marito, n la propria moglie, per far s che s'incominci ad attaccarvisi come a una speranza consolante. A poco a poco da un passo in un altro, impotenti davanti alla seduzione, assetati di emozioni forti, d'abbandoni spensierati, s'arriva l dove sarebbe stato impossibile il credere poter arrivare, s'arriva alla colpa, al peccato. Oh Clelia, in questi casi, non v' che una sola forza che possa salvarci, che ci renda a tempo avvertiti dell'abisso verso il quale stiamo per essere trascinati: la religione. Solo essa pu dare al dovere, anche il pi penoso a sopportare, il valore d'un grand'atto di virt compiuto, virt che trova certamente, immediatamente, una ricompensa consolante. Solo essa pu darci la forza di resistere a tutte le tentazioni, perch ci mostra come in questa resistenza, vi sia gi il premio del nostro ben operare e la ricompensa del nostro sacrificio. Dio che non abbandona mai coloro che gli si rivolgono, Dio che scruta nel profondo delle coscienze e ne sa valutar tutte le intenzioni; davanti al quale il giusto e il peccatore sono eguali, purch siano nel dolore e nell'amaritudine e si abbandonino a Lui, pu solo darci la forza d'essere onesti e puri, di non venir meno al proprio dovere. Ma quanti e quante sono veramente religiosi, sentono in loro la presenza di Dio? Quanti e quante sono illuminati dalla grazia?
Io non dispero ancora di mio marito, lo so buono e mite e finora dopo cinque anni di matrimonio, malgrado tutte le mie delusioni, malgrado i miei tanti smarrimenti, non posso rimproverarmi un pensiero, non che un atto men che puro verso la sua e la mia dignit. Ma quanto soffrire, quanto lottare, quanto pregare! Vi sono delle ore in cui temo possa venire un momento in cui non sappia pi resistere, perch sento che il mio cuore, l'anima mia chiedono amore, quell'amore che cercai invano, che non trovai mai, l'amore sognato nella mia giovinezza. Oh Clelia mia, questa lettera scritta per te finisce per essere fatta per me. Non te la spedir mai forse... Speravo l'anno scorso, al venir della mia bambina, che mio marito si cambiasse, che almeno verso la nuova venuta, il suo cuore si aprisse a un primo orizzonte di verit. Era l'ultima speranza che mi rimaneva e anche quella  andata delusa. Vuol bene alla bambina, certamente, ma in fondo, come per la moglie, ne pregia solo le apparenze esterne, quando queste s'intende, non contrariano n le sue abitudini, n i suoi principii di vita comoda e regolata a cui tanto tiene. Da cinque anni in qua, non ho fatto che smontare pezzo per pezzo un meccanismo ch'io credevo vitale e non lo era. Il meccanismo  perfetto, i pezzi allestiti alla perfezione, le giunture fatte secondo le regole pi sapienti dell'arte, ma dopo tutto non altro che un meccanismo, senza vita, obbediente a leggi stabilite di meccanica e che una volta smontato non si pu pi ricomporre, come di tutti gli automi di questo mondo e che ci stanno l dinanzi, pezzi incomposti e desolanti nella loro inanit.
Smetto di scriverti perch la domestica mi chiama improvvisamente. Anzi te lo confesso, cinque minuti fa, ho dovuto nasconder questa lettera perch sentivo i passi di mio marito...
Riprendo la lettera. Oh Dio Clelia, mia zia sta male!  arrivato or ora un telegramma..... Parto subito per Binasco. Oh Signore fate che non sia vero! Se la mi muore, sento che son perduta, che non sapr pi resistere alla vita che conduco ora.
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CAPITOLO DECIMOSETTIMO.
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In cui finisce la non mai tanto meravigliosa storia dell'Armajolo di Milano con gran contento dell'autore e fors'anche del lettore.
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Abbiamo detto come l'armajolo alla fine della lettura, rompesse in un singhiozzo che gi da tempo gli serrava la gola e si mettesse poi a piangere d'un pianto convulso in cui v'era tutto lo spasimo che l'avea stretto durante la giornata. Le parole di sua moglie, gravi e severe nella negligenza affrettata del periodare, l'avevano atterrito. L'essersi ormai dissipata quasi del tutto in lui la malsana fantasia del capitano non gli avea per questo fatto apparire meno spaventoso l'abisso che lo separava da sua moglie. Un dolore straziante e disperato, il dolore di chi vede immediatamente perduto un bene ch'ei poteva assicurarsi con tutta facilit lo stringeva, dolore unito a quell'irrompente affetto che ad un tratto s'era svegliato in lui per quella donna da tant'anni al suo fianco senza ch'ei la curasse d'un pensiero caro, d'uno sguardo affettuoso. Quanto doveva aver sofferto la sua Paola, tanto forte di sentimento, tanto pura nelle sue intenzioni! Oh, chi era stato che l'aveva fatto cos? Perch era cresciuto con quelle stupide idee che l'avean rovinato completamente? Perch il suo cuore si risvegliava ora, ora che tutto era perduto e non avea invece cantato la sua canzone d'amore durante la giovinezza? Eppure di quanto amore per la sua Paola si sentiva colmo in quell'ora! Oh, se fosse stata l, al fianco suo, in quel momento, come avrebbe egli saputo dirle quanto l'amava, come avrebbe saputo farsi perdonare, come forse per lor due, sarebbe incominciata una nuova vita, ricca di nuove e profonde verit, fervente di tutte le pi soavi speranze!
L'armajolo quando ebbe dato sfogo alla piena irrompente che gli aveva travolto il cuore torn a rileggere la lettera, pi quietamente. Ogni frase era una verit vissuta, ogni pensiero scendeva diritto in lui come un rimprovero acerbo pei tanti tesori d'affetto trascurati, per le tante volgari materialit di cui s'era reso colpevole. L'ultima frase poi, quell'accenno alla morte della zia, lo spaventava. Se davvero sua moglie volesse porre in opera qualche divisamento? Che poteva far lui, dinanzi a quella donna che ormai gli appariva tanto forte, tanto risoluta? Stette ancora un po' di tempo a meditar lo scritto, poi si tolse dal suo posto e torn alla finestra. L'aura fresca, nunciatrice dell'alba, gli accarezz la fronte sudata e un mite senso di ristoro e di pace gli scese in cuore. Alz gli occhi al cielo e rapito un'altra volta stette a fissar l'incanto luminoso degli astri, che raggiavano su di lui tutte le beatitudini dell'infinito.
Il silenzio regnava sovrano nella notte e di sotto le grandi masse oscure degli alberi nel giardino, passavano muti e solenni i misteriosi cortei dei sogni, venuti dai mondi ormai scomparsi a ogni memoria e procedenti verso ignote regioni di dolcezze e di serenit. L'immensit silenziosa che gli stava innanzi, pareva assorbirlo e quel senso di infinito e di misterioso che emanava da quell'ampia quiete notturna gli faceva sembrare piccino il suo dolore, glie lo faceva dimenticare quasi in quel gran tutto d'ombre e di pace. Le stelle solo raggiavano, di momento in momento, sempre pi intensa la lor luce e le stelle solo gli dicevano: Qui in alto, su con noi v' la continuazione all'infinito della vita, l'avveramento perpetuo e costante dell'amore.
Un orologio lontano, suon un'ora, poi un'altra. - Gi le due, mormor tra s l'armajolo togliendosi da quella specie d'intontimento prodotto in lui dal lungo fissar le stelle, gi le due! Quanto tempo fino a domattina, fino al ritornar della luce, della realt delle cose! -
In quanto comprendeva lui stesso, esser egli in quel momento, fosse per l'impressione prodottagli dalla lettera di sua moglie, fosse pel tormento avventuroso e continuato di quella giornata, fosse per quella pena d'amore che gli lacerava il cuore, sotto un'impressione quasi sovrannaturale d'angoscia e di dubbio, sotto un eccitamento che non gli permetteva di pensare ad alcunch di pratico, di positivo. Sentiva che tutta la sua vita era sospesa a quel domattina, dove solo avrebbe potuto in un modo o in un altro sapere che fosse avvenuto di sua moglie e sentiva pure che solo da lei dipendeva ormai il suo avvenire. E qual avvenire sarebbe sorto per lui? Come con quello struggimento in cuore che non l'avrebbe pi lasciato, proseguire la vita di tutti i giorni, di tutte le ore tal quale l'aveva condotta prima? Si poteva ricominciarne una nuova? E scrutava quell'orizzonte cos bujo che aveva dinanzi, come se in quell'infinita oscurit cercasse una luce, un albore che venisse ad avvivarlo, ma l'ombra era sempre muta. Solo le stelle splendevano, ma esse erano troppo in alto e non si poteva arrivarle. Oh, perch quell'amore che ora lo minava con tanta crudezza, non era venuto dieci anni prima, che allora la vita per lui sarebbe stata del tutto diversa? Allora s che sentiva come un uomo con una forza tanto vivida in cuore, poteva slanciarsi superbo e sicuro alla conquista di quelle grandi ed eterne verit della fede, dell'intelletto, della sapienza che per lui erano sempre rimaste lettera morta! Oh, come sentiva in questo momento che per esser grandi, per esser possenti, per essere un vero dominatore della vita e della morte, non v'era proprio bisogno di compiere quelle azioni stupefacenti, la maggior parte volgari e limitate nella loro rumorosit, che il mondo chiama opere grandi. Coll'amore in cuore, l'uomo, anche conducendo apparentemente giorni umili ed oscuri, poteva sentirsi grande e forte per davvero, poteva aver la persuasione che la sua operosit pur ristretta entro limiti miti e forse trascurabili, era per capace di dare all'anima quel senso di grandezza e di gloria mediante il quale solo si pu intuire l'eternit dei nostri destini, mediante il quale solo si pu avere la conoscenza sicura delle cose di quaggi e la gioconda speranza dell'al di l. All'armajolo coll'amore era pur venuta anche la sapienza, amara, quasi ironica, come amaro e desolato era il suo amore. Una benda, la benda dell'orgoglio e dell'egoismo, gli era caduta dagli occhi e al mondo novello che gli stava dinanzi, egli si sentiva omai inoperoso, quasi un bandito.
E l ritto accanto alla finestra nell'ombra silenziosa e profumata di quella notte estiva, l'armajolo lamentava la vanit della sua vita passata, l'inanit delle sue forze dinanzi alla nuova vita che appariva in lui e attorno a lui.
Un gemito che veniva dalla culla lo fece trasalire, si volt, si tolse repentino dalla finestra, s'avvicin alla bambina che credeva addormentata e con sua sorpresa, la vide semilevata sul guanciale, con un ditino in bocca e colle lagrime che stavano per spuntare dai suoi occhietti chiari e stupefatti che fissavano il padre. L'armajolo si chin su quel corpicino, lo costrinse a rigiacere e procur colle carezze e colla voce di farla riaddormentare. Ma la bambina non l'intendeva in tal modo; cominci a sgambettare giulivamente, a stender le braccine al padre perch la prendesse su, ridendo d'un soavissimo riso silenzioso che metteva in mostra i quattro dentini della bocca, tondi e candidi come perle. L'armajolo tanto per tentar di chetarla, la tolse su, l'appoggi a un braccio e la port, seminuda come era, accanto alla lampada. La bambina era appena coperta da una camiciola che le lasciava libero il collo, le gambe, le braccine, un insieme di carni rosee e grassoccie che s'agitavano festose per l'inaspettata interruzione di quel sonno. Il pover'uomo s'era posta la fantolina sulle ginocchia, le carezzava i riccioli biondi, la chiamava per nome, deliziandosi per la prima volta forse di quel suo riso silenzioso e giocondo che aveva in s la profonda e gaudiosa gioia della vita, quella gioia che solo hanno i bambini.
La fanciullina per un istante stette quieta sotto le carezze paterne, ma poi, certo per un improvviso cangiamento di chi sa quali idee, incominci a fissar stranamente la lampada da notte che ardeva vicino a lei sul cassettone, poi tese le mani e coi gesti e con voci monche, guardando negli occhi suo padre e cennando coi ditini, dimostr chiaramente la volont d'impossessarsi di quell'oggetto. L'armajolo tent di tirarla indietro, dicendole come se ella fosse in grado di comprendere: - Ma via, andiamo, non vedi che finirai per scottarti! - Non l'avesse mai fatto, n detto! la bambina cominci a puntare colle mani, coi piedi, sul petto e sul viso paterno, per slanciarsi di suo proposito sull'ambita lucernetta, strillando come un aquilotto. L'armajolo, per tagliar corto al pericoloso desiderio della piccina, si tolse da quel posto e la port alla finestra. Il buio della notte e il serenar stellato del cielo, mutaron il corso delle idee della bambina, che tacendo d'un tratto si guard d'attorno come per orizzontarsi, poi fiss estatica gli occhi in cielo, e ve li tenne per molto e molto tempo, come se avesse voluto contar le stelle ad una ad una. Avea posta una manina sulla poderosa spalla paterna, per sostenersi con pi sicuro equilibrio, e coll'altra libera andava di tanto in tanto accennando il cielo, guardando il padre e rompendo in un riso giulivo e breve. L'armajolo a sua volta seguiva ammirato il gestire della bambina e fissava quei suoi occhietti chiari entro i quali tutte le stelle del cielo si riflettevano. Quelle tenerelle membra palpitavano sicure e fiduciose di protezione fra le sue braccia ed egli si commoveva tutto pensando che in quel momento la poverina avea lui solo per difesa, per aiuto, e lo spirito suo rapito in quell'improvviso divampare di tenerezza paterna sentiva addolcirsi, farsi pi mite, sciogliersi quasi dalla rovente sua crudezza, il tormentoso affanno d'amore che da tanto tempo l'angustiava.
A un dato momento, dopo quanto tempo trascorso in quel modo non lo seppe mai, la sua attenzione fu attirata da una lievissima striscia biancastra che attraversava il cielo, laggi in fondo all'orizzonte e nel medesimo tempo vide che le stelle da quella parte accennavano a farsi meno vivide. - Ecco il giorno che spunta si disse tra s, meravigliato e quasi sopra pensiero e sent scendersi in cuore un desiderio ingenuo d'assistere anche lui al venir della luce, d'affrettarlo quasi. Il venticello notturno s'era fatto ancor pi fresco, il silenzio pi profondo, pi esteso e la striscia di luce s'allargava e s'imbiancava sempre pi, s che il cielo laggi sugli estremi limiti dell'orizzonte s'era fatto d'un bigio cenerognolo e si potevan vedere alcune nuvolette vaganti fra i vapori di quell'alba. Le stelle perdevano il loro splendore e scendevano ad una ad una oltre gli estremi lembi di ponente e l'armajolo, attento a quello spettacolo come se fosse la prima volta che lo mirasse, incominci anche a distinguere cos in confuso le vette dei giganteschi abeti del parco e alcune masse lontane che dovevano essere gruppi di case o guglie di campanili. Guard la bambina e la vide quieta come un agnello e sempre sorridente, fissare anche lei l'orizzonte.
La luce si diffondeva sempre pi e gi tutte le cose erano avvolte in un albore uniforme, quieto e silenzioso che senza dar loro n colori n forme, le faceva per distinguere tutte. L'armajolo guardando gi nel giardino lo scorse come tutt'avvolto in un velo di nebbia vaporosa, incerta e vaga come un sogno. Come dev'esser bello, pens, passeggiare a quest'ora sotto quelle piante! e provava in cuor suo, malgrado i grandi affanni di quella notte, una gaiezza quasi infantile che non sapeva spiegarsi, un'impressione come di rinnovamento intimo, d'una forza novellamente entrata in lui che stesse per ridargli un po' di coraggio e di speranza. La frescura del mattino l'aveva sollevato da quell'abbattimento cupo e mortale di tutta la giornata avanti e della notte; si sentiva stanco, ma d'una stanchezza quieta e si ricreava tutto al soffiar del vento del mattino che gli accarezzava la fronte e le gote. La spalla gli si appesant: torse il viso e vide la piccina che avea reclinato la testa sull'omero del babbo e s'era addormentata. Poverina, mormor l'armajolo, teniamola qui ancora un po', che se la riporto subito nella culla, mi si sveglia di nuovo! e non si mosse punto dalla sua posizione.
Ormai il barlume grigio della prima alba s'era fatto d'un bel bianco argentino, entro il quale le cose mostravano tutto il loro profilo deciso e distinto e gi il signor Antonio distingueva benissimo gli alberi e le ajole del giardino, le case lontane, i campanili. In fondo all'orizzonte cominciava a mostrarsi una tinta ranciata, viva e splendente, che parve al suo apparire animar tutte le cose d'un fremito di vita e gi le vette degli alberi mostravano il loro verde. Uno squittire improvviso tra le foglie tolse l'armajolo dalla sua contemplazione. A quello squittire timido e incerto, un altro ne rispose, poi un altro ancora, finch a poco a poco fu un cinguettar generale fra il verde del vasto giardino, un cinguettar che non era ancora canto spiegato e sonoro. L'armajolo pens anche che quel giorno era domenica e che il cielo prometteva la pi bella giornata che si potesse desiderare e corse melanconicamente a sua moglie lontana, all'incertezza del suo ritorno. E rivolgeva tra s queste cose non pi coll'affanno disperato di poc'anzi, ma con un senso di rassegnazione, che aveva un non so che di mite e di obbediente, come se le cose fossero avvenute, perch cos dovevano avvenire fatalmente. Davanti alla meraviglia di quella natura che si risvegliava al giorno, dinanzi allo spazio infinito che fremeva sereno e radioso la vita rinnovellata, il sole che stava per sorgere, ei si sentiva piccino piccino, un atomo perduto in un'immensit luminosa e capiva che tutti i suoi casi erano una quantit trascurabile e nulla quasi, rispetto a quella luce che indorava ormai le cime degli alberi, filtrava attraverso i rami, inondava serena e gioconda l'ampio cielo, dinnanzi all'universo cantar degli augelletti, dinnanzi a quel senso profondo di vita fervida e rinnovatrice che scorreva lo spazio.
Uno scampanio lontano a cui lentamente risposero altri scampanii, di volta in volta pi vicini, fece trasalire l'armajolo. Lo scampanio s'estendeva ognor pi e un inno sonoro e grandioso si diffondeva per tutta l'ampiezza del cielo rosato. Dai tanti e tanti campanili della citt e dei sobborghi s'alzava l'onda festosa e giubilante, salutante la gloria del giorno del Signore e una letizia pura e vivificante, una letizia speranzosa pareva volare su tutte le cose. L'armajolo sorrideva estatico, pieno il cuore d'un contento infantile a quelle tante campane che si rispondevano da un campanile all'altro con voci ora flebili, ora grandiose, ma tutte festose e giubilanti. Erano squille d'umili chiesette solitarie nei quartieri perduti della citt o nei deserti sobborghi fra il verde degli alberi; sonore campane delle chiese monumentali, delle cattedrali superbe di marmi, popolate di statue; campane che da secoli e secoli chiamavano a raccolta il popolo nella casa di Dio, che lo chiamavano in ogni contingenza dolorosa e lieta, ma sempre promettitrici di speranze che non verranno mai meno. L'ala del tempo non aveva potuto nulla su di loro e anche in quel mattino di domenica, come in migliaja e migliaja d'altre domeniche, s'accordavano trionfanti e gioconde ad annunziare il giorno del riposo, il giorno della pace serena e famigliare. Un'ala di suoni limpidi, che avevano in loro tutta la luce di quell'aurora d'estate, e il gaudio radioso del sole che stava per sorgere, si diffondevano all'intorno e parve all'armajolo rapito che gli cantassero l'inno della risurrezione, l'inno delle cose che non muoiono mai e che passano incessantemente d'una vita in un'altra sempre pi tersa, sempre pi perfetta.
"Gloria a Dio nei cieli, e pace sulla terra agli uomini di buona volont, cantavano le campane.
"Gloria all'uomo che lavora, fidente nel giorno del riposo, fidente che la sua fatica, oscura o nota ch'ella sia, godr presto o tardi la meritata ricompensa.
"Gloria all'uomo che lavora non per s, ma per gli altri, che non cerca una soddisfazione immediata e subitanea, ma getta fiducioso la semente nel solco, non punto preoccupato della raccolta, in quanto sa ed  sicuro, che il mietitore verr pur sempre e che nessuna spica crescer invano, nessun granello andr perduto.
"Il dolore  nel cuore dell'uomo, l'ora del pianto e della desolazione  passata su di lui e il suo spirito si sente accasciato e le sue braccia si rifiutano alla fatica.
"Perch non dovrebbe egli dire: A che pr tanto faticare, a che pr tanto sperare in un giorno di riposo e di contento, quando il mio cuore piange e l'anima mia  smarrita nelle tenebre?
"Perch non dovrebbe egli dire: Meglio la morte pietosa che m'avvolga nel suo oblo, che mi faccia dimenticare l'angoscia che m'atterra piuttosto che durar tutti i giorni questa fatica che non mi consola, che mi fa d'ora in ora pi desolato?
"Ma l'uomo che soffre e spera non dice questo, egli sa che se  eterna la pace, non  eterno il dolore, egli sa che nemmeno la minima parte del suo lavoro andr perduta, egli sa che tutti, tutti gli altri trarranno giovamento dalla sua fatica.
"Egli sa che solo col lavoro rinasce la speranza, che solo colla coscienza di cooperare colle proprie forze al vantaggio comune, di portare il proprio contributo al crescere e al perfezionarsi delle generazioni, potr avvicinarsi al giorno della pace e del riposo, quel giorno che fu promesso da Dio ai suoi padri e in cui tutte le generazioni hanno creduto e sperato.
"Che importa se nel solco la semente  caduta assieme alle lagrime sparse dal seminatore? Le spighe non crescon forse dorate e colme di grano, non portando traccia alcuna di quelle lagrime?
" nel lavoro che si rinnova la vita, la vita che non muore e si continua di generazione in generazione a maggior contento dei cuori, alla maggior gloria di Dio!"
Una pace calma e solenne era scesa nell'animo dell'armajolo; l'affanno del suo cuore s'era quietato e l'amore per la sua donna lontana gli pareva ora quasi l'espiazione della sua vita di vanit e d'egoismo vissuta fin'allora, il mezzo per il rinnovarsi d'un'operosit nuova e consolante. Il sole sorgeva, salutato dallo scampanio festoso ed egli un po' stanco dal reggere la bambina addormentata sulla sua spalla, s'avvicin adagio adagio al letto ancora fatto e l'adagi quietamente e con una prudenza meticolosa sulla coltre, non volendo deporla in culla per tema di svegliarla. Poi tir una poltrona accanto al letto, appoggi, un po' stanco, il gomito sulle coltri e stette a mirare il sonno quieto, angelico quasi nella rosea pace di quel volto, della sua bambina. La camera era inondata dalla luce mattinale e lo stuolo degli augelli cantava a distesa gi nel giardino. Il suo cuore era quieto e l'anima sua in pace! Si chin lievemente a sfiorare d'un bacio la testolina della dormiente, il suo capo s'appesant sulle coperte, un dolce torpore lo invase e s'addorment a sua volta, quieto e riposato.
L'armajolo dormiva e i suoi sogni erano incerti e sfuggevoli sogni rosei e leggieri come venticelli di primavera. Visioni diafane, inafferrabili gli passavano dinanzi agli occhi dello spirito, lo sfioravano colle loro ali variopinte, gli mostravano la secreta anima delle cose e il suo cuore si perdeva in meandri lucidi e fioriti, dove era dolce l'errare, dolce lo smarrirsi.
Ad un tratto fu svegliato di soprassalto da qualcuno che lo scoteva. Apr gli occhi, li rinchiuse subito abbagliato dalla gran luce della camera e sent allora una voce ben nota, sclamare: - Antonio, Antonio, che hai, ti senti male? - Riapr ancora gli occhi, si rizz a sedere sulla poltrona e si vide dinanzi bella come mai era stata, la sua Paola, che trepidante e commossa, fissava il marito in atto d'interrogazione e di sorpresa. L'armajolo non poteva articolar parola e mirava estatico e smarrito quasi, la sua donna ch'era tornata, ch'era vicino a lui. La signora Paola si guard allora attorno, vide il tavolino aperto, la sua lettera sul cassettone, cap che il marito non era andato a letto e fiss di nuovo su di lui i suoi begli occhi neri. Comprese ella quanto era passato nel cuore di quell'uomo? Lesse nel fondo del di lui sguardo la furiosa tempesta che l'aveva travolto in quella notte?
Un melanconico sorriso irradi il suo viso, mise una mano sulla spalla del marito e mormor soavemente: - Oh Antonio! - Il pover'uomo allora stese le braccia verso di lei, le cinse la vita e cadendole ginocchioni, sclam in un impeto d'amore e di dolore: - Oh Paola, credevo non tornassi pi, credevo volessi abbandonarmi! - e fiss supplichevoli i suoi occhi in quelli della bella donna. Questa allora lo guard a sua volta, stette per un momento palpitante di commozione e d'affetto, poi si chin sul pover'uomo, gli tese le braccia come per aiutarlo a rialzarsi e i loro visi s'avvicinarono, le loro labbra si toccarono e un lungo bacio d'amore, il primo, fu scambiato fra quelle due anime che avean tanto sofferto.
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CONCLUSIONE.
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La mia storia  finita e il paziente lettore potr ora giudicare se essa meritava o no d'esser raccontata. Per quel che avvenne in seguito, se proprio qualcuno n' incuriosito, non v' altro da aggiungere che l'armajolo e sua moglie trascorsero apparentemente i lor giorni come gli avean trascorsi prima. Solo l'armajolo non and pi al Caprera, pass quasi sempre in casa le sue serate e fu visto pi di frequente in compagnia della moglie. Ci diede un certo dispiacere al signor Gaspare che perdeva in tal modo uno dei suoi pi assidui avventori e f smarrir quasi il sonno per due settimane all'ispettore, pel gran arzigogolare ch'ei fece intorno ai motivi che potevano aver causato l'improvvisa diserzione del vecchio compagno di giuoco. Le pens tutte e finalmente venne alla conclusione, accettata s'intende da ognuno, che gli affari dell'armajolo dovevano trovarsi in pessime acque, sopratutto pei disordini della moglie e che naturalmente, l'amico vedendosi vicina la bancarotta e probabilmente anche la prigione, avea stimato bene non farsi veder pi da nessuno. Certamente fra qualche tempo si sarebbe sentito parlar del suicidio del signor Antonio.
Sei mesi dopo infatti, essendo morta la zia della signora Paola e pervenuto in mano dell'armajolo anche quel po' di capitaletto che le era rimasto, fu venduta la casa e la bottega e il nostro eroe comper una tenuta sul Varesotto e si ridusse a vivere in campagna, accontentando in questo modo il segreto desiderio di sua moglie.
Il capitano Stampella mor nella disastrosa giornata d'Abba Garima. Tenne testa per quindici ore alle orde barbariche, non indietreggiando d'un passo, vedendosi cadere intorno i suoi uomini ad uno ad uno. Verso sera coi pochi rimastigli inchiod al suolo i suoi cannoni, poi si slanci sulle schiere nemiche e nessuno lo vide pi. Gli ordini del giorno lo citarono come un eroe e nel suo paese nato, un villaggio di Romagna, gli fu elevato un busto sotto l'atrio della chiesa parocchiale. Quanto a sua moglie, liquidata la pensione col Governo, se ne ritorn in Polonia, dove, dicesi, pass a seconde nozze.
Il signor Pasta e il farmacista frequentarono ancora per qualche anno le sale del Caprera sempre affollate e rumorose, e vi continuarono a giuocare le interminabili partite a briscola, sotto alla protezione dei chinesini della tappezzeria; poi l'uno e l'altro, per motivi non ancor ben cogniti, stimaron bene di morirsene e di farsi accompagnare al cimitero dal signor Bondanza. E questi soddisfece pi contento che mai al loro desiderio, nell'intima convinzione di rendere il migliore dei servizi ai due vecchi amici.
Ma anche pel nostro ispettore, venne il giorno del pianto e dell'amaritudine. Dopo trent'anni di impiego, l'amministrazione comunale pens bene d'invitarlo a chieder la sua pensione. Il degno uomo protest commosso e disperato, dichiar che non avrebbe in modo alcuno potuto far senza dei suoi morti e che nessun di costoro s'era mai una sol volta lamentato delle sue prestazioni; mise di mezzo tutte le influenze di cui poteva disporre, ma ogni sforzo fu vano! Dovette andarsene per davvero e ritirarsi a vita privata. Allora il poveraccio, tanto per conservar un po' l'illusione dell'antica professione, si pose a leggere ogni giorno su pei giornali gli annunci dei funerali di qualche importanza che dovevano aver luogo in citt la mattina dopo, seguiva il morto sino al cimitero, criticando tra s e cogli altri se poteva, le disposizioni prese, il servizio dei becchini, il disordine del corteo, ricordando il bel tempo antico e rimpiangendo i morti d'una volta. In citt si moriva sempre colla stessa sollecitudine di prima, ma cortei funebri come quelli guidati dal signor Bondanza non se ne videro pi. Anzi qualcuno ch'era nelle confidenze del nostro personaggio, assicurava d'averlo sentito dire che dei funerali fatti a quel modo, facevano passare, ad ogni uomo che si rispettasse un po', anche la voglia di morire.
S'intende, tra parentesi, che pel forzato riposo a cui l'avean costretto i rigori municipali, quell'altra sua professione, di cui abbiam parlato a suo tempo, fioriva pi che mai.
Intanto gli anni passavano monotoni e veloci nel loro succedersi e chi era bambino crebbe giovanetto, chi era giovane invecchi e chi era vecchio mor. Passarono per tutti e anche per l'armajolo il quale fra il verde dei campi e delle colline, tutto dato ai suoi poderi e alla caccia, sent meno di molti altri la gravezza del tempo che passava. Viveva quieto e sereno e quando un'ombra di malinconia gli oscurava la fronte, si volgeva a fissare i grand'occhi neri della sua Paola e la calma ritornava tosto. Oltre a quella bambina di cui sappiamo, molti altri figli gli crebbero accanto e furono tutti buoni e laboriosi, pur procurandogli quell'infinit di noie, di crucci, di angosce che tutti i figli procuran sempre ai genitori. Sua moglie gli stette al fianco, amorosa e cara sempre, sempre bella, sempre mite come una giornata d'autunno. Solo quando il tempo minacci il nero fulgor delle sue chiome e la morbida freschezza delle sue gote, essa chiuse gli occhi alla luce del mondo, benedicendo il Signore d'averla fatta per tanti anni contenta dell'amore del marito e dei figli. L'armajolo la pianse molto, offr a Dio il suo dolore e allorch seppe i suoi figli, che nel frattempo s'eran sparsi pel mondo, in condizioni tali da bastar a loro stessi, and a raggiungere la sua diletta che lo aspettava da tanto tempo.
Che se poi il lettore, volesse sapere in qual modo ho potuto venire a cognizione di fatti cos intimi e cos nascosti, dir che ai lontani bei giorni della mia adolescenza, frequentai molto l'armajolo pei begli occhi e le molli chiome della sua primogenita, allora cresciuta in virt e in grazia, bella e buona come sua madre. Le nostre anime giovanette piansero e gioirono insieme per molto tempo, all'ombra delle siepi fiorite, nei dolci colloqui dei pomeriggi estivi. Ci baciammo lungamente e ci giurammo fede eterna e incontaminata e se alla fine non riuscimmo ad unirci e fummo costretti a separarci per sempre gli  perch le cose di questo mondo non volgon quasi mai secondo i nostri desideri.
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FINE.